‘Na mente astuta ha creato la distanza
pe’ nun facce vive in fratellanza,
pe’ rovinacce l’esistenza,
pe’ facce pagà quanno annamo ‘n vacanza,
pe’ accentuà l’indifferenza,
pe’ chi vive in sofferenza.
Ma noi semo uniti a ortanza,
‘na mente beata ha creato lo spazzio interiore
ch’è quello unico, quello de l’amore,
quello che te fa batte ‘r core,
no spazzio che nun cià possessore,
qua stamo ner bujo là c’è solo luce,
un calore e ‘n foco verace.
Oggnuno de noi pe’ quanto truce
gira che te riggira cià ‘n po’ de ‘sta luce,
là c’è la nostra vera origgine
guarda drent’ ‘a vera tua immaggine
si cce pensi bene te viè ‘a vertigine.
Sto spazzio è unico puro si oggnuno dice “è mio”,
qui nun c’è peccatore nun c’è omo pio,
semo tutti fratelli inde la mente de Dio
mentre indugio sulla mia disperazione
e sulla pietosa barbarie
di ciò che mi circonda.
Tengo in mano la coppa della rivolta,
seduto contemplando frenesia.
Bevo ed'è linfa che scava
e vuoto che mi scioglie
G.I.N.
e sole non creò la primavera
come l'unione tra due mani
non significa
necessariamente
andare per la stessa strada.
Seguimi, o cerca di seguirmi,
non ti propongo che
una lunga salita,
una rampa di ricordi
di secoli,
un milione di gradini
o di lacrime, se vuoi...
Andare in due per mano
è sfaldare l'universo,
rovesciarlo
e sorridere
allora un pò melanconici
di cose tristi
e invecchiate.
Asciutto con mutevole vigore
D’intrepide folate rematore
Eterno imperatore del suo posto
Immenso marinaio vogatore
Che vuole ritornare ad ogni costo
Al porto dove l’albero ha disposto
Per essere novello esploratore,
Mi sembra fuori luogo alla stagione
Del sole delle stelle e della luna
Che splendono in devota religione
Dai secoli dei secoli ciascuna
Donando la piacevole illusione
Che il mondo ruota intorno alla fortuna.
Volevano solo decorare il traguardo per il vincitore con delle siepi,
ma da quelle siepi spunta sempre chi bara sulla linea.
Corrono quasi tutti alla fine:
spiegano i polmoni come dei paracadute
per le vertigini senza fiato;
ma loro sbucano da lì.
C'era quello impacciato che è arrivato primo contro se stesso,
c'erano canottiere bianche senza marca e numero
(nessuno si ricorda di chi sgobba così)
e c'erano i vecchietti con l'asta per il binocolo.
Alla fine vince chi scavalca la siepe.
Grassi e idratati, tagliano la linea con un sorriso curato
per i fotografi e le fotografe. Guai agli incavi, alle fosse,
alle lodi e alle dediche ai taxisti che proliferano nelle fotocopiatrici.
Loro hanno vinto. In furbizia.
e della guerra dei sensi,
nei freddi attimi
e nel languore dei sospiri,
sugli altopiani della discordia.
Seguirò le tue storpiaggini
ed i tuoi stordimenti,
cullato da vertigini
di ruote ancestrali,
da fiaccole notturne
nelle processioni delle feste,
sarò scia di ogni tuo sguardo
proteso verso il buio,
dardo di fuoco e acqua incessante,
vuoto nel vuoto
che colam lo spazio,
curvità di ogni sagoma
di gente in preghiera,
assumerò forme contorte e tristi
di traiettorie spezzate,
là dove finiscono gli amori
ed i cuori infranti
di questo pianeta.
ti voglio !
l’anima urla.
Una tempesta di emozioni
un uragano in piena
non vi è argine che possa resistere.
Fermare l'istinto
di sfiorare il tuo corpo, di toccarti,
baciarti... non è facile.
Le tue partenze
chiudono lo stomaco
la malinconia mi assale.
Il vuoto
che lasci
e incontenibile.
Un uragano ha scatenato
questa tempesta
d’amore immensa.
Da dietro i nuvoloni
il sole spunterà
per scaldarci ancora.
Le nuvole si dissolveranno,
al tuo ritorno
l’anima si illuminerà.
Di nuovo il cuore tornerà
ad emozionarsi è
l’anima volerà.
Assaporo quel passato
sui sobborghi d’orizzonti
senza luce,
dove i ricordi affamati
di lacrime,
annegavano la mia serenità.
Ho cercato di vincolarmi
dalle selve della malinconia,
aggrappandomi a pensieri vivi,
ma tante volte son caduto
dentro quelle menzogne
che uccidono l’anima.
Ora sento il bisogno di urlare la Vita
verso un nuovo tramonto
per ritrovare la luce del mio cammino.
ma nulla di nulla
di ciò che mi stritola il cuore
non versi d’amore
scolpiti nel marmo
non strenuo dolore
affogato sul mare
c’è il vuoto
incolmabile e tetro
che viene da dietro
le spine del mondo
dal buio profondo
che grida vittoria
e se chiedo alla storia
di darmi una mano
risponde che il tempo
è tiranno e sovrano
ch’è pieno di buche
riempite di niente,
per questo stasera
zittisco il mio io.
da tutti malvisto,
cor viso pesto,
nun faceva testo,
era sempre mesto,
più che modesto,
portava la casa
drenta 'n cesto,
pe' lui nun era mia presto,
sempre ar solito posto,
nisuno ja mai chiesto
perché era sempre angusto,
perché ne l'occhi sto disgusto,
scusate si ce 'nsisto
ma jè bastato un gesto,
nisuno l'ha ppiù rivisto
a quer solito posto,
lui de sta vita
ha 'mboccato l'uscita,
mò ha rotto le catene
nun me chiede perché e ccome,
mò ha cambiato zone,
mò core senza pene,
si lo cerchi guarda bene
quanno che la luna fa capoccella
lo vedrai sartò leggero
da stella a stella.





