ti chiedi se una luce
può porre rimedio
se una stagione c'è
a riempire un vuoto
con la dolcezza di un'infinita
carezza dove brilla la stella
più luminosa. Tornerà l'estate
voleranno i pensieri
si espande il sole avvicinarsi
alla tua finestra lo vedrai
le ombre moriranno
abbraccerai la quiete
nessuna paura ti fermerà
nelle sere mesti momenti
ti accoglieranno a braccia aperte
D'un tratto un sorriso si accenderà
la pioggia dai vetri sparirà
intorno a te soltanto sicurezza
con le nubi che andranno, a morire
mi da il frutto de la gioia
e scaccia i tristi e foschi
orrori de la noia.
E' un dolce germinare
di serene, pure e chiare
dilette meraviglie
udire nel frinire
delle candide cicale
il suono dell'amore,
in cui il maschio chiama
con un semplice splendore
la femmina che acclama
con le grida dell'amore.
spegnerà la primavera,
in queste ore di speranza
incanta il silenzio,
tacciono i pensieri,
illuminano il mondo
ogni istante
nel vuoto dell'oblio,
nell'onda dove alle fine
esplode la poesia,
nella magia
di parole risvegliano
emozioni e colori
in scintille di luce
che solo
l'anima riesce a vedere.
non si può.
Leggerla a saltelli,
si potrebbe.
Leggerla da principio,
è un'impresa.
Inizialmente bella,
interessante, piacevole,
allegra, accurata,
misteriosa.
Momenti sereni,
momenti oscuri,
momenti spensierati.
Attimi fuggenti,
attimi fissi,
attimi lunghi.
Tutto è un evolversi,
di avvenimenti,
tempi, gioie, amori,
delusioni, rimpianti,
di cose non fatte,
di lutti, dispiaceri.
Il libro della vita è tutto
questo, inizia con una
facciata, una prima copertina,
colorata o scura.
Lentamente si sfogliano
le pagine, fino ad arrivare
all'ultima, la fine del libro.
I libri della vita sono tanti,
con finali positivi, negativi.
Si leggono, si chiudono,
si pensa, si riflette.
E, ciliegina sulla torta,
si potrebbe, in ultimo,
fare una recensione
su se stessi, per se stessi,
un dettagliato esame...
un esame di coscienza.
quando i campi di foglie sono invasi.
Tengo basso il profilo.
Polimorfico sproloquio d’amore
prova a farmi cambiare
il gusto di una sfida primordiale.
Senza ormai più decoro
quanta umana bassezza ci rimane.
Sarà che qui non c’è più proporzione
tra l’aspro vento e l’aria salmastrosa
per noi che un dì navigammo nell’oro,
tra l’umana passione
e il vivere così senza pensare
per chi del tempo non vuol far ricordo.
Ma siamo troppo uguali per amarci,
troppo diversi per dimenticarci.
C’eri una volta
che le stelle scesero
le scale, voltandomi le spalle.
Restringesti il cielo, e c’era un prato.
Annerito dal sipario della notte.
Dentro la testa ho cose, non è sempre
facile gestirle.
Ma son tornate le stelle, e tu siedi
accanto a loro in questo mio teatro.
Un giorno Luce venne alla luce.
Quattro parole,
da mettere insieme,
da fissare sul foglio,
da scrivere qui;
quattro parole,
non ancora pensate,
non ancora concepite,
che vagano nell'aria,
erano qui,
e adesso,
non ci sono più,
vanno e vengono,
quattro parole,
per dirti,
di me,
per farti capire il mio affetto,
per dirti,
non dimenticarmi.
Perdere amici
per frasi malintese,
amici che pesano
le parole come
grammi di farina,
non capiscono
che hai la mente
confusa per lui,
che sta male.
Perdere con
dignità, un percorso
aspro e difficile,
ma la vera amicizia
va oltre le parole,
si manifesterà in
piccoli gesti d'affetto...
profumi e ricordi impertinenti,
accumulandoli lontani da me e
da dove faticavo ad assopirmi.
Domande e conferme assidue
erano la tortura di un cuore
ormai chiuso, non più mio...
e lottavo per riaverlo intatto.
Ed ero lì... sola, in un mare
di sogni che il vento portava via
spargendoli tra anime e amori
rimasti inerti nei tempi passati.
Come un rosso papavero
in una vasta distesa di grano,
spiccava l'ardore di un volere
respirare la vita a tutti i costi.










