Me piace dialogare con mi moje,
quanno ner poetar, ‘n esempio coje.
Quanno ho bisogno d’un interlocutore,
che dica come pensa il suo autore.
Spesso ce la metto pe fa ride,
anche perché la cosa nun po stride.
Lei legge, abbozza e nun dice gnente,
segnale de pericolo imminente.
La notte poi nun è affatto strano,
trovammece a dormire sur divano !
“Ninè, co me nun provà a fare er furbo,
ce lu so che i sogni tuoi ormai non turbo.
Ma nun concedo de famme passà,
pa stupida che stai a immaginà.
Che nun lo sono, ma lo sono stata
tant’anni fa, quanno m’ hai sposata.”
“Fermete amò, ma cosa hai capito ?
Io nun avrei mai mosso un dito
pe criticà l’intelligenza rara
da tu persona che tanto mi è cara !
E’ che ho bisogno de na provocazione
pe fa capì ‘na certa situazione.”
“Ma proprio scema me dovevi fare ?
Nun c’era n’artro modo pe spiegare ?
Faccio a scema già da morto tempo
quanno a li guai tui nun trovi scampo,
’na moje c’ha ben artro che da fare,
che tue scemenze stare a riparare.
Che se volemo dirla proprio tutta,
sei arivato ‘nfine alla frutta.
La tu poesia ‘n se po’ proprio vedè,
smetti de scrive e nun pensare a me !
Splendido universo
E scivolavo
Nell'abisso perso
Nella speranza di afferrare
Il treno in corsa per ricominciare
E invece adesso
Le mani non sudano più
Sotto cieli neri pensando a te
Consumo le mie notti di uno spento blu
in bicchieri a fiumi pieni di perchè
Questo momento
Di rassegnazione
E' uno sgomento
Senza soluzione .
Ora le nostre mani
come scheggia di perla sanguigna del pittore la tela
ed il cielo nel bicchiere si specchia
come mascara di goccia di mora dispersa
fra confetti nuvolosi d’un parto di marea.
Un sorso di luna mi si confessa bella,
lo sguardo di un mandorlo diamantato ricama,
ed il cielo nel bicchiere si specchia
mescendo il mio cocktail profumato d’amarena
a luccicar come arrossita stella
sulle mie gote di seta carezzate dalla sera.
I brividi del mio cuor
son virgole che sembran lancette d’orologio
ed il cielo nel bicchiere si specchia
ed il dolce volo d’un gabbiano mi incanta,
argenta le onde come di mercurio la paglia,
elegante bacio di violino nell’aria disegnato.
anche se dicono che stonare
è perché non sai cantare.
E trovo tempo a chiudere gli occhi
immaginando che le nuvole
spariscono per sempre dal cielo
ed i colori del mondo
si mischiano dentro un bicchiere
Mi piace parlare
anche al contrario
perché chi l’ha detto
che bisogna seguire le regole
anche i preti ogni tanto
si dimenticano di Dio
allora cosa importa
se mi butto a capofitto
dentro un mondo senza cielo.
Mi piace stonare
anche se non è bello stonare
e lo faccio per me
perché sto meglio
e diventa d’estate l’inverno
senza nevrosi e malattie
mi piace così veramente
per sempre…
Ed è sera ,porto a passeggio la mia anima
Sul lungo mare a dargli refrigerio ,
Ascolto il fruscio del vento
Che teneramente m'accarezza
Mi fa sentire, il profumo di lei .
Sento l'odore della terra
Che si sazia del tuo seme ,
Penetra nelle narici e arriva dritto al cuore
Nelle vene si muta, lasciandomi estasiato .
Sono brividi di vita ,di anime in vacanza
Ed io l’afferro per unirle ,
Le voglio imprigionare nel mio cuore
Dando loro , il cibo dell’amore .
Oh se potessi unirle tutte
Farne spiaggia sul lungo mare ,
Raccontarci le belle poesie
Fino a tarda notte, ballare con la luna .
M'avvolge l’atmosfera
La notte è presente nell'aria,
I respiri dei sogni s'abbracciano nel buio
Ascoltando i pensieri , che timidi si saziano d’oblio .
Tu, da lontano ascolti il giorno.
Lasci a me impronte vuote ,
Mi lasci la tenera conchiglia naufragata
I lamenti delle onde e i gelosi sguardi .
Nascondere vorrei alcuni ricordi
Obliare sensazioni ed emozioni
Sentire solo un riverbero leggero
Tremolio di lucenti cose antiche
Amarli vorrei senza la sofferenza del cuore
Leggeri come nube o carezza di vento
Grata però alla memoria di averli conservati
Immagini preziose e carezze di sorrisi
Arrivano quando la dolcezza del cuore si espande
M’inchinai
con la discrezione
da bon ton dovuto,
deferente le pigliai la mano
lentamente la portai alla bocca,
la sfiorai soltanto
come da galateo non baciai,
semplicemente rasentai il guanto;
ma non comprese nulla,
la nobile fanciulla si ritrasse,
arrossì, mi guardò stupita e disse:
“Perché, cos’è?”
“Un gesto di galanteria,
di cortesia un segno doveroso”
“Non lo sapevo!”, e come sbigottita
voltò le spalle e insospettita
rintracciò lo sposo.
Colpa del progresso
o il galateo ha detto balle?
Pensai e ci ripenso adesso.

Vaglio scrittori,
penso agire occulto.
Dogma dell’alma?
Nel suo cuor… il gentile.
Ne la mente… il sapiente.
*****
“Noi scrittori e artisti lavoriamo nelle tenebre, e come ciechi soppesiamo l'oscurità” .
vorrei sapè indove te ne stai,
si voi sfuggì alla mi persona
ogni occasione è sempre quella bona.
Ma io te lasso annà, nun t’ossessiono,
che a fatte infastidì nun so bono.
Volevo ditte, si me lo fai dì,
quarcosa che te dovrebbe da incuriosì.
No, nun che vojo esse er tuo amante,
nun so mai stato tanto arogante.
Te vojo dì che quanno penso a te,
ar monno più felici nun ce n’è.
‘O so che sto a di cose noiose,
sono parole e nun so mimose.
Mica te vojo dì che sei malnata
fija de cagna e per di più arabbiata,
vojo solleticà er tu bel core,
co du parole che parlino d’amore.
Ma tu hai chiuso a porta ar mio esternare,
nun voi nemmeno stamme ad ascortare,
allora sai che faccio, nun t’e dico
mica me so innamorato der nemico !
insieme al mio silenzio!
Ma dal profondo inoltrato di me stessa
mi son subito rialzata……
Le mie lacrime gli Dei hanno udito
trascinandomi sull’Eden dei versi,
fino a giungere al varco della vittoria
ancor più lucente e maestosa.
Le mani aprirono i pugni delicati
lanciando per aria i semi aridi
che senza cura alcuna, tu, mi regalavi.
Ora… questi fogli,
che recano i rossi segni
dell'ebro vino che tinse la mia bocca,
non dovranno servire solo ai sogni
ma cader dovranno su fertile terreno
e lì, continuare a dar frumento.
Ecco, la carta mi chiede, m’invoglia,
mi supplica di usarla e concepirla.
…Impugno la penna
per orgasmo dello scrivere
e piano mi mormora... non perder l’’illusione!












