Ecco: adesso
si muove dal silenzio
il lenzuolo bianco della carta
io e lui viso e viso
il raggio del fuoco riscuote emozioni
scoccata mezzanotte
di un altro anno che furoreggia
intimo nel sempre, sole lucido
Non desidero altro che aggiungerlo alla collana
tesserci un nuovo fiore del giardino di dio
scrivere, tra le cose che sono, la più rosea
non pensare in verticale
da quando la curva è irrilevante
e sono io ad aspettarmi con le braccia
aperte, a filo di leggerezza
fino al prossimo giro di clessidra.
Sono, ormai, il nulla che svuota
le mancanze di una vita senza senso.
Sono il tocco della follia...
la carezza chiamata inchiostro
per quella squilibrata poesia.
Sono il resto di... quel che resta
di un'illusione di un'impavida passione.
E' finita, ha cercato
un indirizzo
ma non l'ha trovato
si è persa
tra le insenature di un rio
ha vestito corpi
di battaglie infinite
barricandosi in casa
ha terminato le sue notti
con un pensiero
fisso nella mente
tranquillità non le dava
si muore senza sapere
quando accadrà
a che ora
in quale parte del giorno
succederà
Chiama i soccorsi
e mentre aspetta
immagini scorrono
errori cancellati
dalla nebbia del vento
se non ha amato
desidera poterlo fare
se si salverà
gioire vuole apprezzando
unici doni, innamorati
Sono qui a non vedere
perdersi mani sugli interruttori
restiamo apici del verbo
mentre la sabbia sale al collo
restiamo appesi a una tela spinata
ludi dal silenzio, tronchi del vuoto
deglutire labbra che il buio asciuga.
Per mezze notti luce d’angoli caldi
poter essere noi, sorpresi
tra settimini di calze accatastate
e viscere che per sempre vorremmo
prede di un monosillabo,
corde intorno.
e pensieri accusatori altrui.
E allora mille volte ti afferro,
mille volte ti faccio mio
celando il volto tuo
nei silenzi a te sconosciuti.
Ti guardo, ti respiro
e a tua insaputa sono tua.
Mille volte io ti amo...
mille volte non lo sai.
solo quando ne varrà la pena
e se mai ci sarà qualcuno
- o qualcosa -
a inebriarmi il quieto vivere.
A malincuore potrei scrivere
di vènti
che non siano stati nostri
e di tempeste
cavalcate sul filo dell’onda.
Farò ritorno in campo da solo
- passato l’intervallo -
senza tirare indietro il piede
nei contrasti
nell’area di rigore.
Soltanto allora,
se alla fine della corsa
ci saranno altri inverni di fuoco,
avrò da raccontarti tante cose
- forse troppe,
perché tu mi creda -
di tutti i mesi il più piccino.
Son basso e maldestro:
porto freddo nel canestro.
È pur vero che se m'ingrugna,
faccio un poco la carogna;
ma so anche esser caro
e di carezze poco avaro.
Si, di me si parla male,
ma vi porto il carnevale.
Sarò pure un po' sgarbato,
ma ho il cuore innamorato.
Con Cupido il tenerone
e Valentino il romanticone:
schiocco dardi e frecce
e vi faccio anche carezze.
Se ho la faccia buia e scura
tu non devi aver paura;
nel calendario resto poco:
ci sto un po' e poi trasloco.
E poi...se ci pensate,
son già più lunghe le giornate.
Sono un po' freddo d'aspetto,
pure a malincuor lo ammetto;
si però...se ci pensate...
fra tre mesi è già estate.
Pasticci d’infinito
coniugati d’orizzonte
ed un gruzzolo di primavere
inchiodato al mio cuore,
così conobbi
la casa dei tramonti,
così abbinai silenzi
al colore delle ore.
Pianto di metafore,
lapislazzuli temporali
d’un bouquet lunare,
siamo assaggio di sguardi
in questo soffio sensoriale
del bacio dei tuoi abbracci.
percepibile il tormento
le lacrime imperlate di delirio
la fine di un viaggio
un dimenarsi di parole vane
raminghe si allontanano e si ritrovano perse
in aride mani di carezze.
Allo sguardo tremulo degli occhi
un popolo giace senza perché
le ore sfrecciano prima ancora di aver visto la luce .
Quasi vorrei
proteggermi dal vento, confondermi , svegliarmi da quest'incubo .
Apro le mani e chiuse in preghiera
mi piego al volere di un cielo sfinito di pianto .
Soccombe la paura
srotola l'amarezza
sulle cose rimaste a raccontare.
Il sole sulla pelle e la gioia di stare all'aperto
La voglia di avventure, di scottature
Ma è già autunno in questo mondo veloce
Si sa che le mezze stagioni non esistono più, e adesso ne ho la prova io stesso
In autunno senti crescere l'inverno dentro, ma il tuo aspetto è abbronzato
E ti domandi perchè ogni giorno passa aspettando il successivo, senza che vi sia una meta
A quel punto rimpiangi lo sbocciare di tutto, la primavera ti nasconde la verità
Sei beatamente ignorante e felice
Sognerai l'estate per tutta la stagione,
Remote fantasie abitano in noi
e dall’anima alla vita affacciano
per l’aria necessaria e prezioso stendere
melodioso velo, senza veto anomalo.
Affrescano poesie grottesche parodie
limitando al sorriso quel ridi-colo tarlo
che presidia il tempo e scavando
l’origine per grotte cercano
di terrea felicità che conduce
a due passi dal cielo.
Aulici momenti quando volano
velli d’oro tessuti a iosa
dall’alto palco della passione
se di vocalità è intesa, e poesia
a note d’armonia intreccia
scendendo altisonanti scale
tra i ricordi del passato a rivangare
e, a nuova semina, dar vigore
dove, il pensiero non s’esclude
né in convento si rinchiude.
Metri in ridotte rime dotte e musica
accordi su misura a motivi spessi
sono influenza e febbre, emozione
che respiro trattiene
per stupore poter sopraffare
ché giusta risposta “soffia nel vento”
e in un attimo cala la notte.
ed impallidisce un po' di là.
Le orme dei passanti
lasciano sentieri bianchi
e un po' anche infangati,
ma chi viene dopo
ne segue la traccia,
approfitta per toccar suolo.
La lastra di ghiaccio
fa giocare grande e piccini
Le mani si nascondono tra guanti,
tasche e alcune rigide
fanno male ai movimenti,
come i piedi di un barbone
coperto da cartoni, pezze
ed uno strato di malinconia.
Insomma, se fossi io a suggerirmi le parole
sarebbe come un sole splendente.
Nah, sarebbe noioso.
Che senso avrebbe un mare
senza il rischio della deriva?
Mi ricredo, ma tutto ha un prezzo.
Ad esempio,
mi basterebbe una lettera in meno
per far fuori il mio universo
come un episodio crudo ed ignorato
in una sparatoria di un martedì pomeriggio.
Odiarsi non va più di moda ormai:
serve un'altra caratterizzazione
ma la devono ancora inventare.
Suggerisco la mia stessa biografia
pretendendo un finale eccellente
ma senza averlo mai scritto.
La verità è che non si scrive mai con una penna.
Così, domani avrò ancora la nausea
sperando di essere incinta di me stesso.
Così vomiterò ancora un'illusione.
Mi muovo in un rettangolo
scegliendo le coordinate delle azioni altrui.
Eroi per me, normali per gli altri,
da imitare per tutti.
Per questo butterò gli occhiali:
quando l'occhio vuol esser cieco,
è il momento di non guardare
ma vedere soltanto.
si fermassero a pensare avrebbero di che essere felici,
ma piangono gocce di sentimenti amari.
Si traveste di perla ogni lacrima più sincera,
le ostentano fiere senza disinvoltura,
collane di rivalsa sociale.







