si sgretola in un soffio,
il cielo si stupisce
non capisce il perché.
La roccia è dura
sostiene la terra,
un soffio è leggero
non scaglia il granito.
Il sole è confuso,
non ha senso tutto questo.
Ma il mare che è saggio
capisce il motivo.
A forza di sostenere
le radici del mondo
la roccia è confusa,
son scarse le soluzioni,
allora pian piano
si lascia sgretolare,
cosi un soffio leggero
la può trasportare,
il vento insensibile
la porta lontano.
Col tempo potrà
di nuovo solidificare,
la pioggia la impasta,
il sole l'asciuga.
Cosi torna a sostenere
le radici del mondo,
anche se
una soluzione
non c'è.
Quando davvero servono due ali
sì da far invidia a un passerotto
che s’azzarda a darsi arie d’usignolo,
quando vuoi spalancar lo schermo
a qualsivoglia fantasia comparsa
che, per trastullo, un senso inventa
e poi a protagonista essa s’atteggia,
accade allora che ti senti piombo,
quercia depressa nella bruma
e non hai rami, non hai tronco,
e uniformi son le tinte attorno.
Passeranno, sì che passeranno,
le ore senza i margini del tempo
dentro le quali non riconosci il sole,
non più raddrizzi una luna storta.
Fortuna che verranno presto
i giorni dello snodo a tutto tondo,
lo scartocciar fragori e caramelle
per rieducarti al vivo ed ai colori.
Una pausa del tempo
testimonia
il palesarsi
di una zoppia uterina.
Un sacco avvolge
i rifiuti della mente
ed è incenerito
sugli altari
di un dio pagano.
Le parole mai dette
si arrampicano, contorte,
su pareti scoscese;
nel fragore di esprimere
una forte sensazione …
mi sorprende
un’agonica afonia.Il pensiero cannibale
divora la morale
e gli amici senza volto
consumati con essa.
Il pensiero non naviga….
galleggia in questo mare
con i colori della plastica
in cui i modaiolismi dell’appartenenza
sono l’emblema.
Malessere e vergogna,
per queste lucciole di una notte di gloria
che questa umanità presenta
e non ricorda.
Il degrado interiore non è compreso
in questa società che la speranza possiede
e il pensiero mio si confonde….
in questo fiume di cicale.
Fu silenzio e fu paura,
ventre di sofferenza.
Sfregiati i corpi, da incubi e pazzie.
Stanze sbarrate alla vita
erano approdo carnefice e
greve e funesta l’aria, annerita
dalla maniaca voglia di razzìa.
Ed era silenzio nei pianti
nelle bocche affamate
negli occhi delle tenebre.
Anime già riesumate, vagabonde
sulle alture dell’orrore umano,
macerie plasmate dal dolore
prima della morte.
E fu silenzio, alla fine della fine.
Nessuno potè tornare indietro
ad amputare i pensieri
delle menti cannibali…
Che non si spenga
la fiamma della paura.
Che resti il terrore, vivo e nero
ricordo di quella pagina…
… Per non dimenticare…
Conosco le tue ferite...
Conosco le tue paranoie...
Conosco la tua insicurezza...
Lo so non sei così forte come appari
So la persona che sei
So bene che hai paura...
Paura di rimanerci male...
Paura di perdere l’ultimo pezzo di cuore...
Ora io non posso prometterti
che sarò perfetta
Non posso prometterti
che non ti ferirò
Che non ti farò arrabbiare
Non posso dirti che sono il meglio
che puoi avere dalla vita
Ma una cosa la devi tenere sempre presente
Io ci sarò sempre
Nel bene e nel male
Ci sarò nel buio e nella luce
Ci sarò quando sarà sereno e quando ci sarà la tempesta!
Ci sarò perché nonostante le cose che non sempre vanno, la vita assume un sapore
piacevole perché se ci penso bene un sogno ha il tuo nome ed molto confortevole...
ci sarò per te
Perfino quando sarai arrabbiato
Quando sarai a pezzi
Io ci sarò per te
Finché lo vorrai
Ti dono il mio tempo
La mia anima è tua...
Fine....
Sono sempre di meno
sono sempre più vecchi
ogni anno che passa a ricordare
la storia, quella storia che fa male
alla mente ed al cuore.
Non c’è retorica che tenga
anche dopo settant’anni
per imparare la lezione da un orrore
che ancora non si riesce a misurare
ma che mai sarà possibile ignorare.
La memoria di ieri
si offusca troppo spesso nel pensiero
di chi vive in un’epoca diversa.
Ma gli errori di allora e quelli d’oggi
- c’è perfino chi nega -
non ci facciano distogliere lo sguardo
da questi vecchi che fanno violenza
al dolore vissuto, e che da questo
traggon la forza per darci ogni giorno
insegnamenti da non dimenticare.
Fatica e concentrazione povero colibrì,
magnifica creatura il più piccolo degli uccelli.
Milioni di battiti ma solo tu puoi assaporare quel nettare,
Solo tu con il tuo sudore puoi assaporare il polline frutto dei fiori più belli ed offrirlo ai tuoi piccoli.
Fatica immensa, appartenete immobilità ma una vita vissuta nel bello.
Chiuso fuori dentro queste mura
il silenzio bussa alla porta.
Resto ad aspettare il tuo arrivo
non portare la valigia
dove nascondi i vestiti
non servono.
Esco per una sigaretta
lascio segnali di fumo...
Ci ameremo fino al giorno
in cui la terra non darà più frutti?
Ti bacio, ti bacio,
fresca sorgente
a cui mi disseto.
Tu polline, io ape,
tu pane, io la fame.
E ti guardo, ti guardo…
Come il cielo il mare,
il tramonto la sera
che incede. Noi,
il vissuto e l’avventura,
la scoperta, l’abbraccio
tra saggezza e innocenza.
Una favola, la nostra,
mentre restiamo a guardarci.
Occhi negli occhi,
furbamente.
E ti amo…ti amo, piccola mia….









