Sciolgo grandine d’anima
ed uno strazio di parole
s’inarca come luce d’inverno
confessata al mio dolore.
Ed un pranzo d’illusioni
mi invita alla tua bocca,
come punteggiatura di papaveri,
nel volo di un tramonto.
Saremo ancora eternità
ora che le forbici del tempo
inzupperanno questo vuoto
nel sapor del nostro addio?
Il mattino è un’ala ferita
e più non coloro il mio io
con i furti del tuo cuore:
regalo briciole del mio pianto
ad un sepolcro d’infinito.

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