Melodia il cantare,
notte d'argento
il tuo cullare,
soave riflessi
avvertire, la brezza
leggera il dormire,
altalena d'organza drappeggi
il tuo broccato vestire,
fatata notte in sogno
le stelle cadenti
inseguire, nostalgica
luna dormiente,
incalzi vitale
meta d'Oriente,
danzare beata tra
nuvole rosa,
ammantare silente
l' essenza preziosa
cuore ghiacciato,
nel limpido lago
al chiarore dell' alba
specchiato.
4 commenti
Nelle mie primavere
petali di rose rosse
sparsi sui passi.
Nell’immenso di ogni cosa
colorate farfalle
olezzano voli brillanti.
Un cielo vanitoso di rondini
arpeggia le sue sfumature
via via
terso e caldo
frantumando l’estate
in specchi di vita.
Evapora la notte
terso e caldo
frantumando l’estate
in specchi di vita.
Evapora la notte
affamata
mangio a piccoli morsi l’alba
mangio a piccoli morsi l’alba
il sole spande il suo merletto sul mare
tremula di colori
assaporo quella soave creatura
e mi sento leggera
fra le tende.
fra le tende.
Ho bisogno di sentire la tua voce
nel vento che soffia.
Ho bisogno di sentire
il tuo respiro sulla mia pelle.
Ho bisogno
del tuo tocco magico.
Ho bisogno di guardare i tuoi occhi
che parlano al tuo posto.
Il cielo coperto di stelle, come le nostri
notti insieme a spiare il nostro amore.
Cerco una voce nel cielo
che annunci il tuo arrivo.
Sono qua ad attendere
le tue carezze, i tuoi baci su di me.
Sono pronta a ricominciare
finchè la vita non ci separi ancora.
Questo tramonto
è nostro.
Non senti
il cielo ci parla...

E meno male che ce sta er pensiero
a ricordamme che t’amo davero,
ma l’anima, ‘o so, non more mai,
te penso sempre a scanso de li guai !
Sei tu la mia Primula rossa
che appari poi scompari in una mossa,
e io rimango qui ad aspettare
e nun me resta altro che pensare.
Semo sicuri che anche tu me pensi
quanno svanisci pe li cieli immensi,
tanto da nun potè manco mannà
‘n Sms pe famme consolà ?
Che me ne faccio dell’anima e er pensiero
si devo rinunziare a cor leggero,
de ascoltà ‘na singola parola
da te, cui inesorabilmente vola ?
Niente de che, nun stà a fa l’ombrosa,
a me lo sai me piaci in ogni posa,
si ho da stare zitto ed abbozzà
manco un fiato da me ne uscirà.
Mettemola come piace a te
Io te penso e penso anche a me !
a ricordamme che t’amo davero,
ma l’anima, ‘o so, non more mai,
te penso sempre a scanso de li guai !
Sei tu la mia Primula rossa
che appari poi scompari in una mossa,
e io rimango qui ad aspettare
e nun me resta altro che pensare.
Semo sicuri che anche tu me pensi
quanno svanisci pe li cieli immensi,
tanto da nun potè manco mannà
‘n Sms pe famme consolà ?
Che me ne faccio dell’anima e er pensiero
si devo rinunziare a cor leggero,
de ascoltà ‘na singola parola
da te, cui inesorabilmente vola ?
Niente de che, nun stà a fa l’ombrosa,
a me lo sai me piaci in ogni posa,
si ho da stare zitto ed abbozzà
manco un fiato da me ne uscirà.
Mettemola come piace a te
Io te penso e penso anche a me !
Ingranaggi rumorosi
nei congegni meccanici
della nuova società;
Accesori degli accessori
dell’umana inventività tecnica
di questa attuale pagliacciata…
….questo siamo!
Ingenti, umane,somme d’interiorità
dissipate, perse, nell’inutile ricchezza.
Ma ditemi,
dove stà il profitto
se non sappiamo più respirar liberamente?
Discorrere, sempre discorrere
del salire e scendere di potenza del denaro,
essere pronti ad esso…sempre!
Mio Dio!
Non è forse meglio migrare
per le selvagge e fresche contrade
dell’intero mondo,
perir guadagnar se stessi?
Intraprendere la via dell’avventura
affinchè abbia fine
qualsiasi servile condizione?
Non sarebbe il caso di rifondar …Nuovo Partito?
…Noi , la Nuova Classe Impossibile!


Oggi
mi son visto in mio padre:
ome faceva lui,
ho afferrato la bottiglia per il collo,
il Lambrusco m’ha guardato e m’ha sorriso,
non bevo;
mia moglie m’ha fissato in viso
con un gesto brusco.
Ma mio padre se l’accarezzava,
la guardava fisso,
se ne versava un goccio
e un goccio ancora
intanto la ministra si freddava.
mi son visto in mio padre:
ome faceva lui,
ho afferrato la bottiglia per il collo,
il Lambrusco m’ha guardato e m’ha sorriso,
non bevo;
mia moglie m’ha fissato in viso
con un gesto brusco.
Ma mio padre se l’accarezzava,
la guardava fisso,
se ne versava un goccio
e un goccio ancora
intanto la ministra si freddava.
Nelle ombre della notte insonne
speranze percuotono attimi
e il bocciolo
vulnerabile e giovane
che giace nel giardino
di chi ama e patisce
esso solitario e impassibile,nasce.
Inchiostro nell'anima
scrive nell'oscurità
parole silenziose
di un primordiale desiderio
che scuote la quiete
tra pensieri e l'indefinibile.
dove l'essenza di me
si cela,
nei sogni che scostano
nuvole da un cielo
che può essere osservato
solo con amore.
speranze percuotono attimi
e il bocciolo
vulnerabile e giovane
che giace nel giardino
di chi ama e patisce
esso solitario e impassibile,nasce.
Inchiostro nell'anima
scrive nell'oscurità
parole silenziose
di un primordiale desiderio
che scuote la quiete
tra pensieri e l'indefinibile.
dove l'essenza di me
si cela,
nei sogni che scostano
nuvole da un cielo
che può essere osservato
solo con amore.
Dalla superficie di ciottoli
lontani ormai da acqua e correnti
desiderose di sgorgare, posso alla fine guardare
il movimento impercettibile di una cavolaia,
forse bianca, forse gialla.
Prega quasi ad ali giunte i bricioli
di pane, sulla tavola vecchia bagnata di birra.
Ma
Ma
ci si alza poi per forza dalla panca,
ci chiama il nascituro tempo
del fuggire avanti
e del lasciare per sempre
gli angeli incontrati.

Coralli di ghiaccio
aggraziano d’autunno le foglie
e dentro me è inverno
ed un selciato di muschio di sole
corteggia pigmenti di colore.
I tuoi occhi rischiarano
solitari aquiloni del mio cuore
e dentro me è inverno
ed una carezza di galassie d’echi lontani
odo germinar come luce fra i sassi.
Colleziono il respiro dei giorni,
l’anima s’accenta di baci e corolle
e dentro me è inverno
ed una laguna stordita d’orizzonte
scheggia le mie scarpe tinte d’ombre.
Rododendri di luna
son lacrime scucite dai tetti
e dentro me è inverno
e brina d’altalena fra i sogni risplende
nell’allitterar di sangue di vita fluente.
aggraziano d’autunno le foglie
e dentro me è inverno
ed un selciato di muschio di sole
corteggia pigmenti di colore.
I tuoi occhi rischiarano
solitari aquiloni del mio cuore
e dentro me è inverno
ed una carezza di galassie d’echi lontani
odo germinar come luce fra i sassi.
Colleziono il respiro dei giorni,
l’anima s’accenta di baci e corolle
e dentro me è inverno
ed una laguna stordita d’orizzonte
scheggia le mie scarpe tinte d’ombre.
Rododendri di luna
son lacrime scucite dai tetti
e dentro me è inverno
e brina d’altalena fra i sogni risplende
nell’allitterar di sangue di vita fluente.
Corre la discesa
seguita dall'acqua
sforzi senza applausi
passi benedetti
riccioli d'aria, erba fiorita
caramelle di zucchero
non siano etti
Fragranze e ciotoli
unici al sentire
scende la gioia
dalla calma all'impeto
trasporta quel suo unire
In fondo aspetta
il calesse per il suo servizio
il mancar di fiato aumenta
di tanto in tanto quel brutto vizio
profumo di torte e biscotti
adornano la sagra
che duri molto tempo
prima che arrivi il sole di Luglio
bruciando ogni cosa
al calor
suo tormento
In questa splendente giornata di sole
è germogliato il grano all'improvviso.
In questo mare giallo oro
che fluttua dolcemente all'alito di vento
risaltano qua e là papaveri
a disegnare proficue ed intense macchie
di rosso colore che si offrono al cielo
omaggio alla natura
che s'è risvegliata a nuova vita...
mi sorge un sogno all'improvviso
portato da bagliori gioiosi di pensieri
e intanto lo sguardo si perde
in questo mare ondeggiante
che domani donerà il suo seme abbondante.
Il rosso tramonto
pare voler abbracciare
quest'onda fluttuante
con un colore acceso d'amante...
profumo di terra smossa
appena bagnata
il vento smuove in una soave folata inebriante
come dono da inalare
a me che ammirata da tanta beltà
rimiro emozionata...
Non hai più il tuo centro,
oh, mio unico Universo!
Ogni i sostanza si è disciolta nella relazione,
le identità non hanno approdo,
e le inutili cerimonie dell’io.
Irripetibile,
mio unico Universo,
mio unico Universo,
sei ormai quasi infrequentabile!
Si dissolvono i significati
e incontrollabili divengono i processi…
Come?
Come?
La via di fuga, l'agognato approdo?
Urlo:
La lotta! La lotta!…
Non vi è niente di peggio
Non vi è niente di peggio
di questa orribile decisione…funesta!
Calunniatrice, avvelenata, dannosa
di tutta l’ostilià contro la vita .
Non guardi bene tu che m’assomigli?
Han preparato tutto
i nuovi profeti del perire:
i nuovi profeti del perire:
ovunque vedo una sorta d’isteria,
l’attenzione alla rovina,
e quel raro uomo che parla di avvenire
è forse cattivo o quasi stolto…
Urlo:
Urlo:
….Ecrasez l’infame!

Sò ll'acqua ca leva 'a sete e sciacqua sanghe malato.
So' ll'acqua ca te bive quanno nun sì ancora nato.
So' sporca si sto' appantanata e 'ntosseco si so' 'nquinata.
So' chella ca scenne 'a cielo e addò nuote ll'estate
So' duttile, plasmabile e sempe mm'adatto.
Me piglio tutte 'e fforme e traso e ghiesco a dinto 'e bbuatte.
Te lavo, te purifico e levo macchie 'e sudore.
Pulezze 'ndumente ca 'mprufummano 'e lavoro.
Dinto 'e mmente criative addevento acqua surgiva.
So' fforte, putente trasparente e primmitiva.
Alluvione, esondazione mme fanno faticà.
Songo talmente chiena ca me sento 'e 'nfraceta'!
Vulesse regnere sempe cundutture e cisterne.
Là mme 'nfezzasso e desse 'a bere pe ll'eterno.
'Nvece abboffo puzze addo' nun ce stà capienza,
dongo a bbevere mente povere e prive 'e cunuscenza.
'O posto 'e dissetà chi tene sete e s'è assiccato,
votto acqua dint''e tterre ca stanne già annacquate.
So' ssete 'e sapienza, pe chi tene 'na cuscienza,
però disseto pure chi tracanna onniputenza!
L'acqua e' necessaria e 'nce ne vò overo tanta,
ma fosse assaje chiù bello, sì bevesseme tutte quante!
Traduzione
L'acqua
Sono l'acqua che ti disseta e sciacqua sangue malato.
Sono l'acqua che bevi quando non sei ancora nato.
Sono sporca se sono impantanata e intossico se sono inquinata.
Sono quella che scende da cielo e dove nuoti d'estate.
Sono duttile, plasmabile e sempre mi adatto.
Prendo tutte le forme ed entro ed esco dalle buatte.
Lavo, purifico e tolgo macchie di sudore.
Pulisco indumenti che profumano di lavoro.
Nelle menti creative divento acqua sorgiva.
Sono forte, potente, trasparente e primitiva.
Alluvione,esondazioni mi fanno lavorare.
Sono talmente piena che mi sento infracidire.
Vorrei sempre colmare condutture e cisterne.
M'infilerei lì e darei a bere in eterno.
Invece riempio pozzi dove non c'è capienza,
dando a bere menti povere e prive di conoscenza.
Anziché dissetare chi ha sete e si è seccato,
vado ad irrigare terre già annaffiate.
Sono sete di sapienza per chi ha una coscienza,
però disseto pure chi tracanna onnipotenza.
L'acqua è necessaria e ce ne vuole davvero tanta,
ma sarebbe molto meglio se bevessimo tutti quanti.
So' ll'acqua ca te bive quanno nun sì ancora nato.
So' sporca si sto' appantanata e 'ntosseco si so' 'nquinata.
So' chella ca scenne 'a cielo e addò nuote ll'estate
So' duttile, plasmabile e sempe mm'adatto.
Me piglio tutte 'e fforme e traso e ghiesco a dinto 'e bbuatte.
Te lavo, te purifico e levo macchie 'e sudore.
Pulezze 'ndumente ca 'mprufummano 'e lavoro.
Dinto 'e mmente criative addevento acqua surgiva.
So' fforte, putente trasparente e primmitiva.
Alluvione, esondazione mme fanno faticà.
Songo talmente chiena ca me sento 'e 'nfraceta'!
Vulesse regnere sempe cundutture e cisterne.
Là mme 'nfezzasso e desse 'a bere pe ll'eterno.
'Nvece abboffo puzze addo' nun ce stà capienza,
dongo a bbevere mente povere e prive 'e cunuscenza.
'O posto 'e dissetà chi tene sete e s'è assiccato,
votto acqua dint''e tterre ca stanne già annacquate.
So' ssete 'e sapienza, pe chi tene 'na cuscienza,
però disseto pure chi tracanna onniputenza!
L'acqua e' necessaria e 'nce ne vò overo tanta,
ma fosse assaje chiù bello, sì bevesseme tutte quante!
Traduzione
L'acqua
Sono l'acqua che ti disseta e sciacqua sangue malato.
Sono l'acqua che bevi quando non sei ancora nato.
Sono sporca se sono impantanata e intossico se sono inquinata.
Sono quella che scende da cielo e dove nuoti d'estate.
Sono duttile, plasmabile e sempre mi adatto.
Prendo tutte le forme ed entro ed esco dalle buatte.
Lavo, purifico e tolgo macchie di sudore.
Pulisco indumenti che profumano di lavoro.
Nelle menti creative divento acqua sorgiva.
Sono forte, potente, trasparente e primitiva.
Alluvione,esondazioni mi fanno lavorare.
Sono talmente piena che mi sento infracidire.
Vorrei sempre colmare condutture e cisterne.
M'infilerei lì e darei a bere in eterno.
Invece riempio pozzi dove non c'è capienza,
dando a bere menti povere e prive di conoscenza.
Anziché dissetare chi ha sete e si è seccato,
vado ad irrigare terre già annaffiate.
Sono sete di sapienza per chi ha una coscienza,
però disseto pure chi tracanna onnipotenza.
L'acqua è necessaria e ce ne vuole davvero tanta,
ma sarebbe molto meglio se bevessimo tutti quanti.
Lascia ch’io insegua sul finire la tregua
la voce allevata a sognare fragili tempeste
per illuminare l’inquietudine del vivere
con la malia di colorare l’assoluto corso
imbastito di sogni precari d’un pensiero imploso
immagini allevate alla deriva dal buio intimo
cullante accidenti covati lungo il percorso.
Lascia ch’io faccia male la somma e la culli
di parole amate nella solitudine del gioco
nostalgiche rincorse di smorfie grottesche
dall’inchiostro infuso di scrittura
all’alba dell’occhio nuovo.
E che il compreso sia un tempo infinito
allevato di dolcezza nell’incerta e sorda incompiuta mestizia
d’un aquilone che nel cielo liberatosi dal filo
di certo non si cura dove andrà a finire
perso nel profondo etereo infinito volo
fluttuando lieve, come piuma senza memoria.
Lascia, infine, amore ch’io insegua ossessiva
il mio destino di scultura incompiuta
il soffio tenue d’un’anima smarrita
lungo pendii pietosi dell’io
lungo pelle inarcata da fanciullesca passione
a cercare nella sabbia il tesoro più grande,
la mia sola ragione: l’illusione.
la voce allevata a sognare fragili tempeste
per illuminare l’inquietudine del vivere
con la malia di colorare l’assoluto corso
imbastito di sogni precari d’un pensiero imploso
immagini allevate alla deriva dal buio intimo
cullante accidenti covati lungo il percorso.
Lascia ch’io faccia male la somma e la culli
di parole amate nella solitudine del gioco
nostalgiche rincorse di smorfie grottesche
dall’inchiostro infuso di scrittura
all’alba dell’occhio nuovo.
E che il compreso sia un tempo infinito
allevato di dolcezza nell’incerta e sorda incompiuta mestizia
d’un aquilone che nel cielo liberatosi dal filo
di certo non si cura dove andrà a finire
perso nel profondo etereo infinito volo
fluttuando lieve, come piuma senza memoria.
Lascia, infine, amore ch’io insegua ossessiva
il mio destino di scultura incompiuta
il soffio tenue d’un’anima smarrita
lungo pendii pietosi dell’io
lungo pelle inarcata da fanciullesca passione
a cercare nella sabbia il tesoro più grande,
la mia sola ragione: l’illusione.
M’hai invitato a venì a vedè
er calcio alla tv su da te.
Io nun volevo famme giudicare
quanno ‘n pallone vedo rotolare,
perché so ‘nartro omo quanno tifo,
so l’ombra de un umano, faccio schifo!
M’accoji sur divano e attorno a me
piazzi li stuzzichini e un po’ de the,
me pare quasi d’essere in tribuna
de cui nun ho dimestichezza arcuna
Accendi la tv a schermo nero.
granne come…un cimitero intero.
Me fai senti come un gran pascià
me trovo a dì : che cosa ce sto a fa !
Abituato ar mio vecchio mobilio,
me sento come er papa ar gran consijio !
Te siedi cor tuo garbo accanto a me,
indossi er tricolore come un collier.
E mo che la partita è iniziata
te strigni a me, sei quasi impaurita.
Io lo sono forse più de te,
t’abbraccio e nun domandà perché.
‘Na vita ce sta sempre quarche cosa
che pe scacciarne n’artra è più ‘mperiosa.
Comincio a stringette ed arrivamo ar dunque,
a partita può aspettà e poi comunque….
“Amò, me dici, stanotte cosa famo ?”
“ ‘A rivincita amò, chi ce trovamo !”
er calcio alla tv su da te.
Io nun volevo famme giudicare
quanno ‘n pallone vedo rotolare,
perché so ‘nartro omo quanno tifo,
so l’ombra de un umano, faccio schifo!
M’accoji sur divano e attorno a me
piazzi li stuzzichini e un po’ de the,
me pare quasi d’essere in tribuna
de cui nun ho dimestichezza arcuna
Accendi la tv a schermo nero.
granne come…un cimitero intero.
Me fai senti come un gran pascià
me trovo a dì : che cosa ce sto a fa !
Abituato ar mio vecchio mobilio,
me sento come er papa ar gran consijio !
Te siedi cor tuo garbo accanto a me,
indossi er tricolore come un collier.
E mo che la partita è iniziata
te strigni a me, sei quasi impaurita.
Io lo sono forse più de te,
t’abbraccio e nun domandà perché.
‘Na vita ce sta sempre quarche cosa
che pe scacciarne n’artra è più ‘mperiosa.
Comincio a stringette ed arrivamo ar dunque,
a partita può aspettà e poi comunque….
“Amò, me dici, stanotte cosa famo ?”
“ ‘A rivincita amò, chi ce trovamo !”












