La spiaggia deserta
e sfuma verticale in un funerale aereo d'api -
sole da un cancello vanno le rugginose di Val d'Astico,
sul cappellino di Gustava tintinnìo di goccerelle di pioggia
e nessuno dei tusi che prova
a tradurci in parola.
“La tua è l'età più bella. Godine ogni attimo, non sciuparne un solo istante. Dopo non ci saranno più giostre, né zucchero filato, né più concerti in piazza.”
Così, anno dopo anno,
giorno dopo giorno, ora dopo ora,
l’infanzia si è liberata della mia forma:
proprio come fa l’albero con i suoi frutti
quando scende l’inverno sopra Genova,
quando il freddo morde e punzecchia
e a Villa Piaggio non si gioca più.
Adesso che sono attempato,
e oggi che la desidero ancora,
lo vedo bene che la quotidianità
di quell’istante che non passava mai,
non poteva che farsi il piccolo ricordo
di un uomo stanco e complicato.
Forse però ti aspetterò,
sulla giostra,
e se tornerai da me
saremo sempre fanciulli,
giovani sognatori annoiati:
tu ed io come rette parallele
che mai si allontaneranno.
Quel tuo passo noto
il cigolar del cancello
il cuore impazzito.
Cantavano lietamente
seguendo il sole in tranquilla discesa verso il mare
le boungaville mosse da brezza
e tu salivi i gradini,
uno sguardo come d’attesa
le amate labbra in un abbozzo di sorriso.
Era il maggio sperato coi suoi profumi di rose
era l’inizio della sera
che segnava la fine dell’attesa.
Noi come rondini riunite
e negli occhi il sole
e portato via
accompagnandomi là
dove c’è spazio
solo per la fantasia
volando sopra
cieli infiniti
ho visto il mondo
girare e cambiare
la terra nascere
l’acqua bagnare
l’aria far respirare
il fuoco riscaldare
nuove forme
nuove densità
nuovi spazi
nuovi limiti
ho creduto di sfiorare
e poi toccare
ho creduto di inspirare
e poi rinascere
libero
senza ali
eppure senza cadere
ho chiuso gli occhi, senza troppo frugare
le ho ritrovate
le mie mille sensazioni.
Un brivido m’ha sfiorata,
una carezza calda e profonda
giù per la schiena nuda.
Un bacio che scorre, un tocco sapiente.
Ho ascoltato la mia voce
nel silenzio dell’anima.
… Un volo,
il grido di mille voli: gabbiani rinchiusi
che ora s’innalzano sul mare.
… E lo specchio mi riflette,
accarezzo quella ruga: è piccola!
Sorrido a quella bimba che
mi fa l’occhietto.
Son quella di sempre!
Cosa vuoi che sia una piccola ruga!...
Tra sabbia catramosa e pesci morti
Scansando scarpe rotte e scheletri d’oggetti
Affogati durante l’ultima alluvione
Lungo l’estuario tiberino
Assorto in pensieri esistenziali
Sull’attività sessuale dei maiali
Mi prese un fremito interiore
Alla vista di un ambiente surreale
Di case fatiscenti e fatte male
In un silenzio cupo e desolante.
Mi venne in mente un film di Pasolini
E riflettei sul progresso infame
Che in tanti anni aveva fatto il litorale
E’ vero ch’eravamo in un millennio nuovo
Ma quell’ambiente era rimasto vecchio come l’uovo.
Comuni riflessi di specchio
del mare l'impennarsi forte del carattere
come zoccolo di pietra dura,
saldo nel suo sbrecciarsi lentamente.
L'amore per il desiderio
fin oltre il desiderio d'amore
fino alla donna più bella
con o senza suppellettili sentimentali.
Poche ambizioni rarefatte,
il vizio di non fermarsi alle figure
per andare alla gioia intensa delle parole,
amanti quanto più si può esserlo,
valori onesti, nessuna vera fedeltà
o assuefazione.
Esperti in orizzonti scoscesi,
amanti della fatica quando s'indurisce,
quando la salita detta regole nuove
per nuove partenze.
Non addomesticabili,
marinai poco propensi alle ancore,
agli attracchi forzati, al riposo,
ai mari di bassa profondità.
A priori alleati
come di un padre e di un figlio
come una corda ed un nodo.

dopo che il tramonto
ha portato via la sagoma del tuo volto,
raccoglierei ogni silenzio, ogni rumore
che mi parla di te,
ogni stella per rubargli la luce
e donarti versi dorati.
Se tu fossi qui,
saremmo una doppia solitudine
ma un unico sentiero,
un unico muro proteso
oltre ogni desiderio terreno.
Mi piace, ogni tanto,
immaginare in un lampo
la vita del mondo.
Chiudere gli occhi,
concentrare la mente
e vedere, in una sterminata fotografia,
miliardi di uomini e di donne
che vivono sulla terra.
Che vespaio allucinante!
Mezzo mondo dorme
e l'altra metà è sveglia.
Milioni di esseri
si affannano, piangono, ridono,
urlano di dolore,
lavorano nelle strade,
nelle fabbriche, negli uffici,
studiano sui libri.
Migliaia di bambini nascono e,
nello stesso attimo,
migliaia di persone muoiono.
Vedo, in un lampo, con la mente,
persone che rubano, che uccidono,
tante che proteggono e aiutano altri.
Miliardi di persone, di lacrime, di sorrisi.
Miliardi di niente, di ore perdute.
È un lampo.
L'immagine scompare
mi guardo attorno...
sono
incredibilmente sola.
Dolore 'n fame se nutre de momenti
de disperazione 'n ze po’ senti, fa tanto
male.
S’accontenta de tutto, ‘na morte qualunque,
‘ na perdita importante, ‘na malatia. Basta che
vede quarche d’uno che piagne e decide de
faje compagnia.
Sordo, meschino, 'n ze fa accorge sto
malandrino. Puro le pene d’amore so nutrimento.
Nisuno é mai riuscito a cacciallo via a tradimento .
Ma si ce penzamo bene, puro lui c'a' vita breve,
'n po’ de felicità, ‘na gioia improvisa,
uno che te soride e... subbito scappa a leccasse
le ferite!













