Mi sfugge,
silenzioso e discreto,
nell'ora di massima gioia
alle prese con il distillare
grumi di stella che ho tra le mani.
Mi invidia,
é quasi estasiato
da tanto eccellente colore
che invade il mio viso e la vita
allorquando ho un battito d’ali.
E tuttavia
lui s’allontana dubbioso
al pensiero di presto tornare
per riprendermi tra le sue braccia
e vedere di me cosa fare.
Oggi mi dimentica, il futuro.
Di notte, per elezione,
soltanto io dovrei esistere.
Staranno impazzendo
i misofoni del silenzio.
Ci vorrebbe un incendio troppo grande
per celebrare il passo chino
della processione di un vecchio
che medita una pisciata al muro
scrutando le stelle finite.
Ma il bricco sul camino
non può darmi di più.
Però è l'ora di quei film
che finalmente ti degnano d'una parola.
Quelli che senza pretendere niente
dicono abbastanza.
Che faranno le follie in giro?
Solo la bella di notte
ha il lusso di potersi sgualcire.
È così che, dopotutto,
lavora una guardia in guardia.
In piedi, ma sdraiata su un divano.
che un pensiero va a disperdersi,
per poi ritrovarsi in balia di onde
alte fin sopra la vetta di un monte,
dove di notte la luna e tutti gli astri
illuminano ogni tipo di concetto incerto.
È nel calore ardente di un fuoco
che le fiamme si alimentano fino a
sciogliere le perplessità più assurde,
creando confusione alla mente
che credeva d'esser stabile ed invece...
si è sgretolata insieme al cuore.
È sullo spartito di un orchestra
che la musica si avvia e si colora
con un violino intarsiato che...
presta le corde ad un arpa antica,
amica fedele di un pianoforte muto,
come un amore che senza petali
sboccia ma subito dopo muore.
Si è spezzato amore
il canto del vento
in un inciso di gabbiani
planato sui meridiani
dei nostri ritratti
ed insieme accoccolammo
il diario dei ricordi,
pentagrammi di giglio
planati su nuovi orizzonti.
Ed un pianto d’anima
sospeso ad un crepuscolo
di luna in affitto,
come gomitoli di vuoto
accartocciati in declino,
così sul ciglio dei silenzi miei
conobbi i tuoi pensieri
e capii d’esser
stella caduta nella notte
fra le lacrime spicciole
dei tuoi desideri.
Sei irresistibile e ti do bacio rubato, prima di godere del tuo sorriso che illumina la stanza.
Vieni su...e già nudi abbiamo assaggiato il cielo e dipinto il piacere...
Poi fotografare con gli occhi ogni tuo colore,
vederti esprimere un desiderio e sapere che è il mio...
E mentre una chitarra sottolinea che sei il mio amore,
scrivo questa poesia per gridare al mondo che noi siamo ora e sempre!
Sono figlio di un uomo
del sud e di una parola, madre.
Leggendo l'assenza
percepisco un suono e riesco
ad intuire ci debba essere
qualcosa in quelle poche lettere…
mamma, qualcosa come un vuoto.
Mio padre non sapeva piangere,
così non ho mai imparato.
Gomiti in attesa, composti
acuminati fino a smerli
di malva che già muore.
Zio Husby dall’umore lacero
come un seno appassito
assorbe il giallo della lampada
e la mia lingua impervia, che non dice.
Da un lato scocca una tosse di assenza
rumore di sangue.
E mamma non sorride, conto
quei denti uno a uno cadere
nella frugalità del piatto.
Mamma che non culla più
né buona né cattiva
- aria battuta, sale - col naso in su
trafigge una boccata, e se
nascondo in gola rosei labbri
graffio scorze al presagio
con il coltello a me affidato,
infine. A lato quel tossire
sta congegnando una parola.
A filo di noia
ribalteranno l’ombra.
Condivisioni d’anima
a licenziar la somma
dei nostri errori,
a lacrimar garofani
su inchini sensoriali
dei miei ieri al tramonto.
Telefonai ad un tuo riflesso
e scelsi la pioggia del tuo cuore,
siamo vita in tempesta
sull’orlo del nostro infinito.
con il chicco tutto passerà.
Una canzone di anni fa
mi riporta a giorni felici,
dove i problemi erano
solo scaramucce d'amore.
Chicco d'uva cancella questo
presente senza più magia,
ridammi un po' di serenità,
oltre il male, oltre
il dolore...
Aprirsi
d’orizzonte d’estate
nella luce rovente
Aprirsi
ai tuoi occhi diversi
- e le ugole aggrappate alle nuvole
(queste mani
che s'intersecano fredde
ed evaporano calde)
Sfavillante per uno
accecante per l’altro
si divincola il riflesso
- di uniche, doloranti catarsi
(il male si nutre
di te e di me
e di chiasso è il silenzio)
Sono quel che sono
- a prescindere -
e se decido di scrivere
dalle mani nascono fiumi
C'è del tempo in attesa
dietro i vetri appannati
mentre la città si muove
stancamente, sotto le luci
ancora accese dei lampioni.
Disegno un Sole gocciolante
e scorgo le cupole del Santo
e i dolci declivi dei Colli.
E il tempo finisce l'attesa
tra i chiarori del giorno.
Inevitabile arrendersi alla morte?
Sarà come voi dite…
ma concedetemi,
se non proprio il rifiuto,
almeno il piglio di sfidar certezza
armandomi del solo mezzo ammesso
che mi permetta di coccolar la vita
così come nel cuore custodiamo
il ricordo d’una persona amata.
Non è, la mia, folle presunzione
il mescolar le carte già assegnate.
È il forte anelito dei belli
che se allo specchio capita guardarsi
si vedono i capelli ancora folti
e gli occhi esprimer l’impazienza
d’esser portati in giro per il mondo
e di cader nel nuovo che li acceca.
Non è, la mia, folle presunzione
da essere confusa con la paura tetra.
È solo il volo di un gabbiano triste
che cerca in cielo aperto il suo riscatto.








