Qui passeggiando la notte
arriva l'aspro dei sassi che battono le rive
e quando il mare è più forte
le chiglie hanno braccia di polpi
e il lampo arriva presto a stropicciare
Sotto al lampione la schiuma e il fosforo inverdiscono
l'abisso del viaggio sconosciuto
Qui ascoltiamo zitti fischiare i segreti dei pini
nel loro lessico pungente, che irrora i polmoni
ci dice immensi e subito sperduti
Riconoscere una voce lontana
tra mille lune scomposte
in spicchi stellati riflessi
nello specchio marmoreo
di quel tetro lago costruito
Se continua il buio, nel buio
dove pietre e spilli si conficcano
nella carne già dolente
fiati e respiri nell’aspro giorno
volteggia e non t’appoggiare
Ed eccola, risuona
soave musica in sublime
vibrazione scrolla, ed osi
ma sfuggono le note, non comprendi
Occhi di smeraldo ricolmi d’annacqui
ogni goccia son stelle pronte per il coraggio
Tarda l’animo... dell’anima tua
Ed ecco rinascere il sorriso, strenna
del cielo o dell'imperituro cuor.
Quann’era ancor fischietto
e annavo in chiesa
un giorno me ce vollero insegnà
c’origine der peccato, d’ogni male
er primo è, quello originale.
Adamo ed Eva, cominciai a capì,
l’infami fecero e cominciò da qui.
Che poi sti benedetti gran signori
fecero a meno de li grandi onori
cui er Padreterno li aveva destinati
per una mela che s’erano magnati.
Sarà che er nostro Bene supremo
volle spingersi fino all’estremo,
sarà che i nostri progenitori
erano solo degli improvvisatori,
che li mannò senza fargli guera
a soffrire qui, su questa tera.
Io me chiedevo se per una sola mela
fosse giusto far soffrì la parentela
de li due progenitori
benché fossero odiati traditori.
Chiesi dei lumi alla mi famija
Me fu risposto con battere de cija :
“Ninè sei giovane, tu non poi capire,
nun era mela che spesso voi magnare!
Era na cosa assai, morto più ardita
che gradirai magnà tutta la vita.
Nun la chiamà peccato originale
farlo nun è na cosa criminale !”
rimbombare dal mare alle colline,
sembravano fragori di una danza
or ora più lontane o più vicine;
uditi all’improvviso in abbondanza
dal torrido orizzonte senza fine
scuotevano le nubi che a distanza
già nere trasformavano il confine,
da sordi mugolii alla campagna
di colpo trasformavano in boato
lo schiocco che salendo alla montagna
sferrava nella grotta e nell’anfratto
terribile scenario che accompagna
le forme di un inferno scatenato.
la bandiera dell'arresa
cantando la gioia di non prevalere
ma di scendere a patti
fosse anche con il diavolo
sedersi alla stessa tavola
per stringere una mano
stendere un braccio sulle spalle
incolpando le fantasie della psiche
delle differenze visive
fra il buono e il cattivo
fra il meglio e il peggio
fra chi è e chi non è
Abbattute queste
appianate le situazioni
a nulla serve inventare altro
Abbiamo tutto quanto serve
per non arroccarci sulla torre
a dichiarare la nostra diversità
fosse anche l'unica
e maledetta.
“Someday everything is going to be different, when I paint my masterpiece”
Siamo
praticanti
di giocoleria.
Tu ed io.
Manipolatori
che astrattizzano;
acrobati, equilibristi,
raffinati funamboli.
Siamo la parola
che manca.
Siamo voci
stonate dal vino
e bugie realizzate.
Siamo arte da circo,
siamo contorsione,
siamo pensiero.
Tu ed io.
Siamo la rea forma
del capolavoro che nasce.
Siamo il contenuto del dipinto
e la falsità che si cela nella poesia;
i colori che non sono lì per caso,
e quel rarissimo filo sottile
che porta la mente
dove la vuole
il cuore.
sensuale quest’aria
alita la tua presenza,
col vento viaggia
quel tuo profumo amaro,
fino a me,
come un tocco di carezza.
… E all’improvviso
mi stringi,
come un fiume
mi travolgi
poi m’inondi
ed io mi perdo con te.
Un’onda ci vela
ci aspira,
ci nasconde al mondo intorno.
Si abbassa
tutta quanta questa luce,
in un attimo
il tutto scompare…
Tutto in un attimo,
all’improvviso…
Poi,
si spandono mille fantasie,
si colorano di sogno…
Quel maschio sole di giugno
capace di fonder pietra,
limitare gli eccessi del tempo
a riportare luoghi distanti
e giovanili temperature.
Fior di passione rinnova la sua storia
di un Re di Palestina crocifisso.
Nelle crepe
l'ortica svelle il muschio
rapida
del desiderio di dimenticare.
Prima di regredire
in brevi pomeriggi futuri.

da memorie mi lascio attraversare …
E vedo, e odo!
Per le strade scoscese, su e giù per le gradinate,
ciurme di monelli si rincorrono seminando risate
a squarciagola e grida, schivando sassate.
Saltano, si nascondono;
di solitudini, rompono silenzi.
Nei vicoli, tra corridoi angusti, la luce filtra appena e lì,
nella penombra, si incontrano effusioni.
E, nel piano, sull’uscio di casa o alla fontana,
le pettegole prestano occhi e orecchi e registrano sussulti.
Sugli scalini, ricamano e sferruzzano, le donne,
sedute in gruppo a chiacchierare,
e ordiscono le trame
e le ragazze guardano e ascoltano per imparare.
Brezza fresca di marsiglia emana dal bucato
steso su fili tesi lungo inferriate e tra vetrate.
E sali e scendi per l’impietrata via
che porta in Piazza, in Chiesa, all’Olmo,
ai mulini, ai frantoi, e di ritorno
al suono dei telai e delle litanie.
Zoccoli di muli danno ritmo alla fatica
nel trasportare sacchi nei granai
e di farina farne di forno
pane fragrante,
da conservare per più di un giorno,
da assaporare senza contorno,
da servire anche al passante.
Nell’aria, l’Autunno,
con l’odore buono delle castagne arrosto,
dell’uva che nei palmenti diviene mosto,
e, di riflesso, tizzoni ardenti ad alimentarne fuoco!
Trasparenze velate confondono visioni
e nei sentieri del cuore si accoccolano, al riparo, senza rumore,
le mie emozioni.
Appena in disparte, ascolto gli avvisi del mio tempo,
custode dei paesaggi che Ti abitano
e che in me respirano.
Del mio giardino, godo l’incanto di memorie mie segrete.
Come ti senti oggi che le Regie Poste
hanno omesso le buche di San Pietroburgo?
E che la mia missiva giace inesaudita
su un logoro banco di abete?
Io però ti ho scritto,
e anche oggi ho inventato
parole che inducono fremiti
e scosse tutt’altro che lievi:
almeno per me,
che se non te lo dico
ogni giorno, che ti amo,
potrei anche morire.
Come un pensiero
a cui manca l’aria,
e che boccheggia
nel mondo mesto
di una busta chiusa.
a tradire st’omo che te adora,
nun raccontamme pietosa buscia
che la mia età avanzata ognor implora.
Se er fijo der sensale te corteggia
mostrandote li muscoli allenati,
quella visione solo te danneggia,
molte artre donne li hanno già provati.
Che omo e omo, che ve vie’ da dì !
V’ho rispettato in ogni situazione,
so maritata e onesta da quer dì,
ve penso sempre e in continuazione.
Co Romoletto me ce trovai a ballare,
a distanza lo tenni a sufficienza,
ner corso della festa popolare
e mantenni assoluta l’astinenza.
E meno male che te trattenesti !
Sinnò la mano che te teneva i fianchi
sopra li glutei ancora sentiresti
e non certo li piedi doloranti !
Che sarà mai se un po’ mi palpeggiò…
L’omini o fanno tutti…voi no ?
A proposito de ciò che m’oltraggiò
sora Cecilia de voi non si lagnò!
Fateve un po’ na bella confessione,
quer che successe na sera sur balcone
quanno coglieste subito occasione
poiché ero annata a fa l’adorazione !
Pe questo parlo, je disse su marito,
te avverto de quel che può accadere,
s’er capo mi fosse “appesantito”
n’aspetterei pe fattelo accarezzare !
languidamente composta
volar lei vuole nell’eco leggero …
una meravigliosa sorpresa
sognavo di te qui stanziale
nel piacere di convivenza
tra un piano e l’altro
alternando una distanza
che da' respiro
a vicinanze che danno vita
e tutto coincide e rinforza
un senso di ripresa
e un sentimento di bellezza
della vita che riemerge a strappi
e con brevi spunti di gioia
tra questi il ricordo e la presenza
del tuo cuore, del tuo sorriso,
del tuo sguardo e delle tue labbra
…un bacio dunque
in questo saluto notturno.











