Sciolgo grandine d’anima
ed uno strazio di parole
s’inarca come luce d’inverno
confessata al mio dolore.
Ed un pranzo d’illusioni
mi invita alla tua bocca,
come punteggiatura di papaveri,
nel volo di un tramonto.
Saremo ancora eternità
ora che le forbici del tempo
inzupperanno questo vuoto
nel sapor del nostro addio?
Il mattino è un’ala ferita
e più non coloro il mio io
con i furti del tuo cuore:
regalo briciole del mio pianto
ad un sepolcro d’infinito.
Strofa di endecasillabi piani a rima alternata ABABABABAB che acrosticano una profonda conclusione intima.
Vago senza una mèta per il mondo
Arreso all'evidenza d'una fine
Fiaccamente raggiunta in un immondo
Fagocitare amare ed irte spine,
Avvolto da un silenzio assai profondo
Nel quale sono perse le vocine
Che un giorno mi rendevano giocondo
Udendole sorpreso, ché carine
La vita rallegravano… ma in fondo
Ora ho scoperto ch'erano tossine.
06/12/2025
Aspetto il Natale come un treno lento
che sbuffa sogni tra i palazzi spenti,
mentre la città, stanca di lamento,
si specchia in vetrine e in occhi assenti.
Le strade hanno un respiro di nebbia,
un coro fioco di passi e sirene,
il cuore, fragile come una scheggia,
cerca silenzi più veri del bene.
Le luci pendono, stelle di latta,
come promesse cucite al cemento,
ogni lampione è una preghiera sfatta
che chiede tregua al proprio tormento.
Le case custodiscono attese,
tazze sbeccate, fotografie ingiallite,
mani che tremano come sorprese
prima di lettere mai spedite.
È stato un tempo di nodi e ferite,
di giorni storti come chiodi arrugginiti,
di voci perse, di porte smarrite,
di abbracci rinviati e mai finiti.
Ora il Natale non chiede rumore,
ma un passo lieve, un pane diviso,
un gesto piccolo come il pudore
di chi ritrova un antico sorriso.
La pace non esplode, scende piano,
neve invisibile sopra la mente,
scioglie la rabbia nel palmo della mano
e rende umano ciò che era assente.
Così l’aspetto, tra il ferro e il cielo,
come un seme nascosto nel gelo,
se il mondo tace, se il cuore è sincero,
anche il buio può farsi vangelo.
La zanzara stuzzica con un pizzico,
quanto basta il sale nella pasta,
sulla pizza un pizzico di zenzero,
teneri pizzicotti sulla guancia
pizzica la medusa e non si scusa,
un pizzico di follia evita la pazzia,
pizzicato il liuto suona dolce
un ladro pizzicato suona amaro
un pizzico di malizia seduce
uno di magia è pura luce,
l’uomo sarà pure un incapace
auspico un pizzico di pace.
ma tu quest'anno..."
E cammino in una pioggia di foglie,
tra frammenti di luce e folate.
Della mia vita neanche le spoglie,
neppure illusioni dimenticate.
Ascolto i passi e mi avvedo
che niente più mi appartiene.
Fra i tetti e gli abbaini intravedo
strisce scarlatte, sangue dalle vene.
Per questo gli occhi sono asciutti,
mentre le feste empiono la via
e io penso ai miei sogni distrutti
con un sorriso di falsa allegria.
E vado tra mulinelli di voci,
saluto qualcuno, svagato, assorto.
Gli altri non sanno quanto sia atroce
fingersi vivo, se dentro sei morto.
0-5 EE Sil. 10
ma il grafema sull'argilla primitiva,
i lineamenti del fantoccio
dissolto il quale non resta nulla
se non terra brulla nelle mani
umane dell'esistenza.
Non è il silenzio che spaventa
ma il suono delle voci
che si distendono sul mondo
come un velo. Come la vela
gonfiata dal vento nominale
che schiudendo mondi infiniti
nasconde l'unico possibile.
È nel silenzio delle cose mute
che si abissa l'assurdità primordiale.
come una ruota che non si ferma mai…
porta con sé sogni realizzati
e altri rimasti sospesi.
In questo girare
perdiamo occasioni,
lasciamo indietro giorni
che non torneranno…
Ma c’è sempre qualcosa
che ci tiene saldi:
l’amore.
L’amore dà senso al viaggio,
trasforma il tempo che fugge
in tempo vissuto,
e ci ricorda
che non sono le perdite a definirci,
ma ciò che custodiamo nel cuore.
E io, nel mio,
custodisco ancora
una scintilla
che parla di te.
l'incognita maggiore non
riguarda la morte,ma la vita
che ci tratta da esuberi
da maniaci del futuro.
del resto, parecchio complici
con la quotidiana dose di viltà
ci si tuffa nella santità altrui
oppure nella poesia
vero atto vandalico
o probabile diagnosi.
l'opzione amore, ovviamente
galleggia sul setaccio del quotidiano
che sà di naftalina
come una blusa riesumata
dall'armadio.
si è sempre compromessi
con la realtà
che ti ripaga in nevrosi
quindi si accettano e sopportano
lavori pur di non fermarsi
a pensare.
la vita ci protesta il nostro usurparla
con noiose ma efficaci pubblicità
e malgrado tutto
si ricomincia sempre dal mondo.
transitiamo nel quasi esistere
come cibo nel tubo digerente
complice un destino diurno
non ne cogliamo il senso né il prezzo
ma solo il finale
Era da tanto che non prendevo un treno,
non sentivo il binario vibrare nel cuore,
non vedevo i paesaggi fuggire dal finestrino
come sogni che non ho saputo trattenere.
Ma poi ho ricordato l’ultimo che ho perso…
non portava in una città qualunque,
portava a te.
Tu eri la meta, il viaggio, la destinazione…
Non uno qualunque, ma il più importante:
quello che portava verso il tuo cuore.
Quel treno aveva il tuo sorriso nei finestrini,
le tue parole sussurrate nei sedili vuoti,
e il tuo cuore come stazione finale di un amore nascente.
L’ho perso, è vero.
per non aver capito che certi treni
non tornano, ma comunque
restano nel cuore.
E se un giorno quel treno tornasse davvero…
stavolta salirei, senza esitazioni,
perché l’unico viaggio che conta,
sei tu…
Tra sogni recisi
e desideri opachi
si assottiglia il tempo
che ci divide.
Lo sguardo si posa
su immagini stanche.
Sfumano afone le ombre.
Intingo nel grigio
della noia
ogni minuto.
La fiamma smangia
la carta,
niella i solchi sanguinanti
della vita.
0-5 EE
In quel punto da me sempre prescelto
sono ancora incapace di fermare
il sole della mia primavera
in modo che dai suoi raggi esemplari
riceva alla fine il calore migliore.
E per di più dovrò anche affrettarmi
a fare del mare un azzurro foulard
da mettere addosso dentro quei giorni
nei quali da impazzire esso mi manca.
È questo il perfetto equilibrio che cerco.
Saranno da usare quelle alchimie
riflesse nel vecchio specchio dei tempi?
O le formule dei nuovi stregoni
ch’ogni cuore stanno ormai escludendo?
È l’indotto equilibrio che non cerco!
Sarà lunga la mia barba bianca…
In testa un cono di carta cobalto,
mantello azzuro alla fiera del sogno,
un dito allenato a far da bacchetta
e via, mago strambo, ad illudere me.
È il caro equilibrio smarrito.







