In principio fu il pomeriggio
a montagne di gobbe lune daremo lunghi baci
da rovesciare finalmente la fodera di quell'Infinito.
rintocchi di campane
richiamano chi fede
nel suo cuore miete
a cantar lodi al Signore
Volge al tramonto il dì
il cielo di rosso si tinge
nell'animo cala la pace
Nell'ora tarda
chiudono gli occhi gli usci,
attorno al focolare
raccolte le famiglie
a raccontar storie
di tempi passati,
di cavalieri eroici
Fantasie di streghe o fantasmi
lupi neri, ombre scure
i bambini sgranati gli occhi
dall'innocenza che
solo ai loro cuori appartiene,
il capo sotto le coperte
di lana pesante tessute, nascondono
Rintocchi di campane
annunciano un nuovo giorno,
le donzelle dal chiacchierio allegro
al fiumiciattolo a lavare i panni vanno,
cantano le loro voci belle
filastrocche di amori nati o finiti
Vive un nuovo giorno il paesello
nei campi i buoi tirano gli aratri,
a preparar la terra,
semplice, pulita e lieta era la vita
così come i cuori colmi del timor di Dio
Lontani quei tempi ormai,
come favole antiche
seppur ancora tramonti e albe
segnano la fine e l'inizio dei giorni
offerto su un coltello affilato,
così le superstizioni
si sono insinuate dolcemente in tutte le popolazioni che esistono sotto il creato,
e stanno pericolosamente in agguato per far preoccupare l'ingenuo malcapitato.
Se esce di casa un venerdì 17
e gli taglia la strada un gatto nero verso le 7:00
il sangue gli si ghiaccia
e di far retromarcia
resister non potrà
e di corsa sui suoi passi tornerà.
Cosa può aver fatto di male
quel povero micio dalla pelliccia nera?
Ma la superstizione si genera e degenera
anche quando vedi una creaturina così tenera.
Se in Brasile si andrà mai lasciar
che il portafoglio o la borsetta
a terra per la fretta
far toccar.
Il cinese stai imparando?
Ma il 4 non puoi andare in giro pronunciando!
Il rosso ti può aiutar
e la sventura allontanar...
Hai un parente in Egitto?
Non lasciare le forbici aperte
ma lasciale sotto il cuscino
e rimboccati le coperte.
Tu in India ti sei trasferito?
Le unghie non tagliare
né di giovedì, né di sabato, né di notte,
altrimenti ti raggiungerà la malasorte.
E se l'eclissi il tuo cibo ha visto,
in spazzatura cadrà, questo è già previsto!
Oh, che gran confusione,
queste usanze senza ragione!
Liberiamoci da esse tutte
e viviam come ci pare.
interrompono l’asfalto bagnato
mentre l’alba faticosamente
mi fa uscire dai sogni
la notte ha percorso
come un lampo
la mia mente
ed i miei anni
raccontandomi anche
quanto non ho saputo vedere
il ritmo delle gocce
ha riacceso il mondo
che corre nel giorno
senza mai stancarsi
ho raccolto i pensieri
dal nuovo mattino
fiore che nasce
cresce e vivo
incatenando il cammino
di chi sa
dovrà cambiare
Il nido del cuculo,
siamo qui,
siamo come ci vedete qui,
quelli picchiatelli,
un po’ svitati,
un po’ genii,
un po’ artisti,
quelli come noi,
dimenticati,
scherniti,
beffeggiati,
quelli della salute
mentale,
visti con sospetto,
quelli come noi,
che non facciamo niente,
che vegetiamo ebasta,
tra sorrisi ironici della gente,
quelli come noi,
sempre tra i piedi,
sempre di troppo;
e non ci credete,
non ci ascoltate,
il disprezzo della gente,
mentre i mostri
sono loro,
con la loro stupidità,
e l’ignoranza.
Quelli come noi.
attraverseremo la notte.
Vedremo albe
incandescenti e diversi
tutti i colori del mondo.
Impareremo
come anche gli altri
hanno saputo.
Tragicamente
o nel migliore dei modi,
in poco tempo
o nello spazio di tutta una vita,
ma troveremo il modo di esistere.
In piedi
dopo anni
che non hanno pietà,
perché noi
attraverseremo la notte.
“Di fronte al mare, rimuginavo onte antiche e recenti. Il ridicolo di occuparsi di sé quando si ha sotto gli occhi il più vasto degli spettacoli, non mi sfuggì. Perciò ho cambiato in fretta tema.”
Emil Cioran
Al di là dello scoglio
che non ho mai superato
ci sono praterie di posidonia,
cavallucci, spugne, stelle e ricci,
ci sono il giglio dai colori vivaci,
e quella forma ovoidale
e bioluminescente
che chiarisce
quanto la vita
sia immateriale.
Oltre quel faraglione
si staglia la linea rossa
del nostro problema,
quello più piccolo:
come voler dire
che a volte
siamo
noi
a
non
saper
portare
gli occhi
laddove
guarda
il
cuore.
“Quale mondo giaccia di là di questo mare non so, ma ogni mare ha l'altra riva, e arriverò.”
Cesare Pavese
può esser sufficiente a riscaldar
un cuore
Basta guardare al tempo limitato del
ciclo vitale di un fiore,
e come esso nella sua breve esistenza,
sia capace di mostrarsi in tutto il suo splendore,
a far comprendere
il valore di un attimo.

È surreale la schiumosa onda
sbatte violenta le sue ali profonde ,
s’inonda , s’infrange ...
la luce la carezza !
La coccola coll’azzurro del cielo .
Si spande su sabbia cocente
sinuosa coltiva il fiore del suo amore ,
refrigerio emana
solo un sussurro di voce
gli veste un rosso leggero .
Sul campo del mare
c’è una sirena fanciulla
col viso ovale e labbra scarlatte ,
ha gli occhi azzurrini
e il sorriso dei buoni ;
ha l’amore a portata di mano .
Lei soffre ancora ,
non si rassegna !
Ogni mattina apre la finestra del cuore ,
lei non sa , lo ignora
che il suo cuore gli tende l’oblio .
Sul campo del mare c’è una rosa spinosa !
È impettita , scontrosa
vuole arrossire per la febbrile attesa ,
vuole il suo amore ,che ha perso per strada .
Di lei si narra :
Che ha dato colore al pallido giglio ,
Che ha ispirato il grande poeta
Egli gli è distante ,
Gli è vicino col petto ,
Coll’anima di un bambino , la venera
Un bacio gli porge .
son siepe di conchiglie incastonate,
collane d’intramontabili parole emozionate
sulle colline dal vento illuminate.
Come frantumi di cristallo lunare,
coriandoli di luce intagliano le strade
ed il glicine si confonde fra le stelle
nel silenzioso gocciolio d’una fontana.
Briciole d’arterie di giglio spettinate
son perle d’ingannevole brina d’inverno,
respiro d’una bianca fragranza di nuvole
fra iridescenze d’una sera di maggio intrecciate.












