Sicilia anni '30
Aclà piccolo schiavo tra tanti
discende all'inferno di Floristella
Zolfo in gola
Mare negli occhi pieni di mare
Vite violate
da orchi
nascosti nell'ombra
dai sensi alterati
Oggi
Piccoli schiavi nel mondo
Venduti per sesso
Tessitori muti di stoffe
Tappeti e palloni da calcio
Orchi sempre rapaci
con voli low cost
spengono vite
Uccidono sogni bambini
Tutto sta cambiando intorno a me
la mia vita mi porta verso te
noi che ci perdiamo in un non so che
corriamo nella notte senza un perchè.
Cifre alla mano ho perso sempre io
non vi sono trofei nel mio carnet
di partite giocate sempre col più
debole, quante volte ho perso io?
Mi sono perso veramente fra i guai
e i piagnistei, riconoscendomi
UOMO SOLO fra questi farisei.
In questo mondo di occhiaie e immoralità
giace eterna l’ instabilità
ma se non ti accontenti di onestà
sarai tacciato di crudeltà
verso persone che vivono
nella falsità da sempre
noi non ci accorgiamo
di niente e viviamo
inutilmente fra l’ignoranza
e chi per tessere suole
essere meglio di te
senza che lo dimostri
mai, avanzando pesantemente
nella nostra mente
come chi ha ucciso
in guerre recenti
senza farsi mai
vedere
massacrando vilmente
persone innocenti
rovinando così le nostre menti
in una Catarsi virulenta.
C’era un tempo
quando i nostri corpi intrecciati
sembravano come la mappa
di New York City,
braccia e gambe
a formare angoli e incroci,
a forgiare avenues,
nuove strade su cui viaggiare.
Sembra che abbiamo perso
il nostro senso di orientamento
o quanto meno
la direzione comune.
Io vado ad est,
tu guardi ad ovest-
i nostri corpi abbattuti
ora riflettono
autostrade parallele,
e sentieri
che mai più si incroceranno-
Non più sorrisi ,manine che ti accarezzano.
Il silenzio scende nella notte della vita
E quando tutto sembra essere diventato serio
Nella stanza si sente un vaggito
Come raggio di sole che entra in una foresta.
Lo sguardo cerca la vita .
Colei che un giorno riempiva le tue mani
Di carezze e sorrisi
Oggi ti porge altre manine
Che piene di tenerezza
Giocano con il tuo viso.
La vita riprende
Non ci sono più tempi passati
Ma alberi che riprendono a germogliare
Non più silenzi,
ma una dolce vocina
che ti chiama …”nonno”
e qualcosa dentro si muove
come l’acqua impetuosa di un fiume
L’amore….
Che ricorda…
E si desta.
Una scultura in legno
perfetta nelle fattezze umane
Tanta grazia nel coltello di un artista
quasi a farla sembrare vera.
Ma quei fili padroni la sorreggono
dirigendo i movimenti un po’ sconnessi.
Non ha cuore la meschina né un’anima.
Unico scopo della sua futile esistenza:
divertire uno stuolo di bimbi attenti.
La sua lirica decantata dal puparo
sembra vuota, manovrata non da lei,
ma se in fondo avesse un cuore,
se avesse un’anima, cosa penserebbe
di questa triste schiavitù ridanciana?
Ora immobile davanti ad uno specchio
appiccata ad un chiodo nell’attesa
di una nuova commediola forzata.
Ma qualcosa nel suo vuoto volto si muove
e il riflesso sullo specchio sembra vivo.
La sua voce di legno lancia un grido
alla razza che lei chiama umana
e le dice infelice… “gente viva”
perché mai sorridete dei miei gesti?
Perché forse non son da me dettati?
Perché un sordido padrone mi guida
a sua voglia rendendomi spesso oggetto
dello scherno del pubblico sovrano?
Or vi dico una cosa e rammentatela:
guardandovi a questo specchio, non vedete
che le corde mie prigioni sono uguali
a quei fili invisibili che legano i vostri ignari polsi?
Non siete pur sempre marionette anche voi
di qualcuno che vi guida inesorabilmente?
Che vi imprigiona a suo folle volere?
Un’unica grande differenza ci separa
Io non ho un’anima e voi si! Ed allora
spiegatemi signori, chi è più pupo tra i due
la sottoscritta di legno manufatta
o voi poveri meschini con il cuore?
La rabbia, l’impotenza mi pervadon
di fronte all’ingiustizia che ci insegue
Quel senso di oppressione che mi uccide
e impossibile lo sfogo in faccia a tutti
INFAMIIIIIIIIIIIIIII
e poi chiedersi a quel punto
se mai esiste una minima giustizia a mia tutela
Qual possibile momento sia di vero
che di ognuno i diritti valer faccia?
La vergogna il nepotismo son ormai uso
di un Paese che si regge su vergogne.
Anche un semplice lavoro pur se onesto
è un problema per chi gli umili manovra
e si schiacciano i diritti
e si impongono i doveri.
mi domando a questo punto
in quest’era sì provata
che noi deboli viviamo:
può mai esistere il dovere
se il diritto ci è negato?
Basta affronti a brava gente
Basta truffe ai cittadini
Vogliam vivere sereni
Con la nostra dignità
Amore fonte di vita e odio morte dell’anima
Il giorno e la notte si inseguono e si incontrano in una linea invisibile
L’umiltà che onora l’uomo e l’arroganza che lo degrada
La bontà ti rende fratello e l’egoismo ti isola dal mondo
A volte si cerca un equilibrio nella vita
A volte l’equilibrio opprime la libertà
Quante volte ci siamo chiesti cosa è il bene e cosa è il male
C’è un’unica risposta a tutto questo
Vivere la vita come un bene prezioso
Eccoti arrivata a casa
poesia di erbe e perle,
due passi sull'acqua di pozzanghere
dove i vecchi diademi dei palazzi
si specchiano ancora.
Gli anemoni attorno agli angioletti,
porpora sono le nuvole trasformate,
bellezza in ansia che incontra se stessa
e rifulge e tramonta,
Venezia.
(2011)
Non parlare
spegni le luci
e lasciati alle spalle il giorno
di un fiore
appassito
respirando
il tuo respiro
affannoso
sul mio petto
che ti fà da cuscino
guardandoti
avvolto dalla notte
incantata dai fiati
che si cercano
e si consolano
in un tremolio
controllato
dal sonno
nello spazio
di tempo
che scivola
piano
Sono arrivato verso di te
in piena estate
dai ricordi del mio cuore
ma ora la tua assenza mi riconduce
a pensieri passati
verso nuovi amori da sognare
mi riconduce verso uno scrigno magico
di emozioni
che il tempo non può cancellare
nè scalfire
ma solo ascoltare
col suo immenso cuore.
Ho risposto al nervo ottico,
percorso un segmento di cemento
violando il coprifuoco delle sette.
C’eri tu che mi attendevi,
le labbra socchiuse alla salsedine.
Eravamo in mezzo alla gente,
agli avvoltoi e alle cariatidi,
sovrastando le urla dei fiori nascenti.
E’ un giorno qualunque questo,
un giorno spiegato dal rosso,
voluto, atteso e sperato,
riassunto nel sogno comune.
Per fortuna ora piangi di meno
perché la vista ti allieta l’olfatto,
perché l’udito sublima il gusto.
Ho la gola secca, gli occhi asciutti,
e il coraggio del sol levante,
ma le mani anni luce dai tuoi capelli.
Carlo
Stazione Leningradsky
Poi betulle infinite
Nubi pesanti
Laghi d'acciaio
fiumi e paludi di piombo
Le ore si tuffano dentro un tramonto
di pianure senza orizzonti
Stazioni intermedie
Orologi senza quadrante Nessun calendario
Fantasmi di donne per pochi kopecki
vendono miele mirtilli frutti del bosco e tè caldo
Case di legno ed orti inventati
incastrati tra tronchi d'argento
Alto Medioevo che torna
col fascino di un colpo d'ala di falco
Col dolore di un colpo di frusta nel cuore
Quarta stazione Moskovsky
E' San Pietroburgo
Nuova era





