Scrissi per raccontare di te
una lettera al vento...
ma poi le parole
sono ritornate da me.
Adesso volando
sono cambiate
poesie sono diventate
poesie vissute,
sofferte,
stanche persino.
Poesie che narrano
amore,
paure,
stupore,
carezze...
e speranza...
Ora che anche quella
è ritornata da me...
siamo io e lei
sole al buio in questa
vuota..e polverosa stanza,
cerchiamo solo un po’ di pace
e guardiamo la sedia ancor vuota.
Si siederà prima o poi li
la nostra cara amica,
la dimenticanza.
Spirali di luce
come serpenti strisciando
arrivano a spegnermi
e si copre di neve
la vetta del mio cuore
Il gelido vento mi scalda
è più forte di me
e quel cuore bianco
è in agonia senza di te.
Gli occhi vitrei
di bambola dimenticata,
buttata nel nulla...
sospesa...intrappolata.
Gli occhi vitrei
di un essere senza anima
e senza respiro,
e in quell’ attimo eterno
il pensiero di te,
l'ultimo mio ricordo.
Vorrei tornare a ritroso
nel tempo a cercare
nella sporta dei miei ricordi
emozioni non più percepite
sui volti della gente
Un sorriso era un sorriso,
aperto sincero
un salutarsi sereni
il coinvolgimento altrui sincero
Il rispetto per cui di noi
più anni portava
e con saggezza insegnava,
viveva nelle giovani anime
che crescere dovevano
Le strade del paese
un prolungamento
del corridoi di casa....
*
Com'è tutto diverso ora
le persone corrono
simile a formichine incazzate
la fretta è malattia
permea nell'aria
nebbia sottile
un malcontento generale
manca quell'atmosfera festaiola
che fa capolino solo a Natale
ma appena, appena....
Tristezza è il nome del paese ora...
Buttiamo gli orologi
spunti come un fiore sul viso
un nuovo sorriso
si aprano le porte del cuore
la vita è dura
non ha durata sicura
godiamo di questo dono
per ora ne abbiamo solo uno
poi ….
poi Dio provvederà
Come può in un solo momento
chiudersi una porta alle mie spalle?
Mi fermo, poi a un tratto
ti sento...
“Basta un soffio di vento
nient’altro”
Non riesco, non posso, non voglio,
oh voce dei rami secchi e dei boschi remoti,
fuggire lontano dal “Grande Sentiero”
ove correndo controvento
abbiamo sempre perduto.
Dovrò oscurare il paesaggio,
incendiare ogni mappa,
cancellare ogni traccia,
smuovere i terreni schiacciati dal passo
laddove tutto sembrava semplice
e poi di colpo ti sfuggiva dalle braccia
tutto...
Shhh
“Respira, cammina, non senti?”
Sento solo negli occhi la sabbia,
castelli franare e un braciere che scotta...
“Sono solo parole di rabbia,
riascolta!”
Sento voci sparire tra pianti lontani,
sento il vento e ha una voce più falsa...
“Vecchi schiocchi di rami,
oltrepassa!”
Sento il vento leggero
che smuove il ricordo e
spalanca altre porte,
nel soffio si perde...
“il fruscio delle foglie morte”.
Corro forte, più forte,
dove correre ha senso,
dove il fiato non manca,
dove il vento ti spinge,
seminiamo il dolore
dal passo pesante,
il vento ci segue,
spalanchiamo le ali
oltre il sole calante.
Non ho più tempo
non mi basta il tempo
non ho tempo per amarvi
per amare me stesso.
Non ho tempo
per fare quello che più mi piace
non ho tempo per pensare
urlare il mio dissapore.
Non ho tempo
per il mio divertimento
curarmi il corpo
farmi un massaggio
dipingere i contorni
di questo paesaggio.
Non ho tempo
per dissetarmi
masturbarmi
al limite suicidarmi.
Non ho tempo
di annusare un fiore
leggere un libro di un amico
sorseggiare insieme a lui
un caffè all’ombra di un pino.
Non ho tempo
di bestemmiare
cercare il giusto Dio
saziare la mia fame.
Non ho tempo
di scardinare il tempo
d’aspettare le risposte
vomitare questo veleno.
Non ho tempo di contestare
strapparmi il bavaglio
che non mi fa respirare
far valere il mio diritto
pagare di questa vita
l’iniquo affitto.
Non ho tempo
di pettinarmi
allo specchio ingannarmi
capirmi
eliminare gli equilibri
che mi tengono legato
alle disfatte cerebrali.
Non ho tempo
di giocar denari
segnare i punti
imbrattare i muri
delle mie sconfitte.
Devo fare tutto in fretta
sbrigarmi per arrivare primo
ma prima di chi, di cosa?
La folle corsa verso la mia fine.
Mi rimane il tempo
verso sera
di bere una birra
eruttare in fretta l’additivo chimico
che m’addolcisce la bocca
e consacra il palato
mentre faccio cerchi con la schiuma
non mi rimane che questa litania
il tempo sprecato
a scrivere una porcheria di pseudo-poesia.
Se l’amor per te tornasse dai suoi ampi
Spazi, avrebbe in te un luogo ben sicuro
Ove per sempre dimorar. Dai campi
Giungerebbe o da un colle tanto oscuro
Farebbe lui ritorno.... E dal nocciola
Sguardo tuo, l’orizzonte azzurro e viola
Di tutte le tarde ore della sera,
lui lo rivedrebbe il dì seguente,
immerso in una nuova primavera.
Dodici dodici dodici anni
Ci sentiamo stasera ci sentiamo stasera
Dai cantiamo una canzone
Quale canzone
Quella del rumore
Quella mai ascoltata
Ora le luci sono arancioni
Il sole qui non esiste
Ciao ciao
Pianti echeggiano
Il tunnel cassa armonica
Dirompe Il dolore
Chi ha creato la sceneggiatura
Il gesto inaspettato
Fiori a terra
Occhi chiusi.
E' un fatto normale?
Sì, è normale, ma allora
la normalità è particolare.
Perchè io quel momento
lo aspetto, lo sogno
e nel momento in cui sei con me
sento che nulla mi può danneggiare.
Abbassarmi su di te
e sentire i tuoi fianchi
è un fatto divino,
che trasfigura la realtà
cambia il mondo,
come appoggiarti la testa al seno,
momento che supera la realtà
ed io in quel momento
sento che se venissi sostituito
ucciderei...
E' una realtà che cancella
tutti i mali del mondo
per un momento
è un vedere oltre
provo questo con te
penso non sia normalità
ma che cosa è la normalità
in fondo?

... Erotico caffè...
Scende lento, puro
Fatto di amare stille
Di color ambrato scuro
Nel delicato incavo scorre
Tra seni deliziosi
Desideroso percorre
La pelle vellutata
Anelita il suo giungere
Brama, la piccola fonte
Di gocce zuccherata
Avide labbra attendono
Davanti il segreto scrigno
Quel soave dono
Il tiepido caffè prosegue
Raggiunge l’eccitata oasi
Dolci gocce d’essenza insegue
Arrivando all’unione finale
In profumate stille
Dal sapore ancestrale
Dove bocca non resiste
In quell’attesa interminabile
Nel dissetarsi non desiste
Amo la pioggia,
quella tropicale
che cade all'improvviso
e un desiderio erotico
nell'istante mi assale.
Fare l'amore
sotto le gocce battenti
senza pensare
senza inibirsi dagli
sguardi sfuggenti
di chi potrebbe invidiarci
soffocando nella stupida ipocrisia
e di chi è morto senza la libertà
e la fantasia...
Fare l'amore senza respiro
bevendo l'acqua che scende
dal tuo corpo e viso,
gocce che hanno il tuo sapore
non dissetano quelle
è il tuo amore
a farmi respirare
ora che dal piacere
il mio viso si alza verso il cielo
e le gocce chiudono i miei occhi
e sento il sussurro della pioggia...
questo è amore vero.
Stacco dalla suola il dolore
cammino nel buio
in punta di piedi
facendo attenzione
a non far rumore
per non inciampare
in pensieri indecenti
nudi che cercano di
mostrare sapore.
Fa tanto freddo
nel viola del mio tempo
strofino l'anima
con il ricordo
degli anni passati
nell'arcobaleno di ieri
mischiando amori,
come un pittore
fa con i suoi colori
nei quali ritrova
a fatica memoria
con davanti
solo occhi muti
che vanno via
senza una storia






