“Il bacio colpisce come la folgore, l'amore passa come un temporale, poi la vita torna a calmarsi come il cielo e ricomincia come prima. Si può ricordare una nuvola?”
Guy de Maupassant
Poco prima
del temporale
abbiamo fissato
quel detestabile
ricciolo di cielo
mentre
si espandeva
verticalmente
e cancellava
dal foglio
azzurro
i cirri
del
bel tempo.
Assieme a lui
abbiamo guardato
scomparire dall’orizzonte
(come gesso su una lavagna)
i colori del nostro strano sogno:
prima il giallo, poi il rosa, il rosso,
ed infine, morta la luce, il grigio.
È per via del rumore del tuono
se oramai, anche io, respiro
più lentamente che mai,
e se i miei ultimi ciuffi
di capelli biancastri
sono in attesa
dell’onda d’urto
che li farà cadere:
un poco più in là
delle mie
fobie,
ma
molto
più vicino
al saldo groppo
delle tue mani:
che da sempre
mi supplicano
per un po’
di pace.
4 commenti
Quando l' anima ormai tace
e il pensiero da fuoco s' è fatto brace,
quando tutto il campo desolato
soggiace,
ecco il colpo!Che come folgore
quando tutto il campo desolato
soggiace,
ecco il colpo!Che come folgore
dal cielo cade,
ora la risposta che hai bramato
per cui tanto hai sofferto e lottato,
tranquilla e pasciuta,immobile
ai tuoi piedi ,giace.
ora la risposta che hai bramato
per cui tanto hai sofferto e lottato,
tranquilla e pasciuta,immobile
ai tuoi piedi ,giace.
Lassateme passà io so er Ganzo,
sinnò me sarta puro oggi er pranzo.
Ho detto Ganzo e nun ho detto manzo,
ho fatto puro un fotoromanzo.
So quello che ner secolo che fu,
molti dicevano d’esse Er più.
Ma ora semo in età moderna
‘ndo tutto troppo in fretta se aggiorna,
me so cagnato er nome, e che me costa !
ho scerto Ganzo e l’ho fatto apposta.
Ormai ho quasi tutto rivoluzionato,
er pungipanza l’ho abbandonato,
esco sortanto p’esse ammirato,
se dorcemente sono accompagnato.
Nun porto più er fazzoletto in testa
ma la bandana puro quanno è festa .
Nun faccio a botte co la gente bene,
c’ormai lo so che questo nun conviene !
Porto ‘e scarpe che so du luccicanti
e li carzini (bianchi) come tanti.
Se ve chiedete come ho er rispetto,
v’ho spiego subito e tanto che ce metto !
C’ho un’arma segreta assai letale
più der cortello ed anche der pugnale.
‘e donne !
Pe loro è diventata ormai mania,
quella d’amamme fino alla follia
e pe nun esse fatti cornuti
i loro omini me fan mille saluti.
De tipi come me, uguali uguali,
ce stanno nei quartieri nazionali,
me stanno a fa l’imitazione
pe attirarse ‘n poco d’attenzione.
Sopra de me se po’ scrive ‘n romanzo.
Attenti amici miei
Io so er Ganzo
sinnò me sarta puro oggi er pranzo.
Ho detto Ganzo e nun ho detto manzo,
ho fatto puro un fotoromanzo.
So quello che ner secolo che fu,
molti dicevano d’esse Er più.
Ma ora semo in età moderna
‘ndo tutto troppo in fretta se aggiorna,
me so cagnato er nome, e che me costa !
ho scerto Ganzo e l’ho fatto apposta.
Ormai ho quasi tutto rivoluzionato,
er pungipanza l’ho abbandonato,
esco sortanto p’esse ammirato,
se dorcemente sono accompagnato.
Nun porto più er fazzoletto in testa
ma la bandana puro quanno è festa .
Nun faccio a botte co la gente bene,
c’ormai lo so che questo nun conviene !
Porto ‘e scarpe che so du luccicanti
e li carzini (bianchi) come tanti.
Se ve chiedete come ho er rispetto,
v’ho spiego subito e tanto che ce metto !
C’ho un’arma segreta assai letale
più der cortello ed anche der pugnale.
‘e donne !
Pe loro è diventata ormai mania,
quella d’amamme fino alla follia
e pe nun esse fatti cornuti
i loro omini me fan mille saluti.
De tipi come me, uguali uguali,
ce stanno nei quartieri nazionali,
me stanno a fa l’imitazione
pe attirarse ‘n poco d’attenzione.
Sopra de me se po’ scrive ‘n romanzo.
Attenti amici miei
Io so er Ganzo
Essere in grado di vivere
col peso del sentirsi esistere
ecco l’enigma lasciato in bianco.
Laddove il vivere è ostentazione, io sogno
laddove il cuore intrappolato nel ruolo
io contemplo, espio, sento,
laddove il pensiero non si rivela che liso
interstizio ricucito d’emozione, confuso
io denudo l’istante, lo scarnifico, l’espianto
dall’immagine e sorgo forma fatale
come pianta al seme.
Essere in grado di vivere
col peso della comprensione urge nella mente
per ritrovare memorie scritte depositarie di gloria,
familiari ostaggi di storia
dove il viversi compatisce pelle
e il dolore tenuto a distanza non impara
l’oltre della vita, non si apre alla fine
liquefa l’esplorazione, non rivela l’irrisolto
insabbia la ragione avida d’ascesi
con la presunzione umana d’eterno falso
realtà a soffio di vento su cumuli di cenere
intrisi di mutamento.
Essere davvero in grado di vivere
nel senso d’amare ecco il punto solare
deforme coraggio di limiti interposti
all’intenzione del donarsi senza esporsi
al difetto alterato dell’ascolto in assolo
ambulante desiderio privo di devozione
elemosina di sé nell’esaltazione di sé medesimo
nell’urlo silente, presuntuoso del niente
illusione vissuta nella nullità dell’alterità
versione congelata dell’immagine, morta vivente.
Non è possibile!
Essere davvero in grado di vivere
o solo esserci, giunti alla morte
fin quando nell’inganno l’identità sia dispersa
disperata la viltà dilaghi nel perdono
fino a svelarsi libertà d’essere
obnubilata paura metafisica di morte.
La caducità callipigia a fatica indica la natica
l’idea viva all’ombra del pensiero morto.
La verità è che la vanità ci tiene in sfida.
Lo spirito naufraga nel mare dell’essere.
col peso del sentirsi esistere
ecco l’enigma lasciato in bianco.
Laddove il vivere è ostentazione, io sogno
laddove il cuore intrappolato nel ruolo
io contemplo, espio, sento,
laddove il pensiero non si rivela che liso
interstizio ricucito d’emozione, confuso
io denudo l’istante, lo scarnifico, l’espianto
dall’immagine e sorgo forma fatale
come pianta al seme.
Essere in grado di vivere
col peso della comprensione urge nella mente
per ritrovare memorie scritte depositarie di gloria,
familiari ostaggi di storia
dove il viversi compatisce pelle
e il dolore tenuto a distanza non impara
l’oltre della vita, non si apre alla fine
liquefa l’esplorazione, non rivela l’irrisolto
insabbia la ragione avida d’ascesi
con la presunzione umana d’eterno falso
realtà a soffio di vento su cumuli di cenere
intrisi di mutamento.
Essere davvero in grado di vivere
nel senso d’amare ecco il punto solare
deforme coraggio di limiti interposti
all’intenzione del donarsi senza esporsi
al difetto alterato dell’ascolto in assolo
ambulante desiderio privo di devozione
elemosina di sé nell’esaltazione di sé medesimo
nell’urlo silente, presuntuoso del niente
illusione vissuta nella nullità dell’alterità
versione congelata dell’immagine, morta vivente.
Non è possibile!
Essere davvero in grado di vivere
o solo esserci, giunti alla morte
fin quando nell’inganno l’identità sia dispersa
disperata la viltà dilaghi nel perdono
fino a svelarsi libertà d’essere
obnubilata paura metafisica di morte.
La caducità callipigia a fatica indica la natica
l’idea viva all’ombra del pensiero morto.
La verità è che la vanità ci tiene in sfida.
Lo spirito naufraga nel mare dell’essere.
Mi accendo l'ennesima sigaretta
vorrei mandare in fumo il tuo pensiero
e invece mi riempie i polmoni,
lo respiro, ti respiro
e non sento dolore, solo calore,
mi accarezzo il petto
e sento il tuo battito,
tiro ancora una boccata
ho l'immagine di baciarti,
stringo la sigaretta tra le dita
ed è pelle tua sulla mia.
Fumo e ancora fumo
e mi fumo il tuo desiderio
ed è un pugno nello stomaco
che mi prende, quando guardo la luna
so che questo fumo
arriverà fino al tuo pensiero,
continuo ad aspirare la sigaretta
e m'intossico della tua dolcezza
sprofondo nel tuo profumo
e respiro te, sempre te.
vorrei mandare in fumo il tuo pensiero
e invece mi riempie i polmoni,
lo respiro, ti respiro
e non sento dolore, solo calore,
mi accarezzo il petto
e sento il tuo battito,
tiro ancora una boccata
ho l'immagine di baciarti,
stringo la sigaretta tra le dita
ed è pelle tua sulla mia.
Fumo e ancora fumo
e mi fumo il tuo desiderio
ed è un pugno nello stomaco
che mi prende, quando guardo la luna
so che questo fumo
arriverà fino al tuo pensiero,
continuo ad aspirare la sigaretta
e m'intossico della tua dolcezza
sprofondo nel tuo profumo
e respiro te, sempre te.
Una farfalla aggrazia timidamente le ali,
piume di polline fra i campi,
ed i suoi pensieri son riflessi d’arcobaleno,
grumi di colori fra scampoli di dirupi e tramonti.
Nel silenzio d’un giorno appena sveglio,
arena d’aurora si tinge di grano immenso,
scheggia d’un mosaico d’altri tempi,
culla il candido tintinnio dei suoi passi di perla,
elegante pentagramma d’acrobazie fra i sassi.
Ammira stupita una goccia di rugiada,
un braccialetto d’erba il suo cuore solletica,
fugge da un oceano di colline d’ambra argentate
così, stanca, su un ramo di pesco riposa,
disegna col suo sguardo geometrie di rosa
ed il vento è guanciale d’azzurro cielo.
piume di polline fra i campi,
ed i suoi pensieri son riflessi d’arcobaleno,
grumi di colori fra scampoli di dirupi e tramonti.
Nel silenzio d’un giorno appena sveglio,
arena d’aurora si tinge di grano immenso,
scheggia d’un mosaico d’altri tempi,
culla il candido tintinnio dei suoi passi di perla,
elegante pentagramma d’acrobazie fra i sassi.
Ammira stupita una goccia di rugiada,
un braccialetto d’erba il suo cuore solletica,
fugge da un oceano di colline d’ambra argentate
così, stanca, su un ramo di pesco riposa,
disegna col suo sguardo geometrie di rosa
ed il vento è guanciale d’azzurro cielo.
Che tappeto caldo mi circonda.
Che cammello dall'indugio ormai sfrangiato.
Che sabbia ho superato.
Che piano avanza
lungo la sala del trono
e appena appena si muovono
le tende dalla salvia nella mezzaluna aranciata.
Che silenzio mi segue e mi precede.
Che guarigione ho ricevuto.
Che passi di calzari a piramide.
Che piano avanza il portatore del tempo,
che poi tutto dimentico
al canto dell'alba.


Raccolgo per te questo fiore
è il mio dono d'amore.
Fiore di maggio
selvaggio...
Fiore che sa parlare.
Petali profumati
delicatamente ti sfiorano.
E' dolce il tuo respiro
mentre si unisce al mio.
Stringiti forte amore
sta soffiando
questo vento di passione tra noi.
Un soffio delicato
ci accarezza dolcemente
in questo nostro nido d'amore.
Prendi questo fiore,
fiore di maggio
è un segno d'amore
unirà i nostri cuori.
Fiore di primavera
soffiato dal vento
portato lontano
oltre l'orizzonte,
dall'altra parte del cielo.
Un seme si posa leggero
Farà fiorire due cuori,
nascerà un nuovo amore...
Contorna le sagome, il sole nascente
la fila è lunga, per fortuna
il profumo della mia frutta inebria i cuori
e quest'aria mattutina.
Visi gioviali di persone vere
mi conoscono bene, figlia mia
meritano il mio calore
e un giorno saranno i tuoi occhi
a trasmettere loro armonia.
Cosa può volere un uomo,
più che vedere i suoi fratelli soddisfatti
curo ogni mia arancia e non la spreco,
avvicinatevi, ce n'è per tutti!
Il primo è il pescivendolo Antonino
un brav'uomo che ha perso il figlio,
nu picciriddu di nome Salvatore
torturato e ucciso da un balordo incravattato,
il letale scagnozzo di don Pino Fattore.
Un vecchio grasso e prepotente
che pretendeva i soldi di quel papà fiero
mandava il suo picciotto in pescheria
ma esso tornava indietro senza denaro.
Funziona così, quando il sole cala,
arriva l'uomo nero che la luce rapisce
la fila si infrange, la gente si dilegua
e l'incasso mio nella sua tasca finisce.
Ho paura di perderti figlia mia,
non ho il coraggio di Antonino
per onore e dignità,
quel padre ha sacrificato la vita
del suo bambino.
Voglio vederti crescere
a costo del mio orgoglio
schiacciato sotto una suola
un giorno capirai che questo Cancro è infinito
e la brava gente rimarrà sempre sola.
Una metastasi irruente
per anni ha bloccato lo sviluppo del territorio
da Sud a Nord, il don Fattore di turno
sguinzaglierà sempre il suo emissario.
Non vedo futuro per la tua generazione,
amata figlia mia
questo Tumore affamato
ha strangolato il sociale
e l'economia.
Mi dispiace papà,
con immensa gioia ti devo contraddire
sono adulta adesso
e un fiore di speranza sta per sbocciare.
Dicevi che il futuro della mia generazione
era compromesso
ma il calore che infondevi alla gente l'ho ereditato,
non ho mai smesso.
Sai, come me, tanti volti familiari
si sono trasferiti lontano
con loro non ho perso i contatti,
mi sorreggono
nel Grande Cammino.
Un percorso lungo,
che è iniziato anni fa,
quando ero piccina
non ti ho mai creduto un vigliacco,
ti voglio bene
e ti sono vicina.
Un progetto immenso e profumato,
sta creando questa gente
gli insegnamenti che recavi tu sono presenti,
il Cibo sarà il tema portante.
Le persone del mondo si uniranno,
presentando le specialità della propria terra natale
la gente guarderà avanti,
il loro spirito pulsa col cuore all'unisono,
per combattere il male.
Certo, la macchia nera degli uomini in cravatta
ci pervade, come una malattia
ma noi non abbiamo paura
schiacceremo il cancro oscuro
e lo spazzeremo via.
L'ultima cosa ti voglio dire
e poi nell'avventura partire
il popolo si alza e urla forte,
il Cibo li unisce e non li fa morire.
Caro papà, una volta dicesti che col mio sguardo
avrei diffuso armonia
con questo Nuovo Inizio,
i miei occhi splenderanno più del sole,
adesso non è più un'utopia.
la fila è lunga, per fortuna
il profumo della mia frutta inebria i cuori
e quest'aria mattutina.
Visi gioviali di persone vere
mi conoscono bene, figlia mia
meritano il mio calore
e un giorno saranno i tuoi occhi
a trasmettere loro armonia.
Cosa può volere un uomo,
più che vedere i suoi fratelli soddisfatti
curo ogni mia arancia e non la spreco,
avvicinatevi, ce n'è per tutti!
Il primo è il pescivendolo Antonino
un brav'uomo che ha perso il figlio,
nu picciriddu di nome Salvatore
torturato e ucciso da un balordo incravattato,
il letale scagnozzo di don Pino Fattore.
Un vecchio grasso e prepotente
che pretendeva i soldi di quel papà fiero
mandava il suo picciotto in pescheria
ma esso tornava indietro senza denaro.
Funziona così, quando il sole cala,
arriva l'uomo nero che la luce rapisce
la fila si infrange, la gente si dilegua
e l'incasso mio nella sua tasca finisce.
Ho paura di perderti figlia mia,
non ho il coraggio di Antonino
per onore e dignità,
quel padre ha sacrificato la vita
del suo bambino.
Voglio vederti crescere
a costo del mio orgoglio
schiacciato sotto una suola
un giorno capirai che questo Cancro è infinito
e la brava gente rimarrà sempre sola.
Una metastasi irruente
per anni ha bloccato lo sviluppo del territorio
da Sud a Nord, il don Fattore di turno
sguinzaglierà sempre il suo emissario.
Non vedo futuro per la tua generazione,
amata figlia mia
questo Tumore affamato
ha strangolato il sociale
e l'economia.
Mi dispiace papà,
con immensa gioia ti devo contraddire
sono adulta adesso
e un fiore di speranza sta per sbocciare.
Dicevi che il futuro della mia generazione
era compromesso
ma il calore che infondevi alla gente l'ho ereditato,
non ho mai smesso.
Sai, come me, tanti volti familiari
si sono trasferiti lontano
con loro non ho perso i contatti,
mi sorreggono
nel Grande Cammino.
Un percorso lungo,
che è iniziato anni fa,
quando ero piccina
non ti ho mai creduto un vigliacco,
ti voglio bene
e ti sono vicina.
Un progetto immenso e profumato,
sta creando questa gente
gli insegnamenti che recavi tu sono presenti,
il Cibo sarà il tema portante.
Le persone del mondo si uniranno,
presentando le specialità della propria terra natale
la gente guarderà avanti,
il loro spirito pulsa col cuore all'unisono,
per combattere il male.
Certo, la macchia nera degli uomini in cravatta
ci pervade, come una malattia
ma noi non abbiamo paura
schiacceremo il cancro oscuro
e lo spazzeremo via.
L'ultima cosa ti voglio dire
e poi nell'avventura partire
il popolo si alza e urla forte,
il Cibo li unisce e non li fa morire.
Caro papà, una volta dicesti che col mio sguardo
avrei diffuso armonia
con questo Nuovo Inizio,
i miei occhi splenderanno più del sole,
adesso non è più un'utopia.
Sono stanco
di vivere una vita difficile
di pensare ad un futuro incerto
sono stanco di percorrere questo viale
ombroso
non c’è un orizzonte
sono stanco di combattere contro il vento
delle aspettative disattese
di questo mondo che ancora non so capire
di tutta questa tristezza che mi circonda
sono stanco di osservare il buio
vorrei vivere
in un mondo d’amore e di solidarietà
di vivere una vita difficile
di pensare ad un futuro incerto
sono stanco di percorrere questo viale
ombroso
non c’è un orizzonte
sono stanco di combattere contro il vento
delle aspettative disattese
di questo mondo che ancora non so capire
di tutta questa tristezza che mi circonda
sono stanco di osservare il buio
vorrei vivere
in un mondo d’amore e di solidarietà
Siamo come nuvole nel cielo in questa società:
quando ci siamo veniamo accusati di oscurare il sole;
quando soffriamo o ci lamentiamo,
le nostre lacrime vengono evitate come pioggia acida;
si dice che portiamo fulmini,
che oscuriamo le stelle,
che togliamo la felicità.
Quando ci leviamo di torno molti paiono stare meglio.
Siamo le persone differenti, non negativamente,
ma perchè facciamo la differenza,
facciamo paura.

Guardo…
Mi bendo gli occhi.
Esseri insanguinati
mi inorridiscono.
Sento…
Mi tappo gli orecchi
Urli assordanti
mi terrorizzano.
Annuso…
Mi stringo le narici
fetori nauseabondi
mi ripugnano.
Urlo…
Mi bendo la bocca
Parole denigranti
mi offendono.
Tocco…
Mi lego le mani…
Gelidi esseri
mi raggelano.
Sensi impietosi,
opre efferate.
E il vivere langue.
E l’umano affligge.
Riva sbavata dolce pietà innocente
ai bordi del margine ricucito d’esistente
chiudi silenziosa pietra le buche amate
impaziente orlatura naufraga imponente
incidi le memorie dall’impazzito calco
espianto d’infanzie dentro l'arido solco
e nutri tuo malgrado il suolo vero mostro.
Ti ostini a urlare insofferente
smettendo di capire
ladra meditabonda sei lista senza lente
e ti allontani lasciandomi vertigine
soffocata di pianto , esile propaggine
sollevata di labbra con le parole al cuore
piangente mondo di solitario sole
rovinoso indifferente tenero languore
ritrovato morto tra il mio cielo e il tuo dolore.










