Lacrime
in simile tempo tetro
figura di pioggia
battente sul vetro
entità tangibile di paura
dai ascolto
alla voce sicura
che ti avvolge
con un mantello di mani
e sarai più sereno domani
svegliandoti con al mio collo
le tue piccole braccia
farò in modo
che pure il silenzio taccia
Nostalgia, in queste strade del mio quartiere.
Nostalgia, nel non poter più vedere te.
Nostalgia , per quello che ero io
per l’infanzia mia che non tornerà più.
Nostalgia per quel povero ragazzo che ero
io, quando mi ammalai
Nostalgia, per quella mia
dolce ragazza innamorata
per il tuo dolce sguardo
per me
Nostalgia per i ragazzi ancora soli, privi
di un amore
ma con tanta dignità
Dignità
Gente che passa
vicino alla pelle, ti sfiora
percepisci la svolta in brividi
che salgono, confondendoti
l'alchimia, non conosce distanze
non chiede connotati o il colore dei capelli
si attanaglia al cuore
blocca il respiro e la ragione
ti fà sognare in mari, spazzati da anime
che il girotondo della terra
ha fatto incontrare
il fato
il caso
la chimica
nessuno spezzerà questo legame
nemmeno la terra, ricoprendoci
a potere su questa unione
solo noi
uccidendo la realtà
cerchiamo riparo
nella riflessione
nella pausa
messere
il tuo addio
non è il mio
bacialo vento
io non esisto.
Quanto è il vuoto
il letto senza te.
E quanto non so che farne
del freddo
senza avere il tuo lato da scaldare.
Al pari del volubile fumo
delle tue Philip Morris
in assenza di te mi dirado
e non sempre consola
leggere e rileggere,
come fosse scritto in braille
scorrendo con il dito
il tuo cuscino
“…che in uno o in due noi siamo solo una cosa…”
Amara.
Come il sapore alterato
della albicocca col verme.
Come le ciliegie
a San Silvestro.
Come la liquirizia pura.
“In notti comete,
nel caldo silenzio
del quinto sbadiglio,
sentirò le tue unghie
carezzar le mie braccia,
sentirò il vuoto strozzarmi la gola
e la lama insinuarsi nel polso,
dolcemente,
disperdendo nel mondo
l’amaro della vita,
in tutte le sue tonalità
e graduazioni”.
Dolce.
Come la fragranza botanica
del tuo collo di donna.
Come una coppa gelato
alla gianduia.
Come il muschio bianco,
“In pomeriggi sbarazzini,
nel soffuso vociare
della marina già alticcia,
sentirò le tue labbra
sfiorarmi una guancia,
sentirò il sorriso invadermi il viso
e la mia mano intrecciare la tua,
dolcemente,
diluendo nel vino
il dolce della vita,
in tutte le sue sembianze
forme e posizioni”.
La donna immobile
La donna immobile
sul letto stava
ed il piacere la penetrava.
L'intero suo corpo
dominava,
con le sue dita languide
la carezzava.
La perversione
la esaltava.
Il desiderio i suoi papaveri
incendiava,
rendendola
calda come il fuoco,
nuda come la terra,
libera come il vento,
tempestosa come l'acqua,
potente
come lo spirito creatore.
A lei dedico
questa romantica e perversa
canzone d'amore
La notte e il vento
mi portano malinconia
di te ho un ricordo dolcissimo
che tenerezza che emani
e anche se non ti conosco
riconosco che sei speciale.
La notte e il vento
mi portano tristezza nell’animo
ma sulla spiaggia
il sole asciuga ogni tristezza
e nostalgia.
La notte e il vento mi portano
nostalgia
Ma discese nello zolfo di Floristella
Come Aclà si scende all'inferno
Incroci danteschi
Alle fermate di bus e metrò attendono bombe innescate
Bestemie e invettive dalle auto prigioniere di ingorghi
Lavavetri all'attacco su parabrezza già puliti più volte
Pedoni iracondi attraversano senza cautela
sfidando chi guida con occhi agguerriti
Poveri diavoli rovistano in cassonetti in cerca di sporchi tesori
Clochards cercano un posto per una notte sopra cartoni
Per compagnia vino in cartone
Sogneranno stanotte diavoli di cartone
Finito lo stress delle ferie
la città si perde nel troppo e nel nulla schiava di un sempre
Le scuole riaperte la gente al lavoro
Ancora fa caldo ma il mare è lontano
Non è Floristella
niente zolfo
ma smog nei polmoni
La condanna di Aclà
Ho lasciato la finestra aperta, questa notte,
ho lasciato le lenzuola sussurrarti nomi,
le dita sfogliare calendari e fiori,
le tue pose divorarmi gli occhi.
Ho scagliato fischioni nel cielo,
svegliato gli amici di un tempo,
ho causato il naufragio dei sensi
mentre offrivo una seggiola a mamma e papà.
Eri a cavallo di un gladiolo, quella notte,
eri bellissima, quando ti ho sognata,
quando volavi pensando al battesimo.
Eri felice, presumo,
perchè il peggio era passato.
Ma ancora mi mancano quattro monete
per comprarti un destino migliore,
per associare due denti a un sorriso,
per vestire il mio scheletro a nozze.
Ancora ho bisogno di falce e martello,
di un paio di libri che mi facciano piangere,
di un paio di schiaffi per farmi pensare.
Soltanto un minuto, ti prego,
soltanto un minuto poi portami via,
soltanto un minuto con gli occhi socchiusi:
quando abbraccio il cuscino
ma è a te che penso.
Sfumature a tinte pastello
colori caldi e campane che ridono
un po’ vita, un po’ giardino,
laddove i ricordi emergono
e nell’aria si respira il pane.
Sei come Genova che pranza,
la magnolia al suo primo fiore
una donna affacciata sui vicoli,
ma sei anche un suono sommesso
la pace infinita della costiera
la mia via del sale
il treno locale
Camogli e San Rocco.
Sei la certezza del rosso scarlatto
una strada sola, l’unica via transitabile.
Se ci sediamo ti parlo dei monti che guardano il mare,
del vecchio che pesca,
di un bambino che esce da scuola.
Adesso ricordo:
per un attimo, nell’apparenza della confusione,
ho trovato l’odore del cielo
la tua pelle olivastra
e il dannato celeste del vuoto.
Il matrimonio casuale delle parole
una piccola scossa di malinconia.
Tutto li`, nient’altro,
un ultimo pensiero soltanto,
prima che le pupille si allarghino
a questo giorno di forma insensata.
All’Arma
(Ode a Salvo D’Acquisto)
All’alba di un nuovo giorno
cavalcando l’immortal sospiro
in cuor mio fui preso da rabbia e dolore,
colpito e deriso con ferocia
dall’’ignobile e vendicatrice mano nemica.
Con immutato orgoglio
colto da moto di sacro furore
risollevai le mie lacere membra
sulle gloriose bande rosse
e li rimasi immobile.
servendo con la fedeltà la patria mia
per molti lustri in ogni angolo d’Italia,
fui uso obbedir tacendo
e tacendo donai l’ultimo respiro
per la salvezza dell’italico popolo,
elevando a Dio e a voi fratelli
la mia anima e il mio cuore di carabiniere
Urgnano 19.08.2011
Non dimentico
l’armonia dei suoni
le immagini in volo
l’energia della vita
Che senza recinti
incrocia il corpo
nel rogo della pena
privo di vesti
Finché ricompare
il taglio profondo
dietro il malincuore
in tristi fonti
Allora decorerò
quei visi mai usati
con storie diverse
in nuovi albori
E senza obliare
il navigato trascorso
li guiderò tra le nuvole
culla dell’amore
Nel mezzo del cammin di nostra vita
incontrai una donna focosa
e ardita.
La carezzai dolcemente
con le mie perverse dita
ed ella s'agitava gaudiosa
e pervertita.
Gemeva così forte,
che fuggì la morte
ed entrò dolce
amore.
Ahi! Com'era bello e focoso
entrar il mio membro gioioso
in esta selva selvaggia,
aspra e forte.
Cantava la femmina il suo perverso
e gaudioso canto.
Non immaginava il membro esser
sì maestoso e giganto.
Si conclude nella dolce inedia
questa romantica e perversa
commedia.
Oggi osservo il cielo e vedo
che la giornata è bella
penso e ripenso alla manovella.
La porto in tasca e mentre cammino
La faccio girare pianino pianino.
Che piacere vederla girare
Quando si muove comincio a godere,
gira e rigira la manovella
Spesso si ferma e diventa più bella
e quando la mano comincia a girare
con la manovella riprendi a godere.
Ma se alla fine ti senti sfinire
Ingrana la retro che stai per venire.-


