
dove le Cheradi rocciose
a baluardo dei marosi s’ergon
ed in essi si specchian
quando Ionio si placa a Tramontana
e sui prati di gorgonie
i pini marittimi si rifletton
e la costa mossa cela all’occhio
cale di linda sabbia fine
io nacqui.
Non potei allattare alle mammelle
gonfie d’albe consacrate a Clio
che videro i legni Elleni
baciare i raggi obliqui sulla rena
ne’ ai tramonti accesi da Erato cantati
che ispiraron gli animi più puri
ne’ attinsi dalla luna ad Eros tanto cara
più di quella d’altri stellati cieli.
Culla d’erba umida tra i monti m’accolse
lì mi nutrì di bruma e pioggia
di pallidi soli mi scaldai appena.
Torno a volte alla mia amata Madre
tra i seni vuoti il capo porgo
e gli occhi elevo al cielo
le labbra non suggono che il nulla
le iridi non scorgon che grigiore.
La sabbia ora sbiadita più non riluce
dell’isole all’orizzonte non v’è che l’ombra.
O Taras condotto dal delfino
di questa Genitrice tu per primo
godesti la bellezza ormai smarrita.
volano alte
leggere viaggiano oltre
Sono inchiostro che si annoverano
su fogli e fogli di poesia
parola è la mia.
E' un nome che più non torna
una valigia di sogni
catapultata nel cielo pieno di stelle
senza cadere...

la parete del mondo si dilegua,
fra poco non sarai più sola
nuova cosa sarà il tuo domani
e sacra con lui ogni fusione.
Vestirai di doni il tuo pudore
senza tregua vivrai la tua missione.
Scolpirà la vita il tuo debutto,
sfoglierai di madre lo splendore.
Nuovo frutto sfamerà tuo seno,
risuonerà di prole la dimora.
Né grandine e pioggia spegneranno
la virginale fonte di calore
che da sempre rigenera e rinnova.
Esigenza del cosmo,
tu fata bambina,
tralcio rigoglioso d’ogni vite,
testimone d’un regno
sua regina,
donna, colonna d’uomo,
sposa, mamma e nonna.
Vorresti tanto confidarti
e nella libertà di pensiero
Mi basta un attimo,
col cuor implorante te lo chiedo
conosci la mia determinazione,
facilmente io non cedo.
Manca poco ormai, lo sai anche tu
accontentami e non mi sentirai più.
Apri gli occhi, ti prego,
prima di andare
la mia calda espressione
devi guardare.
Per anni l'hai osservata sul mio viso,
colmo d'amore per te
quando bastava una tua carezza
a soffocare il male dentro di me.
Tra raffreddori e sbucciature,
io piangevo impaziente
con dolce serenità
mi curavi e dicevi: non è niente.
Potevi ben dirlo tu,
che il vero male conoscevi
perché in un lungo cammino infernale
i primi passi muovevi.
Ti stringo la mano,
devi per forza sentire il mio calore
apri gli occhi mamma mia
ho ancora bisogno del tuo amore.
Perdonami figlio mio,
non ci riesco
sento le tue parole
ma da questo gelido buio non esco.
Sono qui, un tubo legato a una macchina
mi fa respirare
è davvero brutto piccolo mio,
non puoi immaginare.
Continua a parlare, non lasciarmi sola
con questa bastarda
nascosta, lentamente negli anni mi ha divorato,
Dio mio che codarda.
Parla più forte figlio mio,
quasi non ti sento più
ho il terrore, Il freddo abisso
comincia a portarmi giù.
Fammi sentire fiera di te
per quello schifoso tempo che mi rimane
non abbandonarmi, ragazzo
sono sola come un cane.
Non mi senti e io non ti vedo,
che destino crudele...
solo una cosa posso fare
poi nell'oceano oscuro
salpare a gonfie vele.
Mio adorato figlio
ormai sono partita,
la tua voce é diventata un eco
ho un regalo da donare,
si fa strada sul mio viso,
coglilo o sarà uno spreco.
La prova del tuo amore me l'hai già data,
ad accontentarti adesso resto solo io
con questa piccola lacrima
prendo congedo e ti dico Addio.
Ho coltivato leggiadra
fugaci ore/ e nei mio
roseto vicino
annodate assai paure/
sogni e follie/
pagine d' inchiostro e
velate manie/
nel fiorito roseto
ammanta il desio/
scompiglia l'essenza
ricama anche l'ombra il mio io/
sfiorando qual foglia che ramo culla/
sento in lontananza un
cinguettio in coro/
sarà la primavera che
vestita di un pallido sole
con qualche rondine già in volo/
ascolto la brezza del vento accarezza
le ali del cuore/ e nel prato
l'essenza di un mite splendore.
e di una casa senza musica e delle notti senza sogni
e non mi piacciono i piatti insipidi, i profumi dolci, le primavere senza sole
e il mare senza tempeste, il largo senza onde e la battigia senza risacca
e mi spaventa il mare scuro, il lago melmoso e l'attesa
sapendo di non avere più nulla da attendere
e temo le notizie senza scampo, le malattie dei miei cari, le gallerie delle quali non vedo il fondo
e l'abisso visto dal bordo di una montagna
ma più di tutto mi fa paura il mio cuore che sbanda da un po'...
E mi sfiora il pensiero
E mi sfiora il pensiero
E mi colpisce il pensiero,
Vago nel buio alla ricerca di te









