Salomè,
sono Erode, il tuo re.
danza per me.
togli tutti i veli,
mandami in estasi
e fammi volare
nell'alto dei cieli.
Donna peccaminosa,
per te farei ogni cosa.
Taglierei la testa a Giovanni Battista
per godere della tua meravigliosa vista.
Persino il mondo intero potrei sterminare,
perché il tuo sesso io possa gustare,
amare,
penetrare.
Sul lago
la notte
scende dai fiordi,
adesso dimentica il vaporetto
i malati di carbone.
Saette lassù di viola radiante
la grande campana ci copre
di tempo.
Sento un grammofono d'acqua,
l'idea che dormiamo consola,
a una curva della riva la spenta canzone.
(2011)
potessi dare forma e colore ai miei sogni
come fanno i miei disegni
nelle notti insonni
potessi tenere il cielo,
il mondo intero in una mano,
son sicura che tu mi sfuggeresti.
potessi essere un fiore
non avrei paura di appassire al sole
ma morirei all'idea
di non poterti offrire il mio profumo.
potessi restare quello che sono
per sempre
continuerei a volerti..a non averti
potessi mostrarmi a te per come sono fatta
di acqua e nostalgia
potessi vederti da quella roccia laggiù..
potessi almeno saltare da lì
e poi, nell'infinito
volare via.
Passi svelti di un pianoforte
le mani si confondono
tra nero e bianco, e la mente
leggera, vibra, tutt'uno con le corde
suono per non pensare,
ascolto queste note susseguirsi l'una all'altra
e me ne vado con loro, felice
mi lascio accompagnare..
battiti, onde rincorrersi
per poi ritrovarsi,
fuggire
e di nuovo battiti.
Dai malati più lontani torni,
hai le ali di cesoia,
stai nel vulcano
di spento uranio
tra le anime.
Ad una mela del cesto aggrappi
le unghie ad uncino
e mi ami su quella bocca rossa,
poi del tizzone del camino
fai un orribile fiore
da donare alla peste.
(2011)
Ti sognerò come sei tu
lontana dalla mia città
si vede una spiaggia
e tu leggiadra ti lasci
trasportare dalle onde del mare
Chissà se mi stai pensando
di me starai parlando
cosa starai dicendo
e chi ha preso il posto
mio nella tua mente
sordida e assasina
confusa e stanca
della tua ragione
bianca e candida
come la montagna
quando soffia il vento
caldo del sud.
Ognuno di noi ha la sua storia
da raccontare
Se l'uomo non ci fosse più
il cielo sarebbe più blu,
gli uccelli canterebbero d'amore di più
e gli animali, lieti, guarderebbero in su
quel meraviglioso cielo blu.
Ma, per l'uomo avaro che tutto ingoia
non è ancora giunto il tempo che muoia.
Il mio pessimismo vogliate scusare.
Se proprio Divina Provvidenza vuole
che l'uomo debba restare
una preghiera a noi, uomini di
buona volontà, voglio fare:
la terra, che è nostra madre, dobbiamo rispettare,
e non fare arrabbiare.
Ad ogni creatura, animale e vegetale
non dobbiamo fare male.
Rapido si allenta
il mio cedimento
attiguo al crepuscolo
del mio tormento
con le mani sbiancate
rasento i tuoi capelli
color argento.
Il mio viso
esile e raggrinzito
discende
sul tuo petto segnato
dal tempo
limpido di quel vigoroso
sentimento
inerme e stanco
presso Te
m’addormento
Il bimbo saliva le scale,
mentre stanco raccoglieva i semi
che silenziosamente erano caduti
sul suolo sterile.
Le distanze che copriva ogni notte,
incubi, sogni, fanciullesche speranze,
ricordano ai miei occhi
l’illusione di un viaggio senza tempo,
di porti dove le navi
gettano l’ancora con speranza
e la raccolgono con l’amarezza
di un ideale in meno.
Il gelido abbraccio delle ore andate
stringe il mio cuore di burattinaio
in una morsa invincibile
e il pensiero mi guida verso quei lidi,
verso i minuti corsi via
nell’eternità di una giornata uggiosa.
Il bimbo, la sera, cercava rifugio
lungo le pendici del suo olimpo incantato,
parlava di viaggi interminabili,
di pallide nubi, di coste statuarie,
mentre l’affilata lama del suo folle vagabondare
incideva ad ogni risveglio
piccoli tagli sull’agonia del suo cuore.
Il vento spiegava le vele
così come travolgeva il suo spirito
e le guance, rigate di pianto,
sbiancavano già alle prime ore dell’alba.
Oh realtà infelice !!
Non bastano gli innocenti figli
di una natura matrigna
a pegno della strada poco prima percorsa,
non bastano le mie lacrime
ad irrigare i freddi campi di mondi inventati.
Nessun fiore, nessun colore, nessun odore,
l’infantile ottimismo lascia ormai spazio
solo al fiele della delusione,
ad un ritorno tanto infelice quanto scontato.
Attraverso il buio, uscendo dalla notte,
nella solitudine dell’alba,
il sarcastico sorriso del sole nascente
riconduce il bimbo stremato
alla quotidiana ingratitudine
della ritmica realtà,
al via vai delle emozioni consuete.
Il grande bidone dell’oblio intanto
accoglie con benevolenza quasi materna
i semi infecondi,
piangendo tutte quelle vite spezzate,
così come il sole rende al vento
tutto ciò che viene scritto su di un vetro appannato.
I ricordi che oggi sanno di sconfitta,
forse un giorno partoriranno
indelebile poesia.
Oggi piove, ed io, Pollicino infelice,
cammino ancora……
oggi come ieri.
Lingue malefiche
più taglienti di una lama
fanno più danni loro
di una bottiglia di acido muriatico
versata di proposito su un oggetto caro.
Persone inutili,
limitate nella loro ottusità,
usano l’unica arma in loro possesso
la lingua diffamante e dissacrante
senza alcuno scropolo verso i valori umani
invidiose dell’intelligenza altrui
credono di farsi spazio screditando!!!!
Stupidi loro e stupidi chi li ascolta,
ma entrambe non sanno che alla fine
tutto il male di questo mondo
si ritorcerà loro contro
e sarà la più bella vendetta
che la giustizia, qualunqu’essa sia
regalerà agli offesi!
che fa ondeggiare un grosso fiore di magnolia,
nei miei sogni notturni.
Posso nettamente percepirne il profumo
e le sue movenze.
Posso assaporarne l’animo.
È un’aria netta e dolce che mi avvolge,
un ricordo annebbiato e doloroso,
un’infanzia sempre più lontana.
Posso viverla attraverso i miei figli oggi,
attraverso queste poche molecole oniriche.
Attraverso il respiro del sole.
È la lentezza dell’incedere del tempo che mi sfugge
l’affievolirsi dei colori che mi spaventa
il diradarsi dei sogni diurni
che mi uccide.
Dovrei mangiare terra e bere da una foglia
per conciliare vita e morte.
Intanto il tempo passa, gli affetti mi riscaldano,
è buio,
e le mani che sudano mi impediscono di afferrare
il significato della vita.
Il concetto di rinascita.
\all'angolo dei gigli in boccio\
seduta su gradino antico
parlava al vento, piano diceva
\innalzami al tramonto\
riscalda la mia vecchia speranza
voglio ancora baci, carezze
porta il mio bacio alla metà della mia vita
accarezza con mano dolce i suoi occhi
oppure su foglia morta, innalzarmi a lui
i gigli bianchi sbocciarono ancora
lei sdraiata sul gradino in pietra
era splendore
a fine tramonto spari.
L'occhio del poeta
vede oltre
l'orizzonte infinito
supera tutti i confini
e non si confonde
tra strade sconosciute!
Ti spoglia facendoti
entrare nel mistero
profondo delle sue emozioni!
L'occhio del poeta
coglie le sfumature
della vita
quelle che fanno
bene al cuore
sa leggere i sorrisi
riflette luce negli occhi
e regala magia
a chi si ferma
a leggere la meraviglia
dei suoi versi!





