Accostami al tuo tempo,
ad un pianto d’equinozi labiali
perduti nel mar dell’oblio
quando indosso il tuo sguardo più bello.
Ed allora leggimi l’anima
come bocciolo d’infinito
caduto nel tuo pensiero,
affaccendami il cuore
come un libro dimenticato
in un campo di girasoli,
siamo annotazioni d’azzurro
fra dolci sintassi d’aurore.
Amarti è il mio destino,
respiro per compierlo.
Amarmi è il tuo destino,
ti svegli ogni giorno e lo compi.
Giorni mesi anni per prepararci,
giorni mesi anni di ricerca...
Tempo solo tempo per giungere a noi.
Amarci è il nostro destino, lo hanno visto i nostri corpi prima che la nostra mente.
Teniamoci la mano guardiamoci negli occhi e gioiamo tu sei la mia felicità e Dio ti ha posto tra le mie braccia.
il silenzio rincasa
da un gruzzolo d’infinito
socchiuso al mondo
come un atelier di papaveri
ad una compravendita lunare
ed il tempo si ciba
d’una malinconica sera,
siamo riassunti d’anima,
pentagrammi di mare,
autografo dei nostri meridiani.
Tutti vorremmo essere
un cerchio di Giotto
- e parola poco importa -
levigati al punto giusto
dal buon tempo trovato per strada, no
non quello della favola incantata
lì si rischia
di crescere bambagia,
da chi ruba attenzione
pensando solo alla panza
a chi viene concessa
in virtù di un’origine tersa,
poi persa, il più delle volte;
mentre rarissimi sono i casi
d’originalità immensa.
Maestri anche in vita ridotta
che nasce e cresce perversa,
smarrita e nel lecito vinta
lontana da tutto, dalla ribalta
o che rincorre
solo un pezzo di pane
non è sfortuna …
è una prova diversa
e solo chi ride
lo sa.
Parlo ancor di te al vento,
che nel tempo si perde,
mentre afferra il cuore
e se lo porta tra i versi
di mille poesie urlate.
T'ho lasciato l'anima.
Ho preso ogni cosa che
di me, oggi, vuol stringerti,
fino a non lasciarti più,
ma ancora smaltisco
l'angoscia che mi sfiorava.
T'ho lasciato il cuore.
Ricordati di me e amami...
come t'ho sempre amato io,
con un esultante passione,
e i graffi profondi sulla pelle.
Ma cancellami dalla tua vita.
T'ho lasciato perdere...
In precario equilibrio da sempre
sul confine tra sogno e realtà,
mi ostino a non staccarmi del tutto
dall'arida terra da coltivare.
Di sicuro è per questa ragione
che vado cercando speranza migliore
quella che qui impossibil si crede
solo perché non ne siamo capaci .
Scucio riflessi disabitati
a rischiararmi l’anima
e tu, pioggia d’abbandoni,
traduci risvegli d’autunno
a disturbar l’angolazione
d’un battito di cuor.
Sospensioni d’infinito
abitano i miei silenzi
nella luce del mattino
e non sei senso immobile
e non sei divisione,
sei amaro ritorno
d’un naufragio d’amore.
Il giorno può passare,
tra cose da fare,
impegni e movimento;
ma quando scende la sera,
il cuore si ottenebra,
di tristezza
e malinconia,
le ore non passano,
il tempo pare fermo,
non sai che fare,
dove andare,
la stanza è silenziosa e cheta,
nessuno,
nessuno chiama,
nessuno ti cerca,
e non sai che fare,
malinconia
nera sullo stomaco,
nodo alla gola,
vorresti gridare,
la tua malinconia,
ma non puoi,
sei solo,
e aspetti,
sperando,
un viso amico.
ricordare una ragazzina
che di nascosto metteva
le scarpe con il tacco,
il rossetto ed usciva
per essere ammirata
ed apprezzata da sconosciuti.
Sorridere di quelle uscite
con il cuore in subbuglio per
non essere scoperta,
una ragazzina che voleva
scoprire il mondo....
Sono come un uccellino in gabbia,
Aspetto di volare.
Campi di cemento accolgono il mio sguardo.
Il pensiero mio rifugge dallo scappare,
Ciò che c'è oltre non è preferibile.
Siamo prigionieri in un carcere voluto,
Criminali senza colpa.
Che questo mondo manchi di speranza,
poiché non si vedono più le stelle?
Cristalli di luna
baciano un iris al tramonto
e sperpera il silenzio del passato
quel dolore naufragato
sull’autostrada dei pensieri
ad avanzar palcoscenici di cielo
nostalgicamente impacchettati
nel declinar il cuor degli occhi tuoi.
E’ miele d’anima mia
quest’eco accantonato
d’un respiro dei tramonti
a disabitar la spiaggia
dei nostri ricordi,
regaliamoci un ultimo abbraccio,
sarà semicroma d’autunno
sui graffi dei nostri nomi.
Alla finestra per ritagliarsi una porzione di cielo, appoggiata con la testa china sul petto, ad annusare la brevità del tramonto, a ricacciare il fantasma della notte. Lei non odorava di lavanda, era rimasta sullo scialle che le copriva le spalle, un odore transitorio che non cercava.
Sollevò la testa dai pensieri confusi, dai capelli color grano maturo, dai nastri di seta viola.
Guardò la luna compiacente, un sorriso sempre uguale di ruffiana interessata agli amori sulla terra, dischiuse le labbra e rantolò col bianco degli occhi in accordo col suo desiderio interiore .
La notte la cercava senza fretta, una mano a sorreggerle il mento, mentre avanzava, scavalcava, volava, planava senza il rossore che intimidisce e raggela.





