Ma cosa in realtà ci rende migliori
sono quelli che non ti aspetti
quelli che non dicono ch’io sia
o che strappino dal cuore ogni battito scalpitante
quando al tramonto il cielo si piega in un sospiro
e con le braccia aperte avvolge il mondo nel preludio che fa notte
quando fervore e vitalità prendono il sopravvento
e la voglia di fare mi scatena ogni appiglio
… e se mi guardi d’azzurro
mi si mescolano toni vinaccio…
per poi virare in barlumi solari
vestiti di gialli
o bianchi stellari, brillanti nel nero d’impatto
dove perdersi è mistero totale
e toccare la fine del Tempo non ha senso
non ha volto... come non lo ha
la voglia di privarsi dei toni di mezzo
che migrano i pesi in pacati equilibri
e non si cade sugli amaranti
per poi ferirsi di viola
o lenirsi di lilla
- l’esistenza ha di-versi colori
- ed ogni arcobaleno ha il suo perché
Quando tutto si tinge di nero
il bianco assoluto mi avvolge
nel vuoto che diventa l’eco sognato
Bizzarrie di cielo
non includono i miei pensieri,
che lenti ondeggiano,
ma li esaltano arrecando
nuovi profumi senza tempo.
E del mio venire
sottoforma di stupore
per le nuove cose,
che la vita ti riserva,
non rimane traccia.
Resto protesa nell'ascolto
di un sussurro di un richiamo
che mi rechi gioia,
mi rechi meraviglia,
come gli occhi incantati
di un bimbo nel gioco,
perché questo deve essere
sempre vivo nell'animo,
che non somma gli anni,
essi passano veloci,
senza lasciare strisce
di ricordi perché quelli
belli, quelli veri, gli hai
già riposti nel cuore.
di seta s’abbigliava il tramonto,
di silenzi, e merletti a firma di rondini.
Prima di entrar sulla scena,
impaziente, la luna aspettava
il dolce virar dal giorno alla sera.
Ed era mio, tutto mio, solo mio, il mare.
alcune mi sfiorano per un pelo,
una pozzanghera sembra in ebollizione
le gomme di un'auto le cambiano conformazione.
Nuvole affollano il cielo copiose
sono presagio di giornate uggiose,
un albero sudato perde una goccia
sul prato una margherita si fa una doccia.
Un solingo augellin su un ramo si posa
sembra attendere che esca la sposa,
ma dalla Chiesa vacua oggi non uscirà nessuno
e i nostri occhi rimarranno di celebrazione a digiuno.
Intanto un uomo maneggia un ombrello
e io mi accorgo che più bagnato è il mio cappello,
poi da lontano giunge frettolosa un'allegra donzelletta
che lascia in terra un'umida scia con la sua bicicletta.
Speriamo che Leopardi non voglia perder la testa,
ma ahimè, io e il passero solitario rimanderemo il dì di festa.
Mi ricordo di te,
passeggiavi nei sogni
e ti sdraiavi vicino al mio respiro,
ti toccavi con la mia mano
con la tua disegnavi Monet
e i nostri baci all’olio.
Mi ricordo di te
dei tuoi paesaggi nudi
maturi e perfetti
ero un giovane amante
con la paura d’amare
una pelle più grande che non mente
e forse ti sarai scordata di me
ma io mi ricordo di te,
della tua pelle
dei tuoi baci
di Monet.
è il preludio a una nuova stagione.
Gli alberi appesantiti dall'inverno
sembrano esultare come aver fatto terno
Sui davanzali dei balconi passeggia un gatto
mentre nuovi profumi inondano l'olfatto
Da lontano vedo un uomo già sbracciato
pioniere di un tempo non ancora arrivato.
L'illusione di una rinascita accompagna la gente
Mentre una nuvola lontana si fa più prepotente.
Ungaretti non me ne voglia,
ma sugli alberi ancora neanche una foglia.
Ti sei fermata qui
al centro di una curva
col tuo bambino ancora in grembo
Nessun brusìo ti disturba...
Tutti gli impegni presi
e gli altri figli a casa.
Non lo sa nessuno, ancora
nemmeno tu lo saprai mai.
Il giorno si è chiuso all'improvviso
senza fartelo capire.
Per me sei stata solo un telo
steso sulla strada,
e un parlottio confuso
sull'autobus di linea.
"Qualcuno è morto poverino!"
Dicevano così.
Se non mi fossi trovata spettatrice casuale
nemmeno avrei guardato
le notizie sul giornale.
è cosa impersonale
Ritorna fra i monti
Una ad una, consapevole bellezza
E cosa volge al termine?
è sogno del comune vegliardo
Ad un passo dal seguire questo vento
Che tacito e ritto porta via tutto
è cieco il mio destinare originario
è cosa impersonale
Abbarbicanti e inconsistenti radici
Tendono agguati al vecchio e al giovane
E un intenso distacco
Porta con sé alla notte
E la domanda sorge più invasiva
è davvero tutto qui?
A questo mio destino
è cosa impersonale
Tu mi chiedi
Porgendo la mano
Forse lo sguardo lontano
Io non so che rispondere
È troppo solo parlarne
Il suo fulcro non è deciso
Il dubbio è mescolato all’amaro
Tu mi chiedi
Sapendo che son avaro
Di quanto vuoi sapere
Di quanto potrei ancora dare
Luccicante negli occhi
Provi
E mi tocchi
Senza incalzare
Tu mi chiedi
come certo ad imprevisto
come muto a sordo
come calma ad agitazione
come fatto ad illusione
come estate ad inverno
Tu mi chiedi
Non so che dire
Mi sento bruciare
Mi sento applaudire
Qui all’inferno
il buio in cui si trova tanta gente
Se fossi una medicina potrei curare
quel male che divora corpo e mente
Se fossi un fiume potrei trasportare
i sogni dei bambini fino al mare
Se fossi un ciclone potrei spazzar via
crudeltà tristezza e nostalgia
Se fossi un venticello potrei portare
un po' d'aria a chi sta per soffocare
Se fossi pioggia potrei lavar la terra
offesa e insanguinata dalla guerra
Se fossi un pagliaccio potrei strappare
un sorriso a chi ormai non sa più amare
Se fossi un serpente potrei avvelenare
chi non fa nient'altro che spettegolare
Se fossi un fulmine potrei colpire
chi tanto male agli altri fa patire
Ma io son solo umana e come tale
a volte faccio bene e a volte male










