Il mattino sveglia
d’arruffati suoni
pelli di tamburi battenti
lontani tuoni
Fuori misura
Fuori stagione
Qui ogni cosa ogni momento
non raccontano se stessi
Solo menzogne e pugni
lasciando il tormento
Ai posteri l’ardua sentenza
se vivere comunque
se vivere senza
quelle briciole tanto sudate
speranze abusate
servite per andare avanti
liberi da crociate
o spremere tutto
finanche i sassi
raccogliere le polveri avvelenate
far diventare oro tutte le giornate
Ai posteri parole di conforto
di pena da tutti bandita
dire che non basta viverla
la vita
E’ già sera dopo tanta luce
E’ sempre buio
per chi sul petto un cuore di pezza
ci si cuce
mi stacco in corsa dal carro della vita
e barcollando al centro della strada
mi infilo ignaro in dedali cortesi.
Sentite cosa m’è accaduto oggi.
Andando per la Via della Speranza,
in un mattino sera e notte insieme,
giunto ch’ero al chilometro duemila,
a destra un folto bosco di scintille,
a manca il lido degli amori azzurri,
mi sono ritrovato steso a riva.
Da naufrago che tal vuol rimanere,
ho avuto in dono dalla buona sorte
la condizione di parlar con Dio
e immaginate quindi tutto il resto.
Da lì a qualche secolo di pace,
son stato circondato all’improvviso
da stelle e primavere incuriosite
e a loro ho raccontato i sogni miei.
Poi, imbambolato e tutto a un tratto
mi son trovato tonto al bel cospetto
del mare contenuto in una goccia,
che mi ha ospitato a lungo nei fondali.
Tornato alla mia sponda sbalordito,
ammesso non bastasse l’accaduto,
ho avuto regalata l’emozione
di riabbracciare, come fosse viva, mia madre...
*
P.S.
L'ho scritta nel 2007. Ovviamente, 35 Agosto 2007, è un giorno inventato, un giorno impossibile nel quale si libera il gusto della libertà interiore e del sogno...
Penso che di domenica...
sì di domenica legge
e spunta le parole
col taglio dei denti,
sbava e risucchia
le sillabe molli
armeggia con le r
come ruota di mulino
urla a denti stretti
l'odio d'esser nulla.
Non disprezzare
chi non ti crede
che è trista cosa
il tuo biasimo
fasciato d'alterigia.
fa male non poterti riabbracciare,
ogni notte dentro queste mura,
sono un cane vorace in cerca di pace,
cado nel pianto di non averti qui accanto,
prima o poi finirà, ogni volta che chiamerai papà starò sempre là...

Son fuoco e fiamme,
cenere e lapilli,
occhi riflessi in altri occhi e
mani in congiunzione d’amore
Son tenere carezze e soffici dolcezze,
gesti quotidiani ed effusioni.
Così è l’amore!
Un bacio, un altro ancora e
parole da far tremar il cuore.
L’amor ha sogni da sognare
e mari da salpare,
ripide salite e fluenti discese.
Sogni, sognanti e vive emozioni,
un calice di vino bevuto insieme,
un campo di papaveri e fiordalisi
un ricordo vissuto in due.
Ecco, potremmo chiamarlo amore!
Di questa brina d’inverno
che cristallizza i desideri
lasciando al buio i sogni
resterà una cicatrice
sulla pelle dell’umanità
e nell’animo di ciascuno
che anche nei giorni di sole
un brivido di paura ha oscurato la luce
lasciando il dubbio
che non bastassero i nostri pochi colori
a ridisegnare arcobaleni, fiori e farfalle sui prati verdi del nostro domani.
Anche lo sguardo più ardito
si ferma all'orizzonte.
Tutto il nostro vivere è fatto di confini.
Ti illudi che nei sogni, almeno
puoi spaziare, "libero airone".
Ma credimi, stai volando in un piccolo cielo
appeso a un filo come un aquilone.
E il vento
Ha ripreso a sbatacchiare questa casa
Sta sibilando
Si insinua fra le crepe di corrose fessure
E le mani del creatore?
Stringono forse cenni di un distacco
Sta accennando però
Un saluto allo straniero
Dal sentiero nascosto ondeggia verderame
Di rumori e scricchiolii si ciba l'attenzione
E il vento
Ha ripreso a soffiare con forza
Laggiù nei campi vicini
Sta dilungando il potere suo
Libera forme
moti uniformi
E stanno tremando queste mani?
Stringono forse segreti ?
Vibrano fioche nell'intento
Di un Verderame
Blu elettrico
Cinerea scia
Oh Vento del Nord
che da fuori può sembrare strana,
Su una lunga via de palazzi, sembra che non c'è luce per sti ragazzi,
Ma chi la vive veramente,
sa che er sole da qualche parte sorge sempre,
Dalle sbarre della finestra, si può evadere con un sogno in testa,
Anche se vai lontano, la porti con te per mano,
E se il tuo sogno inseguirai, la tua luce troverai..
È lontana questa esistenza...
ne sento l’eco profondo
che ridonda come il sole
al nascere del giorno
Siamo sperduti in fondo...
Come gli uccelli trasportati dalle correnti
ci tuffiamo nel vento mirando la meta
e solcando il confine del cielo
cerchiamo un’isola quieta.
È il ripetersi della storia
questo naufragare senza memoria
Sull’amaca del mondo
riposo mentre vado pensando
che nell’insignificanza del perdersi
ritroviamo il senso di vivere una vita
all’ombra di una morte infinita
consapevoli di non illudersi
Alla natura non sfugge il controllo del vento
come all’uomo sfugge il momento.










