Qualcuno dica agli incompresi
com’è vasto il rumore degli occhi
e colga il grido dei palazzi
senza finestre.
È una piccola sagoma, fedele
a chi da solo abita il giorno
che d’improvviso volge a notte
-la mente che si affanna
e non sa riparo, non sa il ritorno-
È donna. È donna? Chi potrebbe dirlo
se lei in realtà è un’essenza unica?
Entra nel silenzio del fratello folle
nell’urlo solitario
gli dà un boccone e nutre,
cura tutti i suoi sogni
cura parole strane
di voce nata e non riconosciuta.
Quando l’ha ridestato, gli dice
ch’è dolce la luce, il sonno, il dopo.
L’assenza per paura.

Ti feriscono, con parole e comportamenti , atteggiamenti che lasciano segni.
Tu cerci di dimenticare, quei gesti e quelle parole cattive.
Non sempre riesci, perché ogni parola, è una cicatrice sul cuore.
Ogni delusione, ti crea una lacerazione, la gente accusa e poi si scusa.
Come si fa ad agire con cattiveria , per poi continuare a vivere.
Le delusioni, a me lasciano dolore, amarezza e tanta tristezza.
Cerco di capire, di non soffrire, non è facile non continuare a pensare.
Alla fine però, cerco di reagire ad ingiurie e delusioni, eliminandole e continuando a vivere.
In fondo persone così non meritano, neanche di essere citate, tanto credono di essere perfette.
Ecco, mi dico passerà, intanto mi rifugio nella mia bontà, tanto prima o poi tutto torna indietro.
La mia risposta, è l' indifferenza, quando decido di chiudere per me e così.
Non per cattiveria, ma per difesa, perché di delusioni ne ho avute troppe.
La vita è troppo preziosa, per non ricominciare e queste persone vanno ignorate.
Ho imparato, anche dopo le ferite più profonde a ricominciare.
Inquietante silenzio in questa stanza,
s'udiscono solo le varie voci
dell'interseco di ostili pensieri,
impetuosi come le onde in tempesta,
armigeri di falsa nostalgia
del passato distante un oceano,
rievocano dei gagliardi momenti
che nel presente ormai son effimeri.
ora immerso nell'abisso del vuoto
cerco la pace e non trovo sentieri,
questa fiamma passione si è spenta,
buio eterno,una notte senza stelle.
Nessun riso dalle serrate labbra,
mente e animo sono in clericale,
il cuore la speranza più non beve
e questi occhi non vedono rara alba.
s'udiscono solo le varie voci
dell'interseco di ostili pensieri,
impetuosi come le onde in tempesta,
armigeri di falsa nostalgia
del passato distante un oceano,
rievocano dei gagliardi momenti
che nel presente ormai son effimeri.
ora immerso nell'abisso del vuoto
cerco la pace e non trovo sentieri,
questa fiamma passione si è spenta,
buio eterno,una notte senza stelle.
Nessun riso dalle serrate labbra,
mente e animo sono in clericale,
il cuore la speranza più non beve
e questi occhi non vedono rara alba.
Hanno aperto il grigiore della terra
Fiori di campo nel candore del cielo.
Passeri di nebbia cantano sui rami
Per risvegliare il sole del mattino.
La vita ha il sapore di cose sopite
E riposa in stanze di luna:
l’amore la freschezza di sorgenti
per riempire calici di voluttà.
Lasciate che il verso incantato
Dei suoi flauti struggenti
Riempia di suoni fanciulli
il cavo di pietra delle malinconie.
Un giorno la luce dell’Angelo illuminerà la Terra
e il dolore dei padri finirà con l’inizio della gioia dei figli.
L’umiltà diverrà un dote che farà divenir tutti gli uomini saggi,
i ricchi e i prepotenti periranno del veleno dei loro soldi
e il lavoro diverrà per tutti un piacere.
Le pietre delle religioni si tingeranno di rosso,
Dio toglierà a tutti il declino della vecchiaia,
donando longevità e bellezza.
La medicina che curerà tutti i mali sarà l’amore,
l’anima si prenderà la rivincita, impossessandosi di ogni cuore.
Le torri di cristallo emergeranno dal mare,
attirando a loro i figli e le figlie di altri mondi.
Non ci sarà più nessun regno e governante,
il male sarà bruciato sopra un sacro cero
e il fumo depurerà le narici degli astiosi.
I sonnambuli si sveglieran dal torpore della notte
per realizzare durante il giorno ognuno i propri sogni.
Così ogni uomo potrà goder dei frutti della terra,
prendendosi lo stretto neccessario che gli serve.
Imparerà ad ammettere i propri errori,
divenendo un illuminato e non più uno sbagliato
e la grande madre non odorerà più di morte.
e il dolore dei padri finirà con l’inizio della gioia dei figli.
L’umiltà diverrà un dote che farà divenir tutti gli uomini saggi,
i ricchi e i prepotenti periranno del veleno dei loro soldi
e il lavoro diverrà per tutti un piacere.
Le pietre delle religioni si tingeranno di rosso,
Dio toglierà a tutti il declino della vecchiaia,
donando longevità e bellezza.
La medicina che curerà tutti i mali sarà l’amore,
l’anima si prenderà la rivincita, impossessandosi di ogni cuore.
Le torri di cristallo emergeranno dal mare,
attirando a loro i figli e le figlie di altri mondi.
Non ci sarà più nessun regno e governante,
il male sarà bruciato sopra un sacro cero
e il fumo depurerà le narici degli astiosi.
I sonnambuli si sveglieran dal torpore della notte
per realizzare durante il giorno ognuno i propri sogni.
Così ogni uomo potrà goder dei frutti della terra,
prendendosi lo stretto neccessario che gli serve.
Imparerà ad ammettere i propri errori,
divenendo un illuminato e non più uno sbagliato
e la grande madre non odorerà più di morte.
Non saranno beati
i poveri e i disperati.
Non sanno aspettare
le sottili beatitudini
di altri regni.
Saranno dannati.
Lunghi sono invece gli aghi
e ampie le crune
per comodi passaggi
di cammelli e fortune
dei signori del pianeta.
Saranno loro
i beati e fortunati.
Anche in altri regni.
i poveri e i disperati.
Non sanno aspettare
le sottili beatitudini
di altri regni.
Saranno dannati.
Lunghi sono invece gli aghi
e ampie le crune
per comodi passaggi
di cammelli e fortune
dei signori del pianeta.
Saranno loro
i beati e fortunati.
Anche in altri regni.
Lamenti rompono il silenzioso giorno,
affannosi respiri e una sola parola,
sempre la stessa, pronunciata all’infinito nella vita,
parola di speranza, “mamma, aiutami tu”.
Si strugge l’anima a cotanto dolore,
sento, fuggo e piango al riparo di un silente tramonto,
lì ove le mie lacrime possono confondersi
col luccichio di mille lucciole.
T’accompagna all’imbrunire
un sonnolento sole che indora la luna
e ridesta le stelle ad una ad una,
e, pur ti consegna una storia inquietante.
Faticoso al risveglio, comprendere
sia stato solo un sogno, così veritiero.
Incatenata al letto, lancinanti i dolori, lotti
e t’aggrappi con forte tenacia alla vita.
La fine t’attraversa l’anima come schegge di diamante,
lo leggi pur negli occhi e sul camice dell’uomo,
che una ciocca placido t’accarezza.
Sguardo spento verso il testimone muto,
macchina senza anima che nutre ancora
coi mille tubi la tua essenza.
Tentazione la tua di dire “si”, farla finita,
spegnere, in cambio del desiderato sollievo.
Gli occhi non si fermano al dolore,
scrutano
ora un cielo senza nuvole,
e rondini che regalano garriti, forse a te l’ultimo;
ora gli occhi dei tuoi amori imperlarsi di lacrime,
occhi di figli innamorati e persi senza te,
che favellano più di mille parole:
“Resta non ci lasciare”,
Ahimè, le medesime che dicesti a tuo padre,
da figlia, prima di scappare.
Mi ridesto con quel dolore così reale,
che sento vero, seppure sveglia.
Comprendo la bellezza della vita,
tessuta di colori sogni eppur dolori,
la sua interezza, e il peccato di chi la spreca.
Comprendo il valore di un giorno in più,
di essere libera d’agire, di scelte
mature e responsabili, di vivere oppure no.
Ho conosciuto la debolezza ma pur la forza
di un dolore.
Mi sveglio con un cuore leggero e gioviale,
gran voglia di danzare alla vita,
ed annullo ogni incertezza.
Sebbene libera di scegliere, allontano la fine,
e pur per un’altra alba sola,
il paradiso può attendere ancora.
Sebbene so' dove finisce il mare,
Le mie speranze non hanno smesso.
Rimangono sospese,
Incapaci di trovare quel vuoto che mi assale,
Se penso, alla vita nostra,
Così lignea e quasi impercettibile.
Dentro nel nido ormai abbandonato
Di piccoli implumi,
Rimangono piume, che hanno riscaldato.
E come piccolo tesoro di ritrovi,
Il cuore hanno circondato.
Bisogna solo aprire quelle ali,
Che il volo sosterranno
E sopra un cielo color indaco,
Non respirare il fluido.
Ma credere alle stelle,
Che fascieranno gli occhi
Capaci di perdono.
Le mie speranze non hanno smesso.
Rimangono sospese,
Incapaci di trovare quel vuoto che mi assale,
Se penso, alla vita nostra,
Così lignea e quasi impercettibile.
Dentro nel nido ormai abbandonato
Di piccoli implumi,
Rimangono piume, che hanno riscaldato.
E come piccolo tesoro di ritrovi,
Il cuore hanno circondato.
Bisogna solo aprire quelle ali,
Che il volo sosterranno
E sopra un cielo color indaco,
Non respirare il fluido.
Ma credere alle stelle,
Che fascieranno gli occhi
Capaci di perdono.
Ti sorprenderò
nel silenzio commovente
del chiaror notturno di luna crescente,
seduta sulla solita panchina
di quel posto segreto dietro la collina,
dove gioia e tristezza sposano il vento
come il volo di un giovane falco
nell'orizzonte senza tempo.
La nostra reduce empatia si scontrerà
nel connubio indissolubile dei pensieri
in un futuro allettante che mai giungerà.
Ti riscalderò
dal gelido brivido delle tentazioni
stringendoti le mani
col desiderio di nuove emozioni,
tra profumi di gioia e buone sensazioni...
dove il fiume diventa cristallo
mentre l'alba irruente dei tuoi pensieri
sposa il triste tramonto dei miei desideri.
Cè qualcuno che la notte
russa di gusto
e poveri noi
che ce fa soffrì d' insonnia.
Ci alziamo dal letto,
mettiamo le pantofole
e andiamo a guardare la tv,
pensando ad un rimedio.
Vediamo un pò che si può fa.
Proviamo a mettere nel suo naso
un pò di vicks.
Me sa che a forza di russà,
il gel diventerà liquido
come collutorio,
anche lui si arrenderà!
Cerchiamo allora
un' altra soluzione.
Andiamo in frigo
e prendiamo del ghiaccio,
mettiamolo sempre sul naso.
Anche il ghiaccio
prenderà paura
e si scioglierà subito!
Pensiamo allora
ad un intruglio da fare.
Prendiamo due calzetti de lana,
sudati da 12 ore,
aggiungiamo un pizzico
de sale, pepe, paprika
e qualcosa d' andato a male.
Mescoliamo tutto insieme.
Appoggiamo sto calzetto
e vedrete che l' insonnia passerà,
russerete voi se non funziona
nemmeno questo!
russa di gusto
e poveri noi
che ce fa soffrì d' insonnia.
Ci alziamo dal letto,
mettiamo le pantofole
e andiamo a guardare la tv,
pensando ad un rimedio.
Vediamo un pò che si può fa.
Proviamo a mettere nel suo naso
un pò di vicks.
Me sa che a forza di russà,
il gel diventerà liquido
come collutorio,
anche lui si arrenderà!
Cerchiamo allora
un' altra soluzione.
Andiamo in frigo
e prendiamo del ghiaccio,
mettiamolo sempre sul naso.
Anche il ghiaccio
prenderà paura
e si scioglierà subito!
Pensiamo allora
ad un intruglio da fare.
Prendiamo due calzetti de lana,
sudati da 12 ore,
aggiungiamo un pizzico
de sale, pepe, paprika
e qualcosa d' andato a male.
Mescoliamo tutto insieme.
Appoggiamo sto calzetto
e vedrete che l' insonnia passerà,
russerete voi se non funziona
nemmeno questo!












