Ruba una lacrima al mondo
Posala sul piatto di cristallo
Guardala espandersi tristemente
Ignara del destino che l’aspetta
Nobile vetro che ospita
Quella liquida sofferenza immensa
Quale immane fardello sostiene
Sì racchiuso in formula chimica
Basterebbe un sol dito più umano
Che asciugasse cotanto dolore
E la lacrima triste tornasse
A godere un più roseo futuro
Hai fatto di me un niente
Mi hai tolto la mente
la bellezza della mia persona
Non ho più parole
Non so più che dire
uomo insensibile
e io donna stupida,
legata, ingarbugliata e vuota
che sono diventata
La mia mente svuotata
non sa più che dire
Rimango esterrefatta
e sempre incredula
..... come mi hai chiamata ieri
e così mi stai trattando
e io,
soggiogata, te lo lascio fare.
Niente più orgoglio
niente più amor proprio
Senza più parole nella mia mente...
Tossico
è l'eco del ricordo.
Tossico
Narciso e il suo candor.
E io schiavo,
a lacerar nel tuo regno
st'indomabili abissi!
Ma son solo pozze....
sotto incessante tempesta
che c'oscura e c'abbaglia
con indelebili saette
infettate nel tuo remoto.
Benché seducenti
s'appellano le vesti
tu non rinunci
Maculata sirena...
E l'ingenuo barcarolo
alla salvezza dello scoglio
dove costruiste il vostro faro.
Balla ebbra la vita
rincorrendo raggi di sole
distendendo le forti braccia
al soffuso sguardo della luna
E fluisce sangue
nei frazionati orizzonti
tra imbrogli e falsi lemmi
cantilene regolari di dolenza
Verrà l’annuncio
che spezzerà il sogno
e cadrà dal trono il lupo
che sacrifica docili agnelli
E gocce d’azzurro
grideranno al miracolo
nel germoglio del vero amore
dopo la tormenta di un mare d’odio
- forse -
Vibra l'emozione
quando mi sei accanto
mi sembra di volare
annientare risvolti inaspettati
non facili da portare
pensando a quel lettino
che ospita boccoli neri
stanchi, di ritrovarsi, chiusi
ad aspettare, sentenze
non gravi
ma che emettono ansiosi respiri
travolti dagli intrusi
lingue impulsive
curiose di vegliare l'andamento
di una stanchezza
che cerca soluzioni
girando
abbracciandosi a me
come una figlia
e una madre
che controlla
la notte
piccina
Dio non è morto
lo vedi in tutto
quello che c’è.
Lo vedi quando l’erba
prega svuotata dal vento.
Dio non è morto
è nei pensieri
della gente
quando in massa
cammina
in una piazza.
Dio non è morto
è nelle chiese
è negli ammalati
è nei derelitti
nelle persone sole
ed angosciate.
Dio non è morto
è nel calore del sole
nelle onde del mare
fra i monti e le pianure.
Dio non è morto
è in tutto quello che vedi
anche nelle stelle
lo trovi nella tua anima
quando piangi e quando ridi.
Dio non è morto
è l’essenza di ogni cosa
Cadon le foglie,
ma non le mie voglie.
Svaniscono le certezze,
ma non quella del mio amore.
Vorrei inebriarmi
di malvasia
che sgorga
dalla tua bocca.
Vorrei bere
acqua pura
che nasce
dalle tue cosce:
sorgente di vita
e di piacere.
Sazia la mia fame
insaziabile.
Placa la mia sete
implacabile.
Fammi godere
di passione
selvaggia,
accendi il fuoco del mio desiderio,
amami una notte intera,
e ritornerà gloriosa
Primavera.
Aspettavamo con ansia quel momento.
Il naso schiacciato sul vetro,
gli occhi scrutavano
tra la gente infreddolita.
Nulla,ancora niente.
Riprendevamo la penna,
ma non riuscivamo a scrivere.
Ancora sulla punta dei piedi
A rigare il muro,
a cercare in quel vetro opaco.
Nulla.
Un nervosismo,una gioia
Soffocati dalla delusione.
Finalmente! “eccolo”.
I visi chini sui quaderni.
Il silenzi, ..... l’attesa
“buongiorno”
“ciao papà-hai portato..”
Un momento. Un momento.
Vediamo i quaderni”
La paura di dover ancora attendere,
poi la mano apre la scatola i giocattoli… Il mio giocattolo
Lo prendevo ringraziando.
L’osservavo
Non sapevo se amarlo
o rimproverarlo.
Lo guardavo,
lo credevo migliore.
Ma no!.era bello.
Già correva sul davanzale,
sul mobile.
Urtava una statuina,
rompeva un vaso,
strisciava il pavimento.
Lo sentivo mio.
La gioia ,l’affetto,
s’ingigantivano
sotto gli sguardi curiosi.
Le parole di ammirazione.
Ma ecco che improvvisamente
Non correva più.
Si era fermato.
Mi guardava immobile.
“e’ inutile ripararlo,
si è rotto “
Mi guardava,
come implorando.
L’osservavo
Con la delusione nel cuore,
poi un calcio
e finì in un angolo,
schiacciato,contorto.
Guardavo dalla finestra
I bambini che giocavano felici.
Avevo aspettato tanto
quel momento…
Quel momento … Quel giocattolo.
Guardavo dalla finestra
E già né desideravo un altro.
Semplicemente
i tuoi occhi scorrono
nella linea invisibile
cerco l'impossibile
il cuore è egoista
corre il tutto tuo
mai raggiungerò
le tue voglie
resterò lo spettatore assiduo
ogni giorno
in prima fila
attenderò
il posto migliore
per arrivare
a te.
Due creature magiche
vagano senza meta,
solitarie,
sopra un ruscello tenebroso.
Lei galleggia in una nube
di malinconia,
lui volteggia in una ragnatela
di chaos.
Disorientati
si scontrano,
facendo vibrare i loro sensi,
scoprendo le loro anime,
svelandole viziosamente.
Nell’impatto
precipitano,
e cadono
nelle acque gelide.
Affogando,
vinti dalla paura
e dall’oscurità,
rimangono vicini.
Con coraggio
lottano e si dimenano
contro la corrente,
e stretti l’un l’altro,
riemergono.
Abbracciati
si librano in volo
sulla stessa onda di vento,
verso un luogo da condividere,
come un proposito fermo.
Poi, danno un rapido sguardo
al ruscello -
ora limpido -
e salutano il loro
riflesso,
con un sorriso.
E ti ricordo ancora
nei meandri della mia mente
irriconoscente il tuo amore
per me.
Mi rimane dentro uno strano
brusìo, delle parole non dette
delle frasi non finite
dei battiti del mio cuore
ma questi resteranno per sempre
i nostri anni migliori
che rimpiangeremo un giorno
quando nel silenzio della nostra
malinconia riguarderemo quelle
nostre vecchie foto.
Il sorriso misto a pianto
ci avvicinerà a Dio.
Ne faremo di strada
ci siamo detti.
Nei più profondi abissi,
al di sotto di onde agitate,
anno dopo anno,
giace una creatura solitaria,
un’ostrica silenziosa.
Sopportando quietamente
le percosse delle correnti,
il buio più assoluto,
l’isolamento più spietato,
è meravigliosamente ostinata.
La sua corazza la difende
dal vorace appetito
delle bestie subacquee,
gli striscianti, furtivi,
sinistri parassiti possono solo
avidamente bramare.
La morsa si serra -
custodendo gelosamente
la sua perla perfetta -
Il premio delle sue doglie -
la sua linfa vitale e il suo destino.
La promessa di gioia di un amore fervente.
Risplendendo con ardore
nella beatitudine del suo nucleo -
in una nube di vitalità,
questa gemma squisita fiorisce,
al centro di un torbido mare.
- Parte Prima -
Sentieri si incrociano
e poi confluiscono -
confondendo i nostri passi,
fino a condurci
in questo labirinto
di cemento.
Al centro
riposa il lago –
la sua pelle che nasconde
tutto ciò che ama -
che protegge gentilmente i suoi figli,
cullandoli nel silenzio.
Sul suo margine,
conversando serenamente,
immersi nella pace
dell’aria invernale,
ci guardiamo teneramente.
Perse nella nebbia sopra di noi,
le stelle solitarie
ci sgridano e ci ricordano
che siamo appena partiti.
Poi, maternamente, ci guidano
verso il sentiero luminoso
che dobbiamo ancora
intraprendere.
- Parte Seconda -
Affrettati, amore mio,
verso il tenace legame
che unisce il golfo
fra i nostri spiriti.
Proteggiti, amore mio,
dalle spire glaciali del vento
di Maggio.
Il suo soffio deposita una brina
che penetra nell’anima.
Fai attenzione, amore mio,
ai sentieri dipinti di asfalto
ma fatti di ghiaccio.
D’un tratto si disintegrano,
e ti inghiottono.
Salta sul ponte, amore mio,
attraversa il cemento crepato del molo
con passi lunghi e tenaci.
Non guardare di sotto-
continua ad avanzare.
All’altra estremità ci sono io.
Che ti aspetto.
Carlo
Rido,
mostrando rughe mai viste,
ascoltando il vento, inseguire
le prigioni del tempo.
Rido,
dei sapori e dissapori
posti, sul baratro della pazzia
seduto su ali d’argento.
Rido,
dei Saggi e dei Poeti
che, pensano di mutare il mondo
con lacrime d’inchiostro.
Rido,
sgomento e solitario,
stanco di battaglie perse,
con un Dio, all’apparenza distante,
- CHE PIANGE -.




