Una vita di speranze mancate, incertezze disattese di corrotta sicurezza.
La vita non è come sembra esser stata fatta, si evince nella notte che l’ombra non esiste, che le cose non ci sono, tutto è vano nel divenire eterno.
Perché quindi disperarsi del vivere terreno, non c’è luce che ci basti a salvare le anime perse nell’oblio disadorno di questo eterno.
Buchi ci sono nell’anima, mancan parti di sostegno, mi accascio su me stesso.
Ho le ossa spaccate dalla neve esteriore, la polvere interiore mi opprime ogni respiro.
Aria, mi serve, aria pura di stagione con la rabbia del dolore; mi opprime.
Mi opprime questa convinzione di una diffusa empietà,
Mi stringe il cuore, mi offusca il pensiero, questa incapacità, di lasciare andare.
Libertà, di pensare e scagliare tutto dove deve andare senza aspettare. Lascia! tutto se ne andrà.
A casa torneremo, soffrire non è eterno.
sembrava tutto vero
e quando ti guardava
i tuoi occhi si perdevano
in un immenso mare.
Amore che scoppiava
quando il sole incominciava a sorridere
e poi quelle parole
che intonavano nel cuore
ti facevano morire
perché nessuno te le aveva dette mai.
E non ti andava di soffrire ancora
volevi solamente fosse tutto reale
quel momento, i baci e lui
quell'uomo così dolce e vero.
Amore nei ricordi
di quel giorno intero
che si aspettava solo la luna
per catturare le stelle
per poi tenerle strette
come quell'amore
che se lo lasci
il cuore non avrà più un domani.
Faccio finta di non capire
ma dentro mi sento morire,
il mio finto essere forte lo disprezzi
ma non vedi questo cuore fatto a pezzi,
mi credi invincibile e indifferente
di me non hai capito niente,
la fragilità non è solo in una lacrima
la vulnerabilità è dentro l'anima,
il comportamento ti confonde
è l'orgoglio che risponde,
non ti chiuderò mai le porte
meglio che mi credi forte,
è vestito di pace il mio dolore
sopporto e sto zitto per pudore,
dai miei silenzi percepisci che è finita
te ne vai non sapendo che per me sei la vita.
Vecchi bambini e donne
uomini qualsiasi
carne macilenta e nuda
vestita solo di anima
gettata
come spazzatura
dentro il Carso
più profondo.
Nessuno deve vedere
nessuno deve sapere
della vigliaccheria dell’uomo.
Là sotto per fortuna
è fredda la pietra
là sotto per fortuna
non ci sono estati ne inverni
a scandire il tempo
dei fiori di ghiaccio.
Che la pietà umana
nel giorno
di una reincarnata primavera
ha sciolto.
Ora
vecchi bambini e donne
uomini qualsiasi
sono alla terra.
Tutti devono vedere
tutti devono sapere
della bontà dell’uomo
che della bianca pietra
ne hanno fatto corpi.
Dentro il Carso
più profondo
un lieve odore
di fiori.
Ho paura di cantare
una canzone in riva
al mare...
Ho paura di cantarla
senza sentimento,
un rauco gracidio
della voce malata
per la pena d'amore.
Le onde fragorose
soffocano il dolore...
Ho paura di cantare,
perdonami se tento.
Perdonami se trovo
coraggio nel tormento...
Ho paura di cantare
una canzone in riva
al mare.
Ma tu sei sorda
come il frastuono
della disperazione.
mi cullo sospeso in questa
ansia di vita
nella lenta liturgia
di parole infrante
spese nel limbo
di una mente inerte
... e aspetto l'alba
disteso sulla sabbia
davanti a un mare scuro
mosso da un vento nomade
messaggero muto
di un giorno nuovo
e di profumi antichi...
Colori spalmati su tela
catturati dall'arcobaleno,
congiunzione tra cielo e terra,
sfumature del vestirsi della natura
è l'immortalar del pittore,
di ciò che i suoi occhi guardano.
Mani modellano la dura pietra,
dando vita e sembianze al mondo
che attornia lo scultore.
Lo scivolar della penna,
su canditi fogli, del poeta
nel compor versi di rugiada
distillati dalle emozioni del cuore.
Nella diversità di occhi spenti,
che vagano nel buio incolore,
solo lo sguardo dell'anima
può descrivere immagini,
sfumature e colori della vita,
concedendo ad essi
l'immaginaria percezione…
Di questi miei lampi
nessuno s’accorge. I sorrisi
sono ciò che di me ammalia,
la mia gioia innamora, anche me.
Combatto e queste le mie armi,
ombrello sotto la grandine.
Arriverà, quel vento salvifico
calmerà la piena del fiume.
A mani giunte, solo questo,
nell’ora del dubbio, piegata
dalle debolezze, all’ombra
delle mie miserie, a confidare
in qualche carezza
per il tormento...
... E, fiduciosa, attendo.
Attendo che uno zefiro
si mostri alle mie acque e
forza riemerga a sostegno
di un vivere che, talvolta,
si fa un po’ triste…
il tuo sguardo
le tue parole
che odo nella mia testa.
Il tuo sorriso
non posso dimenticarlo.
Il mio cuore è con te
sei nei nostri cuori,
nella nostra vita.
Mi basterebbe
solamente un semplice
“ciao”.
Ma posso solo
sentirlo dentro il mio cuore
dentro la mia testa.
Vorrei dimenticare le lacrime,
vorrei stravolgere la vita…
Ed essere sempre con il sorriso
come lo eri tu.
Non dimenticherò mai
quanto eri straordinaria
in ogni situazione,
seppur nella tua grande fragilità.
Un giorno
ti guarderò negli occhi
e leggerò il tuo stupore.
le volte che un po’ strano mi vedi
lontano anni luce da quegli anni
quando per me ammaestravi il sole
per non vederti piangere la sera.
Disegnami un sorriso
quand’è inceppato il mio cammino,
assorto io a contemplare i bordi
dimenticando di puntar la meta,
la vita, come tu l’hai definita.
Testarda nostalgia…
Adesso che tuo figlio ti colora
passando e ripassando le sue dita
su questa foto così ardua prova,
disegnami un sorriso, madre mia!
dove la montagna a strapiombo
si tuffa dentro il mare?
Dove si sta in silenzio a contemplare
la vita sulle ali dei gabbiani
a sfiorare le onde e la nostra fantasia
l’attimo che dura eterno
la commozione per un alito di vento.
Esistono ancora gli ideali
i sogni, le utopie
le scalinate che portano verso il niente?
Esiste ancora l’altruismo
la responsabilità, il senso della vita
l’ amore e l’umanità
o siamo braccati
imprigionati da questa appartenenza
questa realtà che uccide
che ci rinchiude in un unico pensiero
in case trincea e suoni metallici
parole virtuali e gesti calcolati.
Esistiamo ancora o ci stiamo estinguendo?











