La cattedrale mostra nel mezzo
lì dove le spose la attraversano
un ruscello vuoto di cristallo,
adesso ondeggiano i corvi senza approdo,
perché di tristezze
non c'è ricordo.
Piove pianissimo,
è un intermezzo
per qualche vocabolo dall'effetto strano,
ed io, te e la montagna,
un mazzetto d'aromi.
Oltre la nebbia
nel passaggio del vespro,
(oltre la spera che più larga gira)*
penetrare
il tuo cerchio
finchè sia chiaro il fondo
delle più sconosciute creature.
A specchio a specchio d'oro
questa sovrana luce d'acqua,
perchè l'occhio non bruci
e non indaghi.
*(Dante Alighieri, Vita Nova, cap XLL)
L’oceano ti parla sotto voce
quasi voglia cullarti magnanimo
Un dolce lamento di frangenti che si schiudono agli scogli
e ti fanno apprezzare i silenzi della natura
Solo quel mesto fruscio ti accompagna
nel tuo sereno riposo in riva al mare
e ti senti trasportato in un mondo aperto e potente
che ti attrae come una calamita naturale
guardi incantato quel moto perenne di schiuma
e ti senti un tutt’uno con essa
e nient’altro esiste in quel momento
solo quel dolce movimento rassicurante
quasi a dirti che nonostante le guerre
nonostante la perfidia umana
quell’immenso azzurro ti è rifugio gratuito
sussurro incontaminato dalle onde malvage
e ti esorta a concederti alla dolcezza della vita
Dire, che sei stata S…… è poco
sapevi che ti amavo come un folle
esternandomi senza riserbo, dei tuoi piaceri.
Che C……., come un lattante
respiravo di Te, umiliando l’orgoglio
morendo, dentro e tra le mani, ogni volta,
stretto, tra le mura, di una spoglia camera
cassando qualsiasi emozione trovata.
Il giorno, che sconfitta
ti abbandonasti fra le mie braccia,
la voglia di regalarti un V………, fu grande
voglia strangolata, dall’amore per Te
mai fugato, nonostante tutto.
E’ notte.
Chiudo gli occhi,
apro il mio cuore,
e il mio animo si riempie
di dolore.
Della morte sento
nero l’odore.
Eri bella,
dolce.
Soave la tua voce
allietava il mio animo.
Ma tu, adesso, non ci sei più.
Ah, la guerra,
la guerra,
che stupida la guerra!
Con la sua insensatezza,
uccide senza cura
i figli della natura.
Eri bella,
dolce.
Soave la tua voce
allietava il mio cuore.
Ma tu, adesso, non ci sei più.
Ed io non ricevo più il tuo amore.
Per te, piango lacrime amare
di dolore.
Di te, nulla è rimasto.
E’ rimasta solo memoria.
Memoria di un amore che fu
Che non tornerà mai più.
Mai più.
Meravigliati daini,
gli occhi hanno bendati
di pulviscolo e sole ardente,
l'orecchino di genziane
delicatamente ti toglierei.
Merito sì, di questo silenzio
che impercettibile guarda
l'anima controluce,
scuote tutti i rami del bosco.
Un brivido se fossi un pastore,
se contassi poi le stelle alla rovescia
per te, fino all'aurora.
(2011)
Lo guardo in tutta la sua beltà
come una dama nel suo bell’abito da ballo.
Si pavoneggia in un prato accogliente
e sfodera il suo charme presuntuoso.
La voce gialla surclassa gli altri suoni
come a voler prevalere su un coro di colori profumati
e si mostra all’ape laboriosa
e le dona la sua essenza con orgoglio
gongolandosi della sua gentil azione.
Passa le ore a mostrarsi a destra e a manca
e non si accorge che il suo tempo finisce
E un giorno si sveglia e con angoscia
Vede i suoi fieri petali appassire.
Si guarda intorno sbigottito
quasi a cercare uno sguardo impietosito
ma riesce soltanto a percepire
sorrisetti di scherno e compiacenza
e solo allora capisce quanto è inutile
una vita, pur se breve, spesa in lodi
ed in futili prestanze ed in lusinghe.
I suoi petali ormai vecchi sono al fine
di una sciapa pur se vivida esistenza
e gli brucia quell’abito ormai spento
trasformatosi in un triste e vecchio straccio.
Ho visto un uomo
che moriva
lentamente nella sua ottusità.
Ho visto un uomo piangere
ma continuare a vivere
ogni giorno fra le sue
debolezze.
Ho visto un uomo….
Ho visto una donna
pretendere tutto
come diritto acquisito
o piovuto dal cielo
senza che nulla le fosse dovuto
per diritto acquisito…
Ho visto un bambino crescere
ed andare ad abbracciare
sua madre.
Poi ragazzo l’ho visto correre
ad abbracciare una sua amica.
Il bambino corre dalla mamma come l’uomo
corre dalla donna.
L’ amore genera amore
l’odio genera odio.
E’ una rivoluzione!!!!
- MI SONO SBAGLIATO SU DI TE - COME AL SOLITO - PER FORTUNA - DAL CUORE NON SI IMPARA MAI -SE LO USI RICADRAI NELLE STESSE BUCHE - SONO STATO VIGLIACCO - MA ORA NON MI POSSO PERMETTERE IL LUSSO DI SOFFRIRE - E' PIU' FACILE SMONTARE TE - CHE RIMETTERE INSIEME I MIEI PEZZI - QUESTO NON MI FA' ONORE - TU ME LO FAI NOTARE - LA MORTE PIUTTOSTO ALLA CONFESSIONE - E COME UN BARBONCINO CHE ABBAIA AD UN ALANO - LE MIE PROVOCAZIONI SONO FRECCETTE CHE CADONO A META' TRA ME ED IL BERSAGLIO - ORA CON FACILITA POTRESTI SEPPELLIRMI - HO DEPOSTO LA ARMI - NON CHIDEO NULLA - ESISTO IN PUNTA DI PIEDI - DISCRETO - COL PENTIMENTO DI UN MAFIOSO - NON VUOLE NOIE - TU MI SPIAZZI ANCORA UNA VOLTA- E DALLA DISTANZA- CON PRECISIONE - MI FAI SCORGERE DI NUOVO IL TUO CUORE -QUANTO BASTA PER CAPIRE-VENGO ILLUMINATO ALL'ISTANTE- UNA FRAZIONE DI SECONDO PERCEPITA TOTALMENTE - IN TUTTO IL MIO ESSERE - E' COME SE IL VENTO NON TROVASSE PIU' ATTRITO CONTRO IL CORPO - LO ACCOGLI - LO ACCETTI - TI LASCI ATTRAVERSARE - E DOPO E' TUTTO CHIARO - HO RIVISTO IL FARO DAI TUOI OCCHI-HO RITROVATO UNA DIREZIONE - SENTIRE CHE PORTA A TE E' QUANTO MI BASTA PER CONTINUARE A NAVIGARE -LE RELAZIONI FINISCONO- LO DECIDI TU QUANDO -L AMORE NON TE LA DA' QUESTA POSSIBILITA' - GLI OSTACOLI DELLA MENTE LI SALTA CON FACILITA'- COSI' MI PIACE PENSARE DI UN TUO SGUARDO - MAGARI IN VERITA' NON MI HAI CONCESSO NULLA - MA AI MIEI OCCHI E' ARRIVATO UN MONDO-UN SECONDO- IN UNA VITA-SPECIALE-DI QUELLI RARI-QUESTO E' AAMORE-
ho lasciato testamento
poche parole
a te che di materia esisti
ho rinnovato pensiero, a la tua vita
donata a me
alle domande che gli altri si son posti
come possono vivere gli sguardi felici dopo tanti anni?
Mano nella mano allo scadere dei giorni?
Al tramonto consumato di baci giovani?
Perché il tutto, scorre nelle vene ormai secche
perché i momenti di dolore, di gioia si amano
sono la parte del giardino sempre in fiore
sempre nuovo
sempre cercato
se sotto terra finiremo
la nostra storia non avrà mai fine
chi, quel giorno unì, i nostri sguardi
non potrà mai dividerci
comunque amore mio
qualunque sia la fine
la mia guancia con rughe in estasi
ascolterà nell'infinito
i tuoi battiti.
doccia fredda per la ciurma-troppa disperazione notturna porta rabbia all 'indomani-lavorate marinai-ciurma di manigoldi-che sia per amore-che sia per odio-lavorate marinai-il capitano non si vuole fermare-oggi non si mangia si soffre e basta-la colpa e' di chi sta dove dobbiamo arrivare-quindi sgobbate marinai-e che sia per amore-che sia per odio-a destinazione troverete il colpevole-
Mesci ancora oh notte
scura il tuo veleno
tra i boccali in festa.
Riempi i nostri calici
del sangue adagiato
sul fondo dell'anima
e marcito
dal tonfo dei rancori.
Brindiamo ai tristi ricordi,
ed ai rimorsi,
alle pene di una vita
e ai rimpianti lontani.
Lascia che sian le
stelle i nostri occhi,
la mia anima il fuoco
che brucia la nostra
passione
e il vento tuo
i nostri sospiri congiunti
in un solo corpo.
Distenditi con me
oh mia oste silenziosa
e stringimi
con forza nel tuo giogo.
Insieme berremo
il dolore mio
fino all'ultimo sorso.
Punto focale tra idillio e lesioneè il tuo bacio:
dolce e spietata crudeltà.
Spedito sprazzo che, diretto, suscita
letizia e dolore.
Opera nel fremito
e gusta l'immortale;
fonde la sete
e dirocca i cancelli inferriati di distanze.
Non è dubbio, non è cortese invito:
è fiato nel fiato,
è bacio urgente.. imperioso!
Squisito soffio che, spinoso, squarcia
l'eternità.
provai lo sbocciare
provai a combattere il pensiero
parole, crescita, ma statico.
Mi lamentavo nell'agio di mura dorate
senza combattere la carne mia.
Un'amore indecifrabile, lambiva il mio cuore
una donna meravigliosa
mi fece vedere
la lotta, il cambiare, il vivere col sangue
senza, cerottini colorati
i mulini a vento erano troppi
giganti delle notti in alcol
mostri al mattino invincibili
ronzinante sellato
con coscenza nuova
armatura leggerissima ora
iniziai a portare difuori le parole
provai a frenare corse inutili
soffermandomi ad ascoltare, a vedere di più
le bastonate erano tante
i lividi non più blù, ma veri
ma vedevo, si vedevo senza paura
giganti e mostri
erano rimasti soli
nel nostro piccolo
potremmo
insieme
cambiare prospettiva.


