Quasi si raccolse a feto su se stesso
pennellò l’ultimo rantolo del giorno
prima di morire asfissiato dalle nubi.
In un intingolo di sangue rappreso
affacciato sull’abisso dell’orizzonte
il sole apprestò la sua risurrezione
dimentico di quanto avesse visto.
L’uomo che sputava parole amare
s’avvide della luna ancora giovane
pigra, troppo bassa sulla terra nera
la nascose col palmo di una mano
e dita si proiettarono sul mio soffitto
roteando coi fantasmi del passato
compagni di rimpianti mai assopiti.
Lama di coltello da sfregio fu la luce
bianca come mai è l’anima dell’uomo.
Degli scempi compiuti nella notte svelò
ogni macabro dettaglio sfuggito
a chi di giorno guarda tra le nuvole
per non raccogliere il dolore disperso
nelle tasche troppo colme d’egoismo.
Percorrendo la gremita via dell’apatia
l’alba lasciò il posto a lame ardenti
le ombre precipitarono sul letto disfatto
la mia mano corse a stringere la tua.
pennellò l’ultimo rantolo del giorno
prima di morire asfissiato dalle nubi.
In un intingolo di sangue rappreso
affacciato sull’abisso dell’orizzonte
il sole apprestò la sua risurrezione
dimentico di quanto avesse visto.
L’uomo che sputava parole amare
s’avvide della luna ancora giovane
pigra, troppo bassa sulla terra nera
la nascose col palmo di una mano
e dita si proiettarono sul mio soffitto
roteando coi fantasmi del passato
compagni di rimpianti mai assopiti.
Lama di coltello da sfregio fu la luce
bianca come mai è l’anima dell’uomo.
Degli scempi compiuti nella notte svelò
ogni macabro dettaglio sfuggito
a chi di giorno guarda tra le nuvole
per non raccogliere il dolore disperso
nelle tasche troppo colme d’egoismo.
Percorrendo la gremita via dell’apatia
l’alba lasciò il posto a lame ardenti
le ombre precipitarono sul letto disfatto
la mia mano corse a stringere la tua.
8 commenti
Non piangi ma vorresti tanto
e fisso è lo sguardo,
incantato,
mentre la mente
vive i suoi deja vu.
E non respiri per l’emozione,
eppure il cuore ha gli stessi
miei battiti, ti scoppia.
… Li sento se mi stringi al petto…
Non tentare mai di essere una dura,
tanto lo so,
sei pasta di mandorla,
tenerissima, dolce,
quasi quanto me,
direi…
… Eh già, lo vedi che sorridi?!...
… Andiamo, nonna,
prendimi per mano e stiamo vicine.
… Facciamo un bel po’ di strada insieme…
e fisso è lo sguardo,
incantato,
mentre la mente
vive i suoi deja vu.
E non respiri per l’emozione,
eppure il cuore ha gli stessi
miei battiti, ti scoppia.
… Li sento se mi stringi al petto…
Non tentare mai di essere una dura,
tanto lo so,
sei pasta di mandorla,
tenerissima, dolce,
quasi quanto me,
direi…
… Eh già, lo vedi che sorridi?!...
… Andiamo, nonna,
prendimi per mano e stiamo vicine.
… Facciamo un bel po’ di strada insieme…
Settembre schiude i miei passi
fra lenzuola d’aurore dimenticate
e dalle pericolanti grondaie del cuore
lacrima indisturbato un groviglio di stelle.
Brina d’un romantico autunno
scheggia come alveare di vetro
piume di sguardi disegnate dal vento
e nel silenzio d’un prato assolato d’infinito
conversazioni d’animo abbracciano la pelle
come agghiacciante profumo d’amor ribelle.
fra lenzuola d’aurore dimenticate
e dalle pericolanti grondaie del cuore
lacrima indisturbato un groviglio di stelle.
Brina d’un romantico autunno
scheggia come alveare di vetro
piume di sguardi disegnate dal vento
e nel silenzio d’un prato assolato d’infinito
conversazioni d’animo abbracciano la pelle
come agghiacciante profumo d’amor ribelle.
Al tuo tronco appoggio la mia fragilità
la tua corteccia esprime sicurezza
le tue salde radici camminano
dentro la terra ove i miei passi sfiorano
tu cambi con le stagioni
vesti con colori di foglie
doni amore con frutti e fiori
sei la poesia che la terra scrive nel cielo
sotto le tue fronde respiro bellezza
fresco silenzio e vissuta saggezza
vorrei fare il mio nido tra i tuoi rami
ove posarmi dopo la vertigine del volo
sento che hai un cuore
che comprende senza parole
e quando la tua chioma è accarezzata del vento
sorride alla vita e al canto
ogni volta che su te il mio sguardo si posa
trovo la spiritualità che rende la vita più armoniosa
meraviglioso albero accogli il mio pensiero
e innalzalo dai tuoi rami fino al cielo
“In quella Macondo dimenticata perfino dagli uccelli, dove la polvere e il caldo si erano fatti così tenaci che si faceva fatica a respirare, reclusi dalla solitudine e dall'amore e dalla solitudine dell'amore in una casa dove era quasi impossibile dormire per il baccano delle formiche rosse, Aureliano e Amaranta Ursula erano gli unici esseri felici, e i più felici sulla terra.”
Cit. Gabriel Garcia Marquez
Ti ho vista
sciamare via,
fendere il cielo blu
su un proiettile nero,
e sorvolare i ricordi
del tuo vecchio
volo nuziale,
quello
dove
non
c’era
amore.
E ti ho sentita
arrivare qui da me,
nella mia colonia:
e sotto il gambo
del soffione,
trovare
anche
tu
quel
poco
di pace.
La tua felicità
è qui, ora lo sai,
ma fra l'antica
e quotidiana
fatica
delle
stelle
e
la
nuova
immagine
che tu avrai
del mio mondo,
non ti basteranno
ventiquattro ore
per affrancarti
dal dolore
di quel
morso
e
dal
veleno
della tua
prima vita.
“Quando la formica vuol morire, mette le ali.”
Proverbio popolare
immagine
che tu avrai
del mio mondo,
non ti basteranno
ventiquattro ore
per affrancarti
dal dolore
di quel
morso
e
dal
veleno
della tua
prima vita.
“Quando la formica vuol morire, mette le ali.”
Proverbio popolare
E meno male che te ho ringraziato !
Passare n’artra notte aggrovijato
a sto pensiero proprio nun m’annava
che a la salute certo nun giovava.
Me viè da battermi la testa
perché nun l’ho fatto apposta,
d’oggi a domani sempre rimannavo
e er dovere mio nun facevo.
Ma proprio a te dovevo tralascià ?
Vojo morì, vojo dimenticà.
A te che sei in cima alla mi lista,
diciamola tutta, sei ‘no specialista !
Famo così, appena ce ‘ncontriamo
te porto a cena così la risolviamo
e se alla fine dimentico di pagare,
fai tutto tu e nun te ‘nca…volare !
Passare n’artra notte aggrovijato
a sto pensiero proprio nun m’annava
che a la salute certo nun giovava.
Me viè da battermi la testa
perché nun l’ho fatto apposta,
d’oggi a domani sempre rimannavo
e er dovere mio nun facevo.
Ma proprio a te dovevo tralascià ?
Vojo morì, vojo dimenticà.
A te che sei in cima alla mi lista,
diciamola tutta, sei ‘no specialista !
Famo così, appena ce ‘ncontriamo
te porto a cena così la risolviamo
e se alla fine dimentico di pagare,
fai tutto tu e nun te ‘nca…volare !
Solo noi,
solo noi,
siamo qui,
anche s e non vi và,
anche se non vi frega,
solo noi,
che siamo sempre di troppo,
che ci guardate male,
con disprezzo e insolenza;
solo noi,
che ci siamo nonostante
l’imbecillità del sistema,
che non ci vuole,
che ci ignora,
solo noi,
che la gente non vuole vedere,
non vuole sapere;
solo noi con
le nostre storie tese,
il dolore,
i sentimenti;
anche tu ragazza
non mi hai mai sentito,
né visto,
mi son tenuto la mia vita,
nessuno ci ha mai regalato;
solo noi,
solo noi,
un po’ artisti,
un po’ incompresi,
troppo soli,
con le nostre storie.
solo noi,
siamo qui,
anche s e non vi và,
anche se non vi frega,
solo noi,
che siamo sempre di troppo,
che ci guardate male,
con disprezzo e insolenza;
solo noi,
che ci siamo nonostante
l’imbecillità del sistema,
che non ci vuole,
che ci ignora,
solo noi,
che la gente non vuole vedere,
non vuole sapere;
solo noi con
le nostre storie tese,
il dolore,
i sentimenti;
anche tu ragazza
non mi hai mai sentito,
né visto,
mi son tenuto la mia vita,
nessuno ci ha mai regalato;
solo noi,
solo noi,
un po’ artisti,
un po’ incompresi,
troppo soli,
con le nostre storie.
Lunga è la notte
nella grande casa
che sola mi stringe
fra le sue braccia
Dov'è finito il tempo
dei tuoi passi fra queste mura,
delle cene in giardino
a raccontarci di noi
E' così immenso il vuoto
non bastano i ricordi a colmarlo,
un pozzo senza fine
nel vecchio secchio solo lacrime
Non fioriscono più le rose
solo spine sui piccoli steli,
la mente rifiuta il sonno,
son ore perdute nel tempo,
ore perdute senza pensare a te
Dove sei anima mia,
non è vita questa vita
se non ci sei
è come il mare senza le onde
come il firmamento senza stelle …
è una barca che alla deriva va,
nessun porto in cui gettare l'ancora
Non scrivo versi che fan poesia,
ma epitaffio nel tuo nome,
quel nome ripetuto mille volte
a cui non vi è più risposta,
solo silenzio che profuma di morte
E' primavera ormai
la natura rinasce, il ciclo ricomincia,
pur io rinasco straniera nella mia terra,
insicura nella mia unica certezza
il mio amore per te
unico, primo, grande ed eterno amore ...
nella grande casa
che sola mi stringe
fra le sue braccia
Dov'è finito il tempo
dei tuoi passi fra queste mura,
delle cene in giardino
a raccontarci di noi
E' così immenso il vuoto
non bastano i ricordi a colmarlo,
un pozzo senza fine
nel vecchio secchio solo lacrime
Non fioriscono più le rose
solo spine sui piccoli steli,
la mente rifiuta il sonno,
son ore perdute nel tempo,
ore perdute senza pensare a te
Dove sei anima mia,
non è vita questa vita
se non ci sei
è come il mare senza le onde
come il firmamento senza stelle …
è una barca che alla deriva va,
nessun porto in cui gettare l'ancora
Non scrivo versi che fan poesia,
ma epitaffio nel tuo nome,
quel nome ripetuto mille volte
a cui non vi è più risposta,
solo silenzio che profuma di morte
E' primavera ormai
la natura rinasce, il ciclo ricomincia,
pur io rinasco straniera nella mia terra,
insicura nella mia unica certezza
il mio amore per te
unico, primo, grande ed eterno amore ...
Come è bello il cielo dentro me
mentre tu non tieni il passo e
non mi chiedi che c'è.
Mi perderai
ti perderò
in un fluido di un nuovo amore
o in un abisso di un tremendo no
ma non ci rinuncio
a costo di perder tutto
ma non ci rinuncio
al sapore di un frutto
che mi inebria di essenza
ma non ci rinuncio
a quei riccioli e quella presenza
profonda ed intensa di uno sguardo
l'afferrerò o sarò solo al traguardo
ma non ci rinuncio
ad inseguire un' emozione
a sentire che il cuore
mi frega e mi lascia stregato
sul filo teso ed innamorato
non ci rinunicio
anche se il mio domani non sarà con te
avrò forse perso tutto ma avrò ritrovato me
mentre tu non tieni il passo e
non mi chiedi che c'è.
Mi perderai
ti perderò
in un fluido di un nuovo amore
o in un abisso di un tremendo no
ma non ci rinuncio
a costo di perder tutto
ma non ci rinuncio
al sapore di un frutto
che mi inebria di essenza
ma non ci rinuncio
a quei riccioli e quella presenza
profonda ed intensa di uno sguardo
l'afferrerò o sarò solo al traguardo
ma non ci rinuncio
ad inseguire un' emozione
a sentire che il cuore
mi frega e mi lascia stregato
sul filo teso ed innamorato
non ci rinunicio
anche se il mio domani non sarà con te
avrò forse perso tutto ma avrò ritrovato me
si vive e le cose accadono
è come una giostra questa vita
ci sono giri piacevoli pieni di vento e respiri a bocca spalancata
ci sono giri nauseanti, lunghissimi e noiosi in cui ti sembrerà di girare nel senso contrario
e avrai solo voglia di urlare "basta voglio scendere !!!"
è come una giostra questa vita
giri alla luce del sole
giri al buio più completo
giri violenti che ti strappano la pelle
giri talmente belli che speri non finiscano mai
intanto le cose accadono e la giostra non smette di girare
mai
è come una giostra questa vita
ci sono giri piacevoli pieni di vento e respiri a bocca spalancata
ci sono giri nauseanti, lunghissimi e noiosi in cui ti sembrerà di girare nel senso contrario
e avrai solo voglia di urlare "basta voglio scendere !!!"
è come una giostra questa vita
giri alla luce del sole
giri al buio più completo
giri violenti che ti strappano la pelle
giri talmente belli che speri non finiscano mai
intanto le cose accadono e la giostra non smette di girare
mai
Ecco son fuoco,
che divampa sulla vetta!
… Chissa?
Forse, la mia anima lotta
per sfuggir la sua prigione.
Esige, esuberante, estrema bestialità!
Sfogo pagano il suo,
urlo erotico,,, per affermar se stessa.
Vuole imprimere il marchio
del suo ideale amore,
sul regale giaciglio
di paglia argentea e foglie d’oro,
di fiori di giacinto e odor di zafferano,
come a ricordar profumi
di quell ‘ALTO OLIMPO.
Elegante concupiscenza .
di corpo e anima, terra e cielo,
ecco, divento fuoco...
...or che sta per arrivar, la sera!
che divampa sulla vetta!
… Chissa?
Forse, la mia anima lotta
per sfuggir la sua prigione.
Esige, esuberante, estrema bestialità!
Sfogo pagano il suo,
urlo erotico,,, per affermar se stessa.
Vuole imprimere il marchio
del suo ideale amore,
sul regale giaciglio
di paglia argentea e foglie d’oro,
di fiori di giacinto e odor di zafferano,
come a ricordar profumi
di quell ‘ALTO OLIMPO.
Elegante concupiscenza .
di corpo e anima, terra e cielo,
ecco, divento fuoco...
...or che sta per arrivar, la sera!
Si arrampica
sui tuoi rami rinverditi
il vento d'Aprile
ma i tuoi germogli lambiscono l'arsura
e si pettinano di pioggia e di preghiera .
Olmo stretto al petto e al campanile
vegli i campi svuotati e sentierati
dai boccioli delicati della Primavera.
Olmo secolare immerso nel silenzio
corrugato dai pensieri
affacciato alle finestre dei poeti
macchiato dal martirio dei patrioti .
Fiorisci ogni anno novizie
modelli la tua folta chioma estesa
ed io ti vivo cosi come vivo i miei ricordi
in solitudine o in compagnia accanto alla Chiesa.
I secoli passano
passano le stagioni
ma tu resisti e dai rifugio alle anime buone
ondeggiando la tua ombra nella via
sei il ricamo immortale del mio colle
e cosi sia.

e cosi sia.

Raro il bacio eterno
un balzo azzurro
istante sospeso
e la tenerezza accolta
riflessa in un specchio
all'incontro del bimbo
trattenuto al petto.
La manina amorevole
tesa a raggiungere
come a voler fermar la pioggia
nel cuore d'un tramonto
materna melodia
il carillon del tempo.
Immobile e indifesa
al surreal sussurro
la poesia si trattiene attimo
sospeso di soffio vitale
sussulto ferino a ricalcare
contorni cesellati d’estro
sulla scia a lama d’anima
alma appena tremula,
d’acque limpide
sul fondo vivo, cristallino
come fosse culla di sogno
estasi ad occhio di volo,
risuonante acrobazie d’aironi .
Quanta purezza abbagliante
fluttua in tal mondo pio
e quant’amore nascosto
ricamo di pizzi e merletti
è tempo di perdono.
Muta sospesa alla memoria
una vecchia casa,
confortevole dimora cara:
la quieta malinconia
che ama sognar poesia…
A sé versi fioriti alla natura
penduli riccioli d’un silenzio divino
nati dall’amore d’un cuore bambino.
Non veda i raggi dell’aurora
e la luce non sia sulla mia anima.
Ora sarei a riposo dai miei affanni.
Come i bambini che non hanno visto la luce
non sarei più.
I malvagi grazie ad ella smisero di fare danni.
E l’invidia spirò in un sol giorno.
All’ingiustizia le viene chiusa la bocca.
E tutti quando giacciono nella tomba
sono nascosti dalla frusta della lingua.
Quante volte ho pronunciato queste parole!
Quante volte chiamai la Signora Morte
ma ella si tappava gli orecchi
per non sentire i miei lamenti.
La mia richiesta d’aiuto era un semplice scherzo,
non intuiva quanto sul serio io parlassi.
E così la esecravo…
e faticosamente i miei giorni
dietro me trascinavo….
Fintantoché arrivarono quegli anni
in cui gioia provavo
e diletto in tutto ciò che facevo,
entusiasmo da vendere avevo
e mi ripetevo:
“Oggi farai questo,
domani farai quest’altro,
dopodomani terminerai quel lavoretto…”.
Ma una notte mentre giacevo sul mio letto
un essere immondo attraversò la porta,
aveva un grande mantello nero,
grande quanto il mondo,
mi guardò senza pietà,
e disse che con lei dovevo andare
che era giunto il mio momento.
Io la implorai e le dissi:
“Permettimi ancora di assaporare la vita,
a 70 anni non poteva essere già finita!”.
Tuttavia la morte
con la sua forza incommensurabile
mi prese
e mi trascinò via con sé.
e la luce non sia sulla mia anima.
Ora sarei a riposo dai miei affanni.
Come i bambini che non hanno visto la luce
non sarei più.
I malvagi grazie ad ella smisero di fare danni.
E l’invidia spirò in un sol giorno.
All’ingiustizia le viene chiusa la bocca.
E tutti quando giacciono nella tomba
sono nascosti dalla frusta della lingua.
Quante volte ho pronunciato queste parole!
Quante volte chiamai la Signora Morte
ma ella si tappava gli orecchi
per non sentire i miei lamenti.
La mia richiesta d’aiuto era un semplice scherzo,
non intuiva quanto sul serio io parlassi.
E così la esecravo…
e faticosamente i miei giorni
dietro me trascinavo….
Fintantoché arrivarono quegli anni
in cui gioia provavo
e diletto in tutto ciò che facevo,
entusiasmo da vendere avevo
e mi ripetevo:
“Oggi farai questo,
domani farai quest’altro,
dopodomani terminerai quel lavoretto…”.
Ma una notte mentre giacevo sul mio letto
un essere immondo attraversò la porta,
aveva un grande mantello nero,
grande quanto il mondo,
mi guardò senza pietà,
e disse che con lei dovevo andare
che era giunto il mio momento.
Io la implorai e le dissi:
“Permettimi ancora di assaporare la vita,
a 70 anni non poteva essere già finita!”.
Tuttavia la morte
con la sua forza incommensurabile
mi prese
e mi trascinò via con sé.













