di quel lontano settembre
e noi in cerchio attorno a te
sempre attenti
sfocati dal fumo del tabacco
nella pipa
ci insegnavi cos'è
l'EROE!
Hai scritto dentro noi
le tue memorie
e ci hai salutati
col tuo stile
andando AVANTI
a prepararci la trincea
Non ci fermeremo fino alla vittoria!
non ci fermeremo mai, il tuo pugno
rigato di sangue
NIEMELS ANCHE OGGI
con le braccia levate al sole
gridiamo al mondo: NIEMELS!
Rutilio Presente!
Era amore, lo so per incerto.
La prontezza al cambiamento,
un po' come arare un duro terreno argilloso
di notte, nel suo stato di tempera,
per destrutturarlo e ristrutturarlo.
E non c'era niente sopra:
solo un po' d'acqua a sciabordare fra quelle erbacce
fatte nascere con un tiro mancino.
Era amore perché era privato.
Oltre le serrature occluse dalle chiavi,
nell'inquietudine del sapore di incenso,
nelle bocche asciutte che si bevono due o tre lacrime.
Era l'amore nei mugugni del ventilatore,
del giocare negato alle zanzare,
dei movimenti per gli orecchi sensibili
lasciati in eredità dalle serpi senza veleno.
Era amore, e sì sbandierato all'aria rafferma
perché il vento lo avrebbe gridato in giro
in preda all'isteria.
Era un amore senza l'obbligo di nasconderne le prove,
questo è certo. Un lasciar fare all'interpretazione altrui
come vuole la regola dei patrimoni universali.
Era amore, per incerto.
Come guardare la superficie liscia di un tavolo
da quell'angolazione da cui esce la luce buttata via:
l'essenza nella forma, la forma data da nessun recipiente.
« La solitudine è indipendenza: l'avevo desiderata e me l'ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri. » (Hermann Hesse)
Persino all’irreale Café Voltaire,
in questo mezzo autunno australe,
il mio ieri è tornato fatto fantasma:
è già qui, trasognato come la terra
che si crogiola in pensieri infiniti,
e in un atto di fede nel nulla.
È decadenza oltre la porta,
è il vuoto dell’anti-arte,
è la mente racchiusa
in se stessa.
Ma cosa importa?
Devo nascondermi meglio:
devo ripudiare sogni e incubi,
e mantenere il mio status
di chiodo che sporge.
L’amicizia è assai normale
Ci si conosce a tutte l’ore
Ci si conforta sul dolore
Siam tutti buoni e belli
Assai leali e non monelli
Siam d’età indefinita
E di sesso approssimato
Ognuno è quel che appare
Esattamente come gli pare
E se ne ha le capacità
Diventa un leader di qualità
Alla fine dei discorsi
Conosciam tutti i trascorsi
Contenti e fortunati
Ci sentiamo tanto amati
Grazie pure alle gazzelle
D’apparenza molto belle
Che dispensano lì per lì
Cuoricini e tivubì

Per fortuna
esprimi le sensazioni
Non sei una
che nasconde le emozioni
possiamo parlare apertamente.
Il tuo fare sorprendente
e'un armonia di suoni
prato di profumi e colori.
Per fortuna
abbiamo 3 ore
non sei una
di sole parole
ci possiamo amare chiaramente.
Il tuo fare sorprendente
e' un passo mistico da star
Amante per secondi d'eternita'
Conto le ore
Forse sarà per sempre,
Il tuo odore
Neppure
Passano le ore

sul vascello noi due
titani o figure
per nomi mangiati dall'orizzonte
Le mani incrociate
dietro la schiena ricurva
Fare il punto o non farlo
è sempre un predicare calma
Tu con i tuoi tesori
non me la racconti giusta
forse per non dare nell'occhio
o forse per non farmi sentire sconfitto
Non ricordo da quale ventre
te ne uscisti spavaldo
se sei fratello od amico
che mi tiene al caldo
Il mare sta risputando
gli scheletri dei cretini
che iniziarono guerre
sapendo di non poterle finire
I marinai sull'altro vascello
ridono a squarciagola
non sentono che è quasi deserto
e pretendono di farsi sentire
I tuoi occhi perduti
in qualche laguna troppo densa
vedrai che li ha raccolti una fata
che se è strega fa lo stesso
La tua bocca è screpolata
vedrai per i consigli cacciati
come un figlio cacciato di casa
che uscendo sbatte forte la porta
Parlo e mi parli
e parlando sembra che urli
di tutti i canzonieri che cantano i viaggi
senza conoscere il prezzo dello sbaraglio
Il mare quatto quatto
sta portando via la tua nave
e tu con le braccia incrociate
finché non capisce che te ne eri accorto
Forse è l'ora che torni
e forse ti parlo più in generale
ma tanto la fine del discorso
non arriva mai se di là
ci sono uomini in procinto di esultare
Il vento amico,ascolta il mio lamento, tra le fronde
degli alberi bisbiglia una triste canzone, facendo vibrare
le corde del cuore.
Il vento amico, nei verdi prati tra l'erba fresca e candide margherite,
sussurra le sue melodie preferite, in alte vette innevate,
regala sfaccettature dai mille colori servendosi del sole,
per riscaldare il mio cuore.
Il vento amico, nelle giornate di pioggia, tra spiragli di luce
e l'odore acre dell'erba,allontana la mia sofferenza, accarezza
le onde del mare che si rincorrono tutte eguali, per ricordarti
quanto io ti ami!
questa mattina
nella voce del mare,
nel tonfo monotono
cadenzato e lento
della risacca.
Pensierose onde
sotto un sole lavato
da nuvole dense,
e una docile brezza
che increspa i granelli
sulla spiaggia deserta.
Cammino con te,
con la tua ombra
riposta nel cuore,
col tuo profumo
ritrovato nel vento
nel sapore del sale.
Ma tu sei distante,
sei come quell' isola
irraggiungibile,
che fa capolino
nascosta nel velo
di vapori leggeri.
Mi volto a guardare
la candida schiuma
sulla battigia,
cancellare le impronte
il tuo nome che ho scritto
sulla sabbia bagnata.
il passo, il salto, il volo
il tragitto verso l’assoluto.
In questa vita ho fallito
e adesso mi ritrovo nudo
a vagare per strada
con una valigia piena di inutili poesie.
Questa vita mi ha offeso
mi ha scavato e denigrato
succhiandomi fino alla radice
il sangue, il bene
l’amore che mia madre mi ha regalato.
Ed io illuso, ho cercato
d’appagarmi del profumo
di piante grasse
ingoiando le spine
come fossero ginestre.
Adesso che mi guardo nei tuoi occhi
mi ritrovo inerme
un falco, un’ape, un verme
un uomo trasparente
piegato alle incombenze.
Tu se puoi
portami lontano da questo imbuto
e in cambio ti darò
tutto quello che mi rimane
un cuore martoriato e un’anima inviolata;
non ho altro
se non questa terra bruciata
sotto le suole e in mezzo ai denti
un sorriso malinconico
e la voglia di ricominciare
lontano da questo frastuono
di maschere e finzioni.
Accoglimi sul tuo seno di lacrime
dentro il tuo ventre candido
nel tuo cuore incredulo
nelle crepe della tua pelle
e saremo unico incastro
melodia e incanto
per sempre.
e c'è vivo e vivo
così che di quanti morti
è pieno il camposanto
tanti son nati
ma non son mai vissuti
ché non si so' accorti
d'esser nati vivi…
così tanto vivevano da morti!
Or si sa
la morte fa paura a tutti quanti
specie agli umani che son vivi
perché sanno prima o poi de morì
ma coloro che vivono da morti
non hanno mica tema de morì...
quanto piuttosto de campa’!
A sud dell'umana passione
per noi quasi luogo comune,
come passiflora selvatica
viscerali ambizioni
scuotono fronde marce
di filosofie millenarie
abiti consolidati
memorie
intellettuali inganni.
Modernità si appressa
alle false mura
di scenografie credute sicure
ma obiettivamente di cartone
pressato dai secoli.











