siete madre,
signora dei miei sogni,
siete sposa
e non me ne raddolo;
anzi,
di festa vi cinga un volo di colombe
e d’esili aromi primavera vi circondi.
Un’altra estate è consumata;
sui nostri giorni
fecondi di speranze e di sogni
grava un mondo reale.
Collega dell’infanzia mia,
primiero amore,
il tempo porta via
anche i ricami d’oro,
d’amore e d’allegria.
(1967)
ha sfiorato
ed è fuggito
ancora una volta
profumo usuale
sale ed occlude
narici ed occhi
come solito fare
lento il grigio
veste il mondo
ricoprendo anche
l’estate
ancora un sorso di sogno
scivolando verso
nulla che allieta
e piace al mio io
fatto di tappe.
Mentre intanto
cresce magicamente l'attesa.
In volo con il mio corpo
imponente.
In un incrocio
di colori.
Il bianco candido evidenzia
i contorni neri.
Ma colpisce l'arancio
lungo ed elegante.
Porto il dono più bello
e desiderato.
Fiera e felice
di essere cosi attesa.
DEDICA PER L'AMICA GIO' E' LA FIGLIA CHE STANNO ASPETTANDO LA CICOGNA.

Mentre andava avvicinandosi il Domani, Oggi mi abbandonava e non seppi più chi fossi.
Piangendo, arrivò Domani che mi chiese di seguirlo ma ferito da Oggi rifiutai.
Passò molto tempo e senza accorgermene mi svegliai nelle braccia di Domani e fu allora che mi disse: hai visto, hai superato il dolore di Oggi, ma non scorderai più di quando eri Ieri!

che le foglie muoveva, in primavera,
ignoto pure di dove veniva il canto
del merlo, tra i rami celato,
e il moto ondulato del grano maturo,
il lamento duraturo delle cicale;
oh, quale mistero pensavi,
quale magia, e seppur di tutto ignaro,
tutto per te era gaudio, tutto gioco.
Non avvezza al mondo e alla ragione,
quanti vaghi pensieri
sortì la tua acerba mente,
quante fantasie,
onde sovente alle celesti vie
lo sguardo alzavi, sospirando.
Ricordi? Era il tempo dei soli estivi
e tu, recandoti il nonno per mano,
tra robinie, pioppi e gelsi vagavi
e non c’erano le piaghe dell’età,
non c’erano affanni
a turbare l’adolescente beltà.
Dove sono ora quei sospiri?
Perché non ti rallegra più quel canto,
né la voce del vento,
non quel sobrio diletto,
pei campi vagando?
E perché, trascorsa la giovane età,
lo sguardo al vero volgesti?
Forse che il discoprire che tutto è vano,
che tutto la morte oscura,
una qualche gioia ti procura?
Forse ch’indagare può la ragione
il mistero de l’universo?
Sottile inganno. E chi, ancora,
tali cose sovente obliando,
ben oltre ciò ch’il viver ti chiede,
a cercar ti spinge?
Chi, tu sapendo che tutto è nulla,
ad operarti in vacue cose ti sprona?
Io non so se tal cosa
all’uomo fu prescritta ad arte,
so solo che passati quei dì
non solo il verde sembiante,
non solo le favole antiche,
ma anche ogni illusione svanì.
Tu non sei più il mio pensiero.
Tu sei quel dolce col retrogusto amaro
che non assaggerei più!
Quando so che stai per rincasare,
il cuore mi batte per la paura,
io come un esile passerotto
stretto nelle tue possenti mani,
non può scappare più via
e non osa chiedere nemmeno aiuto.
Ho scelto te come mio destino
ma quante volte mi hai deluso!
Perché poi sia andata così non so.
Amo ogni essere vivente
ma non sono più sicura di amare te.
Questo melograno che ora assaporo
ha il gusto un po’ dolce
e un po’ aggressivo
proprio come tu sei.
Non si può sopravvivere senza amore,
anche se non dovrei,
io lo cerco in te.
So che sbaglio a continuare a credere in questa famiglia,
in questa unione.
Tu sei stato lo sbaglio mio più grande.
Ora nasconderò i lividi col fondotinta…..
….e che tutto va bene riuscirò a far finta.
Mi truccherò gli occhi pesantemente,
indosserò gli occhiali da sole,
e non si vedrà più niente….
So che stasera mi porterai dei bellissimi fiori
per chiedermi scusa….
ma io delle tue scuse non so più che farmene!
Mi si dice da una bionda testa
scordando un polonio iperpensato -
mi si dice: ma che poesia gentile.
X No X Nein X No X Nein
Un qualcosa che si chiuderà nei topi a urinare
all'angolo dei prossimi pianeti decrepiti.
Le aspettative non tornano,
L’idea non prende forma,
Nell’abisso dei silenzi...
Tutto si percepisce
Nel buio e nel silenzio
Le tenebre non hanno valore
Più le rigetti
Non sono più io,
Sospesa nel buio della notte
Ascolto il silenzio...
Vedo prati e margherite bianche,
Ma è solo illusione...riapro gli occhi
la speranza
la sua luce a illuminare
pure gli angoli remoti.
Nella notte
rischiaravano le idee
e le idee erano sogni,
nuova fede nel futuro.
Quale luce su di voi
sopra i vostri anni sospesi
le ambizioni sempre a termine,
a scadenza di contratto.
Dove il faro
cosa può farvi vedere,
la più bieca indifferenza
la scintilla dietro agli occhi
che alimenta quella fiamma
e si bruciano i progetti
senza mai darvi calore.
Quanto sei fenomenale
sei davvero magistrale
quanto cuore tieni in petto
sei davvero un gran diletto
Di rider più non posso
qui mi cade tutto addosso
Sei davvero uno scrittore
da applaudir con gran fragore.
Mi hai contagiato anche in poesia
povera quest'anima mia
che in rime si cimenta e fantasia.
Spero di esserne all'altezza
della tua audace ebbrezza
che nel club porta cultura ed allegrezza.
Nun me dì, te sei ammattita ?
O te sei avvilita da dovemme sopportà,
quanno a vorte scrivo qua !
Io nun so fenomenale,
scarsamente magistrale
scrivo frizzi e puro lazzi
e so libero d’imbarazzi.
Sol che quanno m’avvicino
io me sento ‘n friccicore
che me prenne a tutte l’ore,
Tu sei bella e ben lo sai,
nun me mettere nei guai,
che, se penso de piacette
me sconvolge immensamente,.
nun sapè parlà italiano
tu che l’Arte tieni in mano
Come vedi nun so speciale,
so di origine animale
e m’esarto certo, se
scrivo solo…ma con te!
Un grazie sentito alla poetessa Hera per l’essenziale collaborazione alla stesura di quest’opera.
Un giorno, un'altro e un'altro ancora
Il sole sorge e tramonta
Indifferente ai sogni e alle aspettative
E allora pene e tribolazioni
Ansie e timori
Perdono il loro significato
Innanzi a tale granitica noncuranza
Meglio dunque alzare il viso
E godersi il timido tepore
Di una primavera
Che già in silenzio fa capolino
E con lo sbocciare di nuova vita
Porta un briciolo di speranza
Rinnovando al mondo la promessa
Della continuità dell'amore.
strappata alla terra, da quando non ci sei.
Ho radici che piangono i tuoi sorsi d’amore
e cambiano colore, vestono il grigio
come un campo brullo.
Filamenti sottili, fragili,
poggio nella terra della mia anima,
perché bevano del nettare vitale
che ancora vi sgorga.
Germoglieranno, lo so,
ed io ci resterò attaccata,
sempre.
Nutrirò la mia terra
che amore non dimentica,
perchè amore arriverà dalla tua,
da te,
ancora da te che mi hai plasmata.
Sarò radice, nuova,
abbeverata ed imboccata
da un misto d’amore e appartenenza.
Da quella zolla che mi hai lasciato,
viva,
da nutrire,
da interrare….











