“Riscriviamo la vita di tutti i giorni.”
Hugo Ball
Seit 1916:
lo dice il cartello,
ma non significa nulla
né per me né per te,
che se tendiamo
a qualcosa,
non è solo
all’entusiasmo
o alla depressione.
Cerchiamo una culla,
tu ed io, il punto
dove nasce
la vita
e
dove
si intrecciano
la mano destra
e quella sinistra,
il polo dell’umore
e i sette sonetti:
quelli che
ho scritto
da pentito,
e
che
non ho mai
voluto attribuirmi.
2 commenti

Non sento amare
se non lo dona il cuore.
Còmpito grato!
Dal pan largito… allegro,
dal pan negato… torto!
*****
Poesia (Forma metrica del tanka 1-4-6) sviluppata leggendo un pensiero della celebre Pearl Sydenstricker Buck, scrittrice statunitense del 1900 e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1938, giustificato da cotanta motivazione “per le sue ricche e veramente epiche descrizioni della vita contadina in Cina e per i suoi capolavori biografici”:
“Non puoi obbligarti a sentire qualcosa che non provi, ma puoi sforzarti a fare il bene, nonostante quello che senti”.
Stringo tra i pugni
i giorni trascorsi e lontani
ma ciò che ora rimane
sono solo pensieri
che mietono lacrime di vita.
Allora spengo la luce
e tra le mie labbra le parole
si fan scure e severe
in attesa dell'ultima sera.
Arriverà, spero dolcemente
ma nel frattempo
raccolgo i tuoi sguardi
che sistemo con ordine nel cuore
per poterli sfogliare in futuro
e ogni volta che il sole
sveglierà le mie stanche membra.
La luna..., Amore
è ancora molto lontana
afferra e stringi le mie mani
accarezza questo sogno
non ascoltare il canto passato
ma raccogli ora i miei ti amo
e ogni mio respiro
finché ne avrò.
i giorni trascorsi e lontani
ma ciò che ora rimane
sono solo pensieri
che mietono lacrime di vita.
Allora spengo la luce
e tra le mie labbra le parole
si fan scure e severe
in attesa dell'ultima sera.
Arriverà, spero dolcemente
ma nel frattempo
raccolgo i tuoi sguardi
che sistemo con ordine nel cuore
per poterli sfogliare in futuro
e ogni volta che il sole
sveglierà le mie stanche membra.
La luna..., Amore
è ancora molto lontana
afferra e stringi le mie mani
accarezza questo sogno
non ascoltare il canto passato
ma raccogli ora i miei ti amo
e ogni mio respiro
finché ne avrò.
C’ho tutto nella vita e che me manca ?
‘A mente, er corpo e l’anima…’n po’ stanca.
Ne ho fatto di tutti li colori,
mi illuminai sotto i riflettori.
So uno che ‘a lingua ‘a sa usà,
tanto che, a vorte, me devo moderà.
Fredda, tagliente, ironica e in complesso,
de certo nun poi dì che sono un fesso !
Ma…ce stà puro un ma, eccome ! !
Davanti a te, sto muto, un salame.
Te guardo in quegli occhi conturbanti,
cinti di stelle e note suadenti,
quella boccuccia che tanti baci scocca
e subito me viè er sorcio ‘mbocca.
Vojo tu sappia quanto te adoro,
che senza te io me ne moro,
ma tutto quello che me viè fora,
er sibilo de serpe quasi sfiora.
Allora taccio, te guardo e te sorrido,
all’occhi mia er messaggio affido,
che, attraverso gli occhi tuoi,
scenda ner core a ditte cosa, per me, sei.
E mò che l’ho scoperta, sta trovata
me serve a fatte pure ‘a serenata,
io che nun so cantare e so stonato
come ‘n tenore sono diventato.
Che sono in fonno tutte ste parole,
usate male son come tagliole,
è mejo mostrà coi fatti quel che è,
e nun dìtte te amo e amor nun c’è.
‘A mente, er corpo e l’anima…’n po’ stanca.
Ne ho fatto di tutti li colori,
mi illuminai sotto i riflettori.
So uno che ‘a lingua ‘a sa usà,
tanto che, a vorte, me devo moderà.
Fredda, tagliente, ironica e in complesso,
de certo nun poi dì che sono un fesso !
Ma…ce stà puro un ma, eccome ! !
Davanti a te, sto muto, un salame.
Te guardo in quegli occhi conturbanti,
cinti di stelle e note suadenti,
quella boccuccia che tanti baci scocca
e subito me viè er sorcio ‘mbocca.
Vojo tu sappia quanto te adoro,
che senza te io me ne moro,
ma tutto quello che me viè fora,
er sibilo de serpe quasi sfiora.
Allora taccio, te guardo e te sorrido,
all’occhi mia er messaggio affido,
che, attraverso gli occhi tuoi,
scenda ner core a ditte cosa, per me, sei.
E mò che l’ho scoperta, sta trovata
me serve a fatte pure ‘a serenata,
io che nun so cantare e so stonato
come ‘n tenore sono diventato.
Che sono in fonno tutte ste parole,
usate male son come tagliole,
è mejo mostrà coi fatti quel che è,
e nun dìtte te amo e amor nun c’è.
In città, da lì dove sta io non la sento,
solo quando c'è vento o al sorgere del sole
ove strade e le piazzole più chiassose non lo son.
Io mi segno egualmente, ma non è la mia campana,
la sua Iode è registrata, inviata giornalmente
a un'ora prefissata e non sa di voce umana.
Era mano paesana a suonar la mia campana
lo faceva con rispetto e con tocco suo nostrano.
Con la messa del mattino,
l'ora prima rammentava il lavoro mattutino
e così all'ora terza augurava la giornata.
Poi suonava l'ora sesta e ancora all'ora nona,
per finire a mo' divino con il tocco vespertino.
Era sempre lì presente fin dal primo tuo vagito
e purtroppo, immantinente, congedava ogni finito.
Non avrò il suo lamento pel' mio ultimo saluto
ne sarei assai contento, ma ormai la mia campana
ha ceduto il suo mandato a quest'altra che lontana
sento quasi ogni mattina quando ancora tutto tace
quando intorno c'è di sveglio solamente la gallina.
solo quando c'è vento o al sorgere del sole
ove strade e le piazzole più chiassose non lo son.
Io mi segno egualmente, ma non è la mia campana,
la sua Iode è registrata, inviata giornalmente
a un'ora prefissata e non sa di voce umana.
Era mano paesana a suonar la mia campana
lo faceva con rispetto e con tocco suo nostrano.
Con la messa del mattino,
l'ora prima rammentava il lavoro mattutino
e così all'ora terza augurava la giornata.
Poi suonava l'ora sesta e ancora all'ora nona,
per finire a mo' divino con il tocco vespertino.
Era sempre lì presente fin dal primo tuo vagito
e purtroppo, immantinente, congedava ogni finito.
Non avrò il suo lamento pel' mio ultimo saluto
ne sarei assai contento, ma ormai la mia campana
ha ceduto il suo mandato a quest'altra che lontana
sento quasi ogni mattina quando ancora tutto tace
quando intorno c'è di sveglio solamente la gallina.
In questo nostro tempo
della più vile menzogna,
c’è ancora il cuore dei poeti
con le loro notti di martello e chiodi,
a cercar ampolle
con profumi di distillato loto
a sostenere sogni bruciati,
e regger verità.
E anche se,
già tutto è stato detto
da migliaia di versi
ìn migliaia di consunti anni,
i poeti , riescono pur sempre
a trovar canti e dolci incanti.
Scavan sempre nel mistero
e nella complice bellezza!
Fan tesoro di quel
che resta della vita,
del suo supremo fascino,
di una Dafne in osmosi…
…inafferrabile!
Il suo è alloro da donare
solo a chi, sa essere mirabile poesia!
della più vile menzogna,
c’è ancora il cuore dei poeti
con le loro notti di martello e chiodi,
a cercar ampolle
con profumi di distillato loto
a sostenere sogni bruciati,
e regger verità.
E anche se,
già tutto è stato detto
da migliaia di versi
ìn migliaia di consunti anni,
i poeti , riescono pur sempre
a trovar canti e dolci incanti.
Scavan sempre nel mistero
e nella complice bellezza!
Fan tesoro di quel
che resta della vita,
del suo supremo fascino,
di una Dafne in osmosi…
…inafferrabile!
Il suo è alloro da donare
solo a chi, sa essere mirabile poesia!
Denudai il dolore spogliando il cuore
dai finti ritornelli tanto cari al suo pudore
allevato con cura e protetto dalla vista
divenendo contadino di terra vergine incolta
relegando tra le negate balze chiuse a raggiera
i ricuciti miasmi di vomito avvallati dentro
forati dal gioco solito e violento dell’insolito.
Accorse per talento fino a prosciugar il falso
l’Ipocondria dell’arte allevata pian piano per pigrizia
e nulla ecco il nulla dal nulla al nulla irruppe
tacitando le maniere accorte e false
del guardone e ladro tornitore
fino allo scurire delle imposte in cielo
per imitare limitando i limiti dell’altro al mio verso
e dal mio all’altro senza essersi per questo perso.
Dipinsi allora ingenuamente i modi nella confusione
per il gusto d’accecare l’intruso al contrabbando creato
e malmenai così tanto la bugia che si ribellò
dichiarando la verità per non aver commesso il fatto.
dai finti ritornelli tanto cari al suo pudore
allevato con cura e protetto dalla vista
divenendo contadino di terra vergine incolta
relegando tra le negate balze chiuse a raggiera
i ricuciti miasmi di vomito avvallati dentro
forati dal gioco solito e violento dell’insolito.
Accorse per talento fino a prosciugar il falso
l’Ipocondria dell’arte allevata pian piano per pigrizia
e nulla ecco il nulla dal nulla al nulla irruppe
tacitando le maniere accorte e false
del guardone e ladro tornitore
fino allo scurire delle imposte in cielo
per imitare limitando i limiti dell’altro al mio verso
e dal mio all’altro senza essersi per questo perso.
Dipinsi allora ingenuamente i modi nella confusione
per il gusto d’accecare l’intruso al contrabbando creato
e malmenai così tanto la bugia che si ribellò
dichiarando la verità per non aver commesso il fatto.
Siamo già minoranza illuminata,
ci salviamo col solo narcisismo:
peccato per la realtà limitata
e per le voglie in pasto al nichilismo.
Siamo i pochi che sanno e sanno male,
in bocca sempre ideali fraintesi;
ognuno nasce villaggio globale
ma in testa traccia confini indifesi.
Siamo inventori di luoghi comuni,
siamo in troppi e lo sgabello è uno solo;
per senso d'abbandono inopportuni,
dietro al vento per non sentirlo al culo.
Sembra la landa di una guerra cruenta,
il tutto è sempre messo in discussione,
non tornava niente già alla partenza,
è un salvagente sgonfio la ragione.
Così siamo nati con quel prurito
che perbacco si gratta di nascosto:
giriamo mostrando il dito pulito
ma intanto la mano è stata in quel posto!
ci salviamo col solo narcisismo:
peccato per la realtà limitata
e per le voglie in pasto al nichilismo.
Siamo i pochi che sanno e sanno male,
in bocca sempre ideali fraintesi;
ognuno nasce villaggio globale
ma in testa traccia confini indifesi.
Siamo inventori di luoghi comuni,
siamo in troppi e lo sgabello è uno solo;
per senso d'abbandono inopportuni,
dietro al vento per non sentirlo al culo.
Sembra la landa di una guerra cruenta,
il tutto è sempre messo in discussione,
non tornava niente già alla partenza,
è un salvagente sgonfio la ragione.
Così siamo nati con quel prurito
che perbacco si gratta di nascosto:
giriamo mostrando il dito pulito
ma intanto la mano è stata in quel posto!
Che vi ho desiderate
ancor più di me stessa,
che c’eravate
ancor prima che nasceste.
Che ora siete fiato
e unica sete dei miei giorni;
Muse, a disegnare il mio destino...
...con voi, io vivo di più!
Che siete segni
del mio più grande amore,
nate, con idea di accarezzar la luna,
cresciute, per abbracciare il sole
e cavalcare il mare!
Siete rara immensità,
idea di paradiso,
storia d’eternità!
Oh, mie tenere compagne
che arricchite questo tempo
per voi, il mio bel pensiero,
mai si cambierà!
Che rugiada vi illumini i bei volti
simili alle più vellutate rose;
e che forte svolazzino
i lucidi capelli nella libertà del vento.
Che nei vostri occhi
siano sempre gemme nuove,
che le divine mani proteggano
i vostri sacri nomi...
...adesso so, che mai io più morirò!
ancor più di me stessa,
che c’eravate
ancor prima che nasceste.
Che ora siete fiato
e unica sete dei miei giorni;
Muse, a disegnare il mio destino...
...con voi, io vivo di più!
Che siete segni
del mio più grande amore,
nate, con idea di accarezzar la luna,
cresciute, per abbracciare il sole
e cavalcare il mare!
Siete rara immensità,
idea di paradiso,
storia d’eternità!
Oh, mie tenere compagne
che arricchite questo tempo
per voi, il mio bel pensiero,
mai si cambierà!
Che rugiada vi illumini i bei volti
simili alle più vellutate rose;
e che forte svolazzino
i lucidi capelli nella libertà del vento.
Che nei vostri occhi
siano sempre gemme nuove,
che le divine mani proteggano
i vostri sacri nomi...
...adesso so, che mai io più morirò!
Da una fotografia
di cui icona ho fatto
gli occhi tuoi amore mi donano,
non è atto blasfemo
è amore dato, reso e versato
attraverso sorrisi e lacrime,
carezze e baci,
di cui ancora sento l'impronta
Mai avrei creduto che il cuore
di così tanto sentimento
potesse saziarsi ….
lo sento pulsare nel petto
quasi erompere,
eppur sta li, di te mi racconta
Lascio scorrere tra le dita
la sabbia della spiaggia
profumo di mare, profumo di te,
quel mare che ci avvolgeva
accogliendo le nostre risate
Guardo la luna, signora del cielo,
le stelle sue damigelle,
che ci hanno visto amanti,
brillano come tu brillavi per me
... eri il mio cielo
Accarezzo i petali del pesco,
tu eri il fiore, rosa rendevi la vita
diventando frutto per nutrirmi
con la tua dolcezza
Tutte le emozioni, le sensazioni
create per me oh dolce amor perduto,
son nel mio cuore
custodite in eterno
affinchè mai tu muoia veramente ...
E' passato tanto tempo
dalle prime chiacchierate
e risate
ma anche litigate.
Mi sembra ieri...
Che ti ho conosciuto
un'amicizia vera...
Bella.
A te dedico questi versi oggi
alla tua forza
al tuo coraggio
di ricominciare da zero.
Dai molto
dai tutto te stesso
anche se le ombre del passato
ti hanno segnato molto.
I tuoi
occhi
hanno conservato
il sorriso.
Quel sorriso stampato sul volto
quando parli
della gioia della tua vita
Sofia.
Parli di lei
e i tuoi occhi
si illuminano
dimentichi tutto
La rabbia
lascia spazio
alla
dolcezza.
A te
e alla tua nuova vita
auguro buon compleanno
tanti auguri simone.
dalle prime chiacchierate
e risate
ma anche litigate.
Mi sembra ieri...
Che ti ho conosciuto
un'amicizia vera...
Bella.
A te dedico questi versi oggi
alla tua forza
al tuo coraggio
di ricominciare da zero.
Dai molto
dai tutto te stesso
anche se le ombre del passato
ti hanno segnato molto.
I tuoi
occhi
hanno conservato
il sorriso.
Quel sorriso stampato sul volto
quando parli
della gioia della tua vita
Sofia.
Parli di lei
e i tuoi occhi
si illuminano
dimentichi tutto
La rabbia
lascia spazio
alla
dolcezza.
A te
e alla tua nuova vita
auguro buon compleanno
tanti auguri simone.
Sui tetti aranciati d’infinito
s’annidano cristalli di crampi solari
e le briciole del dolce ricordo,
radici sentimentali del corollario dei pensieri,
sembran candidi foulard di morbida luce.
Il vento solletica i miei capelli
come pergamena di cieli autografati
fra fulgide lenzuola di tempeste floreali
ed una rondine ricama il tempo
come sarta d’annunciata primavera.
Le lancette del giorno s’abissano
ed il silenzio miete i suoi petali:
calzo l’incanto della sera
ed il mio sguardo è pioggia che disseta.
s’annidano cristalli di crampi solari
e le briciole del dolce ricordo,
radici sentimentali del corollario dei pensieri,
sembran candidi foulard di morbida luce.
Il vento solletica i miei capelli
come pergamena di cieli autografati
fra fulgide lenzuola di tempeste floreali
ed una rondine ricama il tempo
come sarta d’annunciata primavera.
Le lancette del giorno s’abissano
ed il silenzio miete i suoi petali:
calzo l’incanto della sera
ed il mio sguardo è pioggia che disseta.
L’aure de gli antichi fasti
e la fama, ch’ai divini occhi e alle genti,
prole di Zeus, i Dioscuri, presso la Sagra
per la sorella Persefone pugnando,
ti diedero, su questi dolci clivi,
ch’infiora il gelsomino e odora,
ove giacciono, de la storia silenti custodi,
sacre querce e sacri ulivi,
e su queste dolci rive,
che l’acque turchesi involve
onde il ciottolo con l’onda canta,
il tempo ancor decanta,
non la mia gioventù,
che qui crebbe e si perse;
eppur tornando, l’acque terse
e fredde della fiumara mi sussurrano,
e la campagna odorata,
e la stradina sterrata,
che in bici risalivo contro il vento,
e lo Jonio, così quel che fu un poco sento,
come ora che la bella età mi sovviene
da lontano, qui a Milano,
su le note del Paradisi,
e mentre il ricordo mi strugge
pur questa vita, che fugge
e mai si rivela, pur ne la sua presenza,
se non forse nell’ora dell’oblio,
io lacrimo e lacrimo tra lievi sorrisi.













