Senza quasi farsi notare
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
lacrima l’idea solleticante viscere
taedium vitae alla deriva del morso
con in bocca una filastrocca d’aria
l’acrobazia d’aseità del tempo
e la fede nella bellezza sepolta viva
in levità antalgiche d’apostasia
per far credere agli occhi dove sia l’oblio
e dove i buoni e i cattivi in cerchio
sorreggano stretti in girotondo
la cometa del perdono, sogno profondo
cuna verginea di deliquio eterno
dall’arto morto d’un dio mai sorto.
Senza quasi farsi notare
sorride la malinconia all’ombra della mediocrità
scivola via allegra d’aver commesso un furto
a chi indietro s’è rifiutato di mentire
dove sia la sponda altera dell’al di là
come a voler vivere tutto d’un sorso
quell’inquietudine tanto cara a chi è già morto.
Senza quasi farmi notare
io continuo ad amare il verso circonflesso
di graziose vacuità nella speranza d’esser
refolo di vento sulle questioni dell’al di qua.
