Mi cercheresti
se liberassi il mio dolore?
se cantassi con vuota follia
le note che altri sconoscono?
se sfiatassi dalla gola
i cenci afoni dell'anima mia,
mi cercheresti nella via,
sui balconi di ringhiera,
tra i ciottoli calpestati?
se io albergassi nell'aria
al suono di una lieve nenia,
se spargessi il profumo
velenoso di un oleandro in fiore?
se urtassi con le nocche
il legno duro del tuo cuore?
La Festa fortifichi il tuo dolore.
o cancelli vivida il tuo afrore.
Alchimia di vetro s'infrange
bozzoli di cotone coprono
mani ruvide segnate senza tempo,
si muovono, intonano danze
e sottili le labbra mimano
parole senza suono.
Avaria d'amore sopra il cuore,
meccanismo perfetto
inceppato senza poter essere
riparato.
Sovrastano i tempi morti, le inutili frasi
gli spazi vuoti e la malinconia.
Nuvole s'addensano sul mare emotivo
e rimane il silenzio a parlare per noi.
Anime danzano ricoperte da carezze
che restano,
languidi ricordi,
portano le voglie a gridare i sensi,
ma ormai il bacino del tempo e' lontano.
il giallo addosso al freddo asfalto
o anche il volo di colombe nere
che impedisce di cader nel sogno.
I passi nei portici disegnano
le strane orme d’un cammin veloce
e silenzioso a me riappare il cielo
arcano, non sol per colpa delle nubi.
Di quali suggestioni Victor Hugo
poté servirsi al sorgere del verso?
Romanticismo lungi da venire,
ne fu, in tal quadrato, pioniere?
In questo stesso spazio dove allora
tremavano gli amor come le foglie,
forse Calliope dettò poesia
e poi sparì lasciando fertile la scena.
Nel blu d’ardesia a colorare i tetti,
calcaree pietre e mattoni eterni
ancora insistono a trovar la forza
di dare il là ad un mai morto tempo.
Non muor nella mia anima il coraggio
di impiccare - di là da Place des Vosges -
novelli specchi e ansie a tutte l’ore
almeno fino al tocco del tramonto.
Mi cospargo di cera bollente
come fosse l'abito della mia pelle,
devota a te... che infliggi lo sguardo.
Mi immedesimo con la tua essenza,
per scoprire la mia sfera emotiva,
fino a perdermi e poi ritrovarmi
distesa nell'insolente voglia di te.
Nel pomeriggio di ieri
le scarpe cantavano
per un nuovo esordio.
Le gambe della ragazza
chiacchieravano in fretta
con le pozze d'acqua...
sì, era di pomeriggio
prima del farsi sera,
un chiocciare di becchi
a raccontare novità.
C'era un numero vario
di storni e uccellini neri
a disegnare quell'addio
del sole, del cielo alla terra.
Il perdono al tuo peccato
è rimasto sul selciato
in un rivolo rosso geranio,
ora è sera, c'è solo un gufo
che fa a gara con l'assiuolo.
La festa va ad iniziare...
brividi d'inizio mese.
Dondola da un quarto di luna.
Lui le legge negli occhi e abbassa
lo sguardo… intanto sorride, è gentile.
Anche lei lo china, e arrossisce.
Gli sta chiedendo solo di averne cura.
Le stelle cadevano nell’aria di aprile
a piccoli passi per lasciarsi raccogliere.
E l’orizzonte aspettava con le favole
dietro l’angolo, era il tempo del liceo.
E si giocava con le nuvole.
Ogni tanto l’orizzonte capita si stanchi
di quegli sguardi incapaci di raggiungerlo.
E che ci siano occhi ai quali manca qualcuno.
In un angolo di marciapiede dondola
appesa al quarto di luna violaceo
sul braccio, sotto lo sguardo di nessuno.
A volte capita siano le nuvole a cadere,
e che una stella rinunci a rialzarsi.
E a volte la favola sta tutta in un girasole…
che alza la testa e cerca qualcuno di cui fidarsi.
Poeti
Ed eccoci qua,
un po’ strani un po’ artisti,
ognuno col suo segreto,
ognuno coi cavoli suoi,
umanità tra le righe,
cose da dire,
dolore ,
rabbia,
amore ,
odio;
i poeti raccontano la vita,
il vissuto,
sono dei cantastorie,
tutti e nessuno,
non provate ad ingabbiarli,
ad asservirli,
a metterli in riga,
ad accodarli,
perché se ne sono già andati,
saranno i poeti,
quelli che non contano niente,
quelli sconosciuti,
sarà la poesia,
per non farti dire,
ancora no,
ancora un muro.
i miei pensieri,
come mani sapienti
accarezzano un pianoforte.
Note avvolgenti fluttuano
come il paesaggio
scivola da occhi
distratti che guardano
attraverso un finestrino
di un auto che corre.
Corre, verso serene braccia,
che accolgono
la mia inquietudine.
La mia voglia d'amore
sempre viva, sempre forte,
prepotente distoglie
la mente da futili sogni,
raccolti in un tenero
bacio che toglie la sete.
cerco, come argilla preziosa,
tra i tormenti del cuore
la follia che mi riporta
in quella danza lontana.
I piedi alzano la sabbia,
come fa una folata di vento
che spinge le piccole onde
per farle cantare all'unisono
ed allietare gli abissi profondi.
Svolazza la variopinta veste
indossata come mia pelle
in balia di note e soffi d'anima,
spensierata e libera diventa
leggero ed invisibile arcobaleno.
Temporali
le tue parole
- così lontane -
tanto impossibili
tanto imprendibili
- inchiodate agli infiniti -
Appigli, i tuoi occhi
a cercare spazi
Ed io ti trovo
nella pioggia battente
che s’affanna d’argento sui tetti
e nelle strade violate
Soltanto la luce
mi riporta a te
Ho scritto il tuo nome al bordo del foglio
come un sigillo vivo e incandescente
Albeggia
Lentamente la luce scaccia la tenebra,
dal mondo,
squarcia il velo nero,
con la lama lucente della luce,
cancello che si apre,
qualche mattiniero,
silenzio ovattato,
albori del giorno,
inizio,
flemmatico,
alba nova,
giorno primigenio,
albeggio.








