Riordinati i pensieri
E raccolti i sospiri
Dimentico di gioie e dolori
Di tutta un’intera giornata
Mi chiudo sereno
A pregare con l’animo in pace.
Pregando ricordo la crisi
Il lavoro che manca
I giovani vuoti
Gli ammalati e derelitti
I vecchi che vivono afflitti
Lontani da tutto e da tutti;
Per quelli che stanno vicini
E per quelli che stanno lontani,
Gli affetti scolpiti nel cuore,
I figli, la dolce famiglia,
Ma poi alla fine ritrovo
La pace serena
Con l’ultima sola preghiera
Che dedico prima del sonno
A mio padre e mia madre.
Così slanciato,
con quel suo metallico luccichio
era diverso da tutti gli altri.
Fu subito fuoco.
Fu subito incendio
ed io bruciavo per lui.
Ma sparì.
Io bruciavo, bruciavo...
Ardente era il mio desiderio
di vederlo ancora.
L'attesa sembrò eterna,
poi inutile.
Soltanto quando la mia vita
si stava spegnendo
lo rividi con altre bionde
che si accendevano per lui
come io stessa feci
quella prima volta
che ci incontrammo.
Fu solo allora
che mi resi conto
della mia vita andata in fumo,
spirali che volteggiavano nell'aria
e poi sparivano.
Poco male.
Fra le sue mani,
della sua bocca ho vissuto.
Altre,
in qualche parte dimenticate,
non hanno vissuto quest'amore.
Io invece amai, bruciai.
Ora non più.
…una sigaretta.
come m’inganno?
Ieri appoggiato
con i gomiti sul davanzale
ho sognato di volare
ho contato tutte le stelle
ho immaginato di essere un Dio
e per un attimo ci ho pure creduto
mi sono entusiasmato, esaltato
ma quando qualcuno mi ha servito
un vino annacquato, ho capito
che era giunta l’ora di rientrare la testa
nelle tarme della mia esistenza.
E allora cosa m’invento?
Mi provoco un orgasmo
magari allo specchio
mentre ammiro la mia virilità
o forse è meglio che urlo
per non morire di normalità
oppure sputo in questo foglio bianco
cazzate e oscenità.
Qualcosa però mi devo inventare
qualsiasi cosa,
potrei saltare, bere, ballare,amare
ma devo continuare a barare
barare a me stesso che conosco le carte
e non riesco a fottermi
nemmeno quando mi giro
cercando l’alibi dall’altra parte.
in quel gutturale lamento
Sembrianze trasparenti
di spettri che volteggiano
confondendosi nel sogno
Non fu più sogno nell'attimo in cui
siepi ed alberi si confondono
dove le cime sono coniche
e dove il silenzio è silenzio
Da lì in vista i pianeti
che danzano in quell'accogliente
spazio chiamato "di benvenuto"
Leggera sorridi avanzando
nella pace della non materia
Lacrimano i tuoi occhi
per quel lascito prezioso
che in quell'acuto dolore
ti ha strappato a loro.
...eri tra le mie braccia, c'eri
ora ognuno per se, soli
noi raggianti, con gli sguardi fieri
eravamo insieme... ieri..
...mi stringevi, forte, ai tuoi seni
ora mi sento, perso e vuoto, mi credi
noi trasparenti, noi... così sinceri
a pensarci... era solo ieri...
...prima piangevi, poi mi baciavi
e nascondevi la faccia, tra le mie mani
poi sorridevi, poi... mi guardavi
e mi chiedevi... cosa faremo domani...
...eri tra le mie braccia, giuro c'eri
io non ti ho risposto, ma tu già sapevi
che l'indomani, sarebbero, tornati quei pensieri
eppure eravamo insieme, appena ieri...
eppure eravamo insieme...soltanto ieri...
Quel giorno che deciderò di fare un giro dentro il corpo umano
sarà sicuramente dentro il mio e non in quello di un estraneo.
Non poco m'incuriosisce quel che succede dentro questa pelle
e molte volte mi sbigottisce il trambusto e ogni cosa che espelle.
Quel giorno che lo farò, dovrò per forza entrare da un orifizio
tanti ne abbiamo sparsi, alcuni nascosti per pudore, altri per vizio.
E voglio entrare da un posto dove è normale e più frequente uscire
ma che qui non oso nominare per non turbare gli animi d'amici puritani
quindi mi limito ad accennare che ha un'assonanza con la parola amo
si trova in basso tra lo scroto e l'osso sacro, ma non per quello lo preghiamo.
E' da lì che voglio entrare e cominciare la mia bella passeggiata
speriamo che quel giorno fili tutto liscio e che sia giornata tranquilla e profumata.
Entrerò fischiettando come se nulla fosse, ho esperienze, ma nel settore sono inetto
spalle larghe e torcia in mano, m'incamminerò imboccando il pertugio, quello retto.
Mi coprirò per benino, mi han detto che da quelli parti tira una brutta aria
e se qualche organo si ribellasse, lo tranquillizzerò dicendo che sono lì solo per guardare,
sono lì per sfiorare il perfetto meccanismo, che fa si che io sia perfetto come un Dio
ed estasiato chiederò al più attento e comprensivo: ma questo, è tutto mio?
Avanti, senza perdere tempo entrerò nel tunnel oscuro dell'addome
voglio toccare milza, fegato, rene e mi spingerò fino a sfiorare anche il polmone.
Adesso sì che tira un'altra aria e non manca nemmeno l'iperventilazione
mi spiegano che è tutto naturale se un estraneo gira indisturbato, è fifa, è commozione.
E quando all'improvviso m'apparirà il grande Re, cuore di leone
mi fermerò per ore ad ammirare questo strano muscolo campione
che da fuori immaginavo un toro scatenato e invece è un cucciolo che pompa tanto amore
e m'incanterò come al Louvre davanti alla Gioconda, io spettatore del mio dolce motore.
Quando sarà ora di uscire, lo farò a capo chino, ma ricorderò per sempre quella passeggiata
un'avventura che cominciò per sfida, per intrigo, dal mio primo tratto d'intestino
dal quel buco troppo bistrattato.
Ha il tuo nome scritto nel cielo
Azzurro di puro tepore
Carezza quest’anima mia
Mi volgo a cercare lontano
Quel briciolo di fantasia
Ma il sogno del tuo dolce nome
M’illumina gli occhi e contento
Respiro e sorrido alla vita.
i petali dell'upupa
gli aneliti
rametti di gemme
ancora non visibili
gli occhielli alati delle "elle"
delle "bi"
delle "ti" con il loro sfrecciante sottile becco di reginella,
arcuati, d'avocetta,
tutti a guardare in su verso il mistero
di quanto l'uomo sia perfetto.
A capo
la scala discende,
ti tengo per mano
la carta si distacca dalla pelle malata,
i pozzi dei gomiti delle "gi"
sono colmi di fumo denso
di ciglia aggrottate
agglomerate al peggio
che andiamo
a volte avidamente
cercando.
annunciami al tuo cuore...mia Regina
ho per te doni di fortuna
un fiore di campagna
un simbolo di natura
e una frase d'amore
...nell'armatura
annunciami al tuo cuore...mia Regina
tutta la terra che possiedi
è nulla in confronto
ai passi che faranno
i nostri piedi
in terra di sogni
e di poeti
c'è un altro regno
ora non mi credi
ma non ha
ne mura e ne cancello
ne guardie, ne sparvieri
ne torri di castello...
dove tutto ciò che conta
è l'amore..
...basta quello!
Dimostrano che esisto
Io cado e insisto
Le cose che dimentico
Dimostrano in astratto
Che di nulla sono fatto
Le cose migliori
Le ho lasciate a domani
Si annidano tra le mie mani
Sono stato lontano dal sole
Sono stato un profeta del buio
Un archetipo tra le parole
In mezzo a mille passaggi
Vicino a niente
Ovunque nei paraggi
Le cose che ho fatto da un mese
Hanno un nome
Non hanno pretese
Le cose che ho fatto in un giorno
Sono tempere già sciolte
E spogliate dell’intorno
Le cose che ho scritto
Si impongono per il tono
Non significano affatto
Non trascendono
Si trattengono
Si assaporano al tatto
Si colorano col suono
Il rumore cade. Fitto.
E' durata solo un attimo
uno scatto di vita
rubato al tempo
muti immobili pensieri
mentre la città sotto di noi
continua inutile il suo giro
tu sei quella che eri
rara clemenza
concessa dai giorni
che scorrono
su corpi appesi
ad un'emozione
alle speranze
di illusori ritorni
Ma che ritorni non sono
pallide istantanee
di una storia ingiallita
avvolte nel libro della memoria
scivolano impolverate
dalle dita di una mano
e due visi abbracciati
sbiadiscono
nel vortice del tempo.
cerchi e linee deformate
che m'incuriosisce osservare
e la stanchezza della giornata si fa sentire
E intanto il tempo scorre noncurante
quel ticchettare dell'orologio
sviolina una monotona melodia
aspetto invano
rilassata sul divano
il ritorno dell'energico potere
ma sprofondo al cospetto di Morfeo
Mi accoglie a braccia aperte e sorridendo
mentre la notte avanza e vive
di stelle brillanti e silente gelido alitare alla luna
tonda e pallida
che i sogni ama vegliare
Delle ombre si muovono nel vento
portando al passo un frenetico andare
e volo in alto senza ali
verso il sole
oltre il mare
sfiorando nuvole di ciniglia con le dita
e quel senso di libertà mi cattura
in simbiosi
con calma e tranquillità dell'anima
che m'invadono completamente
la serenità è palpabile
e mi porta più lontano
Piano piano improvvisamente
rallenta il volo
e poi mi frena del tutto un pensiero strano
che dal basso si aggrappa alla caviglia
mi porta giù precipitando nel vuoto
è veloce la caduta
Immagini distorte si aggrovigliano
intorno a me
e dopo un urlo di panico
sono ferma
mi guardo intorno sbalordita
e sul divano mi ritrovo ansimante
Ripensando alla caduta dopo il volo
tutto torna al suo posto
e senza indugio ma ridendo
a Morfeo dedico un colorito soliloquio









