Cessata quella musica,
risuonava ancora
da qualche parte dentro me
da qualche angolo o fessura
sentivo circa un sibilo svegliarsi,
ma grave. Un rombo antico,
un ventilar di note susseguirsi,
avvicinarsi..
come un eco sempre meno lontano
quasi la vedevo, si levava
lieve dal suolo,
come la nebbia al mattino,
posata, dissolveva in volo
pareva un mugghio infuso nel vento,
qualcosa di raro, come se
se stesse giungendo il mare
traboccando..
per poi andarsene - lo sentivo -
in un momento.
le pagine raccontano i tuoi occhi
vedo il colore
vedo le tue labbra
non sento dolore
ora
voglio arrivare alla fine
non dimenticare
quel colore
che
illumina il sogno
si
paesaggi verdi illusori
distolgono il razionale
non mi accorgo
della mancanza
ne cavalco la scia
senza svegliarmi
cerco quel punto
che interromperà
il dolore.
Ho trovato un tuo capello
sul mio maglione nero
l’altro giorno.
Pensavo fosse mio, all’inizio,
ma poi ho guardato meglio
e l’ho toccato.
Una lunga inconsistente e sottile linea di te--
sopravissuta al passare del tempo,
aggrappata a me fino
all’ultimo momento.
L’energia statica delle due forze
sembrava essere praticamente indissolubile.
Un legame speciale li legava
come se la forza di una mano
non fosse sufficiente
per separarli.
Ad una delle estremità, improvvisamente,
il tuo capello si è poi liberato
ed io, ho esitato un momento,
prima di lasciarlo
cadere
nel vento.
Ho dentro di me, una pagina vuota. Potrei disegnarla con colori effervescenti, con poesie che escono dal cuore.
Potrei dire che va tutto bene, che è tutto perfetto.
Potrei accontentarmi di quel che ho. Oppure dare due schiaffi, a chi, è stupido dentro. Smetterla di voler cambiare, per nulla. Capire che siamo tutti imperfetti e corruttibili, che facciamo baldoria mentre i nostri figli guardano la tv.
Che i nostri figli lo faranno anche loro,quando cresceranno.
Che le donne prendono quello che trovano e quello che vogliono.
Ma in fin dei conti nemmeno me ne frega tanto.
Potrei scrivere tutto questo, ma mi rimarebbe solo questa inutile pagina sporca.
Vicino all’incredibile, ad un passo dal mare,
una lampada si accende e si spegne, nevrotica.
La vedi da lontano, o forse la immagini, perché non esiste.
Lui spalanca gli occhi pensando a Parigi, a le Champs Elysees, a Montmatre,
alle sigarette, agli stivali, allo scotch, alla spiaggia e alla capanna che sogna da sobrio.
Lei si confronta coi colori del cielo,
coi terzi e coi secondi, coi giorni finiti,
con gli intrugli sul vetro o il cristallo,
col mondo che ride, che gioca, ed invecchia.
Ci si trova più stanchi, alteri e impacciati, ogni volta che il mondo ci accusa.
Ci si trova leggeri, insicuri e felici, nelle lune che il sole ci eclissa.
Ma è stringendo le spalle e la cinta che il futuro ti viene a cercare,
per lasciarti un ricordo che pesa, un biliardo una stecca e la otto.
E se è pioggia soltanto, chi mai lo sa dire?
E se credo o non credo, lo puoi prevedere?
Senza dubbio mi costa un proverbio
tutto quello che riesco a capire,
e il fastidio che provi ogni notte
quando un sogno nel sonno svanisce.
La luna riesce a malapena
A rischiarare quel buio intenso
Nel silenzio della notte
Ombre
Figure oscure.
Poco lontano
un luccichio incerto,
un ritmato andare di passi…
se appartenessero a delle persone?
Chi va là?....
Chi va là?..
Chi va là?....
Dove vai proiettile?
Dove vai?...
Vai?...
Vai?....
Sembra facile andare avanti…
Andare avanti…
Nascosto dietro un fucile.
Si sente ovunque
Il sapore della morte….morte,
e il triste torpore del rimorso.
Tra quei cupi presagi,
il ricordo del paese lontano,
l’allegra campagna…
il dolce rintocco delle sette
quando incontrava
la sua dolce amata.
Ti hanno tolto lo studio, il lavoro..
Stanno distruggendo
I tuoi anni migliori..
Vorresti stendere la mano
Donare un sincero sorriso,ma… Quel fucile…
Quel proiettile…
Quel proiettile…
Fonte d’illusoria sicurezza..
Quel proiettile…proiettile..
Darà a una vedova
L’interrogativo
Di una morte senza perché.
Quel fucile
L’ombra di un’amore sfumato..
Chi va là?
Una società nuova
Una fila di croci, …di tombe.
Nel corridoio,
Nella stanza…
Nella penombra.
Ieri,
Oggi…
Domani…
Chi va là?
L’incertezza, la paura…
Il proiettile…
Il rimorso dell’amore.
Era duro, crudele quel sequestro
intanato in una segreta
cinque metri quadrati soltanto
nella penombra
paurosa
sporca e priva di uscita
aggredita dalla pazzia
che teneva la sua vittima
peggio di un animale
incallito
pronto ad attaccare il nemico
Un ostaggio umiliato
vide
le pene dell'inferno
sfumare la vita
infantile
trasformata
in incarichi
più grandi di lui
e vedere il corpo
che si staccava dal reale
e incontrare la fine
in un breve giovanissimo viaggio
Dedica a Natascha Kampusch 3096 giorni di prigionia
Una luce, una lampada sul tavolino
che brillava di fuoco e di stelle,
e noi che lanciamo ombre colorate
dai nostri propri sguardi.
Le tue curve che riecheggiano in lampi,
ed io, mio Dio, sono felice.
Due della mattina, spaccate, ci amiamo ancora
mentre tremando
provo a raccogliere i miei pensieri,
per rivelarti segreti meravigliosi,
un desiderio, un sogno,
un sospiro.
Poi improvvisamente tu piangi, vedendo il mio sguardo tremare.
E il tempo passa, e il fiume intanto cambia la sua forma.
I tuoi occhi mi cercano ancora
ma si aspettano pericolo,
prevedono un rischio,
temono dolore e paura,
il calore di un cuore che brucia….
Incerto sulla tua reazione,
non sapendo di cosa le tue lunghe dita
mi stessero parlando,
soffiavo amore nei tuoi pensieri,
sussurrando i miei sogni a mezza voce.
E poi mi alzavo,
disperato per trovare un equilibrio al limite dei tuoi sospiri,
preoccupato che se ti avessi guardato troppo a lungo
sarei caduto e mi sarei perso nei tuoi occhi.
Te lo ricordi?
Quanta strada,
sotto questo suono di forte armonia
tra chi porta e chi conduce
da chi si chiama e dice luce.
Quanta aria passa sui giovani anni
e sui bianchi capelli, nascosti
a ingannare il tempo che va.
E lei ti aspetta,
non ad essere passeggero unico
di una strada che finisce,
non chiamarla certa,
non lo sai dove conduce.
Quanta via, e quanta passione
ma tu chiamalo amore,
perchè a volte piangi,
a volte....
maledici ciò che lasci,
e il tempo che va e alle spalle resta,
perchè corri piu forte,
perchè la strada è questa.
Lentamente svaniscono le care persone,
tu vai, vai e la strada che corre,
sotto questa passione.
Chiamalo amore,
quando spesso sorridi
e voli, più forte, piu veloce delle parole,
pensando a quanto poco durerà il sole.
E quando il freddo,
attaccherà l'età del tuo tempo,
quando ci sarà sempre piu spesso,
chi darà dei buoni consigli
perchè non avrà più la forza di dare
il cattivo esempio,
non pensare a dove conduce,
non pensare al vento, al freddo
pensa al tuo motore,
quello che ti fa andare,
quella strana forza,
che a volte non dice.
Lentamente passa,
ed eri germoglio e potevi contare
su chi pensavi che "per sempre", fosse normale,
di chi chiami, non vedi e non t'appartiene
dietro ad un cancello, o di chi stà in catene.
E questa strada, senza confini,
che le pene e le gioie incrociano spesso,
non ti fermare, non ora ,
nè oggi o domani, perchè non sei sola.
Non ti fermare, non adesso.
Sia che ti fermi o che io scendo, il risultato è uguale
non avrò modo ne un posto
dove poter riposare.
Parlami piano ancora
e poi sorridi
mentre la mano mia
tremante ti sfiora il volto.
Il peso delle tue lacrime
ha già solcato il mio nome.
Nella mia coscienza l’immagine
di te brillerà come un faro
tra la nebbia del mare d’inverno.
Mentre io come umile
guardiano animerò la tua luce.
Ad un ricordo indelebile
ho già affidato
la tua innocenza, che per me
si tinse di rosso, affinchè
io possa scrutarne il mistero
domani e sempre.
Ma lascia che i miei occhi
ti sfiorino ancora una volta
e poi, fuggi via lontano.
Come la morte cancella i nostri
volti e tanto nobili
ci affida alla memoria,
così il ricordo sepolto di me
ti sarà accanto,
guardiano del tuo domani.
Domani la città si sveglierà
ma non si sà quale ragione
prevarrà. Non si può abbandonare
la mente così!
Ma domani la città si sveglierà
in quella folle attesa di eroi
perdenti/non si può abbandonare
la mente così/è una vita che vivo
da solo chiuso in questo oblò/
Non si può abbandonare la mente
così/.



