Strofa di novenari a rime alternate ABABABAB in onore della Befana latitante.
Anche quest’anno m’ha ignorato:
nemmeno cenere e carbone…
manco di striscio m’ha cagato!
Calzetta vuota e delusione.
Invano ancora c’ho sperato
perché son proprio un bambinone
anche se forse più appropriato
è dir che son proprio coglione.
06/01/2026
indossa l’uniforme, ora l’inferno
si scatena sul mondo e i rami teneri
marciscono per terra…Il giorno è notte
**
e il sole della notte incendia il vento,
avvelena il tuo sangue: strani esseri
si incarnano nei sogni dei bambini,
indossano di giorno l’uniforme…
**
ma le bombe non sono caramelle
dentro calza per bambini buoni
e tu, fratello, adesso sei la torcia
dell’incendio del mondo, sei il demone
**
che oscura il sole e tutte le altre stelle
nella tua uniforme insanguinata.
domani è un altro giorno! - tu mi dici.
ma ci sarà un domani per il mondo?
*********
ore 9,01
venerdì 9 gennaio 2026
a breve accadrà l'irreparabile,
giovani stivati in una cantina,
della lor vita si vedran rapina.
Scintille svettan sulle teste,
per dar il via alle feste,
ma una si erige più della vicina,
di lì a breve sarà una carneficina.
Fiammelle dapprima insignificanti,
tra l'ilarità dei partecipanti,
in breve diventano roghi letali,
mietendo vittime estere e di connazionali.
Nulla sarà più come prima di ora,
figli di tutti tornan supini nella lor dimora,
vittime del Dio Danaro,
che il cuor ha reso avaro.
Mi è concesso un grazioso dolore
ne conto i giorni affondo e riemergo
tremo come un uccellino sbriciolato
dal mare dal ruggito
cado nei vicoli del tuo cuore
incastonato nel buio
che non ha il potere sui malocchi
sulla tramontana spezzata dai gangli
così ammasso fantasie aliene
appendo vischio dai miei sensi malati
approvo ogni tuo viaggio d'inferno
di maestria sulle correnti di bocche amare
su precipizi che hanno separato occhi conosciuti
approvo i colpi con cui annienti affari di fandonie
che vogliono legarti
‒ s’illudono ‒
dove io non respiro.
C’era un istante,
appena prima di sfiorare le tue labbra,
in cui tutto si fermava.
Il mondo taceva,
come se anche l’universo
volesse soltanto restare a guardare.
Ogni cosa intorno svaniva
e rimanevi solo tu,
con quel tuo modo unico di brillare,
gemma preziosa
custodita nella memoria.
Ancora oggi,
quando il pensiero di te riaffiora all’improvviso,
quel bagliore ritorna
in un angolo nascosto della mia mente,
dove l’amore, in silenzio,
non ha mai davvero smesso di battere.
L’amore allor facciam? “No, t’ho già detto,
non sono predisposta per il letto”.
T’ho proposto un romantico finale
audace, trasgressivo ed augurale,
accoglimi entro te, fallo, suvvia.
Cenetta deliziosa in trattoria,
discoteca per farci compagnia
e ora siamo insieme a casa mia.
È vero ch’è la prima nostra uscita
però ammetti, l’ho resa saporita
facendo del mio meglio per sedurti.
Or fai come opponessi un paraurti
a protegger la tua istintività,
perché avverto la tua curiosità
di conoscermi nell’intimità
e d’avere con me complicità.
Fors’è tattica, forse strategia,
forse attizzare vuoi questa malia
che in te mi fa cercar pace e rifugio,
lo dico senza alcun mio sotterfugio,
breve tregua a quest’ansia esistenziale.
Liberi adulti siàm, non c’è alcun male.
Libertina ti par la mia morale?
O temi si scateni un fortunale?
E allor, provetto attore, cosa faccio
per cercare di sciogliere il tuo ghiaccio
ch’è forse solamente diffidenza?
Voglio giocar di nuda trasparenza:
non promesse, non sono un fanfarone,
né profferte d’amor d’un mascalzone,
sol capriccio di dar consolazione
al mio cuore romantico e briccone.
Qualche lacrima uscir fo per davvero
poi mi scuso amorevole e sincero,
confesso che ti voglio preda ambita
qual corsaro sui mari della vita
per serbare un intimo segreto,
tu per me, io per te ricordo lieto
d’un duetto su un magico tappeto
per un volo impudìco ma discreto.
Taci, ti accosti, poi con lenta mossa
le lacrime mi asciughi un po’ commossa.
Ti avvince, ammetti, il mio mondo interiore,
mentre il tuo sguardo esprime un nuovo ardore.
Pian pian ci avviciniamo fronte a fronte
poi cauti superiam d’ignoto il ponte
e aprendo con un bacio un orizzonte
ci abbeveriam reciproci alla fonte.
Confidenza ho rivissuto d’un amico
un po’ canaglia eppur dal cuore antico
che la tattica usò del “chiagne e fotte”
ma prese la più tosta delle cotte
che gli mutò di vita lo scenario.
La sposò, il libertino immaginario,
e sarebbe tra un po’ il cinquantenario,
ma intervenne un destino funerario.
Ai margini di una fragile cartilagine,
negli scarti di una lettera iniziale,
sulla cresta di un’onda anomala
rivive il sogno di una bufala
ai confini di un ghiacciaio evaporato
nell’acqua l’impronta di una vita,
sull’orlo di una pagina appena letta
una matita lascia il segno di un’amica
immigrati rifugiati dentro un ombra
ai margini di confini senza immagini,
senza tetto, senza casa, senza dimora
nei margini di una vita senza senso.
Così bianca e soffice, questa neve
non dolcifica il mio smarrimento.
È troppo muta ed io avrei bisogno
di sentire schiamazzi nelle vie
o, almeno, echi di voci lontane.
La mia solitudine, chissà perché,
si sdraia, come sempre mi accade,
sui fianchi delle notti più lunghe
levigate dal freddo degli inverni.
Ho smesso di guardare il vecchio lampione.
Anche se la sua luce apre varchi,
è troppo solo per pretendere riparo.
Nella strada che assorbe l’abbandono,
provo passi, mani in tasca e capo chino,
mentre intanto dal cielo cadon fiocchi,
lenti come l’ora che mi tiene prigioniero.
È solo un gatto, un piccolo randagio,
ciò che i miei occhi impigriti raggiungono.
È solo un miagolio ciò che ascolto
e che chiamo clamore nel silenzio assurdo.
Limerick, gli endecasillabi introduttivi e finale canonici da leggersi a minore, rime AAbbA.
Se esistesse davvero un dio sapiente,
Gerusalemme merita un potente
mirato terremoto
non che devasti in toto
ma che del Knesset¹ non rimanga niente!
¹: sede del parlamento israeliano, culla del famigerato criminale internazionale Netanyahu.
03/01/2026
tu che per ultima sfiori la banchina,
hai scrutato ogni alba fino a stracciarne il velo,
hai legato le mani alle funi umide.
Le tue notti bevono stelle fisse,
il tuo corpo si fa scala per le nubi,
gridi Terra! e la nave trabocca di fremiti,
mentre l'ancora già sogna fondali.
Ma rammento Ipno, figlio della Notte,
come implorato da Era si curvò
sul sonno di Zeus -ché il dio si placa
solo se il Sogno lo accarezza.
E Pasitea, dalle bende d'oro,
già danzava prima del risveglio,
una delle Cariti, promessa sposa
se il giogo d'amore avesse vinto.
Tu, vedetta, somigli a Ipno:
vegli perché altri possano dormire,
annunci l'approdo che a te sarà negato
finché la nave non si allacci le scarpe alla riva.
E come a lui fu concessa Pasitea,
così a te si concede solo l'orizzonte-
la dea del ritorno, la sposa mai sposata,
che svolazza sul molo quando calano le ombre.
Tu scendi per ultima, la passerella trema,
il tuo corpo sa di veglia e di sale,
e mentre l'equipaggio abbraccia la rena,
tu ascolti il richiamo dell'onda che permane:
perché chi tiene aperti gli occhi per tutti
conosce il segreto di Ipno e degli dèi-
che il dono più grande è vegliare sul sonno,
essere l'ultimo approdo di se stessi,
rimanere scoglio mentre il mondo riparte.
Per sentirsi vivi
c’è una porta
che lascio sempre aperta,
una soglia
che ogni giorno provo a non richiudere.
Da lì passa l’amore,
con il suo tremore limpido e chiaro.
Rifletto sulle primavere
che non conto più a cuor leggero,
e questo sentimento mi appare
per ciò che è stato.
Una forza segreta
capace di piegare il tempo.
In quel tempo giovane e lontano
lo credevo assoluto,
vi cadevo inerme, convinto fosse eterno.
Poi ha imparato a tornare a scatti,
come un sussulto improvviso,
a incrinare equilibri pazientemente costruiti.
Sapevo fosse pericoloso,
eppure l’ho accolto senza freno.
Perché nell’innamorarsi
abita una lucida follia,
un breve riscatto
dal peso lento dei giorni.
Non dura… ma ritorna.
E finché ritorna, lo accolgo,
lo abbraccio per tremare
e sentirmi vivo.
LA MIA VITA SCORRE LONTANO DA TE
E SE PER UN ATTIMO PENSO AD IERI
IL BUIO MI STORDISCE LA MENTE
IL TEMPO IN QUESTA CASA NON PASSA
TUTTO E' FERMO
IL MATTINO SEGUE LA SERA
NON RIESCO PIU' A SENTIRE
IL VENTO CHE SOFFIA
SUL MIO VISO
( NASO) 6-1-2026










