ed io mi vesto
di incubi scoscesi.
Plano verso il giorno
ma precipito dentro un mare
di ricordi,
di catene,
di passioni mai sopite
E torno bambino
in un corpo d’uomo,
la mia mente
è rimasta sul cuscino,
il corpo vaga solitario
tra una marea di esseri inanimati,
stelle al neon,
creature senza occhi
orologi dissolti al sole nascente.
Tempo e spazio si burlano di me,
rimango attonito in un
vortice che inghiotte
sentimenti,
idee, speranze.
Tornerà la vita
ad accarezzarmi
ancora?
ho subito saputo
a chi dare in custodia le parole
I libri…ah il mio piccolo volume
messo in un posto lontano dalle insidie
-non voglio tanto penetrarti nel pensiero
non credere sia eterea
questa simbiosi apparente con il nulla
Ma dovrai passare da quella pagina
diversa -e temo e so-
con la mia bocca che osserva
ti recita tre distici
e chiude con l’enigma
“raggiungere i tuoi riccioli”
come faccio?
Ora
sto qui, vedo la mano muovere le corde
la mano uguale alle mie corde
Non ho fermato il gesto sulla lingua
dire -non voglio maschere e tu sei
a spogliare l’anima
e amica è anche amante,
segreta: nel silenzio fugge-
Sai, ho imparato
dalla tua voce a dondolo
che esiste una musica
dopo le note
Prova a pensare a quanto potresti.
Nessun trucco, è tutto vero:
si perde altrove quel tuo giardino.
Senza fine. Laggiù. Selvaggio. Nella foschia.
In macchie di alberi frastagliati,
nella contorsione di quelli solitari,
nei vapori delle fontane, dell'umidità,
nelle lingue serpeggianti dalle gole dei boschi.
Nulla è più misterioso e mal disposto.
Che sfortuna le felci nate davanti ai sassi;
gli agrifogli schiacciati dai frassini;
le querce che si lanciano occhiatacce a distanza.
Domina quel silenzio ronzante che ti fa tremare.
L'immaginazione e questo giardino fecero una gara
per stabilire chi fosse il più sconfinato:
in pochi minuti l'immaginazione si perse nel giardino.
con la mente satura
di pensieri misti
a domande
risposte
dubbi
perchè
La pace della luce del sole
bacia e scalda la mia pelle
ma non scaccia
i tarli nella testa
che ticchettano ancora
ancora
come un orologio
che martella i secondi
E tu?
tu continuerai silente
a camminare distante
tra la folla
che ti acclama
a mostrare di te
la facciata orgogliosa
Sarà tripudio di colori
quel momento
in cui riuscirò
a toccarti dentro
e lascerai cadere le parole
spogliando
i tuoi occhi dai veli
e saranno liberi
di vedere la mia anima
I fuochi lontani dei pescatori
imbiancano la rada
ovattata da onde e sospiri,
tra le onde laggià, tra le onde,
il tuoi occhi neri, il tuo scialle ocra,
il mio alito sul collo esile
da giraffa.
Fulttuano tra le zone oscure
di desideri marini,
amplessi al crepuscolo,
cadenzati alle rime
dei poeti di fine secolo.
Ora un braccio meccanico
mi asciuga la fronte
ed i pensieri volano
su cavi telegrafici.
Sfolgora lontano, sulle dune,
una vecchia conchiglia,
misero relitto di un amore
o di un odore intenso di ormoni,
i tuoi, neri, come i tuoi occhi,
come la notte che tutto avvolge.
Bacio la sabbia,
ed una seppia sapiente
mi fissa incredula.
Rivolo ogni notte si sente al sicuro, è il suo regno,
ma poi viene colpito da quel coltello freddo allo stomaco:
i problemi del giorno dopo: aprire la porta al postino
o al lattaio.
Come verrà giudicato dal farmacista per i medicinali
che prende? Forse farà un commentino,
già parlano i suoi occhi da assassino che gentilmente
lo salutano con un "Arrivederci".
E alla posta per pagare le bollette: cosa diranno
di tutto quel gas consumato, dell'acqua bevuta?
Cosa dirà il nuovo cassiere del supermercato
per quegli strani articoli?
Cosa diranno i clienti feroci dietro
che aspettano impazienti mentre uno molto lento fa il resto
a lui che deve infilare tutte quelle monetine
nel portafoglio? Ne hanno inventate troppe.
Scappa: il mondo lo vuole mangiare!
Lo divora per non essere divorato!
E' una palude stagnante di bisbigli,
chissà se i coccodrilli hanno già cenato.
Per Rivolo l'altro sesso è
un centro gravitazionale rosa
al centro di un altro centro.
La veste è troppo stretta,
la nudità è un colore letale
e l'area di dominio
è superata già da un pezzo.
mi lascio addormentare
L'odore di erba, di umido e qualche insetto
avvolgono il tiepido sonno
Occupo il mio spazio, come un tronco di legno tagliato
lasciato dal boscaiolo
Iniziando il sogno, non ho mete
non ho nostalgie
Scivolando fra cristalli ed alabastri
riordino i pensieri
Senza tralasciare nemmeno l'ombra del dubbio
m'abbandono e m'incammino nell'etere
senza perdere un passo, ne la mia ombra
A troppo, ho assistito
A poco, ho partecipato
Proseguo il viaggio
il nulla, è come uno sguardo.
Notte d'amarezza e fiamme d'allegria
tre vascelli e qualche storia al fuoco
qualche cassa di legno l'han buttata via
tutto non è scritto eppure manca poco
L'innocenza sopra l'inno americano
per la festa travestiti e male non farà
Qualcuno è con le torce in mano
e qualche altro coi figli della libertà
E ti ho vista ballare con gli inglesi
e mi hai buttato via senza un perché
tutti a ballare, tutti ubriachi
tutti ubriachi di oceano e tè
Ma si respira un'aria nuova
da giorni ormai non ti penso più
ma chi se lo immaginava:
tu in Europa ed io quaggiù
Ma chi l'avrebbe detto
vola un'aquila innevata
nessuno che va ancora a letto
per vivere la sorpresa inaspettata!
Ormai mi sto abituando
il tuo posto è in Inghilterra
qui tutti stanno cantando
che potrei giocarmela a morra
Ho visto il porto e l'ho salutato
ho salutato una nave che non c'è
per dieci giorni c'ho ballato
e mi sentivo in una scatola di tè
mentre mi guardi e sorridi spensierata
accarezzandomi il petto delicata.
Il firmamento limpido è il teatro
della nostra fusione eterea,
accompagnata da onde maestose
sopra sabbia cristallina immobile.
E in lontananza risuona l'eco di una sinfonia nuova,
meraviglia pura che cresce all'orizzonte
e crea una visione magica di trame d'incanto,
che ci legano all'uninsono.
Soli ed unici padroni dell'universo.
Soli ed unici viaggiatori nell'immenso.
L'infinito è nei nostri amori sovrumani.
finalmente un filo di luce.
Il silenzio mattutino della casa mi aiuta a riflettere,
neppure la mia tazza di caffè a farmi compagnia.
Come tutte le mattine da un pò di tempo,
arriva il buon giorno, di chi negli ultimi giorni
si è rivelato un grande amico, due chiacchiere seguite da un
“ci sentiamo dopo” “andrà tutto bene”.
E’ arrivata l’ora, si parte per un appuntamento importante
( forse quello che cambierà la vita ) la strada interminabile,
i miei occhi osservano tutto come una memoria fotografica,
rimaranno impresse nella mente.
Il sole spunta
dietro le montagne,
il correre delle macchine in strada,
impiegati, operai, studenti.
il sole fa capolino attraverso i rami degli alberi,
un contadino ara la terra,
dietro di lui degli uccelli
cercano qualcosa da mangiare.
Intanto si arriva a destinazione,
il solito parcheggio immenso,
il solito corridoio
che ormai conosco bene.
Una signora un pò assonnata
mi indica dove andare,
entro bene.... sono sola
cosi posso ridere oppure piangere.
Arrivato il momento tanto temuto.... tanto atteso....
buona notte amica penna,
ci rivedremo al risveglio
( forse ) se tutto andrà bene.
Svejamose ch’è tempo d’ariflette
soffocati da buffi e bollette
sto popolo, messo a le strette,
s’ariconsola co’ poesie e canzonette,
li tempi sò brutti, cupi e tristi
ce tocca rinuncià a ‘n sacco d’acquisti,
quanno che t’arzi te meraviji c’ancora esisti
ma noi se sà semo tutti nati artisti
e si er politico e ‘r potente ce tratta da cojoni
trovamo puro er modo de facce du’ canzoni,
‘na satira ‘na risata ma questo dimostra
solo che ridemo a la faccia nostra.
Semo così, quanto durerà
sta lunga tiritera
co lo stipendio (chi ce l’ha)
che dura da matina a sera?
Si, semo i primi pe lo spettacolo,
ma pe capì nun ce vò ‘n oracolo
pe sarvacce ce serve ‘n miracolo.
Possibile che non riesco mai a capire
che la vita è racchiusa in un attimo?
E ogni volta ci casco
la inseguo come il falco
sul filo del mare in tempesta
mi spingo lontano, fino a largo
e in bilico tra la morte e il ricordo
ci infilo il mio sangue e anche la testa.
Non riesco mai a capire
che la vita è solo un momento
magari forse due o forse cento
e tutto il resto è un contorno
di parole e di pianto.
Imperterrito
continuo a seguire le ombre
fantasmi di luna che specchiano luce
per distrarre le mie paure
nello specchio antistante
di un amore senza confine.
Che folle!
m’illudo sapendo
e non mi fermo
rincorro sagome e anche me stesso
giro e rigiro non trovando il pertuso
nel labirinto di una perenne bugia.
Sospiro
e raccolgo le ultime piume
di un volo iniziato per gioco
al di là del solito fiume.
dei ritagli azzurri di pigiama,
albatros - mai visti -
se non forse tra i piedi o
sotto il pedale di una sarta,
di una camiciaia.
Anche noi, anche noi le fate
al sole accennato del sottoscala
con l'anta blu scrostata
che inganna e fa da tetto
ai rondinini.

perché son qui
a leggere poesie
di chi non conosco
ma col bicchiere in testa
mi viene d’avventura
avere la natura
di chi è come me,
magari disperato
oppure soddisfatto
comunque indaffarato
a scrivere qualcosa
che sia di eterno amore
oppure di un inferno
di fatto sta che l’anima
è in stato di un’allerta
di come può morire
oppure essere eterna.
alla vita quando la rosa s’apriva
al raggio intonando canti al vivente
o quando l’aria s’accoccolava adagio
nel cuore del vento
per divenire vertigine in volo.
E mi chiedesti se la luna annuiva
quando la notte mi rapiva i sogni
sotto chimere vibranti di cielo
in nidi pigolanti e disperati
appollaiati al grido morbido e cavo.
E mi chiedesti se la poesia sapeva
ascoltare in silenzio il tempo del pianto
o l’amore maturato in radici d’ali
e se le voci spaccavano la vigna antica
scavando memorie in concerto d’ore
nell’infinito o in ultimo volo d’eternità
da nutrire sotto ceneri di valzer
nudi al fragile dialogo d’anima
come luna a specchio in mare aperto.









