Dunque andiamo
verso la congiunzione del nostro chiaroscuro
dove la tua ombra seguirà il mio profumo
ed il vino dei tuoi pensieri inebrierà la mia mente

il fremito delle tue dita
farà risuonare il mio liuto interiore
lo stupore della mia edera
salirà il tronco del tuo sogno

la mia mano sulla tua spalla
come conchiglia sullo scoglio
i miei capelli sul tuo petto
come alghe di fiume nell'ansa delle tue carezze

E dunque saremo
frumento e papavero
per fare un solo pane


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Profilo Autore: nicoletta  

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Come vento
che trascina
come nebbia nella sera
e la brina mattutina.
Siamo il resto
la scommessa,
quella goccia nel lavello
e il fornello
che non prende.
Siamo voglia nella notte.
Ritrovarci è sempre un sogno
il passato è il presente
e il coraggio che ci guida.
Siamo luce nel futuro
la certezza che ci porta
dalla fine
a un'altra volta.
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Profilo Autore: Carlo Marconcini  

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Gli amici sono mici, che  zimbellano con fusa (lacrime illusorie), al solo scopo di portare via il pane più fragrante: il denaro.

Il dopo? Una freddissima acqua fattasi fontana di malizia… solamente!








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Profilo Autore: Rocco Michele LETTINI  

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Il vino che bevo mi riempie, mi completa. Perchè sono come un satellite traforato da crateri. Se solo mi osservassi dal telescopio scopriresti la mia anima, che a occhio nudo scambiasti per un fuoco fatuo.
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Profilo Autore: Syrio  

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Silenziosa,
buia,
la notte,
che accoglie
lamento
   di Sirena Persa…

Il suo  dolente
canto,
s’irradia
   nelle quiete acque.

  Non è suon di mare,
  ma sibilo straziante
che ci giunge!

   Il suo divino corpo,
danza,
    a consumar suo fato.

    La luna  riverente,
     le dona compagnia
      a rincuorar dolore.

Non teme
il pescatore 
l'inumano canto
e l’orecchio tende
a pianger pena,
    per l'antica creatura
    d’amor prigioniera.

Inquieta
il destin la volle,
anima errante,
frutto di ratto
   e selvaggia ribellione.
.
Vaga,
  ormai da sempre
per gli 
      abissi imperscrutabili...

Fugge,
a non far godere
del  suo corpo
il  vile,
rapitore, saraceno.

A volte sosta
sulla spiaggia 
   che il suo nome reca,
  i cui sassi, 
tutti,
son plasmati
      dalle sue aggraziate mani.
  Son cuori...
a ricordar
bellezza e sacrificio
di una vita
senza amore!

Fantasia, 
storia,
leggenda?

Eroina…
… che  reca dignità
  al fermo presente!

           (contro la violenza per le donne ….un anticipo di riflessione per la festa dell’otto marzo).


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Profilo Autore: Hera  

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Vivere è così,

un secondo dopo l’altro,

cogliere il tutto,

nell’attimo presente,

il bello il buono,

e ciò che non lo è,

senza nulla tralasciare.


Vivere è così,

ora dopo ora,

il tramonto di un giorno normale,

la forza del vento,

il calore del sole,

i giorni, le settimane,

le lune e le stagioni,

che passano tra gli anni.


Vivere è così,

tra i giardini fioriti

di lustri e di decenni,

cambiano gli eventi

la storia e le canzoni,

e le guerre e l’amore,

si tendono le mani.


Vivere è così,

mentre il ciclo della vita,

eternamente ruota.

 
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Profilo Autore: Cosetta Taverniti  

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<Ancora qualche giorno
e toglierò il fastidio.>
Vedersi tutti intorno
mia madre ne soffriva.
Lei se lo sentiva,
infatti dopo poco
contrita, dipartiva.
Ed io non c’ero,
non c’ero io
quando l’Angelo di Dio
ti tese la sua mano
per elevarti al piano
oltre il firmamento.
Più tardi, m’arrivai.
Il farti compagnia
fu eco e antologia
di tutti i miei perché.
Eri severa in volto
come nell’ore estreme,
io un po’ stravolto
di quel stare insieme,
e ne approfittai:
non piansi, ma parlai.
Muto ed in catene
ti dissi all’infinito:
ti ho voluto bene.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni  

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Ciò che vedo, mi addolora tanto

Tu non puoi immaginare quanto

E ciò che mi fa male veramente

È che tutto accade normalmente.

Se ci facciamo l’esame di coscienza

Senza neppure ricorrere alla scienza,

Capiamo che l’ignavia è un peccato

Ed è ormai ora di prenderne atto,

Mentre rinchiusi nel nostro guscio,

Ci limitiamo a guardare dall’uscio.

La vera causa di tanti cani sciolti

Sta nel numero di genitori stolti

Che non hanno tempo per amarli

E a occhi chiusi sogliono lasciarli

In balia di se stessi e della strada,

A riempire di reietti ogni contrada.

Se ognuno di noi fa la sua parte,

Possono cambiare in tavola le carte,

Ogni piccolo fin dalla tenera età

Merita amore, rispetto e dignità.

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Profilo Autore: M.G.Fiori  

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Non sentirsi amati

come quella pianticella

che è cresciuta vicino

a rovi di spine

che soffocano

togliendomi

il calore che tanto ho bisogno.



Sentirsi utili,

indispensabili

è il mio più grande desiderio.



La mia famiglia

non mi apprezza.

Non mi conosce,

non sa quanto

posso dare.

E come dalle spine devo difendermi,

fuggire,

nascondermi,

dai quei loro giudizi avversi

e accusatori.



Non c’è verità in loro.







Odio,

indifferenza.

E’ quello che ricevo!



L’unico che mi da dignità

con affetto

copiosamente

e gratuitamente

è Dio.

Il vero ed eterno Amico mio.



Mi asciuga le lacrime.

Mi fa sentire unica.

Mi fa dimenticare ogni mestizia.

Come solo Lui sa fare!

Incollando ogni pezzo del mio cuore infranto.



Uguali non ha.

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Profilo Autore: Maddalena Clori  

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Dassai sa terra
russa e amara
chi jera ancora nu figghjolu.
Sapivu u cuntu sulu finu a deci
quandu u me patri dissi
avimu u partimu
jamu o settentrioni.
Li chianti chi si fici a me maestra:
figghiu! Mi dissi,
pecchì parti
avundi voi u stai
megghju i sa terra
ca puru smaleditta pe comè
e sempri a terra nostra.
Mi misi u ciangiu puru jeu
figghjolu pe com'era capisciva
ma chi potiva fari
nenti...
Dassai sa terra mia
chi jeru figghjolu.
Sapivu u cuntu...
Sapivu u scrivu...
Sapivu ormai ca a terra mia era luntana.


Lasciai questa terra
rossa e amara
che ero ancora un bambino.
Sapevo contare solo fino a dieci
quando mio padre disse
dobbiamo partire andiamo in settentrione.
Pianse tanto la mia maestra
figlio! Mi disse,
perché parti
dove vuoi stare meglio di questa terra
che anche se maledetta
è sempre la nostra terra.
Mi misi a piangere pure io
bambino per com'ero capivo
ma che potevo fare
niente...
Lasciai questa terra che ero bambino,
sapevo scrivere
sapevo leggere
sapevo che la mia terra
ormai era lontana.
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

Questo autore ha pubblicato 720 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Quando i dettagli svaniscono
e le ombre
non fanno più rumore
si apre una crepa nel giorno
un appiglio discreto
tra edera, dubbi
fissati dal tempo

mi ci infilo, talvolta
ad annusare la notte
seguirne il profilo
di camini, silenzi
e un gatto
che pena d'amore

fino a coglierne
il battito

e sentirmi sfumare
profumo di quiete


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Profilo Autore: garofano a.  

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Ridondante,

è il mio spirito,

svuotato,

è il mio animo.




Cerco in uno spazio vuoto,

la poesia che parla di te:

trovo solo inchiostro,

inciso su carta.




Assenza dei sensi,

inutilità di riflessi,

torpore mistico,

oscurità divina.




Le tue pupille,

intonano il mio requiem,

le campane senza timpano,

suonano festose a nozze,

mentre inneggio all'altrare,

sospingo l'involucro di carne,

attraverso l'indifferenza,

verso il grande blu.

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Profilo Autore: Demonius  

Questo autore ha pubblicato 48 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Pura...
    quale DEA dolcissima,
protesa
in dolorosa danza.

Piange,
per l'ambiguo dono ricevuto,
per l'umano fare,
che non comprende
la sua idealità.

Or tracciando
   concentriche circonferenze
   di mirabile preghiera,
forte,
 si staglia
        nell 'etere impalpabile   
  in Onnipotente 
 IDEA
   di  GENIO E LIBERTA'
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Profilo Autore: Hera  

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Sì dice che i morti tornino,
ma tornino diversi da prima.
Per questo me ne restai candido
e non mi alzai quella mattina.

Per la prima volta in vent'anni
il gallo non prese una nota.
Sentivo il vento infierire sui panni
come asciugando per forza una gota.

I morti tornano ma deludendo:
non sono più arrabbiati con noi;
speravo che l'acqua vincesse l'incendio
ma si spegne da solo col senno di poi.

Per questo quel mattino non mi alzai.
Restai a immaginare il silente ingorgo.
Ancora oggi non me ne accorgo
e forse non me ne accorgerò mai.

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Trapanato,
dal tuo sguardo,
inebriato,
da quelle guance che,
sorreggevano le tue
scure pupille,
come due cuscini,
adagiati a contenere,
qualcosa di prezioso.

Quello sguardo,
mi ha fregato,
quella bocca,
così prodiga di baci,
e di parole.

Quello sguardo su di me,
quella tua voglia,
di farti guidare,
di farti condurre,
in un mondo diverso.
Ma non sei diversa,
sei troppo immersa,
nel tuo mondo malato,
troppo presa,
troppo insaziabile,
troppo instabile.

Trapanato,
dalla tua esistenza,
dalla tua partenza,
dal tuo cambiamento,
improvviso,
inaspettato.

Maledette siano,
quelle guance,
quegli occhi,
maledetto sia,
il mio cuore,
trapanato,
pieno di fori,
che non smette
pulsa ancora.

Trapanato,
dalle tue richieste,
dai tuoi tradimenti,
distrutto dale tue esigenze,
dai miei mancamenti.

Maledetta sia,
quella sera in cui,
ti dissi "si",
quella sera in cui,
dischiusi il cuore,
alle tue parole,
fantomatiche,
bugiarde.

Trapanato,
superstite,
bersaglio mobile,
terreno instabile,
vita sull'orlo della vita,
così lontana,
quasi esaurita.
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Profilo Autore: Demonius  

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