il cielo di batuffoli di cotone,
la mia pelle paragonabile a lana biancastra,
la tua capigliatura di taffetà inamidato,
e mia madre che si perde in una sciarpa di lamè
attraversando un ponte trasparente come un semplice velo.
tutto ovattato
dal mare in petto.
Stesa su un letto
di pronto soccorso,
aspetto controlli
e cerco di calmare
questo tumulto
interiore.
NOTTE orizzontale,
capire quanto
siamo fragili,
labili, basta poco
e dobbiamo dipendere
dagli altri.
Piove un po’…. la pioggia nelle sere d’autunno
inganna, sembra solo acqua e invece è ricordo.
E per dare un senso a tutto questo, della pioggia
basterebbe coglierne il ritmo e non il rumore.
Noi facciamo solo finta di non accorgercene.
Bisognerebbe disegnare col dito sui vetri
appannati… adoro la pioggia finché non inizia
a piovere veramente, e basterebbe fare l’amore.
Solo ieri avrei imprecato per quella goccia che
cade tra il collo e la giacca e scende lentamente
sulla schiena, ma il tuo Dio mi ha lasciato qui
ombra di me stesso… scivola come un ricordo.
Dappertutto, dalla bocca come un bacio.
Rientrando ti fermi davanti a casa, e passandoti
la mano tra i capelli arricci le sopracciglia…
poi ridi, e il cielo si commuove… così ti guardo.
Tastano le note di un pianoforte
dalla dolce sinfonia che,
entra nell'anima ed acquieta i sensi,
e ogni verso di una intensa poesia.
Quanta forza in queste mani che faticano
per una carezza che stringe
il cuore già usurato dal torturato amore.
La stessa forza che hanno, quando
impugnano una penna per scrivere
come una lama affilata che
taglia in due ogni parola dettata
dalla mente insana.
Quelle stesse parole che rimangono
fisse nel tempo... sul molo di ghiaccio
in attesa di eventi o di un onda impetuosa
che spazza via la ragione
aprendo il sentiero di una perfetta follia.
Confeziono l’infinito mio incompleto
accovacciato in un silenzio solitario
e spendo matematica d’aurore
ad ispezionar illusioni,
a ripescar quaderni d’anima
catalogati dalla rugiada del mio petto
e sei concerto di battiti
sulla pelle del mio domani,
uragano di sogni accantonati,
margherite dalle sconosciute geografie.
Rincorro l’indirizzo del nostro cielo
ed il tempo m’assapora dolcemente,
rammenda chiacchiere d’immenso:
siam finestre d’universo
socchiuse fra le trame dell’amore.
Contorni netti a districare ombre
nell'aria tersa del caparbio inverno,
pensavo fosse quasi impossibile
sentire un respiro della notte.
.
Eludono ansie, i tocchi di luce.
Tramutano i nastri in ali del tempo
e prendono a bordo un sognatore
accarezzando l’alveo d’un fiume.
.
Pian piano vedo il nero schiarire
su bizze d’acqua e scogli dormienti
e verso la foce tra pioppi e canneti
il volo prosegue in odore di sale.
in questo cammino
verso la libertà
di anime silenziose
di pensieri che volando
di nuvole
in questo cielo blu...
Arriva la notte
con i suoi sogni
le sue costellazioni
di un'estate ormai lontana
con le sue incertezze
lasciati in sospeso
dalla presenza
dalla speranza di cambiare.
Esser forte
non distruggere
ma sorridere
guardare negli occhi
e perdonare.
nel sospiro
a promessa del vento
nel contrario del tempo
Porgi lo sguardo
sulle pieghe
d'un sole accerchiato
da albe congiunte
Portami
fin dove ti sogno
nell'eresia del Cielo
in quel Volto
di un Cristallo
esiste di luce !
Sulla schiena di un tramonto
affaticai parole d’universo,
anagrammai i battiti
d’una latitudine d’immenso
in un nascondiglio d’orfani pensieri
e sei quel significato sgualcito
sgretolatosi nel destino,
la stagione dei miei dubbi,
il gesto spezzato
d’una quiete immobile.
Raggira l’orizzonte esausto
l’ombra di questo fior
colata sulle pagine inferibili
d’un mattino impolverato,
siam pioggia d’autunno
ad abitar le coordinate dell’animo.
Cala il silenzio
Nelle stanze,
quando tu te ne vai,
quando tu non sei più,
con me;
con te se ne esce la vita,
e la forza,
e l’allegria di vivere;
sei forte,
vivace,
così piena di vita,
di armonia,
la tua persona mi scalda il cuore,
il tuo sorriso buono,
i tuoi occhi vivi
e un po’ tristi,
scacci le nubi
dal mio cuore,
ti conosco da sempre,
eppure è sempre come la prima volta,
ti amo,
e ho sempre più affetto;
amica,
compagna,
tesoro mioè un giorno lontano
che chiudendo gli occhi
mi sorprenderà domani
come un pacco di Natale
in un giorno qualunque
La mia rosa è quella che crede
che l'inverno non sia da buttare
Che resta a capo chino
perché si vergogna di confessarmi che ha sete
La mia rosa è lo scavare affannoso
di una larva
che ne rende le foglie crivellate
come la camicia di un soldato fortunato
in una guerra,
che solo per questo ha imparato
ad innamorarsi
La mia rosa
non è la corolla ma il suo verde;
è i suoi petali perduti
che svelano una voragine nel nulla
L’abaco del tempo
piove d’infinito mio acceso
su crepuscoli d’attese
e torneremo ad esser noi
in un riflesso di storie,
a scivolar su quaderni di luna
come sulla spiaggia del nostro cuore.
L’inappetenza di un discorso
attracca l’anima mia
alle rime invecchiate
dipinte dai respiri del cielo,
siam poesia del mondo
al tramonto d’una promessa.
UN GIORNO TROVERO’ UN SIGNIFICATO
HO ASSAPORATO L’ ETERNITA’
ED ORA CESSERO’ DI ESSERE
MA PRIMA CHE TU SCEMI NEL NULLA
I CONTORNI SI SFUMANO
RITORNA ALLA MENTE LO SPECCHIO
DELL’AMORE SVANITO
NON CI SARAI PER NIENTE
NON SARAI NEPPURE UN RICORDO
E QUANDO TI PENSERO’,
PENSERO’ UN PENSIERO
CHE OSCURAMENTE CERCA DI RICORDARSI DI TE









