suona strane corde
Non già non già
il fuori gracida silenzio:
per quegli attimi di intonaci rossi
galleggio nel tepore, nello stagno
Quanto! il sospeso
mi dà brio di fronda
sotto l’ombra di cime
nel sentire il nervo preciso
che m’innesta, da un capo all’altro
di un crinale d’amnio
Ovattato cingolo delle ossa
verso la sera
alleggerendo veli di paure
per quel che non è stato
mentre col viola
cominciano le stelle
Il silenzio è commosso
da tenue arie di vita
chiacchierii gravati
tra traiettorie in questua
per novelli becchi
Mi soffermo ad ascoltare
in quell'assenza rotta
nell'albore del giorno
celando il desiderio di volo
sforacchiando nuvoli di cielo
rendendo così singolare
codesto atipico giorno.
Sogno di notte la tua eternità,
mi sveglio al mattino pensando già a te.
Non sono certo che Tu resterai,
ma finché ci sarai sto cuor t' amerà!
Dentro il tuo sguardo annego,
e m' aggrappo;
strappo un sorriso dal tuo allegro viso,
ti rubo un bacio color amaranto,
restami affianco amore Deciso.
Guardo le stelle e ti vedo nel Cielo,
da quando ci sei tutto è calmo e sereno.
Del tuo bel corpo non so fare ammeno,
che dolce dormire, accanto al tuo seno!
Se solo Tu restassi, vedresti la luce
dentro i miei occhi
mentre mi baci,
ed ogni giorno, Mia piccola Gloria
potrei sussurrarti
quanto ancora mi piaci.
s’incontrò con la sera, della sera del giorno dopo,
sullo stradone d’una ridente cittadina
e stettero insieme ch’era già mattina.
Giocando all’acchiapparella, col tempo assai veloce,
s’imbatterono in un temporale di tipo autunnale.
Tuoni, fulmini e saette s’abbracciavan, tette a tette,
con paura di gnomi, bambini e gran folletti.
Quand’ecco, sul brutto del più bello,
venir fuori, prepotente, un venticello
che spirando, a tutto spiano, per la via
ripulì ogni cosa e portò via
sera, mattina e temporale,
lasciando il tempo, solo e in asso,
che triste e solitario, come allocco,
si rincuorò suonando sempre al tocco.
Ha dato alla sua Eva nel giardino
Mi viene il capogiro nel mattino
Che è stato misterioso nel richiamo.
Chissà cosa ha pensato nel guardarla
Appena si è svegliato dal dormire
Che Lui gli era imposto per carpire
La costola per poi rimodellarla.
E che razza di forme che le ha dato
Sconvolgendo il pover’uomo dalla base
Tant’è vero che è uscito fuori fase
Inventando la tortura del peccato.
Ma il primo vero bacio della storia
Sarà stato una cosa micidiale
Quelle labbra mai sfiorate d’alcun tale
Verginissime ed assenti alla memoria
Che nessuno aveva visto ne toccato
Ne sapeva che una lingua c’era dentro
Per saziarlo e sistemarlo proprio al centro
Della sorte che gli avevano creato:
Nel giardino di quel giorno primordiale
Quando Eva la sua bocca gli ha donato
O dev’essere svenuto stupefatto
O senz’altro si è sentito proprio male.
7° verso con licenza poetica
China su di me
assorta nei miei pensieri...
sento la tua voce
dietro le mie spalle
mi volto
vedo te
che mi sorridi...
mi dici che sono bella
avvolta dal tuo amore
dalla tua allegria
infondi
luce
alla mia anima
ovunque io sia
qualunque cosa io faccia...
sempre
mi sei accanto
Amore mio

armonie di colori,
aggraziati
battiti d' ali.
Garbati equilibri
sulle corolle,
eleganti e sinuose
sui fiori dischiusi.
Funambolici voli
nel sole di giugno,
silenziosi ricami
nel verde lucente.
Brevi momenti
intensi di vita,
pennellate fugaci
nel vento d' estate.
Se Tu non fossi
Tanto Bella,
Io non sarei Tanto geloso:
preso dalla paura
d' un tuo abbandono,
alla ricerca d' un
Tuo Perenne contatto.
Ti guardo le spalle
mentre le onde
del mare triste,
bagnano i tuoi piedi
sulla sabbia ormai fredda...
e il tuo sorriso
sul volto rispecchia
la vecchia luna,
nostra amica promessa.
Oh! Se potessi isolarti
dal mondo comune,
per portarti nel mio
pieno di Sogni...
Forse sarei davvero
felice per tutto,
senza temere un Tuo
futuro esilio.
Sei bella, sei bella, sei bella!
E come un Tesoro
ti vorrei tener nascosta,
perché i ladri sono
ovunque, ma il Tuo
Orlando li allontana
con la forza e la pazienza.
Ti amo, davvero!
E non so cos' altro dire.
Er testo d’un proverbio popolare
recconta un sorcio che disse a ‘na noce
damme der tempo e te potrò bucare !
aggredendola con stentorea voce.
Nun se pò fare, je disse la poretta,
nun c’ho er tempo de farte appassionare.
Me spiace dover mettette fretta,
velocemente farti rosicare.
Er tempo poi, si sa, è galantomo
troppo ‘mpicciato a rendette ragione
puro se all’opra noi ci accostamo
nun te ne dà alcun’ soddisfazione !
Lo sai che c’hai ragione, rispose er topolino,
però…chi tempo ha nun aspetti tempo!
Taci pel tuo destino
pe te nun ce sta più scampo !
Amore desiderato, sognato,
Dipende dalla luce della sera
l'odore delle strade consumate
i suoni intorno, le voci catturate.
Brividi più che ricordo,
percorsi comuni più che eredità,
tratti e rughe più che parole.
Un lampione sotto casa che saluta,
i lesti passi che tornano.
Un tavolo anni sessanta.
Suoni di cucina.
Vita priva di nostalgie,
ciò che è stato è
un viaggio che ancora continua
per le scale verso l'ultimo piano,
come segnalibro provvisorio
per la prossima pagina.
Abner Rossi











