Ascolta la voce e seguimi
saremo sole, un'anima sola
vagherà, ascolterà
il buon vento, soleggiato
esperienza di primavera
profumata che attenderà
al posto suo, nella libertà
di comunicare, la verità
e un punto cruciale
sul nostro tracciato
Una goccia che cade
può esser lacrima o sangue,
facciamo finta di niente
magari è la pioggia!
Così l'anima affligge
perché sa quel che è vero,
non è sangue ne pioggia
è solo un pensiero.
C'invade la mente
ci spreme, si sente,
sarà vero, davvero!
Che nel sangue c'è il cuore
nella pioggia c'è il gelo?
Una goccia che cade
può esser lacrima o vita,
viaggia sempre da sola
anche quando fa notte,
ma si sente nel sangue
perché lascia le tracce.
Sarà solo una goccia
però il cuore si strazia...
Geme il vento nomade, d'un suono vago
e da questa piana inaridita, mi porta
migrando, nel posto a me più caro.
Ben sento rigonfio
il sospiro suo e intorno,
tra l'ali e le foglie
il volgersi dell'onde,
e mormorare le acque,
qual tocco nostalgico
il tintinnio delle sartie!
E fulge,
s'inonda, riemerge
il sole ad ogni suo palpito.
Sussurrano i gabbiani
alle tremule vele,
sfavillano gemme
nell'aria serene...
Ma ancora per quanto
vivrai, mio soffio di vita?
Illusione sfuggente, più intensa
perchè ti spegni
e te ne vai, come sale fra le dita.
Dovrei collezionare complimenti
Un attimo di vita
un filo di speranza
l'amore che t'affligge,
la vita he ti sfugge.
Tu che rimani solo
come quel barbone,
chiamalo fratello
lui ti risponderà,
tendigli la mano
forse sorriderà.
Non stare lì impalato
ad aspettare cosa?
La vita caro mio
è un sogno!
Non buttarla via
con stupide ipocrisie.
Prova a chiamarlo padre
ti dirà chi è......
Odio che all'impugnar della penna
scenda il sipario sulle mie intuizioni.
Le patatine son buone con o senza maionese.
Il mare è nero
gli sono vicino
potrei toccarlo
fissarlo per un'era
Perché, a volte, è necessario forzare
la mano del fato...
Disse un mio amico dalle lunghe corna
e dalla vista sempre bianca
È proprio così,
l'ho urlato con tutta la mia forza,
l'ho urlato sei volte sotto un cielo
che mi amareggiava di stelle
e non parlava, non diceva niente,
né a me,
né al mare.
Quasi volesse dimostrarmi il non-senso
delle mie parole.
Comprendo troppo per continuare a scrivere,
per non trasformare
questi conati di vomito in un'opera grandiosa.
Un tizio in auto che a stento conosco
mi fa un cenno di saluto...
Il primo di una sera...
Così ricordo, inghiottendo
amore, sogni, odio, anni, amici e futuro,
di aver mangiato delle ottime patatine.
Senza dire niente
saresti nevicato ancora
dentro il buio
delle mie stanze di cera
Riverberi di un’estate mai vissuta
ora che il tempo
è quel passo incerto
che mi precede a sera
La mia casa si prepara all’inverno
tessendo fogli bianchi
che stanno a margine del cielo
dove tu eri l’amore - ed io
soltanto l’ombra di un pensiero
Piovono giorni di solitudine
sui miei silenzi
Un sentiero che torna a farsi acqua
dove tu non sei più la riva
né l’orizzonte che
bagnandola - mi attraversa
Imparerò ad amare
inciampandoti ancora
e in quel tornare a casa
sarò rifugio di me stessa
cercandoti
nell’ultimo bagliore dell’inverno
La mia casa è dove piove
e tu, finalmente
- nevichi
dentro tutti i miei occhi -
maria grazia vai
oggi…e non so nemmeno che giorno è….
La gazzella ha corso forte,
con il cuore che quasi scoppiava in petto,
gli artigli sono arrivati a lambire la tenera carne
ma il leone se l'è vista scivolare via.
Gazzella fragile eppure, così determinata
a respirare ancora la vita
da sfuggire ala presa dello sterminatore.
Contro il tempo,
vivere
assume valori assoluti, le banalità si lasciano agli altri.
Amare fino nel profondo delle viscere
è riconoscere il tepore di un raggio di sole
che illumina una ciocca di capelli, trasformandola in fili d'oro,
percepire la frescura della pioggia che si appoggia sulla pelle
come una carezza,
il freddo che brucia le guance e le fa rosa come una pesca matura
dà una sferzata di vigore.
La lingua del rispetto della vita, non si studia a scuola,
solo la consapevolezza dell'essere può insegnarla.
Le farfalle non volano un solo giorno
se il tempo si espande nell'amore infinito dell'universo.
E' impossibile quantificare, imbrigliare
l'onda che si infrange sugli scogli.
Per un cuore innamorato, la vita è per sempre.
Per il poeta ispirato, versi sublimi nell'eternità.
L'onda bacerà il sasso nell'infinito, levigando le sue forme.
Contro il tempo.
Nella penombra della sera
guardo con occhi rapiti
maestose sagome di pini
emergere nel blu del cielo
piegati dal vento imperioso
rispondono chinando il capo
all'inverno che parla gelido
e sciami di foglie in un vortice
segnano la fuga alla morte
scrivendo un brivido sulla pagina
di un'anima con inchiostro invisibile
all'occhio di un cuore indiscreto
che parla d'amore.
Occhi celesti
che fanno volare
sguardo profondo
e ricordi del mare.
La luce trafigge
il blu regalato
come al mattino
il sole appena nato.
Azzurro che voglio
sbirciar turbolento
... con pensieri che urtano
le barche a vento...
e tu , che eri calmo
e prepotente
chiuso nella pace
del tempo
scivoli fuori
dalla tua mente
e nell'azzurro
di un mattino
sbocciato
si unisce il verde.
Nasce così
un unico sguardo
verso il mondo,
ora colorato,
sguardo
che io, adesso
ti ho donato.
Amore vero
che io vivo,
che fa rabbrividire
il pensiero sfiorato
e scioglie la mia
resistenza
davanti a te.
Il nostro amore
amore statico,
scosse di piaceri,
sorgente il cuore
da cui beviamo io e te.
Si annulla il tempo
quando ti sto vicina,
la notte è solo
un groviglio di suoni,
le tue mani su di me
fragore di tuoni
che illuminano
il mio essere
e divento eterea.
Nella libertà
di donarmi a te
che nulla può turbare
si unisce il canto
della pioggia
e batte sui vetri invidiosa.
La facciamo entrare
per coprire di gocce
la nostra selvatica rosa.
Eterea io...
nel tuo sapermi amare.
Il rosso dei papaveri
aspetta la neve
dove le maniche si aprono
della Vergine come un campo d'estate.
Anche tu, mamma, la desìderi?
E' un piccolo cuore spaventato dal freddo,
in certi momenti
al chiuso delle ferite
vorrei un abbraccio
che fosse l'eterno e la fine.
(2011)
All’ombra di questo ciel sereno,
riposan le tue sacre spoglie,
e l’umile casa che raccoglie
ogni momento ameno
della tua esistenza, attende
inutilmente il tuo ritorno.
E il buio che allontana il giorno,
e che le braccia sue protende
all’infinito, il passo mio indolente
quasi impercettibilmente
A te lo riavvicina.
Sfioro con lo sguardo
il tuo viso
poso una carezza
sul freddo vetro di una fotografia
e nel tempo indietro ritorno
mentre una morsa mi stringe il cuore
Ricordo la mia piccola mano
stretta nella tua
grande forte
sicurezza, amore protezione,
di felicità batteva il mio cuore
Tra noi uno sguardo
un sorriso
intendere ci faceva i pensieri
poche parole,
non amavi gli abbracci
che anelavo per il calore
di figlia adolescente
sapevo che c'eri
Quando il buio mi rapì
allontanandomi dal mondo
sulla pelle vivevo
la tua sofferenza, l'impotenza
i tuoi occhi belli e lucenti
si facevano lago
di lacrime che cadere non volevano
Mi manchi come l'aria
vorrei ora come allora
rivivere gli incontri casuali
sulla piazza del paese,
avanzavi col tuo passo fiero
con l'umiltà che ti distingueva
l'onestà che mi hai donato...
che gusto speciale quei caffè
bevuti insieme al tavolo di un bar!
L'ultimo tuo Natale fu in agonia
non ci fu più Natale per me,
l'ultimo bacio
lo posai sulle labbra fredde
della morte che ti rubò la vita
Ti sento sei qui sempre
ti saluto con la parola più dolce
ciao Papà
mi sei venuto in mente
nel sonno dicevo
come ti sei ripreso
sembri più giovane
Tu guardavi
e non dicevi una parola
ma mi davi conferma
che eri contento
di vedermi
e percepire approvando
la scelta che ho fatto
per invertire le rotte
imboccando un percorso
migliore
per non tradire
la natura









