si è girato dall'altra parte,
per noi, che ogni sogno
è scivolato nel pozzo più profondo,
per noi, che il vento
soffia acido sulle nostre ferite
e non ci accarezza mai,
per noi, che portiamo intatto
tutto il peccato originale
senza aver commesso nessun male,
per noi, caduti per errore
su questo sciagurato pianeta
seguendo la cometa sbagliata,
per noi, che alla fine, poi
è sempre punto e a capo
e di nuovo in cammino,
per noi che, tra partire e tornare,
tra parlare e tacere,
tanto è lo stesso,
a noi, no,
che non ci frega di finire succubi
tra le sillabe di un verso!
« Mi contraddico, forse? / Ebbene mi contraddico / Sono vasto, contengo moltitudini »
Come un poeta ambulante
osservo il colore delle stagioni
mutare in piacevoli punti di vista,
e da una penisola a forma di scarpa
arranco verso l’insigne anonimato
di un qualunque nom de plume:
sibilando il “non mi punire”,
e recitando sottovoce
un consolatorio
“esist gut”.
Stanco,
pigro,
sono io
quell’essere
che si allontana
dalla finta forma
della corporeità,
per tornare
(ancora)
all’albore
dei ricordi:
dove la vita
era un gioco
che si chiamava
“facciamo finta di”.
e poi sale forte
fino alle labbra
e agli occhi
spinto dal vento
e anche dalle onde
vola veloce
fino a qui
batte forte
in ogni stagione
a due passi
da noi
batte forte
quasi in ritmo tribale
fino a cantare
con noi
batte forte
oltre la pioggia
salta sull'arcobaleno
e via
batte forte
ancor più forte
ci trascina via
e noi lo vogliamo
Possa l'anima tua
riposare in pace
dove la mia, invece,
s'affanna ancora.
Fa scherno e pugni,
di gomiti tesi,
per raggiungere e
riposare, abbandonandosi
sul rigido cuscino
dove l'osso non lagrima
Ed è, estraneo ora
il tuo sorriso,
con un gessetto roseo
lo hai obliato
ma, il cavaliere nero,
accorto e garbato,
ti ha esiliato.
la pelle rosea umida odora
rugiade di sudore germogliano
sull'ansimare del respiro.
Un fulmine come metallo affilato
scroscia dall'alto in lama incarnato.
Un fiume rosso si fa strada
tra binari netti indolori
e lo stupore uccide il sorriso
dove il sangue cola impietoso.
dalla candida vasca d'acqua blu
facendolo piano
per carpire ogni cosa
vedere
mi pareva di non aver niente da dire
di non aver tempo in questo giorno
ma il tempo non è riuscito
a togliermi di torno
Sento il bisogno di fare sorrisi
non al mio io
nell'opaco specchio
Dell'anelante vita che mi sostiene
nell'improvvisa delizia
voglio esser grato
perchè la nostra somma è unica
perchè quel sorriso mi viene, nel pensarci
perchè non è mai troppo profondo
fermarsi e realizzare
C'è un bel sole
vorrei la notte
asciutta di desiderio
l'amore non finisce mai
ancora gocciolante
lo indosso con delicato fare
lo vivo come giovane boy scout
Sopra sta spiaggia me par d’abbrustolì.
M’hai messo ste mutanne colorate,
pure ‘e sirene canteno stonate.
La testa de ‘na paja contornata,
te possino mannà morì ammazzata,
nun te bastava pe’ evitamme
du ciabattine rosse come e fiamme.
Quanno che passo in mezzo all’ombrelloni,
in mezzo a gente distesa a pecoroni,
me pare ancora de sentirmi dì :
An vedi questo, come se vestì !
Fammene annà da questo posto qui,
nun è pe dire, ma nun se po dormì.
Qua penseno de stare tutti a mollo
e a me me fanno perdere er controllo.
Te sei seduta sopra un granne scojo,
sei tu o è solo un grande abbajo ?
Bikini indossi ridotto all’essenziale
a testa all’omini fai tutta rivoltare.
Me guardi co aria indispettita,
ce fai ? ce sei ? o nun ce l’hai capita !
Devo annà a cercar Morfeo
prima der prossimo granne Giubileo.
“Vai pure, vai, torna pure a casa
ci sta mia madre e non far tabula rasa,
di sicuro lei non parlerà.
ed i tuoi sonni profondi veglierà.”
Tu madre…a casa…e nun parlerà ?
Me dai der matto oppure voi scherzà !
Si ce sta lei i sonni son già finiti
in un mare de parole annegati.
Forse è mejo che rimanga qua,
c’è gnente che me possa disturbà
puro li pesci so nati senza ugola
aprono bocca e nun dicheno parola!
Solo d’affogare l’inesauribile
bisogno d’amore nei tuoi sublimi canti
Non ti chiedo niente…
Se non di sfamare quest’anima mia
dimagrita
dal digiuno continuo d’affetti
di colmarla con i colori dell’arcobaleno
che solo Tu sai come raggiungere
Di cullare così dolcemente
le corde del mio cuore con le tue ninne nanne
Lascia accesa la tua luce
sulla mia notte così buia
che ancora soffre dei fantasmi di bambina
Regalami
l’illusione che ancora si può amare
di un amore puro, pulito
che profuma di bucato appena fatto
Intreccia per me collane
di rose e ciclamini
con i tuoi versi di poeta
Non ti chiedo altro…
Che farmi ubriacare nella profondità
dell’anima tua ricca di favole antiche
di gnomi e di folletti
e di prendermi per mano quando chiudo gli occhi
e m’abbandono nelle fantasie
di questo ignoto immenso universo
Davvero
non ti chiedo altro…
se non di farmi sentire così Viva.
In sottofondo la musica
Ed è magia, un angelo...vorrebbe toccare le nuvole
Due occhi lucenti
Tu ballerina
Spicca quel vestito azzurro
Scompari per un secondo,

perchè inutile e vuoto,
questi occhi ormai aridi
stanchi e privi di lacrime
senza vita ne' luce.
Qui c' è il mio sangue
che ha scorso per anni
tra inganni e illusioni,
le mie labbra socchiuse
così immobili e mute
senza baci o parole.
Prendi i miei sogni
segreti e nascosti
in mezzo ai pensieri,
portali in cielo
per farli volare
un' ultima volta.
Accarezzami il viso
e questa mia pelle
sconfitta e indurita,
regalami un brivido
un nuovo sussulto
un momento d' amore.
L'abbraccio che mi avvolge
ha attraversato
tutte le stagioni della vita
senza mai invecchiare.
Ha soffiato e sfidato il vento
spargendo granelli di polvere di stelle.
Ha segnato le pieghe del cuscino,
soffocato di baci le ombre delle notti,
lisciato morbida la pelle,
cosparso di candida luna tutti i miei passi.
Ora abbraccia le pieghe del tempo
e nell'ultimo filo d'argento
sarò l'ombra appuntata al suo fianco.
accarezzata dal chiarore delle stelle,
volevo contarle una ad una per sperare
che quella notte non si potesse dimenticare,
Ma inverto in fretta e furia la rima,
non era notte ma era mattina,
accidenti s'è rotta tutta la magia
di questa bella, passionale poesia,
devo raffredare subito ogni desiderio,
era la donna, la donna del mio amico più serio.
un’associazione
quasi una famiglia,
un luogo
dove esprimiamo noi stessi
le nostre emozioni,
liberi da vincoli,
amicizie virtuali
e non.
Un grande amico
che si prodiga
per tutti noi,
indistintamente,
si mette al nostro servizio,
ci regala il suo tempo,
la sua amicizia,
la sua passione,
ci ascolta.
Grazie
alla tua pazienza
grazie
per tutto
quello che fai per noi
GRAZIE
ENZO AGOSTINI.
Che cce vai à ffà potresti dirmi
dall'alto della colonna, tu le catacombe della storia
mi hai versato da un libro fasciato con cura d'azzurro scuro
(gli angoli di tutto ripiego ancora con estrema cautela)
o maestra Luigia, ti regalarono anche un bracciale immeritato
e questo lo so ora che ti sviscero con un pugnale -
che cce vado à ffà, sarai morta per bene da mille e un giorno,
io vado a dare uno sguardo a quello che raccontasti
dei ricordi dei gladiatori
anch'io claudicante ormai, a Roma.
Immersa in mare t’agiti fra l’ onde
ammazza come nuoti, ne hai ben donde !
Tutti gli stili conosci a menadito,
ti guardo e resto un attimo allibito.
Sei cittadina eppure sembri stare
nel tuo elemento ancor più naturale.
T’osservo e resto ancora più basito,
non temo ormai d’essere smentito.
Pensavo : “ma che ci viene a fare,
da me c’è solo tanto, tanto mare!”.
E poi ci sto io, m’ ero anche detto
un vecchio playboy cosiddetto.
T’avrei insegnato io ad agitare
braccia e gambe al fin di galleggiare.
T’avrei messo mano sotto il pancino
per farti diventare il mio delfino.
E, invece, tu che fai, mi nuoti bene,
ti muovi tutta come si conviene ?
dimmi, allora io che ci sto a fare,
abbandonarmi e al sol spaparanzare ?
Due conticini me li ero fatti
ora però tu me li hai distrutti.
Se non posso farti da supporto,
mi bagno accanto a te…facendo il morto !







