con la speranza al petto
per ridonarti il mio affetto.
Senza mai farne un vanto
ti ricoprirò col mio manto
come fossi un calicanto.
Solo quando da me ritornerai
nel cuor tuo ti accorgerai
che non ti ho scordato mai.
rinvia la dolce mia malinconia
che come preda in vista della fiera
non vede l’ora di guadagnar la tana.
Quando quest’altra lunga notte
ore sottrarrà all'imperfetta vita
e l’ultimo respiro del liso giorno
rimbomberà nei silenzi della terra,
io mi ritroverò di nuovo detenuto
dentro un tempio resistente al tempo,
il cui sagrato dei venerabili ricordi
mi ostenterà quadranti sì pregiati
da non dover mai esser calpestati
ma sol guardati dal limitar dei bordi,
ispezionati in ogni singolare punto
per essere ammirati ad uno ad uno.
Sarà l’ora di nostalgie inamovibili
che del sonno non si cureranno,
che in sacro corteo avanzeranno
per reclamare un tuffo mio all'indietro.
Allora, poeta dovrò esser io
al solo scopo di sapermi raccontare
l’andata all'oggi e il ritorno a ieri.
Sì, poeta dovrò essere io…
limitiamoci a sorridere
ad essere sereni
non tormentiamoci
come se ci stesse crollando il mondo
come se morire potesse frantumare
come se andarsene volesse dire sbagliare
credo che sia sbagliato
non voler sostenere
di andare verso quei tramonti
bagnati di una stagione finita
Tutti li, andremo
unica destinazione
di sola andata senza ritorno
Mai farsi illusioni
perchè potremmo
perdere la strada
perderci nel vento sottile
Parole tante, ma dopo, finiscono
ritrovandoci sempre nella realtà
frantumata dalle corde consumate
Già, parlar d’uccidere …
ma vivere cos’è?
Di certo non la strada
da vegetale imposta
- troppe le tasse già pagate -
bollo al macchinario
glaciale compagno di viaggio
per l’aiuto non voluto.
Sdraiato in catalessi
d’anonimo letto sfinito
per occhi a soffitto
… fissi, sempre imprecanti
trasognanti mai.
Il canto delle sirene
almeno sentissi
l’onesto scambio
di due parole
la voglia del domani
nel cogliere l’essenza
di un bacio, una carezza
potessi
in leggerezza scrivere
affinché pensieri volino
a trovar rifugio altrove.
Ché non sia solo d’altri
la speranza … ultima.
| La Primavera che sveglia con la risata cristallina l'Inverno senza tempo che cieco nel sole agonizza e si trascina. La Primavera che tutte le donne fa più belle per un giorno solo e di fiori di pesco incorona quelle e altri tesori. La Primavera che da sempre muove amori e passioni nuove e pure io, che non son poeta - e tu, Amore, non mi sfiori - la Primavera invece mi rapisce e mi commuove. |
di mollica, cura pori invisibili
origlia dallo stagno vitreo
dove slittate. C’è un podere, sotto
di amenti che si appostano
scalpelletti di istanti
vicini ai graffi ma più piano
come asterischi
e punte di sbadigli.
Albeggio sul tuo cuore
come bouquet di pioggia
indaffarato d’infinito
a cucir l’amaca terrestre
d’un vuoto in declino.
L’anima mia
trasloca nei tuoi occhi,
s’assaggia di spazio e poesia,
disordina l’abaco dei poli
raggrinzati di solitudine,
siam narcisi di stelle
colorati d’abitudine.
nella clessidra
tutto appare una prigione
di desideri
sognati e repressi.
Corre il tempo
tra colori
e respiri
affogati dietro gli occhi
chiusi dentro una gabbia.
Tu che sei nata libera
di volare...
Hai quelle ali nuove
colma di aria pura
abbandoni timore di soffrire
sei di nuovo fiduciosa
piena di sogni.
Riprendi a vivere
oltre ogni dubbio
lascia che la tua Anima
riviva nell'azzurro
oltre le nuvole
oltre le stelle.
Quella prigione si è dissolta
la speranza,
la purezza coraggio
che si rinnova
oltre ogni paura.
ad un passo, fin dentro al cuore.
Sospiranti... ammaliati da noi.
Tu ed io, spaventati ma irrequieti,
sensazioni temerarie inafferrabili...
smaniosi, avvinghiati, contatto!
Noi... cediamo, ci arrendiamo a noi
con noi, per noi e contro di noi.
Io... tu... invaghiti persi!
Disgraziati in rovina, innamorati,
dentro a un vortice afflitto di passione.
Che disastro!







