Il Natale disegna

appunti d’invenduta malinconia,

mercanti d’Avvento

i passi dei giorni

sdraiati fra le finestre del silenzio

nel soffio magico del creato,

poesia di Dio,

fra le braccia di dicembre.

Sillabe di neve sospese

bruciano come luce d’inverno,

come ricordi trasandati,

curve di luna, sulle spalle degli anni.

Arpa senza musicista

è quel gruzzolo di felicità

perduto nel crepitio di un camino

come un giorno senza cornice,

come un abete ancora spoglio,

eppure bussa al cuore di ognuno

un apostrofo di dolce speranza

ed il bacio di una stella

mi vive dentro per sempre:

è il canto di un angelo

seduto sul greto della mia anima.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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La vita mi chiama
e ha la tua voce.
La sento tra i battiti lenti del cuore,
nelle sere in cui il silenzio
parla di te.

Mi chiama con il tuo sorriso,
che mi salva anche da me stesso,
e con le tue mani
che sanno curare ogni ferita,
senza fare domande.

La vita mi chiama
e ha il tuo profumo.
Arriva piano,
come fai tu
quando entri nei miei pensieri
senza far rumore.

Mi chiama con la tua dolcezza,
quella che non chiede,
che non forza,
che semplicemente c’è.
Come il sole del mattino,
che scalda anche se non lo guardi.

La vita mi chiama
ogni volta che ti penso.
E io rispondo sempre
con il cuore che ti cerca
come il mare cerca la luna.

La vita mi chiama,
e io ti seguo.
A occhi chiusi, a cuore aperto.

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Profilo Autore: Biagio Banigi  

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Verso l'anima
Il tuo sguardo
Silente
Porta l'amore
Imparando
Perseverando
Ricominciando.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Come la nebbia
Imprevista
veloce nascondiglio
Un diverso piglio
Una presenza greve
Volta faccia nera
Non neve
Nel posto meno amato
Addosso come stato
Toglie il sonno nel profondo
Presente sempre
fino in fondo
Il dubbio
l'instabile come bugia
Il suo variare muove la follia
Un ticchettio in testa e nel cuore
Scava e rode senza alcun rumore
Presente sempre
Stringe i polsi ed il ventre
All'inizio durante e mentre
Porta gli occhi a finire in pensieri
Solo visti ancora da scoprire
Presente sempre
Il tempo
il suo scorrere non può far nulla
Rimanda a poi il suo ritorno
La sola idea
rovina il giorno

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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

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La Notte

quando s'adagia 
all'apice del Cielo
non è che un brivido

dissolto in un  respiro
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Profilo Autore: sasha  

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Tu sei la mia luna
La donna che scruto
Oltre il confine dorato 
La quiete eterea 
Dopo ogni tempesta 
La realtà
Di un'assurda esistenza 
Un candido velo
Di sensazioni impalpabili 
Che attraversano un sogno
Illuminato dal desiderio
Aspetto il tramonto 
Per abbandonarmi 
Agli occhi di un pozzo
E tu sarai ancora lassù 
Più bella che mai
Tra le parole del mondo.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Forse un giorno

sfiorerò i tuoi pensieri

e, guardando il cielo,

sussurrerai il mio nome…

Forse un giorno,

nel medesimo istante,

guarderò lo stesso cielo

e saprò

che mi terrai di nuovo nel tuo cuore…

E mentre all’orizzonte

la luna si addormenta

nella sua malinconia,

sussurrerò anch’io

il tuo nome al vento,

con la speranza

che tu possa udirlo…

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Profilo Autore: Biagio Banigi  

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Doppia quartina a rima incrociata abba abba e doppia terzina a rima alternata cdc dcd, in pratica un sonetto minore, i settenari "a" e "c" sono immaginàti da lèggere come anapèstici, i settenari "b" e "d" invece giàmbici.


 

Do la colpa alla Luna,
stanotte troppo piena,
ma io non sono in vena
d'ignorar la sfortuna

che giammai qui digiuna:
merenda, pranzo e cena
divora me con lena
e il mio sonno importuna.

Guardo fisso il soffitto
e il buio cerco ancora
ma rimango sconfitto:

pallore smorto affiora
ed ormai sono fritto
contando un'altra óra!


06/12/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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Sera: la voce di un’armonica.   

Ruvida e soave empiva le vie,

mentre l’ombra malinconica

s’intrecciava a trepide armonie.

 

Le camere colorate di canti,

il timo e la menta sul davanzale,

erano infiniti gli istanti,

il cielo bello, profondo, irreale.

 

Amore, la gioia così intensa

che negli occhi brillava una lacrima.

E in quell’estasi alata, immensa,

pareva palpitasse un’anima.  

 

Eravamo felici allora… forse:

la cena, i tuoi racconti sul balcone.

Ahimè, presto il futuro morse,

in me nutrii la disperazione.

 

E il raggio di luna che fluiva

sulle altane mi sembrò una ferita.

Ogni attimo il tempo sfioriva

e sapevo che sarebbe finita.

 

Ora mi torturano i ricordi,

i rimpianti per ciò che non ti diedi,

gli echi strazianti negli accordi,

il nero silenzio dei congedi.

 

Il bacio, la carezza sulla fronte

e la notte scorreva tranquilla.

All’alba si animava l’orizzonte:

oltre la finestra l’ultima favilla

 

di un astro, i riflessi sui vetri,

una brezza fragrante, l’inchino

gentile del tiglio… Eppure già tetri

nel cuore i sogni di un bambino.

24-11-2025 ore 15-22

0-3 EE 

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Profilo Autore: Oudeis  

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Vecchiaia è quando iniziano i ricordi
a sovrastar nel corso del tuo giorno,
quand’hai solo un biglietto di ritorno
del viaggio che percorse i tuoi precordi.

Quando immaginar provi del vissuto,
rovistando del viaggio nel bagaglio
e cambiandone pure un sol dettaglio,
quale destino avresti conosciuto.

Quando perdi gli amici ad uno ad uno
come quando, a quell’ultimo commiato,
fantasmi in carne ed ossa hai ritrovato
con un fardello d’anni in più ciascuno.

Vecchiaia è quando d’esser un fantasma
agli occhi altrui pur tu ti percepisci
e irreversibilmente ormai capisci
che più nessun biglietto ti entusiasma.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

Questo autore ha pubblicato 133 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
C'è un sole di cartapesta sulla piazza,
e trent'anni portati come uno zaino
pieno di sassi lisci, tutte promesse smussate.
Io sto qui, in questo sciame di voci nuove,
con la mia disillusa corazza di quotidiano.

Mi hanno insegnato la competizione
come fosse un secondo scheletro:
chinare il capo, contare i giorni
sul calendario grigio del dovere.
Ma qualcosa si è rotto.
Forse il cazzo nella cerniera di Ben Stiller,
forse quella vecchia borsa militare
che mio nonno teneva in soffitta,
piena di silenzio e di polvere di mai.

Ora la mia voce è un filo sfilacciato,
ma lo tendo attraverso la piazza.
Non è un urlo, è un suono opaco,
la ruggine che si stacca da una canna.
La mia leva è stata un'altra:
il precariato come trincea,
il futuro a rate, la naja del mutuo.
Eppure, oggi, in questo corpo-stendardo
che non sventola più per nulla,
mi ritrovo a mormorare No.

Non per eroismo, ma per stanchezza .
Perché la sola arma che mi è rimasta
è questo fragile, testardo osso
dell'Io, che rifiuta di essere
un numero reale, un soldo bucato
nella tasca della bancarella
per pagare un debito non mio.

Il corteo è un fiume. Sono un sasso
levigato, che non smette di cantare
sottovoce la sua nota fessa,
la sua unica, usurata verità.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Un lampo di colore
attraversa l'aria 
nel quieto abbraccio 
delle acque serene 

Vagabonda tra le fronde 
non hai spine nei pensieri 
dove il destino - come giostra 
tesse inganni 

Scivoli senza peso 
nel segreto delle tue danze
testimoni silenti 
di attimi fugaci
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Profilo Autore: Carmine Ianniello  

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Limite infinito tra terra e cielo

infuocato ai bordi del mare,

seduzione sublime dell’oltre,

alla vista il visibile invisibile


soglia affacciata sull’ignoto,

l’infinito alle porte del finito,

senza fine la luce nello spazio

sulla porta il buio in controluce


conflitti perenni occultano orizzonti,

confini contesi, contesti inconsulti,

nel buio la luna riflette la luce

all’orizzonte il sole rinasce.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Cedo all'incanto 
Di un solo gesto
Sottraendo coraggio 
Al silenzio 
I tuoi occhi brillano 
Nell'aria pungente 
Facendomi soffrire 
Le pene delle pietre
Non è finzione
Ma un'altra condanna
Che si abbatte sulle corde
Delle mie braccia.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Ed e' così che riarriva il momento,
Quello che fa ogni bambin contento,
Sale lo scatolone dalla cantina,
Si monta l'albero e su ogni pallina.

I bambini attorno con mille parole,
Come la Terra fa ellissoidando il sole,
Uno dopo l'altro mettono i rami,
Nei quali il loro occhio ricadrà l'indomani.

La casa si riempie di moderni colori,
Sgargianti tentano di allietare i cuori,
Ma manca il profumo della mia giovinezza,
Quando l'albero era vero e non una schifezza.

Sul portapacchi della 500 legato,
Fresco di pineta appena tagliato,
Tanto che dovevi stare attento,
Che la resina non cadesse sul pavimento.

Oggi materiale non ben identificato,
Rende il tutto falso e spersonalizzato,
E invece del profumo narrato prima,
Ha l'odore di muffa della cantina.
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Profilo Autore: Stornello Meneghino  

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