In dialetto Veronese.
Da bòcia zugavo par campi de gran
in giro par strodi , descalso col can;
in giro a paiàri, par buse e fosi
deolta in olta a catar sù i riossi.
Par el duro de recia, quante bòte ciàpae
ghi nò fato de bele, de brute, tute passae;
vesighe ai sgarleti, in meso a le ortighe,
a giugno spacavo tute le righe.
Me mama poareta, la tirava el careto,
la girava la giostra come on mussèto,
se gavea gnente, ma se gera siuri,
siuri de brassa e la sera mauri.
Varda la cioca che la mena i punsini
in mèso la lòssa catar sù i sentjìni,
la beca, la scava sta tera che spusa,
la giostra torno ai fiui parchè no i baruffa.
Chei di che piovea, la casa sgosava
zo par i solari le gosse sbrisiava
e soto bandoti, teie, scudele;
a la man strase, strasuni a sugar le piastrele.
e culpi de tuni e sciantisi de lampi
scorlava i travi, i vieri, se fasea i pianti,
soto la tola i ne scondea i veci
con on puotto par man parchè non piansesi,
Quando le siarese le gera maure
su par le piante a sercar le paure,
de note col scuro de gnente paura
sfoiar le rame a magnar chela maura,
on poche in scarsela chelaltre in fanela
ghe gera na cagnara de peso Brighela.
Le gera jornade de feste poarete
in corte i balava, i cantava storiete,
e mi sentà so na piera a vardare
i ciuchi dal goto e i sonaduri sonare.
E desso ste qua le robe che ride,
i crede a gnente sti tusi che vive;
i spende, i spande, i zuga coi schei
i barufa e i copa anca i fradei.
I ricordi i è bei, i se pensa, i se sogna;
ciapemo on sento che dormemo, bisogna.
E sto quà le Vangelo de mi sì bocia
stano che vien ve dirò naltra strofa.
5 commenti
La notte
è una scia vellutata
gonfia di occhi
pare uno sciame
di piccole perle
dall'incantevole bellezza.
Disperse qua e la
ed animate
annodano pensieri
e sogni infranti .
Piccoli graffi
bianco celesti
arpeggiati dal vento
e dalle geometrie
del cuore.


Un volto classico, paffuto,
sorretto dalla spalla amata.
Non più bionda la chioma,
niente rossetto e bassa la statura.
Avvinghiata a lui,
all’onda del tango abbandonata.
Mi scorse, mi salutò, mi chiese:
<Come mai seduto, non balli stasera?>
Gli domandai chi era.
<Mia moglie, quella vera,
m’ha aspettato dieci anni,
son tornato pur'io
l’ho premiata.>
Non gli chiesi dell’altra.
Mi sentii sconvolto ma contento.
Non uno, ma due figli abbandonati,
cresciuti di dieci anni a stento
scambiati con l’amante scaltra.
Colei che generò i tuoi figli,
il tuo sangue nutrì, a lungo pianse,
solo perché t’ha amato.
Mandata a ramingo per capriccio:
un pasticcio premiato.
Vorrei tanto saper da dove è nato
questo "premio" per te,
da tutti odiato.
sorretto dalla spalla amata.
Non più bionda la chioma,
niente rossetto e bassa la statura.
Avvinghiata a lui,
all’onda del tango abbandonata.
Mi scorse, mi salutò, mi chiese:
<Come mai seduto, non balli stasera?>
Gli domandai chi era.
<Mia moglie, quella vera,
m’ha aspettato dieci anni,
son tornato pur'io
l’ho premiata.>
Non gli chiesi dell’altra.
Mi sentii sconvolto ma contento.
Non uno, ma due figli abbandonati,
cresciuti di dieci anni a stento
scambiati con l’amante scaltra.
Colei che generò i tuoi figli,
il tuo sangue nutrì, a lungo pianse,
solo perché t’ha amato.
Mandata a ramingo per capriccio:
un pasticcio premiato.
Vorrei tanto saper da dove è nato
questo "premio" per te,
da tutti odiato.
Cappotto d’ agosto
è un vento di stelle aggherigliate
tra la brezza scucita del tramonto.
Una rondine naufraga solitaria
tra le dune d’ un cielo sofferto
ed un fiammifero di luce appena spento
accarezza il mio volto silenzioso.
Tremule labbra pensierose
s’ accigliano d’ una ghirlanda di sole,
tenero fagotto di luna screziato
ed il mondo, palpito d’ immago,
è nascondiglio di cuore accoccolato.
è un vento di stelle aggherigliate
tra la brezza scucita del tramonto.
Una rondine naufraga solitaria
tra le dune d’ un cielo sofferto
ed un fiammifero di luce appena spento
accarezza il mio volto silenzioso.
Tremule labbra pensierose
s’ accigliano d’ una ghirlanda di sole,
tenero fagotto di luna screziato
ed il mondo, palpito d’ immago,
è nascondiglio di cuore accoccolato.
Era all’ombra di un ulivo
che mi sono chinato
verso me
verso noi
ho raccolto un gemito
di disagio e sofferenza
l’ho gettato in cielo
per chiedergli di diventare
premessa di un sogno
ascoltavo il mare
era come se ascoltassi me
le sue onde delicate
si poggiavano sui miei occhi
e tu ne facevi parte
non potevo non chiedergli
del nostro desiderio
e lui
tra uno spruzzo
e l’altro
ha risposto
”vi aspetto”
sembrava avere la tua voce
la nostra voce
che mi sono chinato
verso me
verso noi
ho raccolto un gemito
di disagio e sofferenza
l’ho gettato in cielo
per chiedergli di diventare
premessa di un sogno
ascoltavo il mare
era come se ascoltassi me
le sue onde delicate
si poggiavano sui miei occhi
e tu ne facevi parte
non potevo non chiedergli
del nostro desiderio
e lui
tra uno spruzzo
e l’altro
ha risposto
”vi aspetto”
sembrava avere la tua voce
la nostra voce

Il mondo mio
è come lo vedo nei sogni,
un mondo di illusioni
che finiscono all'arrivo dell'alba.
Schiamazzi di bambini
che giocano festosi
nella piccola piazza,
bambole di pezza
e piccoli folletti canterini
ballano ad un ritmo rock.
Le nuvole che inseguono il vento
e le stelle stranamente
girano attorno alla luna
come volessero corteggiarla.
Che bello il mondo mio,
peccato che al risveglio svanisce
e non torna...
Un mondo da sogno
regalato da chi non so
sempre quando dormo,
ma qualcosa di vero c'è
perché in mezzo a quei bambini
ci sono io ed urlo:
dai, passami la palla...
Ho gia fatto troppa strada
per non andara mai
in nessun lugo
ho timbrato il cartellino
in questa vita ci sto
ho viaggiato in prima classe
ho dormito in tenda
non ho fatto il missionario
ma nemmeno la guerra
sempre con la valigia in spalla
anche se non pesa più
sai quante stelle in cielo viaggiano nel blu
io ho viaggiato da solo
e in ogni stanza ho incontrato
donne parole amori
ma anche me stesso
ho percorso questa vita contromano
fino a quando ho visto il mare
far l'amore col cielo
quanta vita ancora ho davanti
quante poesie
quante stanze notti in bianco
ed eterna magia
ogni viso mi sorprende
ogni stanza è la mia
ho preso un pezzo di cuore da ognuna di loro
e ne ho fatto dei ricambi
per il mio
oggi intanto piove e magari non esco
poi ecco il sole ma va bene lo stesso
io viaggiavo in solitario
con la mia carovana
città porti letti e mari
hanno visto i miei occhi
ed oggi tu sei qui a cambairmi le note
di questa mia canzone
di questa mia vita che non aveva il collaudo
che aspettava il cambio olio
mi hai cambiato il motore
oggi torno migliore...
per non andara mai
in nessun lugo
ho timbrato il cartellino
in questa vita ci sto
ho viaggiato in prima classe
ho dormito in tenda
non ho fatto il missionario
ma nemmeno la guerra
sempre con la valigia in spalla
anche se non pesa più
sai quante stelle in cielo viaggiano nel blu
io ho viaggiato da solo
e in ogni stanza ho incontrato
donne parole amori
ma anche me stesso
ho percorso questa vita contromano
fino a quando ho visto il mare
far l'amore col cielo
quanta vita ancora ho davanti
quante poesie
quante stanze notti in bianco
ed eterna magia
ogni viso mi sorprende
ogni stanza è la mia
ho preso un pezzo di cuore da ognuna di loro
e ne ho fatto dei ricambi
per il mio
oggi intanto piove e magari non esco
poi ecco il sole ma va bene lo stesso
io viaggiavo in solitario
con la mia carovana
città porti letti e mari
hanno visto i miei occhi
ed oggi tu sei qui a cambairmi le note
di questa mia canzone
di questa mia vita che non aveva il collaudo
che aspettava il cambio olio
mi hai cambiato il motore
oggi torno migliore...
Ancora insonnoliti,
gli occhi,
si dipingono d’azzurro immenso
e di spazio.
… Sfrecciano voli imponenti,
si sciolgono grida
di mattinieri gabbiani,
ed io, nonostante,
tutto il silenzio ascolto!
Intensa ma dolce, penetrante,
questa segretezza del mare…
… E s’arrampica, il cerchio di fuoco,
ad ogni colpo d’ali,
ad ogni battito di ciglia.
E’ caldo incendio lì,
dietro il gomito della collina,
guardiana di quel bacio
tra il cielo e il mare.
… Fulminei gli spruzzi di ombra e luce,
s’inseguono,
come in un gioco di bimbi.
… Spaziano assenze e rumori,
come fruscii,
che si assaporano ancora nella calma.
… Nebbia odorosa vaga nell’aria,
ma è dolce, sensuale
e si spalma sulla pelle :
profumi!...
… Bocche di finestre profumate
si aprono nell’assonnata atmosfera
che va tingendosi di colori.
Un altro giorno: eccolo!
… Ed è subito vita…
gli occhi,
si dipingono d’azzurro immenso
e di spazio.
… Sfrecciano voli imponenti,
si sciolgono grida
di mattinieri gabbiani,
ed io, nonostante,
tutto il silenzio ascolto!
Intensa ma dolce, penetrante,
questa segretezza del mare…
… E s’arrampica, il cerchio di fuoco,
ad ogni colpo d’ali,
ad ogni battito di ciglia.
E’ caldo incendio lì,
dietro il gomito della collina,
guardiana di quel bacio
tra il cielo e il mare.
… Fulminei gli spruzzi di ombra e luce,
s’inseguono,
come in un gioco di bimbi.
… Spaziano assenze e rumori,
come fruscii,
che si assaporano ancora nella calma.
… Nebbia odorosa vaga nell’aria,
ma è dolce, sensuale
e si spalma sulla pelle :
profumi!...
… Bocche di finestre profumate
si aprono nell’assonnata atmosfera
che va tingendosi di colori.
Un altro giorno: eccolo!
… Ed è subito vita…
Un immagine ha scosso il mio essere
un vento di tristezza ha avvolto il mio cuore
ho visto uno splendido fiore decidere di appassire
rifiutare il nutrimento da me offerto
d in alcuni casi prenderlo per poi espellerlo
erchè dolce creatura disprezzi il tuo corpo?
pensi di avvere maggiore luce nel prato collettivo?
se è quello sappi che ci sei riuscita
ma ciò è un dolore ed un immensa tristezza
eri così bella e splendente nelle stagioni passate
ora quasi non ti riconosco
il tuo aspetto è logoro
la tua salute instabile
mio dolce fiore ferma il tuo suicidio te ne pregp
risplendi come un tempo
e fa si che anche gli altri
che come te hanno la testa annebbiate da falsi canoni di apparenza
ritornino ad assaporare il dolce gusto della vita
un vento di tristezza ha avvolto il mio cuore
ho visto uno splendido fiore decidere di appassire
rifiutare il nutrimento da me offerto
d in alcuni casi prenderlo per poi espellerlo
erchè dolce creatura disprezzi il tuo corpo?
pensi di avvere maggiore luce nel prato collettivo?
se è quello sappi che ci sei riuscita
ma ciò è un dolore ed un immensa tristezza
eri così bella e splendente nelle stagioni passate
ora quasi non ti riconosco
il tuo aspetto è logoro
la tua salute instabile
mio dolce fiore ferma il tuo suicidio te ne pregp
risplendi come un tempo
e fa si che anche gli altri
che come te hanno la testa annebbiate da falsi canoni di apparenza
ritornino ad assaporare il dolce gusto della vita
Occhietti in coro dal fogliame canoro
sgorganti alati applausi in un impeto
onde di canti su note d’aria
avvenente incanto di radiosa assemblea
grazia inerpicata e selvosa
su paterno anziano fusto
culla di gioia, dimora a chiosa
d’un lieve inseguir d’istinti.
culla di gioia, dimora a chiosa
d’un lieve inseguir d’istinti.
Questo il pennellato ad orchestra d’anima
agitante guardo di là distante colmo di pace.
Oggi sono il cielo . E il cielo è dentro me.
Sono albero, fiore, filo d’erba.
Ho avuto infestazioni, malattie, insidie misteriose.
Ho vinto la siccità, il ghiaccio,le intemperie, le inondazioni.
Ho cercato coi rami la luce degli astri,
e con le radici il nettare della terra.
Ho cercato con saggezza l’elisir di buona vita.
L’universo ha risposto.
E ora…danzo nel vento.
Lo so,sono stata
stupida e folle
quando l'amore muoveva i miei passi
senza chieder ragione;
io,cane fedele lungo il cammino
che i tuoi giorni tracciavano nei miei,
io bandiera,
io svettante segnale di veglia,
io lugubre motivo di sostanze ineffabili,
io madre,ventre fraterno,
io amica dai tanti sguardi
dai docili sgarbi di bambina viziata;
Ed io,io che me andavo
per le vie buie dell'Inferno
gridando il tuo nome,
io croce di Paradiso,
io itinerario delle tue sofferte scoperte,
io,che dove camminavo a piedi nudi ho trovato macerie,
lo so,sono stata stupida e folle
quando l'amore muoveva i miei passi!
stupida e folle
quando l'amore muoveva i miei passi
senza chieder ragione;
io,cane fedele lungo il cammino
che i tuoi giorni tracciavano nei miei,
io bandiera,
io svettante segnale di veglia,
io lugubre motivo di sostanze ineffabili,
io madre,ventre fraterno,
io amica dai tanti sguardi
dai docili sgarbi di bambina viziata;
Ed io,io che me andavo
per le vie buie dell'Inferno
gridando il tuo nome,
io croce di Paradiso,
io itinerario delle tue sofferte scoperte,
io,che dove camminavo a piedi nudi ho trovato macerie,
lo so,sono stata stupida e folle
quando l'amore muoveva i miei passi!
silenzioso lo stagno giace
di rane di sole e di lei
principessa pace
in alto le mani
oggi è gia domani
ed ogni cosa resta al suo posto
come l'estate di quell'agosto
solingo meschino
rapito dal mare arlecchino
preludio di un nuovo addio
io la mia vita e poi lei e dio
di rane di sole e di lei
principessa pace
in alto le mani
oggi è gia domani
ed ogni cosa resta al suo posto
come l'estate di quell'agosto
solingo meschino
rapito dal mare arlecchino
preludio di un nuovo addio
io la mia vita e poi lei e dio
Ne la terra ch’un dì solcai,
Isia, là ove un tempo di sogni
e di speranze m’empii, e il giovane cuor
al mondo s’aprì, io ti cerco,
ma sperduto son su questi passi,
perché il campo di grano più non trovo
e il ciano, che tra l’or
de le murmuri spighe silente splendeva,
né più l’odor del bosso sento,
e del ligustro, e dell’acanto;
così pel negletto luogo, e desolato,
piangendo, vago sconsolato, Isia.
Amore, amore,
quale sorte da me t’allontanò,
per sempre da me te n’andasti?
Io non son forte, Isia,
e in tal pensieri annego,
onde al cielo gli occhi volgo, e prego;
intanto un solingo uccellino,
anch’esso venuto qui e perso,
tutt’intorno va spargendo il suo canto
e un sorriso allor, tra il pianto, schiudo,
perché tal mi sovviene, come un tempo,
e mi sovvieni tu e il tuo dolce accento.
La tua bella imago allora sogno:
il biondo crine al vento,
il guardo glauco, il seno odorato;
così si fa meno lunga la notte, meno scura
e un poco m’arride questo avverso fato,
un poco svanisce la mia paura.
Isia, là ove un tempo di sogni
e di speranze m’empii, e il giovane cuor
al mondo s’aprì, io ti cerco,
ma sperduto son su questi passi,
perché il campo di grano più non trovo
e il ciano, che tra l’or
de le murmuri spighe silente splendeva,
né più l’odor del bosso sento,
e del ligustro, e dell’acanto;
così pel negletto luogo, e desolato,
piangendo, vago sconsolato, Isia.
Amore, amore,
quale sorte da me t’allontanò,
per sempre da me te n’andasti?
Io non son forte, Isia,
e in tal pensieri annego,
onde al cielo gli occhi volgo, e prego;
intanto un solingo uccellino,
anch’esso venuto qui e perso,
tutt’intorno va spargendo il suo canto
e un sorriso allor, tra il pianto, schiudo,
perché tal mi sovviene, come un tempo,
e mi sovvieni tu e il tuo dolce accento.
La tua bella imago allora sogno:
il biondo crine al vento,
il guardo glauco, il seno odorato;
così si fa meno lunga la notte, meno scura
e un poco m’arride questo avverso fato,
un poco svanisce la mia paura.











