Contro il Fanatismo
Fanatismo, anima d’odio,
nel tuo credo.
Cammini vestito di sacro,
ma non c’è futuro nei tuoi passi di odio.
Il tuo profeta ti condanna.
Ti prendi un libro, qualunque corano,
e lo spezzi a metà
per usarlo come arma.
Ti fai forte con i deboli,
dei soli, dei confusi,
delle donne senza volto
e chiami “verità” il veleno
che versi nei loro sogni.
Non vuoi avere occhi,
ti travesti di religione,
di patria, di giustizia,
ma ovunque passi, lasci solo cenere
in questo mondo che vuole amore.
Tu dici “obbedisci”,
noi diciamo “pensa”.
Tu dici “odia”,
noi diciamo “scegli”.
Tu urli “guerra”,
noi ti rispondiamo con la tua stessa eco
che rimbalza vuota.
Fanatismo,
bestia cieca e ignoranza voluta
e vivi solo dove la libertà è in catene.
E sarà proprio la libertà,
più ostinata della tua furia,
a soffocare il tuo grido primitivo
fino all’ultimo respiro.
Decasillabi anapestici (accenti in 3ª, 6ª e 9ª sillaba) in strofe rimate con schema ABABABAA CDCDCDCC EFEFEFEE con consonanze tra le diverse rime.
Non c’è stato un invito ad entrare,
la tua casa rimane un mistero;
quelle stanze che provo a sognare
han pareti dipinte di nero
e i colori che voglio guardare
spengono arcobaleno foriero
d’illusioni ormai sempre più rare
e coscienze ormai sempre più amare.
Torno a scrivere senza capire
quale senso abbia questo dolore,
cosa spinga un cretino a soffrire
di illusorio e impossibile amore
che intangibile è duro a morire
come i battiti d’un vecchio cuore
che i miei giorni continua a scandire
senza avere più niente da dire.
Vedo ancora l’immagine cara
apparirmi, che gran fregatura:
non ci sei ma m’appari ben chiara
né mi par di trovare una cura
per follia ch’è neppure ‘sì rara
nell’umana infelice natura!
Vorrei dire “Goodbye!”, “Sayonara”,
ma dagli occhi riaffiora il Niagara.
28/12/2025
Tintinnano i bicchieri
tentennano le idee
fotosintesi di brindisi
tra calici piangenti
cincischia l’indeciso
con un mistico sorriso
cinguetta la cinciallegra
triste e senza fretta
un tappo salta allegro
festeggia pure il puledro
prosecco un po’ frizzante
nel naso all’elefante
un cin cin a Cincinnati
ai bambini appena nati
cin cin alla salute
a chi è senza paracadute.
in pagine quiete, dove le calle
oscillano lievi e il rezzo germoglia.
Fra i carici e le giunchiglie gialle,
un rivolo di sangue dalla tempia.
Avevi nello sguardo un urlo muto,
forse il rimorso per la via empia,
forse l’ultima richiesta d’aiuto.
Ed io che non compresi: non seppi
sorreggerti, dolce figliolo mio,
già allora intrappolato nei ceppi,
arido il cuore, distante da Dio.
Sul fondale si rintana un ghiozzo,
palpita appena la superficie.
Più non freno le lacrime, singhiozzo,
piangendo la tua sorte infelice.
Sfioro la guancia soffusa di grigio,
trema la mano, prendo il crocefisso:
resti di te almeno questo vestigio…
Se ti avessi salvato dall’abisso,
dal tempo acerbo, dall’arduo travaglio!
Pesi sul cuore implacabile colpa,
pesi sugli anni futuri lo sbaglio.
Non cercate parole a discolpa!
Fui solo io a non vedere l’ombra,
a non intendere che ogni vita
è chiarore che subito s’adombra,
caldo fiotto da non vista ferita.
Sui giunchi si libra una cannaiola,
“Padre del cielo, Ti prego perdona!”.
Onde di rintocchi da una chiesuola,
quasi grazia che il Signore ci dona.
Ora fra i salici emerge la luna,
timido il vento ti liscia i capelli,
una cerchia di stelle si raduna:
splendono negli occhi tuoi belli.
00-11!!! EE
dentro al mare
Cosi' la mia vita
Da solo vago
Per le strade buie
Non un passante
Nessuno con cui
Parlare sono solo
Qui ad aspettare
Che qualcosa o qualcuno
Dia senso
A cio' che resta
Del giorno
( Naso 31-12-2025 )
Tre quartine di endecasillabi a maiore in rime alternate.
Già crepita la nebbia tra le foglie,
il buio mi circonda e va crescendo,
l’umidità nelle ossa innova doglie
negli occhi nuove lacrime pascendo
delinëàndo meglio troppe assenze
che rendon più profondo questo nero
in cui voglio ignorare le scadenze
mentre percorro cieco il mio sentiero…
Non guardo: a passi lenti di memoria
di perdermi non ho päùra alcuna
mentre al villaggio punto traiettoria…
di perdermi non ho speranza alcuna.
20/12/2025
Riflessi metallici fra le quinte
del cielo. L’orizzonte è un filo,
cuce la costa scoscesa, le cinte
dei vigneti. Si smaglia il profilo
nel crepuscolo: dalla torre Doria
il tuo sguardo a squadrare il vuoto.
E' solo oblio la nostra memoria,
il greve conforto di un male noto.
Ora si sparge il buio su Vernazza:
non Ti scioglierò il cuore di ghiaccio.
Spenti i colori, deserta la piazza.
Nell’alveo della notte io giaccio.
EE 0-1!!!
Due strofe di quinari a rime ripetute abcabc defdef.
Non me l'hai più
restitüìto
quel vecchio cuore…
in schiavitù
s'era smarrito
d'un vano amore…
Ora non batte,
resta a riposo
senza illusioni
ché le disfatte
l'han già corroso.
Senza emozioni.
19/12/2025




