del mio garage
e mi colpisce il silenzio
delle ore,
assolata la strada
di un villaggio che dorme
mi ricorda che qui
regna la pace,
non altrove,
dove sfuggono alla morte
martiri innocenti
di una furia malvagia.
I colori accesi delle case mute
mi riportano quieti
alla canicola di agosto
dove cerco di inventarmi
un pomeriggio sereno.
urla stridente nella mia testa
Battista, pronuncio il tuo nome
ed è gioia
Che voglia di ascoltare la tua voce
Battista
Battista, pronuncio e sento il cuore
stringersi di amore
Battista, nel buongiorno
Battista, alla sera
Battista, cosa fare
Battista, nel consigliarmi
Battista, fratello mio
Battista sempre Battista
Battista, ora quanto mi manchi
Battista, ogni giorno ti chiamo
nel chiamare mio figlio
tuo nipote
Battista, quanto ti voglio bene
C'è un'aria di solennità fuori da questa nostra signora
che prende ragazzini in ostaggio
e che un po' rimane oscura
C'è un'aria di felicità attorno ad un occhio nero
Attorno ad un bianco che si uccide
e attorno ad un'iride fatta di fili d'alghe
Tu ora mi fai davvero pena
pensavo fossi migliore
forse una minaccia
Ma ora che minaccia vuoi che sia
il coltello e il telefono sono nell'acquaio
e nessuno ha voglia di andare a pesca
Il solo difetto di pensare troppo
non fa che imborghesire intimi arlecchini
Il fatto che i polsi non portino segni
la dice lunga su tutti quei nodi mai fatti prima
figlio di un essere dissociato,
a metà tra il tutto e il niente,
non esce mai dalla mente.
Ha il vuoto del colore del nulla
tra terra e cielo si trastulla,
non ha direzione né verso
eppure riempie tutto l’universo.
Ha il suono delle giornate liete
in riva al mare, profondo nella quiete,
è il sottofondo incessante
di ogni cuore sperduto all’orizzonte,
è il sogno di un ubriaco che farnetica,
non lo troverai nei testi di aritmetica,
è l’ordine originale, il caos finale
è il principio del bene e del male.
Anche oggi
mi ritrovo schiavo dell’infinito
mentre la notte silenziosa
sospinge il vento soffocando gli occhi
sotto la luna bianca d’agosto
perso tra i fili d’argento.
Ascolto il canto mite del mare
rasentare il respiro in tumulto
nel buio delle lampare
mentre accarezza l’anima confusa
che errabonda vaga catturando ogni attimo
sfidando l'afa della vita
e poi svanire nell’aroma di caprifoglio.
Eppur mai domo
mi desto e mi vesto di luce
e di questo grande amore
che in te ogni giorno si ritrova.
Niente sta diventando - da incolore - rosa.
Nemmeno il velo sforbiciato dai venticelli
che pronto mi sembrava al salto
eppure ieri ho chiamato con un pensiero raccolto,
un punto di malinconia vivevo inginocchiato alla grata.
Nemmeno un cuore di vecchia lampada pulsa
lungo i tuoi capelli,
qualcosa sembrava muoversi,
quattro fermagli a stella
che si donano senza pudore.

quando in cerca dell’acqua, della pace o di un nuovo Dio
sarà il mare a seppellire la vostra incoscienza.
Quando la speranza sarà una scheggia
conficcata tra la gola e l’indifferenza
l’orizzonte sarà un filo sottile che spezzerà le vostre vite.
Quando si ribalterà il mondo
e sarete voi che striscerete come vermi in cerca di un pasto caldo
quel giorno prenderà forma dentro di voi la pietà, la grazia e la riconoscenza.
Adesso nel vortice del vostro egoismo
in un cuore malato da sempre
l’ago è una lancia che trafigge la vostra coscienza.
Adesso che qui vi bruciano il destino, il culo e il futuro
non vi accorgete che vi sta schiacciando il cielo
sputate odio e brucereste anche un amico.
Verrà il giorno che dal dolore bramerete amore
cercando di liberare l’anima della vostra prigione.
all'anima che ci comanda
e senza indugio risponde
riecheggiando
un campanello d'allarme
avvertendo il corpo
che siamo in totale apprensione
Parlarsi addosso annulla
tutto ciò che vorremmo dire
soffrendo di più, dimenticandoci
qual è la nostra vera natura
per quale motivo
al mondo siamo venuti
devo tenermi integro
tranquillo come un bimbo
che dorme sul seno della mamma.
Le luci abbagliano
le stelle brillano
ed io divento cieco al bisbiglio
alle voci che disorientano
voci di tomba che destabilizzano
voci che esaltano e poi sconfiggono.
Non posso cadere nella trappola
dove già danzano gli scalpi di altre anime
mi aspettano con in mano l’ascia
per trafugare l’oro dal mio cuore
ed io resisto come un guerriero
alle crociate della luna
resisto come un soldato
scalfito nel peccato
in groppa al mio destriero
salterò le buche
le trappole della mia solitudine.
Allontanati da me pensiero lugubre
ed io non sarò futile
come coloro che agitano le braccia
nelle fosse e nelle trappole
dove si tesse l’odio e la pestilenza.
Nei tunnel di labirintici sogni
ho l’amore , un dono che mi porterà lontano
dalle trappole che l’uomo costruisce
per affossare l'altro uomo.
Sincero è il mio silenzio
sincero lo sguardo
e stanotte non varcherò il cancello
non ingoierò le stelle
non prima di pronunciare la parola amo.
insistente.
La terra satura
non riceve più l’acqua.
La gente per strada
con abiti estivi.
Costretta ad indossare impermeabili
e a comprare ombrelli.
Corre attraversa la strada di fretta
senza guardare le macchine i semafori.
Estate strana un fastidioso freddo
penetra dentro le ossa.
Mentre la pioggia
continua a cadere.
Fasci rossastri sulle brine del mare,
di pini il riflesso su picchi roventi,
l'aleggiare d'autunni al caldo scurare
e muore il funesto battere dei venti.
Il sole si tuffa con colori ruggenti,
vi è l'urlo dei raggi ed un quieto cantare,
al tramonto l'oscuro zittire di genti;
si riposano le acque che han fatto schizzare
sulle punte dorate, là morte, del mare.
I piedi dei bimbi su sabbie non più ardenti
lasciano i castelli per le loro signore:
il bagnino la smette con i suoi lamenti.
Dopo il più
il pestare i piedi e il capriccio,
oltre un letto piramide di Cheope e
l'ignota cassettiera fasciata dai biancospini di Ninive
voglio il meno
il poco
adesso un rigo d'acqua piovana,
sei il bordo ondulato nella fogliolina
l'ormai che spinge piano e soccchiude la porta della sera.






