Che farai di me?
Che faremo di noi?
Or che abbiamo combattuto fianco a fianco,
respiro con respiro;
or che siam congiunti
come in una mischia,
che nella saliva
abbiam sentito il sapor del nostro sangue.
Che faremo di noi?
Se d’improvviso all’impatto abbiam ceduto
e un desiderio folle ora ci invade
fino a voler scambiarsi l’anima.
Scossi , fino alle radici,
i baci ora, diventano crudeli
-Tu mi scuoti,
e strano impeto mi prende!
-Dimmi che cos’è?
-Tu mi vinci, tu mi schianti, mi annienti,
mi accechi, e son so più nulla,
non so , non so che sia.
.Io lo so… lo so!
Non tormentarti più,
dimmi ancora il nome tuo,
dimmi ancor cosa ti prende...
...questo è amore, e qui ti amo!
Che faremo di noi?
Or che abbiamo combattuto fianco a fianco,
respiro con respiro;
or che siam congiunti
come in una mischia,
che nella saliva
abbiam sentito il sapor del nostro sangue.
Che faremo di noi?
Se d’improvviso all’impatto abbiam ceduto
e un desiderio folle ora ci invade
fino a voler scambiarsi l’anima.
Scossi , fino alle radici,
i baci ora, diventano crudeli
-Tu mi scuoti,
e strano impeto mi prende!
-Dimmi che cos’è?
-Tu mi vinci, tu mi schianti, mi annienti,
mi accechi, e son so più nulla,
non so , non so che sia.
.Io lo so… lo so!
Non tormentarti più,
dimmi ancora il nome tuo,
dimmi ancor cosa ti prende...
...questo è amore, e qui ti amo!
18 commenti
Chino s’un fianco, sbandato, riposa
preda della notte sbiancata alla luna.
Con lacrime di ruggine striati i sogni.
Sono sogni salati dalle reti da pesca
dai pesci morenti a dibatter la coda
sull’assito lucente di squame argentate.
“Maledetta notte orfana delle tenebre
potesse celarmi allo sguardo del mondo!”
“Maledetta luna accecante ed impietosa
come le bestemmie lanciate alla bonaccia
dai pescatori stanchi di appassire al sole!”.
Ieri possedeva le onde di prua e godeva
delle preghiere del nocchiero alla tempesta
sfilacciate gomene oggi pendono al vento.
Ospita la sorte di un essere immondo
sdraiato s’un fianco, ubriaco, riposa.
Sogna di un fiasco e d’un misero pasto
del volto dei figli, della morte e sorride
sbava vino e memorie, di celarsi trascura.
Scorre rivolo di vomito sul ponte di legno
brilla di nuovo l’assito indurito e riarso
il vecchio peschereccio riflette ancora la luna.
preda della notte sbiancata alla luna.
Con lacrime di ruggine striati i sogni.
Sono sogni salati dalle reti da pesca
dai pesci morenti a dibatter la coda
sull’assito lucente di squame argentate.
“Maledetta notte orfana delle tenebre
potesse celarmi allo sguardo del mondo!”
“Maledetta luna accecante ed impietosa
come le bestemmie lanciate alla bonaccia
dai pescatori stanchi di appassire al sole!”.
Ieri possedeva le onde di prua e godeva
delle preghiere del nocchiero alla tempesta
sfilacciate gomene oggi pendono al vento.
Ospita la sorte di un essere immondo
sdraiato s’un fianco, ubriaco, riposa.
Sogna di un fiasco e d’un misero pasto
del volto dei figli, della morte e sorride
sbava vino e memorie, di celarsi trascura.
Scorre rivolo di vomito sul ponte di legno
brilla di nuovo l’assito indurito e riarso
il vecchio peschereccio riflette ancora la luna.
Le strade piene di polvere
bagnandole
si accendevano i lampioni
non c'era più nessuno
di cui interessava l'ora
quell'orologio era così
fermo
Si schivavano i treni
abbracciati
rimanendo nel mezzo
gridavano i cani
per trovare un po' di affetto
i pipistrelli entravano dalle porte
l'asfalto brillava con la luna
L'edera vestiva gli archi
ancora pieni d'acqua
un po' tutti li sentivano una casa
i poster coprivano
le pareti di quel mondo
Eravamo dello stesso anno
ma lei era già grande
per quel tempo
non c'era l'inganno della gelosia
Nascosti dentro le fontane
il respiro sfiorava le labbra
senza far rumore
ci amavamo
senza voler capire !
bagnandole
si accendevano i lampioni
non c'era più nessuno
di cui interessava l'ora
quell'orologio era così
fermo
Si schivavano i treni
abbracciati
rimanendo nel mezzo
gridavano i cani
per trovare un po' di affetto
i pipistrelli entravano dalle porte
l'asfalto brillava con la luna
L'edera vestiva gli archi
ancora pieni d'acqua
un po' tutti li sentivano una casa
i poster coprivano
le pareti di quel mondo
Eravamo dello stesso anno
ma lei era già grande
per quel tempo
non c'era l'inganno della gelosia
Nascosti dentro le fontane
il respiro sfiorava le labbra
senza far rumore
ci amavamo
senza voler capire !
Velluto dentro e fuori
con la tranquillità delle gocce
che tuffano dove capita
aprendo crateri
squarci richiusi
riveste ogni movimento
il pensiero che lo crea
il suo sentimento
strano nel suo essere
a vista
in quel brusco incontrare
caparbio nel proseguire
fumoso per ispirata volontà
innata
con mancato interesse
per i commenti stranieri
onnipresenti
d'importanza assenti
solo pettegolezzi
dei qualunque avvezzi
i colori cambiano all'umore
fendenti nemici paiono in certe ore
lasciano le catene
quei muri stanchi
anche se bendati
vanno comunque avanti
con la tranquillità delle gocce
che tuffano dove capita
aprendo crateri
squarci richiusi
riveste ogni movimento
il pensiero che lo crea
il suo sentimento
strano nel suo essere
a vista
in quel brusco incontrare
caparbio nel proseguire
fumoso per ispirata volontà
innata
con mancato interesse
per i commenti stranieri
onnipresenti
d'importanza assenti
solo pettegolezzi
dei qualunque avvezzi
i colori cambiano all'umore
fendenti nemici paiono in certe ore
lasciano le catene
quei muri stanchi
anche se bendati
vanno comunque avanti
Fra i tralicci dei sogni
albeggia un abisso di viole,
tulle elegante d’un costato di vino,
ed il pensier mio s’infrange sgualcito
fra capigliature di more lucenti
come orizzonte d’edera rabbrividito.
Ghirlande d’anima intarsiate dal vento
son polline d’un mattino riverso,
scoglio baciato dal triste silenzio,
i miei occhi accarezzano le schegge del tempo
come danza d’un gabbiano aggraziata d’inchino
e nell’autunno del sentimento sfinito
impugno il mio cuore come lacrima d’amore.
albeggia un abisso di viole,
tulle elegante d’un costato di vino,
ed il pensier mio s’infrange sgualcito
fra capigliature di more lucenti
come orizzonte d’edera rabbrividito.
Ghirlande d’anima intarsiate dal vento
son polline d’un mattino riverso,
scoglio baciato dal triste silenzio,
i miei occhi accarezzano le schegge del tempo
come danza d’un gabbiano aggraziata d’inchino
e nell’autunno del sentimento sfinito
impugno il mio cuore come lacrima d’amore.
Signor Jorge Mario Bergoglio,
poteva evitare un sì lungo viaggio;
qui c’è il fiore della chiesa onesta,
che naviga da sempre nell’imbroglio,
da cui giorno e notte trae vantaggio
ed il popolo bue plaude la sua festa.
Ma lei gli espedienti li conosce meglio
di questi che chierca più non hanno
e che, girando con baldanza per le calli
ben vestiti, barba e cresta come galli,
spesso alla beffa sommano l’inganno
illudendo gli asserviti al lor risveglio.
Da sempre dei papi la loro storia
contraddice ai precetti di quel Cristo,
che voi allora inchiodaste in croce;
ergo in Argentina torni senza boria,
dal suo insediamento già si è visto
che mai soldo e sfarzo perdon voce.
Lei è un politicante, attore di talento,
la scelta del conclave fu perfetta;
più che il vicario del povero Cristo,
lei è il contrario tra oro e argento,
che l’annoso clero mafioso infetta
da quella cupola, piovra anticristo.
Già le ho scritto ciò che or riscrivo:
dia al mondo dei poveri i tesori
dello Ior e tutti i beni ignoti e noti;
sia del povero Cristo apostol vivo,
vada per le strade ad alleviar dolori,
assolva così al dono dei suoi voti.
Poi decreti la castrazione ai preti,
che, se in pectore han la vocazione,
saranno attratti come dei magneti
dalla fede per la sublimazione.
Sia lei per primo a dar l’esempio
per cancellare il vostro stato empio.
E dopo tante venne lei,
intelligente come non mai,
e la sposai.
E venne Marco:
moretto, occhietti neri,
quasi perfetto;
ed ero padre.
E per secondo venne Luca,
bello, biondo, interessante;
e fui papà due volte.
E venne il brutto e venne il bello
e sopportai di tutto,
anche di quello di cui si muore.
E venne Davide:
capelli d’oro e occhi blu.
Poco passò ed ecco tu,
Ughino, birichino, assai carino.
Belli l’un l’altro, fragili, adorabili.
Così fui nonno.
E amai tutti, figli e nipoti, difetti e doti.
Non passò parecchio
e fui già vecchio.
E fui di troppo e fui di più,
ché non si porge orecchio al padre,
figli, unico scopo,
qualunque sia la sorte
in vita e morte
e dopo.
intelligente come non mai,
e la sposai.
E venne Marco:
moretto, occhietti neri,
quasi perfetto;
ed ero padre.
E per secondo venne Luca,
bello, biondo, interessante;
e fui papà due volte.
E venne il brutto e venne il bello
e sopportai di tutto,
anche di quello di cui si muore.
E venne Davide:
capelli d’oro e occhi blu.
Poco passò ed ecco tu,
Ughino, birichino, assai carino.
Belli l’un l’altro, fragili, adorabili.
Così fui nonno.
E amai tutti, figli e nipoti, difetti e doti.
Non passò parecchio
e fui già vecchio.
E fui di troppo e fui di più,
ché non si porge orecchio al padre,
figli, unico scopo,
qualunque sia la sorte
in vita e morte
e dopo.
All’inizio disperazione e lacrime
poi il sol pensiero che tu più non mi guidavi
che dei tuoi consigli attingere non più potevo
questo mi rattristava.
Poi…
Scoprii che delle ali avevo
ancora incelofanate,
le liberai,
le piume d’esse dolcemente
ad una ad una pettinai
e incominciai a saltellare
poi a volteggiare
facendo piccole acrobazie
e infine spiccai in volo.
Un volo senza ritorno …
Volai per tutto il pianeta,
volai da est
ad ovest
e da sud
a nord.
Conobbi gente e culture,
usanze e linguaggi,
tanti paesaggi,
a volte mi sembravano dei miraggi.
Ma poi mi fermai,
stavo invecchiando
e mi mancavi tu,
mi mancava il tuo sorriso
e non aver potuto con te
tutto questo almeno per un attimo
condiviso.
poi il sol pensiero che tu più non mi guidavi
che dei tuoi consigli attingere non più potevo
questo mi rattristava.
Poi…
Scoprii che delle ali avevo
ancora incelofanate,
le liberai,
le piume d’esse dolcemente
ad una ad una pettinai
e incominciai a saltellare
poi a volteggiare
facendo piccole acrobazie
e infine spiccai in volo.
Un volo senza ritorno …
Volai per tutto il pianeta,
volai da est
ad ovest
e da sud
a nord.
Conobbi gente e culture,
usanze e linguaggi,
tanti paesaggi,
a volte mi sembravano dei miraggi.
Ma poi mi fermai,
stavo invecchiando
e mi mancavi tu,
mi mancava il tuo sorriso
e non aver potuto con te
tutto questo almeno per un attimo
condiviso.
E’ come se il buio trattenuto all’arcano collassasse
e i volti del dolore formassero un guazzabuglio di forme
trame senza orientamento nella perdita della misura
in agonia col tempo spappolato d’illusioni rianimate per errore
e identità confuse imbustate dimentiche di indirizzo o ragione
come un rasoio rigonfio d’eventi senz’armonia e senza destino
reciso alla vena del sogno nella consapevolezza finale d’aver ceduto
la semina d’una qualche felicità devota di speranza all’unione fatale
nella rassegnazione vigliacca che ci sia valore nello svendersi alla prima occasione.
Difficile sottrarre la mente alla perdita d’aderenza alla realtà
quando quel che resta è imburrare il primo pensiero per ingoiare la verità
nell’assenza di prospettiva imbavagliando il cuore astemio all’estensione.
Un nodo a una stringa già piena di nodi per il gioco alla noia
tradito l’incanto risalente l’abisso e sanguinante silente simboli all’ignoto
ricco di follia nella ricerca della presunta chiave di svolta.
Quant’è reale il bisogno riverso su sé stesso se la vita mura viva la sua arte?
Se non v’è selezione vivificatrice di senso alla fine della luce, quale la scelta?
La visione ultima d’una anima in piena?
e i volti del dolore formassero un guazzabuglio di forme
trame senza orientamento nella perdita della misura
in agonia col tempo spappolato d’illusioni rianimate per errore
e identità confuse imbustate dimentiche di indirizzo o ragione
come un rasoio rigonfio d’eventi senz’armonia e senza destino
reciso alla vena del sogno nella consapevolezza finale d’aver ceduto
la semina d’una qualche felicità devota di speranza all’unione fatale
nella rassegnazione vigliacca che ci sia valore nello svendersi alla prima occasione.
Difficile sottrarre la mente alla perdita d’aderenza alla realtà
quando quel che resta è imburrare il primo pensiero per ingoiare la verità
nell’assenza di prospettiva imbavagliando il cuore astemio all’estensione.
Un nodo a una stringa già piena di nodi per il gioco alla noia
tradito l’incanto risalente l’abisso e sanguinante silente simboli all’ignoto
ricco di follia nella ricerca della presunta chiave di svolta.
Quant’è reale il bisogno riverso su sé stesso se la vita mura viva la sua arte?
Se non v’è selezione vivificatrice di senso alla fine della luce, quale la scelta?
La visione ultima d’una anima in piena?
Vorrei render musicale
questo mio parlar fatale,
scrivo e getto il mio inchiostro
fino a quando non dimostro
che il pensiero, dentro me,
è fondato sul perché.
Perché chiede il bambino
sono nato piccolino,
perché dice il grande re
son di carne come te.
Io che ci faccia al mondo,
non me ne rendo conto,
perché in questa società
è difficile campà ?
E chi è il Creatore,
un artista o un impostore ?
queste mille e più domande
che affollano la mente,
all’umano sottoposte
troveranno le risposte
che, convien, sian suggerite,
dopo attenta riflessione
dalla mente e la ragione.
Ma…non bisogna sottacere…
le risposte saran vere
se dall’anima si parte,
con rimescolio di carte.
E per questo mi domando
cosa vo farneticando,
io che la sento in me
agitarsi sui perché.
Ma ne ho considerazione
forse più della ragione !
Se un giorno crescerò
ed un grande diverrò
sarà chè avrò trovato
l’equilibrio, un concordato
tra due belle dotazioni
per risolvere questioni
che ci affliggono allorquando
siamo in crisi in questo mondo.
questo mio parlar fatale,
scrivo e getto il mio inchiostro
fino a quando non dimostro
che il pensiero, dentro me,
è fondato sul perché.
Perché chiede il bambino
sono nato piccolino,
perché dice il grande re
son di carne come te.
Io che ci faccia al mondo,
non me ne rendo conto,
perché in questa società
è difficile campà ?
E chi è il Creatore,
un artista o un impostore ?
queste mille e più domande
che affollano la mente,
all’umano sottoposte
troveranno le risposte
che, convien, sian suggerite,
dopo attenta riflessione
dalla mente e la ragione.
Ma…non bisogna sottacere…
le risposte saran vere
se dall’anima si parte,
con rimescolio di carte.
E per questo mi domando
cosa vo farneticando,
io che la sento in me
agitarsi sui perché.
Ma ne ho considerazione
forse più della ragione !
Se un giorno crescerò
ed un grande diverrò
sarà chè avrò trovato
l’equilibrio, un concordato
tra due belle dotazioni
per risolvere questioni
che ci affliggono allorquando
siamo in crisi in questo mondo.
Fiocchi, a neve
- nel cuore
fiocca, la neve diventa
fuoco.
Muti frammenti, a nuvola
- nel cielo.
I silenzi si sentono
già alti.
Lo spirito può mutare
le anime delle cose,
se sono "vive"
come i non muti:
battiti taciti, il vento,
la saggezza di tacere.
Fiocca, la neve diventa fuoco...
Così muta, ciò che non è muto,
si mantiene l'intensità.
Gli altri
navigli
immortali nel cielo,
lenti cadono
persi sulla terra.
- nel cuore
fiocca, la neve diventa
fuoco.
Muti frammenti, a nuvola
- nel cielo.
I silenzi si sentono
già alti.
Lo spirito può mutare
le anime delle cose,
se sono "vive"
come i non muti:
battiti taciti, il vento,
la saggezza di tacere.
Fiocca, la neve diventa fuoco...
Così muta, ciò che non è muto,
si mantiene l'intensità.
Gli altri
navigli
immortali nel cielo,
lenti cadono
persi sulla terra.
Di nuovo al pianto apprestati,
anima mia, e al gran dolore
ch’il dì felice, se mai fu, si dilegua,
se pur ancora credesti no,
da quella imago sopra un rialto spinta,
se pur questo sai
che subitaneo e vago si rivela
e ch’il tempo, correndo senza tregua,
l’immenso rende vano,
ma non mai avvezza, o d’illusione,
colore de la vita e speranza,
di nuovo rapita, ancor cadesti.
E consolati, non c’è alcuno,
già che pur tra gli affetti siam soli,
o cosa che lenir ti possa,
se non quello stesso che tutto infossa,
o un poco questo sgualcito foglio,
e queste smorte righe, ov’io
a me stesso confido l’oblio che mi involve.
E se pur forse altri leggerà,
sperdendomi ne l’universo,
pur rinuncerei a queste dolenti note,
a questi umili versi,
rinuncerei a questo specchiarsi
ne l’acque tremule d’uno stagno,
per una sola gioia; o forse no,
benché questa vita mi sia noia
e cagione di ciò che sento,
forse a ragione così qualcuno volle,
forse questa, pur dentro me, è la via
ch’ alla divina armonia volge:
se non forse il dolore,
forse la poesia, benché tale sia.
anima mia, e al gran dolore
ch’il dì felice, se mai fu, si dilegua,
se pur ancora credesti no,
da quella imago sopra un rialto spinta,
se pur questo sai
che subitaneo e vago si rivela
e ch’il tempo, correndo senza tregua,
l’immenso rende vano,
ma non mai avvezza, o d’illusione,
colore de la vita e speranza,
di nuovo rapita, ancor cadesti.
E consolati, non c’è alcuno,
già che pur tra gli affetti siam soli,
o cosa che lenir ti possa,
se non quello stesso che tutto infossa,
o un poco questo sgualcito foglio,
e queste smorte righe, ov’io
a me stesso confido l’oblio che mi involve.
E se pur forse altri leggerà,
sperdendomi ne l’universo,
pur rinuncerei a queste dolenti note,
a questi umili versi,
rinuncerei a questo specchiarsi
ne l’acque tremule d’uno stagno,
per una sola gioia; o forse no,
benché questa vita mi sia noia
e cagione di ciò che sento,
forse a ragione così qualcuno volle,
forse questa, pur dentro me, è la via
ch’ alla divina armonia volge:
se non forse il dolore,
forse la poesia, benché tale sia.
Voltarsi indietro
leggere il tempo
incorporeo, senza dimensione,
non nasce non muore
si ripete in moto perpetuo
nel cerchio della vita
Ci sono volte in cui
vive l'era di una rosa
piccolo bocciolo si apre
nella bellezza
di un balletto classico
per sfiorire come viso di donna
nell'età che avanza,
caduchi i petali sul selciato
sembrano attimi eppur son anni
vissuti, amati, sfuggiti
A volte il tempo è una condanna,
Sisifo spingeva quel sasso
che eternamente ritornava indietro,
mille lune sfilano nel cielo
uno sguardo alle spalle
il ieri è già domani
Rimane il retrogusto del miele,
la scia del profumo,
ed anche l'amaro in bocca
degli attimi infelici
Strana dimensione “il Tempo”
andare avanti sempre
mai perdere l'attimo
senza badare a quel che
si lascia sulla strada ….
non ci apparteneva …
Tratteniamo le emozioni, l'amore
potremo mutarci
in statua di sale
come la moglie di Lot,
la preziosità del tempo non vive
nel materiale ma nell'astratto
del tempo vissuto ...
leggere il tempo
incorporeo, senza dimensione,
non nasce non muore
si ripete in moto perpetuo
nel cerchio della vita
Ci sono volte in cui
vive l'era di una rosa
piccolo bocciolo si apre
nella bellezza
di un balletto classico
per sfiorire come viso di donna
nell'età che avanza,
caduchi i petali sul selciato
sembrano attimi eppur son anni
vissuti, amati, sfuggiti
A volte il tempo è una condanna,
Sisifo spingeva quel sasso
che eternamente ritornava indietro,
mille lune sfilano nel cielo
uno sguardo alle spalle
il ieri è già domani
Rimane il retrogusto del miele,
la scia del profumo,
ed anche l'amaro in bocca
degli attimi infelici
Strana dimensione “il Tempo”
andare avanti sempre
mai perdere l'attimo
senza badare a quel che
si lascia sulla strada ….
non ci apparteneva …
Tratteniamo le emozioni, l'amore
potremo mutarci
in statua di sale
come la moglie di Lot,
la preziosità del tempo non vive
nel materiale ma nell'astratto
del tempo vissuto ...
Ho finito la strada - mi disse -
rimangono spine di
qualche verbo
e tra esse le pause desertiche
del credersi perduti.
Ho finito di scrivere - disse ceruleando con la luna dello sfondo -
sono senza ferro dato il pallore della tua sera,
visto il mollissimo silenzio superstite.
Il cielo non è più, tra i fitti
aghi dei pini,
nell'ultimo acquitrino dove
una primula veniva pronunciata,
fra i pianeti rimembranze d'inganni.

sono senza ferro dato il pallore della tua sera,
visto il mollissimo silenzio superstite.
Il cielo non è più, tra i fitti
aghi dei pini,
nell'ultimo acquitrino dove
una primula veniva pronunciata,
fra i pianeti rimembranze d'inganni.














