là dove è nuova la luce dell’alba,
mi soffermai a pregustar la scena
volgendo gli occhi all’eterea via.
Immensa, di persone pullulava
e di germogli a divenire fiori
al primo tocco della fantasia
quando li vuole contemplare schiusi.
Ed altro catturò la mia attenzione
in special modo uomini smarriti
e donne, anch’esse un po’ disorientate,
alla ricerca del ritorno duro.
Possibile, mi domandai sorpreso,
che dopo averlo anelato a lungo,
quasi al cospetto del mistero bello
vi sia la ritrosia ad accettarlo?
In mano a quella gente vidi zolle,
di mare gocce dentro delle ampolle,
la neve scivolare sui mantelli
e di sei petali su ogni petto un fiore.
Nel cuor di quegli umani vidi infanti,
adolescenti in cerca del futuro,
adulti a caccia del miglior presente
e vecchi, di nostalgia ammalati.
E un sussulto ebbi alla conferma
di essere non solo ad amar la vita,
di appartenere a quella folta schiera
per cui attender deve, il Paradiso.
“Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi.”
(Amedeo Modigliani)
Ricorri
e poi ancora persisti
(nonostante i miei sforzi)
come il ricordo del posto
che potrebbe essere
stato
(per un tempo
o per una stagione)
la residenza del tuo sospiro.
Ti sarebbe bastato un salto
per raggiungere
il mare
e
per
cadere
nel sonno
sciamanico.
Invece
la nebbia
è cenere gialla
dove il fiume si perde
nell’umido delle orchidee.
E sul tuo fronte occidentale,
al di sopra del mio punto di fusione
e al di sotto della chioma del vecchio ulivo,
si trova ancora il cassetto delle medicine.
Nei miei sogni il suo profumo acre
è rimasto nell’atmosfera
soltanto per un po’,
prima di precipitare
di nuovo al suolo-
La via è aperta,
il delta dorme
adesso.
Si può
di
nuovo
passare
.....
”La cattiva musica mi disturba, ma la musica meravigliosa mi disturba ancora di più.”
(Arturo Benedetti Michelangeli)
E, se mi muovo
non mi muovo,
è solo respiro.
Vivo ma non vivo,
fluttuo come nuvole.
Staticità, come
essere preda
dell’assenza di gravità.
Un fiore può nascere
nel silenzio arido della terra.
Tornerà,
la primavera di allora,
sbocceremo come i fiori
tra le crepe di una roccia…
In questo luogo
di vento e di pace
un sorriso
ha una via
rimasta agli occhi .
Al seno della madre
fa ritorno
incontrerà altre genti
seguendo un
tratto di luce.
Lasciando a noi
il pianto
e una vita passata
di voci e di ricordi.
Ciao Concetta
Due gambe, due braccia, una faccia,
le mie orecchie, un naso e gli occhi sono pronti,
attesa per le mani, richiamo di domani,
coraggio per le spalle, aria per la bocca e leggera sia la terra
per i piedi che da soli portan tutto ad ogni luogo
Il pane per domani e le case per restare in un luogo da salvare
Per quello che siamo
la semplicità del mattino
il sorriso dell’acqua
le sensazioni dell’amore.
Per i momenti vissuti
la curiosità di scoprire
il senso delle cose
le passioni espresse.
Per tutte le volte in cui
scopriamo che
il pianto è gioia
le mani tremanti emozioni
la vita stessa un battito in più.
Per quello che siamo
e che mai abbiamo saputo di essere.
Riarmato in guerra di una pace perduta
Pause che divergono dal reale consumo
Del volgere vacuo in rosse cicatrici amorfe
Nessun vero consigliere nelle parole
Ma effimeri campi fragili
Nel punto dei profondi oblii
Sorge sangue e scisma all'alba
E percorro strade e calma e caos
Sarà proprio presso il testimone
Da quella luna apogea
Alla mano ignota

Al numero dieci
del palazzo di fronte
c'è una piccola donna
che sogna l'amore.
Mentre cade una foglia
nel suo giardino,
il vento la culla,
la porta lontano.
Vola la notte,
cattura una stella,
dorme la donna
in un sonno profondo.
Fiore di campo,
profumo di grano,
al numero dieci
non vi è lamento.
Vola la notte,
cade una stella,
la piccola donna
mai più si sveglia...
Elegante nei modi,schietto e sincero
a tratti ambiguo e avvolto dal mistero,
la capacità di sdoppiarsi e
confonderti è quasi geniale
un anima bianca e nera
come il bene e il male,
invadente ma sempre garbato
un po diacono e un po soldato,
muscoli e raffinatezza, solitario e stravagante
personalità sovrapposte lo rendono affascinante,
severo,dolce,serio e spiritoso
più passa il tempo e più è misterioso,
molto corteggiato piace a tanti e a tante
è un buon compagno ma anche un ottimo amante,
lui è un insieme di tante cose
nel suo fare spiccano sfumature meravigliose,
pacato,folle,riflessivo e audace
quest’uomo è misterioso però piace.
può cambiare
quest'immagine imbiancata.
Quali occhi possono amare
questi sguardi appannati
che vagano smarriti
nei miei
sentieri nascosti.
Quale mano può accarezzare
queste voci del passato
che tornano impetuose
a svegliare i miei sogni
persi
nello scorrere
dei giorni
lungo il fiume
della vita.
Riparto ogni giorno
armata
di un sorriso sfiorato,
e sogno che dal cielo
scendano
carezze di cristallo
per calmare
queste acque forti
che circondano
la terra.
Mi ricordo quando mi dicevi
“Mah, forse è meglio andar giù là al fresco, sotto le piante”
E io rispondevo
“Ma no è ancora presto dai”
E tu continuavi
“Non torna mai indietro nessuno, si vede che stanno tutti bene”
Ecco, adesso lo sai se stanno tutti bene.
Magari dimmelo in un sogno, così
potrò dormire tranquillo sapendo
che per te è solo un nuovo inizio.
un’aria invero profumata,
un fiore alieno emozionante,
il mondo di Aur.
Col passo lento dell’intruso,
la curiosità che mi assillava,
l’ho visitato di soppiatto,
il mondo di Aur.
Finestre blu e senza vetri
mi aprivano nuance e sogni
al pari di carezze di una madre
che inondano d’amore il figlio.
Scovai più tardi nel salotto
pile di libri e antiche fiabe,
figure di prìncipi al galoppo
ad inseguire glorie e dame.
Sul vecchio tavolo di fòrmica,
ancora aperto il grande Black
e una foto in bianco e nero
del primo pesce catturato.
Sui muri, a destra e a manca,
guardai quadrati d’acqua e sale
e barche e reti e lenze sgangherate
distese al sole ad asciugare.
Davanti al fuoco scoppiettante,
su sedia a dondolo di raso,
pelle di seta a prima vista,
l’ultima fata mi parlò.
Appresi d’un foulard bianco,
del banco d’una quinta B,
di poesie dei sedici anni
che l’uomo suo le raccontò.
Che tempo sarà stato
il tempo che ora non c’è più?
Quali speranze nascondeva
il mondo di Aur?
uguali sofferenze.
Se incontrassi Dio
gli direi che un regalo
non si chiede mai indietro.
Ma lui forse è egoista
non ascolta nessuno
così la vita va avanti a minuti
e si riprende quelli vissuti
lasciandoci lacrime amare
con dolci ricordi da sfogliare.











