le onde del mare
in questi mesi
di fredde paure.
Sono chiare
nel loro toccare
quel lembo di terra
che chiamiamo
Vita...
I granelli
di sabbia dorata
appena bagnata
raccontano storie
di genti lontane...
L'aria azzurra regala
un raggio di luce
che diffonde
improvvisa nel cielo
un soffuso segnale
di pace
invernale.
Tra poco la brezza
marina
diventerà
un tiepido
soffio
di stelle
filanti...
Per te sarò
fiore di gardenia
all'occhiello del cuore
O mio oppio d'oriente
che nei giorni
e nelle notti d'amore
pervadi la mia mente
sospirami
nell' intensità
del tuo vivermi
caparbiamente
Inebriati
e perditi nella
mia anima
che senti,
la tua unica
essenza.
L’Amore vive di sogni proibiti.
Se stanotte, ho sognato di te,
è solo, perché l’amore bambino
reclamava di farsi grande.
Lo so, che quando avrà divorato
tutti i sogni, dell’anima mia.
Allora sarà cresciuto abbastanza
e vorrà fuggire via, per una vita
tutta sua. L’amore è figlio dei
sogni, ma come tutti i figli, lo sai.
Non appartengono, che a se stessi.
che piano massaggia il cuore
è un trattore che frantuma
e lascia senza parole
l’amore è un treno, un segreto
la fine e l’inizio di un diario
è una cometa che porta lontano
un veleno che fa decollare
l’amore è uno scemo
un uccello che fa il versaccio
è un poveraccio che cerca bivacco
nel punto oltre la ragione
l’amore è un’atmosfera rosa
cera che si scioglie sulla sposa
è un giardino di primavera
l’estate che brucia nella gola
l’amore è tutto, l’amore è niente
è rincorrersi sulle sue labbra
tra le cosce dell’esistenza
nella magnolia di un orgasmo
l'amore è un lampo
è un petalo di papavero
la fotografia di uno sguardo
nell’infinito flash di un cielo viola.
Paura di smarrirmi nel non detto
col rischio di sentirmi vuoto.
Sarà per questo che un po’ mi illudo
e poco umilmente di lì a poco
chiamo poesia una smania,
la voglia d’individuar parole
che sono da salvare all’istante
e all’istante dar loro chiara voce
al canto o al pianto del cuore.
Mi bacia, il sole, il mio respiro
scivola fresco, forte,
fino ai polmoni.
Sento!... Ed ho pace, alla luce
di questo mattino impaurito.
Il senso di solitudine
ha rotto le righe. Grida
in questo silenzio, rimbomba e
prende coscienza... Agisce.
Urla, dice e si veste di sorrisi
poi trema, anche se canta.
M’accorgo della rondine,
era pronto il nido e lo ignoravo.
Quante cose vicine ma estranee...
Ora ho tempo: guardo, ascolto,
m’arricchisco.
Ora che tutto è fermo, immobile
su un’unica scena: la paura…
Eri l’uomo più bello e forte che conoscessi
Hai aspettato che nascessi,
I giorni passavano, noi ci allontanavamo,
un legame forte in mezzo a troppe porte,
tra giochi e risate, passavamo le giornate,
come puoi dimenticare tutto questo, sono all’angolo che aspetto,
in un tuo ritorno che forse è solo un sogno,
maledetto mondo…
sentirsi a distanza senza nessuna speranza,
l’unica cosa che ci somiglierà, le nostre fragilità,
io ti ho perso tu mi hai perso,
è vero tu mi amavi io ti amavo,
quant’era bello quando giocavamo,
a oggi sento il richiamo di quando ti chiamavo,
non con il tuo nome, ma papà era il soprannome…
né religione che sia,
dettata da un clero di falso conformismo.
Automi gestiti da prototipi psicologici
miranti a schiacciare
le menti degli esseri
distruggendo e schiavizzando.
Nego il criterio d'agire
di pigra, cosapevole ignoranza
lottando
affinché il mondo
non mi cambia.
Ottenere la svolta spostando a poco a poco la molla che muove le cose,
credere che lasciare la vita libera dal fuoco, sia cosa onesta e giusta,
partire per andare
faticare per avere e mangiare le cose che il mondo lascia in parte per noi
creare rabbia e fatica per cose che l’uomo non capisce,
perdonare le cose per la loro scarsità,
mandare fuoco nelle vene per spargere aloni di mature parole di giustizia
non c’è luogo e cosa che ti calmi da questa ansia di perfetta densità latente
non si muore, non si cura, non ci sono le parole per spiegare ma la gentilezza è falsa,
dura e cruda la realtà, non si ferma contro i muri, li abbatte a spintoni per passare,
è forte,
è pura la natura
smarrito in orizzonti sconosciuti
e ti parlo.
Non smetto di parlarti
cercando di spezzare la corazza
che m’impedisce di giungere a te,
nel tuo mondo
popolato di vuoto e di mistero.
Vorrei sondarlo tenendoti per mano,
nel tremore del tuo corpo
riuscire a comprenderlo
per donarti giusto conforto.
Escogiterei giusti piaceri
per riaccendere la luce del tuo volto
riportando equilibrio e speranza
perdute in una vita non vissuta
sfuggita e insoddisfatta
nell’incanto d’un pensiero intrappolato
nel gorgo del letargo.
Ti parlo e ti sostengo
nelle barriere erette dagli stolti,
sarò la tua voce
le tue gambe e le tue braccia
nelle lotte contro l’indifferenza.
Urlerò per te contro le ingiustizie,
difenderò la tua dignità
perché sei speciale,
sei puro nell’anima
e la luce del tuo volto
sarà mio sostegno,
perché tu sei e sarai la mia forza.
vedo rami come artigli
a lacerare sogni
ormai dissolti
al primo sole
Poi arrivano
giornate piene
di pensieri cupi
scritti su fogli
ormai ridotti
a carta straccia
e in questo limbo
soffocante
accenderò candele
per lacerare un buio
che mi opprime l'anima
... e aspetterò paziente
il primo volo di un airone
Non posso non amare,
oh mare, quello che anche tu ami!
La stella salata e marina
sui fondali bianchi.
Distesi sotto limpide acque.
Il moto dell'onda sorprendente,
la spuma che corona la sabbia,
la conchiglia che parla di te
e bene sa imitarti.
Non posso non sentire dentro,
il passo emotivo di questo sentimento che,
mi porta, che mi lega sereno
a tutta, questa materia madre di vita.
Non ho timore di una vita in cui perdermi!
Ma di una vita perduta, in cui non ci si è mai persi.
E svanente pare la memoria
nei meandri dei fogli
Perdute fragili vestigia,
l’animo vaga
per luoghi senza luoghi
per immagini senza colori
Quel tempo rubato
vorrebbe parlare
gridare o piangere,
invece si resta muti
nelle maschere di pietra
che racchiudono la vita»
Percorro un viale, forse…
No, non sembra essere un percorso che porta o sul quale poggiare i passi, ho l’impressione di essere trasportato verso contenitori fatti di muri o di stanze.
Mi ritrovo in un luogo di sepoltura, sarà antica realtà? Non comprendo, riesco solo a vedere un sarcofago di pietra e un guardiano che mi ammonisce. Forse legge nei miei pensieri? Della mia curiosa essenza sa bene?
«Non aprire, non puoi osservare il contenuto del sacello, chiunque lo farà non potrà dirlo né descrivere ciò che avrà visto.»
Apro quello che sembra un eterno ricovero, vedo un lenzuolo bianco, posato sul fondo, un involucro soffice che regge una maschera d’oro, stupendamente brillante.
«Non fissarla, non guardarla, non osare sfiorarla, sarai reso in polvere all’istante»
Non resisto, essa mi chiama, allungo le mani all’interno del sacello, provo a sfiorare l’oro, ne seguo i lineamenti, da essi vengo rapito e un’energia incredibile mi scuote, mi fa tremare. Ho paura ma non posso andar via…
Ecco ora sento aprirsi le porte della mente, invoco le forze del regno dei morti e quella maschera s’è trasposta sul mio volto e… vedo ogni cosa che appartiene all’Altro, il mio corpo non esiste e non riesco più a percepirlo, mentre il regno dei morti mi parla e io ora comprendo e so d’appartenere a quel mondo.
La notte trascorre il suo sonno, io non più il mio e cerco il sangue caldo nelle gambe, non le sento più e crespo appare il corpo.
Notte d’altro che tu non sai e io non son altro che flutto di pensiero che conosce e percepisce e della sua appartenenza non ha più dubbi.
Aspetto qualche pulsazione nuova, poi riprendo il terreno moto e un sorso d’acqua.
«Notte, sei mia come niente altro»











