Non mi seguire
siamo nati per stupire
per avere orizzonti
da seguire
per placare le nostre
ambiguità.
Non mi seguire
attorno la gente
parla senza un fine
di ritorno
avvinghiati
a eterne storie
senza rispetto
vogliamo solo
un sorriso
senza disprezzo.
Non mi seguire
tu sai che sto dicendo
la verità parafrasando
storie e ideali
nessuno ci colmerà
il nostro vuoto interiore
sennò l'amore
sennò l'amore
Chiudete le stelle
Smorzate i colori
Cancellate gli indizi
che, oltre la mischia,
cinta nel costato
pacifica e paga
rinuncio a sognare.
Spegnete gli abbagli
Offuscate le scie
Serbate le rigide vesti
che, oltre l'eccedente,
placata nel sospiro
distesa e abbandonata
spasimo d'indugiare.
E poi..
la serratura sarà serrata,
il superfluo scartato,
il succo covato e condensato
poi..
Spargete l'essenza
Esalate il sollievo
Assolvete l'Amore
che, oltre il chiasso,
oltre il vuoto,
marchiata a fuoco
incandescente e ostinata
m'arrischio a saziare
il petto affamato.
Fermare il tempo
e stare fermo...
assaporando il giovane profumo;
la dolce armonia delle parole.
Ammirare nella penombra della sera
il rosso dei tuoi abiti
e vedere i tuoi capelli
alzarsi lievemente al vento.
Fermare il tempo e,
stare fermo,
fermo.
Fermo ,perchè,
perchè se l'età avanza,
se l'età è già avanti,
come chiedere
ad un età più giovane
di inserirsi nella tua.
Come chiedere di aprirsi
ad un corpo che già invecchia,
con un cuore,però,
pieno di giovane amore.
Stare fermo,
come le vecchie mura e...
rimanere in attesa,
mentre la nuova era,
la nuova età,
sembrano adattarsi ad esse.
Fermare il tempo
e vedere il tuo sorriso
tra la nebbia dei miei pensieri...
ed ascoltare l'allegria,
che si schiude da un sonno profondo,
nei meandri più cupi
dei dubbi e della tristezza.
Fermare il tempo
ed amare la tua gioia di vivere,
assaporare il tuo giovane profumo
e...stare fermo
fermo
fermo.
Scrivo una poesia
con le note del cuore
mi mancano le parole
sogno per ore
custodisco il mio cuore
fuori da questo squallore
entro nel tuo cuore
ci rimango per ore
senza rancore
senza rimorso
al mio cuore hai dato un morso
ora sono solitario
manca al mio cuore il giusto
orario
la vita è un pezzo di anima
e di cuore
ci scapperà un sorriso
pensandoci per ore
Fuori piove
Fuggo da folle di solitudine
Autostrada sotto la pelle
In valigia un cambio essenziale
Un libro per la mente
L'iPod per il cuore Il notebook che può sempre servire
Gli sguardi cattivi
Gli sputi sul viso
Gli spari alle spalle
Li ho lasciati appesi ad un chiodo
Su un muro per strada
Aprirò la valigia colma di vento all'arrivo
Mi aspetta un divano pieno di vuoto
Una stanza da riempire con tanti pensieri
Una notte di quiete ed un grillo che osa ancora una nota
Svuoto la valigia di ricordi e profumi e procedo a ritroso
Fumo e bicchiere riempiono il vuoto
La TV un punto luce muto
Nel silenzio di quel mondo sommerso
Ferite non bruciano se riesco a sognare
Ascolto musica di foglie mosse dal vento
Cadono al suolo come scoppiate
A far compagnia alla terra....mentre scrivo
Mi commuoveva quella complicità
di un servitore del Signore
e l'amata contesa
fra egli e l'Onnipotente
vincitore di battaglie
che non perse il suo sposo
in procinto di chiudere
con il sacerdozio
per confusione mentale
abbracciata alla bellezza
dalla lunga chioma ondulata
abbandonata da una vita
crollata ed imbiancata, dal ghiaccio
scaldato dal tempo
vissuto
e ingannato
coprendolo di fuochi
sensualità
che vibravano un cuore
peccatore
Nostalgia di conchiglie
Di tagli sulla pelle
e il bruciore delle labbra
Salate.
Riecheggia il lamento delll’ acqua che
Scorre nelle mie vene,
gli spruzzi e il rincorrersi
Del mare.
Mi manca il respiro delle onde
La voce dei gabbiani
Lo sguardo perso all’orizzonte
Di chi non vuole più tornare.
Rimpiango le tue carezze
sulle mie scie.
Ricordi, il vento scuoteva le vele
e tu cullando lo scafo inclinato
spruzzavi di gioia, offrivi la spuma
bagnandomi il viso!
...
Ma il sole è cresciuto..
E non ci fa più giocare,
si stanca ormai presto
E non ha più forze
per scaldare la mia pelle,
per vincere il vento
ad asciugare il pianto.
Non trova spazio il mio cuore
Per aprirsi nel freddo della città
Solo tu sai accogliermi,
come fai con le lacrime del cielo,
che tutti schivano.
...
Ma non sentirti solo:
sola sono io,
onda che freme
per tornare a te, mare,
dolce riva
non temere,
non appena s’alza il vento
tornerò da te.
Sei dentro il mio cuore
nella mia anima
nella solitudine
delle mie giornate
nei miei silenzi.
Ma tu cosa sei per me?
Sei luce dei miei occhi
e sei tutta la vita mia.
Cosa sei per me?
Sei la stella più bella
tra tutte le stelle
la mia stella
che ogni giorno
brilla solo per me!
E' una lunga corsia
grigia,
pulita,
semibuia,
contornata di grida,
lamenti.
Le bende
negli occhi,
nel corpo.
Mille sguardi protesi...
la speranza
incominciata,
finita.
Il viso assente
il mio viso presente
guardano.
Uno stadio affollato,
vari colori
grida incontrollate.
Dalla radio si diffonde
la nota della vita.
Qui,
in questo luogo,
dove forse
ognuno di noi dovrà arrivare,
sento il cuore fremere
e vorrei
che non fosse il fremito
per una scena di amore,
per una carezza ad un bimbo,
per un brivido su una strada,
per il denaro giocato,
ma per questo viso
così pieno di amore
che vorrebbe dare...
viso di sofferenza...
le stelle si accendono
una dopo l'altra,
giocano con l'oscurità la sera
in ogni sera,
di ogni giorno,
giorno...
quei visi
in quella lunga corsia,
vedono le coppie nelle strade...
innamorate... si guardano,
si dicono dolci parole,
e le stelle danzano
in quella dolce melodia,
ma quei visi,
in quella lunga corsia
non riescono a percepire
la dolcezza dei quel loro amore.
Acqua acqua oceano
vai
cerca il mio volto altrove
ero vicinissima ai tuoi occhi
ma tu eri oltre
fuocherello fuocherello
prova a baciarmi al buio
non senti il mio profumo
sono qui
non riesci ancora
ad amarmi
ho provato ad avvicinarmi di piu
fuoco fuoco
ho bruciato per te
sempre
ho cercato il tuo cuore
fredda acqua
sempre hai spento
il mio fuoco.
Io sognavo spazi sconfinati
il tuo amore
e un mio bacio
se sapessi nel passato
quanto ti ho amato
forse un piccolo bacio
me l’avresti dato
il sole illumina ancora
questa città
dove milioni di persone
non si conoscono
chissà che ne sarà
di me
in fondo io ti penso ancora.
C’era poesia nell’aria, versi e parole fra i tuoi capelli.
Un caleidoscopio, un albero di mandorle, una bestemmia.
Poi si sono sciolti i nodi del destino, ed è tutto svanito,
il pitosforo ha tinto di bianco la mia solitudine,
e la pace ha pervaso la via per il mare.
Accosto l’orecchio al tuo petto ora, e non sento un cuore,
sento l’eco di spiagge remote, sento il rumore del sole.
È il verde, e il blu. Il giallo, e il rosso.
La confusione, la gioia, la libertà. Il sapore del mango.
Il mondo visto da dentro, come un bacio che assopisce.
Siamo spettatori e giocatori, ignari delle proiezioni della mente,
siamo corpi estranei, uniti soltanto negli atti d’amore.
Prendiamo vie separate, stella, crogioliamoci nei nostri mali.
Ci sono radici che affondano come denti nel cuore,
tentazioni, arcobaleni, ci sono mille e una tonalità.
Appare più chiaro oggi che distillo idee capricciose.
Dall’altopiano Andino vedo il tempo scorrere
vedo l’oceano scandire epoche, assorbire il male;
vedo l’oblio, e sogno di nutrire cuccioli di salice piangente.
Poi, mentre li sfamo con la mia tristezza,
attraverso i giardini del cuore e vedo dispiegarsi cose,
la mia infanzia, la nostra vita, il nostro tempo,
come un amore alla deriva. Come una mamma che piange.
Quando dovrai stringere i pugni, amore mio,
ricorda di quando ho soffiato vita fra i tuoi capelli.
Mentre attraverserai gli oceani, amore mio,
non ti dimenticare che io l’avevo già sognato.
Lascerai impronte ovunque, come tracce della tua presenza.
Ci sono letti che ti stanno aspettando per essere disfatti,
ci sono latitudini improbabili a cui fare all’amore,
ritroverai i nostri giorni andati, lentamente,
e poco prima di dormire catalogherai le tue incertezze,
annidandole nelle braccia di ciò che è stato:
onde di possibilità che travolgeranno i miei sogni.
Ancora, penserai, arriverà quell’attimo,
il riunirsi dopo giorni di separazione:
e dondolandoti in questa pace, ti addormenterai.
Io invece aprirò la porta, e ci sarà una pausa goffa:
in quel momento, fra il battito del cuore e le pause dell’orologio,
convergeranno una decade di momenti e di sentieri infiniti.
Prima di parlare, la mano ancora sulla porta, tu mi guarderai
sorridendo: il colletto della tua camicia sarà aperto
e la luce trasformerà la tua pelle liscia in un’ombra ammaliante.
Sarà proprio in quel momento, quando mancheranno le parole,
che i ricordi scorreranno come sangue nelle nostre vene.
Te ne sei andata, confusa, ed io ho paura di invecchiare.
Tu forse ora non lo sai, ma era la somma di te,
che mi seccava la gola.
Carlo





