Un gusto così
dal sapore di fragola
e tu lo assapori
dolcemente….
Bella attraente
ti stordisce la mente
faresti i salti mortali
per poterla assaggiare
dolcissimamente….
La spogli con gli occhi
gustandola a piccoli morsi.
Una fragola,
dolce,saporita…
Lecchi le dita
cercando l’emozione
di una fantastica sensazione.
5 commenti
Il mio Signore non ha figura alcuna,
ma la mia mente all’uopo la dipinge.
M’incanta l’illusione come la luna
e la sua grazia l’anima mi avvince.
Non pongo biffe all’alta fantasia
e l’Interlocutore mi sta di fronte.
Sublimi accenti nel silenzio invia
e pure mia favella è acqua di fonte;
il mio sguardo mira il suo candore
e la trascendenza m’illumina i pensieri.
Chi adora la falsa imago è in errore,
perché così adora idoli non veri;
rivela che la sua mente non è pregna
di quell’amore che l’intelletto pinge.
Clero chercuto, dalla lingua indegna,
che al mercato d’icone sgoli la laringe,
vendendo madonne e santi aureolati,
per i monti, per le piane e per le valli,
attaccati un peso al collo per i falli
per affondare nel mare dei dannati
e dal medesimo più non risalire.
S’annienti così il virulento seme
del mal perverso, di cui mi pesa dire,
che inficia la fede e poi la speme.
L’equazione del destino
fu galassia d’una grandinata d’amore,
grondaia d’una scogliera di cuore,
sintassi addizionale d’un prato d’illusioni
tra sazi vitigni d’emozionanti cristalli di luce.
Gomitoli d’arcobaleno danzarono nel vento
come coriandoli d’amache affaccendate d’arena,
baciati dal sognante canto d’arpe imperlate,
e nell’equazione del destino
pagine di miele affrancarono il bacio del mio domani.
fu galassia d’una grandinata d’amore,
grondaia d’una scogliera di cuore,
sintassi addizionale d’un prato d’illusioni
tra sazi vitigni d’emozionanti cristalli di luce.
Gomitoli d’arcobaleno danzarono nel vento
come coriandoli d’amache affaccendate d’arena,
baciati dal sognante canto d’arpe imperlate,
e nell’equazione del destino
pagine di miele affrancarono il bacio del mio domani.
Cercherei di ripartire da dove mi fermai.
Al crucivia questa volta girerei a destra.
Non ti abbandonerei in quell'orfanotrofio.
Farei con coraggio
quello che per codardia non feci.
Ti terrei stretto a me
anche se nelle difficoltà...
Staresti con me
ovunque
e ti farei crescere al sicuro.
Anche se avrei dovuto mangiare
pane e pane,
a te avrei cercato di dare il meglio.
Ora non mi rimproverare
non lo sopporterei,
piangendo me ne andrei
e nient'altro potrei fare.
Come poter cambiare il passato?
Dimmi dov'è la macchina del tempo
o dimmi dove è stata nascosta la bacchetta magica...
E io per te e per la tua serenità la adopererei.
Sento freddo nelle mie ossa,
le mie mani rugose tremano,
adesso che vorrei arrivare ai confini del mondo,
il mio mondo è questa fredda stanza
di un ricovero per vecchi,
dove attendo che qualcuno si ricordi
di me
e mi venga a trovare.
Al crucivia questa volta girerei a destra.
Non ti abbandonerei in quell'orfanotrofio.
Farei con coraggio
quello che per codardia non feci.
Ti terrei stretto a me
anche se nelle difficoltà...
Staresti con me
ovunque
e ti farei crescere al sicuro.
Anche se avrei dovuto mangiare
pane e pane,
a te avrei cercato di dare il meglio.
Ora non mi rimproverare
non lo sopporterei,
piangendo me ne andrei
e nient'altro potrei fare.
Come poter cambiare il passato?
Dimmi dov'è la macchina del tempo
o dimmi dove è stata nascosta la bacchetta magica...
E io per te e per la tua serenità la adopererei.
Sento freddo nelle mie ossa,
le mie mani rugose tremano,
adesso che vorrei arrivare ai confini del mondo,
il mio mondo è questa fredda stanza
di un ricovero per vecchi,
dove attendo che qualcuno si ricordi
di me
e mi venga a trovare.
Guardami come si guarda il vento
danzerò per te in folte chiome
Ascoltami come si ascolta la pioggia
canterò per te note argentate
Gustami come si gusta l'alba
sarò il primo frutto della tua stagione
Accarezzami come si accarezza il tramonto
scalderò con il mio raggio obliquo la tua mano
Odorami come fai con la pagina preferita
sarò viale di tigli per i tuoi pensieri
Verso l’infinito l’intarsio
frullio ad arco nell’ascesa in volo
Due solitudini divelte nell’assolo
madrepore recise all’indifeso
flusso aureo del cosmo:
non un arrivo a penetrare
lo scorrere del sentire,
non un nome a designare
l’inconfessato allo stupore,
ma incontro a confessione
senza paure o derisione .
La mia fragilità sul tuo cuore
com’inno di giglio all’altura
la forza della resa al pianto
come ferita scarnifica di cosmo
piegata all’istante incontro
dal timore al confronto
dal dialogo al perdono
conservato nell’essenza estrema
della paura guantata d’oblio.
Senza filtri, rivestimenti o corazze
una lotta d’occhi negli occhi
e mani tese all’accoglienza,
solitudine nella solitudine
a specchio di linfa
senza giudizio o distacco
veleggiando armonie dipinte
sull’arazzo liso del tempo.
Sensi accoglienti d’empatia
sino a divenire verginità
vittorie d’intimo spirito
danza di nudi emotivi.
La vita ha la forza del parto
il coraggio del sorriso, il sogno
il sole nel dolore, l’amore.
Scampoli d’anima ricamano la marea,
il pensier mio s’annoda in rastrelli di luce
come fazzoletto di gelsomini e parole,
pentagrammi orchestrali dal buio imperlati.
Brividi di stelle sulle labbra tacciono
ed il cuor è vino d’asfalto di luna,
bozzolo di tela d’un sorriso disilluso.
Stringo l’orizzonte come goccia,
pistilli di giorni svirgolati d’attesa
lacrimano sul selciato della terra
ed un fagotto di cielo coccola i miei capelli:
è rossetto celebrale dei miei incipriati silenzi.
il pensier mio s’annoda in rastrelli di luce
come fazzoletto di gelsomini e parole,
pentagrammi orchestrali dal buio imperlati.
Brividi di stelle sulle labbra tacciono
ed il cuor è vino d’asfalto di luna,
bozzolo di tela d’un sorriso disilluso.
Stringo l’orizzonte come goccia,
pistilli di giorni svirgolati d’attesa
lacrimano sul selciato della terra
ed un fagotto di cielo coccola i miei capelli:
è rossetto celebrale dei miei incipriati silenzi.
Una volta
spegnevo i fari
e si accendeva la notte
mettevo il cuore
da un’altra parte
e giù a fare “l’amore”
Avrei voluto
restare forte
abbracciato per ore
A quel corpo
ma quel corpo
non era l’amore
tu non c’eri
eri distante
avevo un padre di nome
ed un amico importante
ma li ho persi nel vento
nel cambiamento del tempo
ed ho trovato
il mio cuore
con te spegnevo la notte
e si accendeva la vita
mettevo il cuore
nel tuo e al buio
facevamo l’amore
avrei voluto
restassi ancora un minuto
perché non avevo il passato
ma nel futuro ti ho avuto
ma tu hai acceso i fari
ed hai spento la notte
e mentre ti allontanavi
ho riscoperto la morte
spegnevo i fari
e si accendeva la notte
mettevo il cuore
da un’altra parte
e giù a fare “l’amore”
Avrei voluto
restare forte
abbracciato per ore
A quel corpo
ma quel corpo
non era l’amore
tu non c’eri
eri distante
avevo un padre di nome
ed un amico importante
ma li ho persi nel vento
nel cambiamento del tempo
ed ho trovato
il mio cuore
con te spegnevo la notte
e si accendeva la vita
mettevo il cuore
nel tuo e al buio
facevamo l’amore
avrei voluto
restassi ancora un minuto
perché non avevo il passato
ma nel futuro ti ho avuto
ma tu hai acceso i fari
ed hai spento la notte
e mentre ti allontanavi
ho riscoperto la morte
Che vergogna! Se l'avesse visto un bambino...
Questa frase è ambita nel mondo degli adulti.
Infatti, tendiamo a non rendere pubblico il nostro disprezzo per qualcosa che reputiamo osceno.
Preferiamo esternare lo sdegno, giocando la carta di paladini dell'innocenza infantile.
Questa frase è ambita nel mondo degli adulti.
Infatti, tendiamo a non rendere pubblico il nostro disprezzo per qualcosa che reputiamo osceno.
Preferiamo esternare lo sdegno, giocando la carta di paladini dell'innocenza infantile.
Rivisti
dietro le curve dei banchi
dall'odore di chiuso
finanche impregnato nelle porte
facce smorte
capelli arruffati
terminata la Domenica
come dimenticati
12 mesi passati
nelle distanze d'altro mondo
nei verbi al passato
quel che è stato, è stato
invecchiati dentro
c'era un piccolo fuoco, ora spento
nessun biglietto, letto con fervore
nessun saluto, solo quello delle ore
cheti sguardi abbassati
occhi imbarazzati
rumori lenti
trattenuti per rispetto
ritorni a casa, nascosti dal buio
parole senza aprir bocca
segni d'affetto
Rivisti
dietro le curve dei banchi
sembravan vivi
nei saluti tanti
Eran giovani
dai capelli bianchi
dietro le curve dei banchi
dall'odore di chiuso
finanche impregnato nelle porte
facce smorte
capelli arruffati
terminata la Domenica
come dimenticati
12 mesi passati
nelle distanze d'altro mondo
nei verbi al passato
quel che è stato, è stato
invecchiati dentro
c'era un piccolo fuoco, ora spento
nessun biglietto, letto con fervore
nessun saluto, solo quello delle ore
cheti sguardi abbassati
occhi imbarazzati
rumori lenti
trattenuti per rispetto
ritorni a casa, nascosti dal buio
parole senza aprir bocca
segni d'affetto
Rivisti
dietro le curve dei banchi
sembravan vivi
nei saluti tanti
Eran giovani
dai capelli bianchi
Porgo lo sguardo
verso levante,
fin dove, la linea del cielo
bacia l’azzurro mare.
Aria ed acqua
in un eterno abbraccio.
Mare che mi regala
riflessi d’argento di giovane luna
e iridescenti albe,
tra le azzurre aurore.
Ancora ferma come prima,
guardo all’opposto,
medesime intensità di emozioni,
la natura generosa pur di là mi offre.
Fitte le colline di verdeggianti ulivi,
e più su, le fresca montagna,
coi suoi castagni, faggi e secolari abeti.
Filtrano i rossi tramonti tra i rami,
allorchè il sole d’estate,
nei tardi tramonti,
s’incastona,
quale rubino pregiato,
s’incastona,
quale rubino pregiato,
nei tratti più alti, lì dove,
le cime sembran ricamare il cielo.
Giocano così,
il mare e i monti miei,
le mie albe e tramonti,
il caldo e il freddo delle stagioni.
Eterno quadro questo mio
di azzurro e di smeraldo,
di azzurro e di smeraldo,
e ogni nuovo giorno così si spera.
Senza quasi farsi notare
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
Disorientata...smarrita...
eppure un posto a me molto caro.
Tanti anni sono passati,
tanti ricordi di gioventù.
Una grande e bella città
anni meravigliosi.
Non esisteva notte
nè giorno.
Lavoratrici di giorno
girovaghi di notte.
Anni che non
dimenticherò mai.
Rivedere quella stazione a distanza di molti anni
cosi cambiata...ma identica nella mia memoria.
Un tuppo nel passato
un tuffo nei ricordi.
Archiviati nei cassetti del cuore
ma ben custoditi
Seppur in un giorno triste
è stato molto bello rivedere quella stazione.
Dove i ricordi
nessuno cancellerà mai.
eppure un posto a me molto caro.
Tanti anni sono passati,
tanti ricordi di gioventù.
Una grande e bella città
anni meravigliosi.
Non esisteva notte
nè giorno.
Lavoratrici di giorno
girovaghi di notte.
Anni che non
dimenticherò mai.
Rivedere quella stazione a distanza di molti anni
cosi cambiata...ma identica nella mia memoria.
Un tuppo nel passato
un tuffo nei ricordi.
Archiviati nei cassetti del cuore
ma ben custoditi
Seppur in un giorno triste
è stato molto bello rivedere quella stazione.
Dove i ricordi
nessuno cancellerà mai.












